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Sunday, November 20, 2016

OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo

Foto: Teatro Sociale di Bergamo

Renzo Bellardone

L’opera intrapresa dalla Fondazione Donizetti e dal suo direttore Artistico Francesco Micheli è quanto meno meritoria! I soggetti responsabili non lasciano cadere nel totale oblio le composizioni di uno dei GRANDI dell’OPERA, del teatro musicale italiano, vanto in tutto il mondo ed emblema nobile della nostra nazione. In un tempo dove  l’apparenza (sovente vuota di alcun contenuto) ed un selfie con ‘chissà chi’ conta più della sostanza, ineluttabile base per il futuro dell’umanità,  UNA FONDAZIONE ed un DIRETTORE ARTISTICO pensano alla salvaguardia del nostro patrimonio culturale…che dire! Nulla,  semmai silenziosi  inchiniamoci !

OLIVO E PASQUALE – Teatro SOCIALE di Bergamo (versione di Napoli, 1827)
Melodramma giocoso di Jacopo Ferretti Musica di Gaetano Donizetti Revisione sui materiali coevi a cura di Maria Chiara Bertieri per la Fondazione Donizetti Olivo - Bruno Taddia Pasquale - Filippo Morace Isabella-  Laura Giordano Camillo - Pietro Adaini Le Bross - Matteo Macchioni Columella - Edoardo Milletti Matilde - Silvia Beltrami Diego - Giovanni Romeo Direttore Federico Maria Sardelli Regia operAlchemica (Ugo Giacomazzi, Luigi Di Gangi) Scene e costumi Sara Sarzi Sartori, Daniela Bertuzzi e Arianna Delgado Light designer Luigi Biondi Assistente alla regia Simona Stranci Assistente ai costumi Michela Andreis Coro Donizetti Opera Maestro del coro Fabio Tartari Orchestra dell’Accademia Teatro alla Scala Progetto realizzato con Accademia di Belle Arti “SantaGiulia” di Brescia Associazione Formazione Professionale Patronato San Vincenzo di Bergamo Istituto di Istruzione superiore “Caterina Caniana” di Bergamo Liceo Artistico Statale “Giacomo e Pio Manzù” di Bergamo Nuova produzione e allestimento della Fondazione Donizetti

Una trama variopinta all’interno di una scenografia multicolore, con caleidoscopiche lucentezze musicali per un divertente melodramma giocoso. Il 7 gennaio 1827 al Teatro Valle di Roma avviene la prima rappresentazione assoluta di Olivo e Pasquale di Gaetano Donizetti che ancor risente di influenze rossiniane…e a dire il vero, da dopo la riscrittura e la rappresentazione nel settembre dello stesso anno,  al Teatro Nuovo di Napoli,   non so quanto sia mai stata ancora rappresentata. La Fondazione Donizetti di Bergamo con un’opera di lungimirante salvaguardia, la ripropone ora in una veste contemporanea che nulla toglie all’originale, ma che anzi la rende fruibile ad un pubblico poco avvezzo al teatro musicale e magari anche poco educato ( o tempora ..o mores..) alla bellezza che va salvaguardata in ogni ambito temporale. Alla sinfonia il sipario prende ritmicamente  a muoversi con un ritmar di stoffe, a creare onde scenografiche ed entusiastica aspettativa, che non andrà delusa. Con gesto chiaro e ben leggibile il direttore Federico Maria Sardelli da indicazioni precise (intendibili anche dagli appassionati seppur non musicisti), inizia e permane su una direzione vivace ed allegra, consona al testo, alla partitura e probabilmente anche alle intenzioni ! Un cenno ai bravi musicisti dell’Accademia della Scala. L’accogliente salotto che è il teatro Sociale offre la sua buona acustica ad un cast giovane e ‘giocoso’ Silvia Beltrami entra per prima in scena, che non lascia certamente sgombra seppur unica presenza,  ma che anzi riempie con  interpretazione brillante e con voce piena dai colori e toni definiti e timbricamente rilevanti (memorabile la sua interpretazione –direi di riferimento- del ruolo di Zita nel ‘Gianni Schicchi’ di Parma e poi di Torino…). Camillo è interpretato dal tenore   Pietro Adaini  che fa di tutto per ben seguire l’incalzante ritmo che la partitura  impone con improvvisi quanto impervi acuti; l’assolo del secondo atto lo affronta con agilità, forza e bel timbro. Olivo, di rosso vestito e con i baffi a manubrio (come si diceva nel tempo che fu) è interpretato da un accattivante Bruno Taddia (sentito ed apprezzato anni fa al Rof pesarese); il ruolo non è certamente facile sotto alcun punto di vista, ma Taddia riesce a renderlo simpatico, grazie all’interpretazione, magari caricaturale,  ma puntuale e sicuramente studiata; insomma ben esprime  il burbero ed intemperante Olivo, cui si affianca il pacioso fratello Pasquale. Qui entra in gioco la napoletanità  della composizione, infatti il ruolo  di Pasquale, qui interpretato da un buon  Filippo Morace, prevede si a il canto che i recitativi ed i ‘parlati’ in dialetto napoletano che vivacizza la figura di Pasquale senza virarla al grottesco; sicuramente accattivante e convincente sia per la vocalità pertinente alla partitura che per la compenetrazione nella parte. Matteo Macchioni arriva, nel ruolo di Le Bross, in cima alla poppa di una nave, teatralmente trainata dai componenti il coro maschile , ovviamente abbigliati da marinai; Macchioni riesce simpatico e convincente sia per la parte attoriale (che seppur giovane affronta con piglio) che per la vocalità elegante e misurata. (lo ricordo nel ruolo del Conte d’Almaviva in una produzione semiscenica allo Stresa Festival 2012) Al  girotondo allegro di Olivo e Pasquale rientra in   scena  la partecipazione attiva del bravissimo Coro Donizetti Opera, diretto da Fabio Tartari e si continua a srotolare la vicenda. Il personaggio di Columella  trova in Edoardo Milletti un interprete vivace e gioioso che non teme movenze e mossette clownesche per rallegrare ancor più, senza per questo trascurare il canto che invece offre in modo garbato seppur caricaturale. Giovanni Romeo interpreta Diego ed al pari degli altri interpreti è ricco di inventiva teatrale e non si risparmia vocalmente. Abbiamo iniziato con il parlar di un personaggio femminile e si conclude parlando dell’altra donna sul palcoscenico, ovvero la brava Laura Giordano nei panni di Isabella che affronta con piglio sicuro ed intonazione buona quanto lo sono il timbro e la tonalità che ricavano argentei suoni in particolare negli acuti e nelle agilità. L’allestimento è di tipo ‘moderno, ma non troppo’ riuscendo a rinunciare a costumi d’epoca  ed orpelli vari, ma mantenendo un vago sapor di favola ancorchè di teatrino di piazza con tanti colori, tanti trafori, tante evocazioni. La regia  di Ugo Giacomazzi e Luigi Di Gangi è davvero brillante e frizzante e ben interseca con la musica e la vicenda. Ed alla fine che dire? La musica vince sempre!

Monday, October 10, 2011

"DON PASQUALE", LA MEJOR ÓPERA CÓMICA DE DONIZETTI, RETORNA A LA ESCENA LIRICA CHILENA

Foto: Teatro Municipal de Santiago


Johnny Teperman 
Con la conducción musical del italiano Antonello Allemandi, y la dirección de escena de Fabio Sparvoli, esta ópera narra las desventuras de un anciano millonario que, para desheredar a su sobrino, se casa con una jovencita que luego le resulta insoportable.  Don Pasquale (título original en italiano; en español Don Pascual), ópera bufa en tres actos con música de Gaetano Donizetti, y libreto en italiano, de Giovanni Ruffini y el propio compositor, adaptado del texto de la ópera italiana Ser Marco Antonio, escrito por Angelo Anelli para Ser Marcantonio (1810) de Stefano Pavesi.

Reparto.- Don Pasquale: Alessandro Corbelli / Luis Gaeta* Norina: Laura Giordano / Patricia Cifuentes* Doctor Malatesta: Bruno Taddia / Patricio Sabaté* Ernesto: Juan Francisco Gatell / Patricio Saxton*  Notario: Gonzalo Araya *Ópera Estelar. Orquesta Filarmónica de Santiago  Director: Antonello Allemandi. Coro del Teatro Municipal. Director: Jorge Klastornick. Director de Escena: Fabio Sparvoli. Escenografía: Giorgio Ricchelli. Iluminación: José Luis Fiorruccio
Vestuario: Patricia Toffolutti

La soprano italiana Laura Giordano en la versión internacional y la chilena Patricia Cifuentes en su contraparte estelar, sobresalieron en ambos elencos y con características similares. Ellas son jóvenes, de bellos físicos y cantan muy bien. Además qjue teatralmente sacaron provecho a su picardía. Lucieron sus proporcionadas anatomías en la escena de la bañera y mostraron su energía y severidad cuando torturaban al pobre de Don Pasquale. Esta versión del año 2012 de la obra de Donizetti se vio algo descolorida en su versión internacional. El barítono Alessandro Corbelli, famoso en todo el mundo, no se exigió al máximo para su simpático rol, aunque teatralmente se esforzó por hacerlo mejor. En cambio, el Don Pasquale del argentino Gaeta, se vio más equilibrado en su personaje, más comprometido con su rol y consiguió un buen resultado.En cuanto a los tenores que personificaron al apasionado Ernesto, el argentino Juan Francisco Gatell, mostró una voz fina, pero sin grandes matices, mientras que el chileno Patricio Saxton, tuvo momentos de mucha calidad, como un fiel intérprete verdiano. 

El rol de Malatesta tuvo buenas caracterizaciones en el italiano Bruno Taddia y al cantante nacional Patricio Sabaté quien ya ha dado muestras de su clase en recientes versiones anteriores de la misma opera. Ambos, en todo caso, se luicieron en el duo bufo junto a Don Pasquale, en el trabalenguas durante la parte final ("aspetta, aspetta").  El barítono chileno Gonzalo Araya (notario), mostró dotes histriónicas aceptables, aunque sobreactuó en las cortas escenas de su participación. La regie de Favio Sparvelli, pasable y con algunos aciertos, como la sexy escena de la bañera, muy apropiada para este ápoca.La escenografía de Giorgio Richelli, dfemasiado `plana, muy seria y poco imaginativa. Al cambiar en el acto final, se trasformó en un jardín-laberinto, que le impedía al público una correcta visión de los actores cantantes.  Antonello Allemandi fue un correcto director orquesta, muy entusiastay movedizo para seguir la acción que sucedía sobre el escenario y la Orquesta Filarmónica de Santiago, a nivel de su prestigio. La obertura de la obra, que es muy descriptiva para ir anticipando las escenas que se sucederán, se constituyó en una tan extensa, como aplaudida introducción. El coro profesional del Municipal qjue dirige Jorge Klastoernick, a gran altura, como siempre.

Wednesday, October 5, 2011

Donizetti: Don Pasquale. Teatro Municipal de Santiago de Chile

Foto: Teatro Municipal de Santiago

Joel Poblete

Don Pasquale, ópera de Gaetano Donizetti, Teatro Municipal, Santiago. 20 de septiembre. Elenco: Alessandro Corbelli (Don Pasquale), Laura Giordano (Norina), Bruno Taddia (Doctor Malatesta), Juan Francisco Gatell (Ernesto), Gonzalo Araya (Notario). Director musical: Antonello Allemandi. Director escénico: Fabio Sparvoli. Escenografía: Giorgio Richelli. Vestuario: Patricia Tofolutti. Iluminación: José Luis Fiorruccio. Orquesta Filarmónica de Santiago y Coro del Teatro Municipal.

Tras un memorable Boris Godunov con dos elencos paralelos de espléndidos cantantes rusos -eso sí, uno de ellos encabezados por el bajo italiano Roberto Scandiuzzi- y un correcto Simon Boccanegra protagonizado por Roberto Frontali y con el solicitado director Maurizio Benini debutando en la partitura, la temporada lírica del Teatro Municipal de Santiago continuó con una de las joyas del belcanto, el Don Pasquale donizettiano. En sus anteriores montajes para el Teatro Municipal de Santiago, el italiano Fabio Sparvoli ha demostrado un gran talento escénico, siempre atento a los detalles y aportando frescura a títulos clásicos: así ocurrió con su debut local con el Otello verdiano en 2006, con la chispeante y encantadora producción de El barbero de Sevilla de Rossini en 2008 e incluso el año pasado, cuando debió adaptar sus propuestas para Cavalleria rusticana e I pagliacci a otro escenario (de manera más efectiva y lograda en la segunda), tras los daños que el Municipal había sufrido por el terremoto en Chile. Ahora el artista regresó a Chile con este Don Pasquale, y aunque en general los resultados fueron buenos, en esta ocasión su apuesta escénica no convenció del todo. Aunque está llena de humor, esta irresistible obra maestra no es tan hilarante como cualquier ópera bufa, ya que como también ocurre en otras comedias donizettianas, como El elixir de amor y La hija del regimiento, ofrece mayores matices e incluso momentos melancólicos; por lo mismo, aunque la historia recurre a personajes muy reconocibles en el género cómico (el anciano que pretende a una joven, la pareja que intenta salirse con la suya y el astuto bribón que les ayuda a conseguirlo) no corresponde convertirla sólo en un desfile de gags humorísticos y transformar a sus simpáticos protagonistas en caricaturas. Y así lo supo entender Sparvoli, quien optó por una puesta en escena sobria, siempre atenta a lo que indica el libreto, y que supo jugar con las miradas, gestos y movimientos, gracias al talento actoral de los cantantes convocados; sin embargo, tanta sobriedad, que también se hizo extensiva a la austera y minimalista escenografía de Giorgio Ricchelli y el vestuario de Patricia Toffolutti, quizás fue excesiva, y a pesar de la fluidez y dinamismo del espectáculo, entre el público en general hubo más sonrisas que risas. Un acierto, eso sí, fue la iluminación de José Luis Fiorruccio, que además de ambientar muy bien cada cuadro, sugirió los cambios anímicos de ciertas situaciones. Siempre es malo caer en comparaciones, pero son inevitables: a pesar de sus innegables logros y virtudes, en conjunto este regreso de Don Pasquale de seguro no consiguió superar en el recuerdo de los operáticos chilenos otras versiones representadas en el Municipal, como la de 1982 protagonizada por Paolo Montarsolo, Margherita Guglielmi, Vicente Sardinero y Ernesto Palacio, dirigidos por Bruno Campanella, o la de la última vez que se presentó en este escenario, en 1997, con régie de Filippo Crivelli y el memorable protagonismo del entrañable Paul Plishka y una deliciosa Stefania Bonfadelli. Lo que nadie podría objetar será el excelente nivel musical de estas nuevas funciones, en las que definitivamente el elemento italiano fue clave: muy bien concertadas por el reconocido maestro Antonello Allemandi en su debut sudamericano, contaron con un elenco de gran categoría, integrado por Alessandro Corbelli, Laura Giordano, Bruno Taddia y el excelente tenor argentino precisamente radicado en Italia, Juan Francisco Gatell¿Qué decir a estas alturas del gran Alessandro Corbelli? como era de suponer en un cantante con su prestigiosa trayectoria, sólo caben los elogios, ya que por canto, estilo y actuación, fue el mejor artista de estas representaciones; siempre divertido pero sin exagerar la nota, su Don Pasquale fue una figura muy humana y que de inmediato logra captar la simpatía del espectador sin caer en desbordes o en el ridículo. Siempre es un verdadero lujo para el Municipal poder contar con este veterano intérprete, quien no ha dejado de volver a pesar de ser tan solicitado internacionalmente, y nos ha brindado imborrables actuaciones como Leporello en Don Giovanni (1989), Belcore en El elixir de amor (1991), el protagonista de Falstaff (2001) y Bartolo en El barbero de Sevilla (2008).  Y por si fuera poco, interpretando a la pareja de enamorados, Norina y Ernesto, se contó con dos jóvenes, atractivos y talentosos artistas que desempeñaron los mismos roles en un conocido DVD dirigido por Riccardo Muti. Giordano -quien ya había cantado en el Municipal la Despina de Così fan tutte, en 2005- fue una Norina llena de encanto y gracia, de hermosa voz y buena técnica; por su parte, Gatell, cuya ascendente carrera lo ha llevado en una década a escenarios como la Scala de Milán, el Real de Madrid y el Festival de Salzburgo -se lo puede ver como Tebaldo en el Romeo y Julieta en DVD con Villazón y Machaidze-, fue una grata revelación en su debut chileno, porque aunque se lo notó complicado en ciertos momentos de su arduo y por instantes ingrato personaje -muy exigente en lo vocal y de bella línea melódica, pero de menos repercusión escénica que los otros tres-, lució una bella voz, llena de expresión y sentimiento, ideal para el belcanto. Menos convincente en lo vocal fue el doctor Malatesta de Taddia, ya que su material parece estar a medio camino entre el tenor y el barítono; sin embargo, es un actor consumado y elegante, y pronuncia sus líneas con una chispa innegable.