Sunday, August 7, 2011

Riapertura della Casa Natale di Giacomo Puccini

Foto: Fondazione Giacomo Puccini de Lucca

La Casa natale di Giacomo Puccini a Lucca in corte San Lorenzo riapre finalmente le porte ai visitatori di tutto il mondo. L'inaugurazione è fissata per martedì 13 settembre alle ore 12.00. La Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca ha acquistato la Casa natale – chiusa da lungo tempo – e la sua collezione, affidando alla Fondazione Giacomo Puccini la gestione del museo. Un importante lavoro di restauro, di questo appartamento al secondo piano, dove il compositore nacque il 22 dicembre 1858 e visse gli anni della formazione musicale prima di trasferirsi a Milano, ha consentito il ripristino degli ambienti originali per creare un museo completamente rinnovato che parla della vita e le opere del Maestro con le sue musiche, i suoi documenti i suoi dipinti, i suoi cimeli, i suoi arredi. Da oggi la Casa natale si apre ai concerti, agli incontri per far risuonare le sue musiche e le sue parole.


Calendario eventi per la riapertura della Casa natale

10 settembre, ore 21.00, Teatro del Giglio
Concerto per pianoforte
Michele Campanella suona
il pianoforte Steinway & Sons
di Giacomo Puccini
Ingresso gratuito su prenotazione

11 settembre, ore 21.00, Teatro del Giglio
Concerto lirico
Maria Luigia Borsi soprano
Aldo Gentileschi pianoforte
Brad Repp violino
Ingresso gratuito su prenotazione
  
12 settembre, ore 17.00, Casermetta San Colombano
Puccini work in progress
Novità della ricerca pucciniana
a cura del Centro Studi Giacomo Puccini
Ingresso libero

13 settembre, ore 11.00, Piazza Cittadella
Concerto bandistico
Filarmonica "Gaetano Luporini"
Giampaolo Lazzeri direttore
Ingresso gratuito

13 settembre, ore 12.00, corte San Lorenzo 8
Inaugurazione Casa natale
Orario di apertura dal 14 settembre:
da aprile a ottobre: 10.00 - 18.00 - da novembre a marzo: 11.00 - 17.00.
Durante il periodo estivo sono previste aperture serali, calendario da definire.
Chiuso il martedì.

Il museo

Il restauro e l'allestimento del Puccini Museum - Casa Natale hanno permesso di ripristinare la suddivisione originale degli ambienti. Dalla sala di ingresso si accede alla Sala Turandot, dove è esposto il costume di Turandot, realizzato sul disegno originale di Umberto Brunelleschi, per la prima americana dell'opera al Metropolitan e donato dalla celebre Maria Jeritza. Sala della musica, con una galleria di ritratti di famiglia (Giacomo Puccini senior, sua moglie Angela, Antonio Puccini), l'albero genealogico e, soprattutto, il pianoforte Steinway & Sons acquistato da Puccini nel 1901. È l'oggetto simbolo del museo: dopo il restauro il pianoforte ha recuperato completamente la sua voce originale. Su questo pianoforte Puccini ha composto molte delle sue opere, in particolare Turandot. Salotto Ricordi, che ospita a cadenza periodica materiali preziosissimi dell'Archivio Ricordi, oltre a un divano e due poltroncine, la cui tappezzeria riproduce i famosi tre cerchi intrecciati, logo di Casa Ricordi.

Per l'apertura il materiale esposto riguarderà Turandot. È un modo anche di sottolineare l'importante presenza del celebre editore Giulio Ricordi nella vita di Giacomo Puccini. Camera natale, con arredi originali, in particolare il letto matrimoniale in cui nacque il Maestro trasferito eccezionalmente dal Museo di Casa Puccini a Celle, e ritratti del compositore. Sala trionfi, con una serie di cimeli che documentano gli straordinari successi di Puccini in Italia e all'estero. In particolare, medaglie d'oro e un quadro che ricorda l'allestimento di Madama Butterfly a Genova. Studio, con lo scrittoio originale, e una statuina in gesso dell'epoca del compositore.  Soffitta, chi sale in soffitta si accorge che i tetti di Bohème già erano ben scolpiti nella mente del piccolo Puccini. Qui vi sarà allestita la scena del I atto de La bohème. Sala da pranzo e la Cucina, con arredi originali.  Ogni stanza avrà strutture espositive con una scelta del ricco patrimonio del museo: le partiture autografe del Preludio a orchestra (l'opera prima) e della Messa a 4, composte sicuramente in questa casa, spartiti con dediche autografe, molte lettere di e a Puccini (molto significative quelle di Giulio Ricordi), una rarissima lettera di Richard Wagner, quadri, bozzetti; documenti come l'eccezionale copia di lavoro del libretto di Tosca, bozze di stampa della partitura e del libretto di Fanciulla del West, uno spartito di Rondine con revisioni massicce.

Puccini Museum

IL BRAND DELL'ESPERIENZA PUCCINIANA DI UN INTERO TERRITORIO SULLE TRACCE DEL MAESTRO

Puccini Museum non è solo un brand ma è un vero e proprio viaggio lungo le tracce indelebili lasciate dal grande compositore in lucchesia, che permette di scoprire dall'interno la personalità, il genio e la passione del creatore di opere straordinarie conosciute ed apprezzate in tutto il mondo.  La Fondazione Giacomo Puccini, al cui interno partecipano tutti gli enti, le istituzioni, gli istituti culturali legati al Maestro, ha voluto creare questo brand per concretizzare il proprio concetto di museo, materiale ed immateriale, che comprende i musei già realizzati (Casa natale, Lucca; Villa Puccini, Torre del Lago; Casa Puccini, Celle dei Puccini - Pescaglia), le altre case in cui abitò il Maestro (Villa Puccini, Chiatri; Villa Puccini, Viareggio) presto visitabili, le istituzioni preposte alla produzione delle opere pucciniane (Teatro del Giglio, Lucca; Festival Pucciniano, Torre del Lago), i centri per la ricerca (Centro studi Giacomo Puccini, Lucca), tutte le iniziative legate al nome del Maestro e infine i luoghi che parlano ancora di lui.

Lucca

A Lucca molti sono i luoghi legati alla vita ed all'opera del Maestro
Casa Natale di Giacomo Puccini, corte San Lorenzo 8 Apertura dal 13 settembre 2011

Teatro del Giglio, Piazza del Giglio
teatro di tradizione realizza stagioni di lirica, prosa, danza, concerti. Visitabile su prenotazione

Istituto musicale L. Boccherini, Piazza del Suffragio. Oltre alla didattica organizza anche la rassegna musicale Boccherini Open

Centro studi Giacomo Puccini, Casermetta San Colombano. Centro di ricerca con biblioteca aperta al pubblico; organizza convegni, conferenze, mostre.

Villa Puccini, Chiatri. La Villa non è aperta al pubblico. Al momento è oggetto di un importante restauro per volontà dei proprietari che ne vogliono fare un centro di formazione musicale e vocale dedicato al Maestro

Pescaglia (Lu)

Pescaglia porta le tracce della famiglia dei Puccini. Qui, infatti, nel piccolo paesino di Celle dei Puccini, si trova la casa degli avi, oggi trasformata in Museo di proprietà dell'Associazione Lucchesi nel Mondo

Museo di Casa Puccini, Celle dei Puccini. Visitabile su prenotazione

Viareggio e Torre del Lago (Lu). Viareggio e Torre del Lago rappresentano la maturità pucciniana, la sua vita da compositore affermato. Sono moltissime, anche in questo caso, le orme del Maestro:

Museo Villa Puccini, Torre del Lago Puccini. La Villa, di proprietà della signora Simonetta Puccini, nipote del Maestro, è un Museo-Mausoleo aperto al pubblico.

Villa Puccini, Viareggio. La Villa, di proprietà della Fondazione Giacomo Puccini, al momento non è aperta al pubblico.

Gran Teatro all'aperto di Giacomo Puccini, Torre del Lago Puccini. Festival Pucciniano, rassegna di opera, concerti e balletti.





Reapertura de la Casa Puccini de Lucca

Ilustraciones: Gentileza Fondazione Giacomo Puccini de Lucca

Gustavo Gabriel Otero

La Casa Natal de de Giacomo Puccini en Lucca vuelve a abrir sus puertas a visitantes de todo el mundo. La inauguración está prevista para el martes 13 de septiembre de 2011 a las 12. La compra del inmueble realizada por la Fundación Cassa di Risparmio di Lucca el 28 de diciembre de 2010 permitió poner fin a las controversias legales sobre la titularidad de la propiedad que habían surgido entre Simonetta Puccini, la Fundación Giacomo Puccini y la ciudad de Lucca. El apartamento se destinó a ser la sede de un Museo permanente dedicado a Puccini gestionado por la Fundación Giacomo Puccini de Lucca, que es presidida por el síndico de Lucca, Mauro Favilla, y dirigida por la profesora Gabriella Biagi Ravenni. Los trabajos de restauración, renovación y puesta en valor del apartamento del segundo y tercer piso de Corte San Lorenzo 8 de Lucca -donde nació el compositor 22 de diciembre 1858 y vivió los años de formación musical antes de trasladarse a Milán- han permitido la reconstrucción de las habitaciones originales y crear un museo que habla de la vida y obra del Maestro. La reapertura de la Casa Natal de Giacomo Puccini se realizará como uno de los actos del 'Settembre Lucchese 2011'. Este evento tradicional, organizado por la ciudad de Lucca, que se celebra cada año durante todo el mes de septiembre incluye una serie de eventos religiosos, populares, culturales, musicales, muestras, banquetes y exposiciones comerciales. Los Actos Puccinianos específicos aglutinados bajo el título de ‘El Maestro vuelve a Casa’, se iniciarán el sábado 10 de septiembre a las 21 en el Teatro del Giglio con un concierto de piano en el cual el maestro Michele Campanella utilizará el piano Steinway & Sons de Puccini que ha sido restaurado y puesto en valor especialmente para la ocasión. También en el Teatro del Giglio el domingo 11 a las 21 se efectuará un Concierto con la presencia de la soprano Maria Luigia Borsi, el violinista Brad Repp Sopranoy el pianista Aldo Gentileschi. En ambos conciertos la entrada será gratuita pero con reserva previa. El 12 de septiembre a las 17 en la sede del Centro Studi Giacomo Puccini tendrá lugar la Mesa Redonda ‘Puccini work in progress’ donde diversos especialistas e investigadores de la vida y obra del maestro Luqués se referirán a los últimos descubrimientos y las novedades de la investigación pucciniana actual. El día propio de la reinauguración se efectuarán dos actos. A las 11 en la Piazza Cittadella, la Filarmónica ‘Gaetano Luporini’ con la dirección de Giampaolo Lazzeri realizará un Concierto con entrada libre y gratuita. Mientras que a las 12 del martes 13 de septiembre tendrá lugar la reapertura de la Casa Natal de Giacomo Puccini en Corte San Lorenzo 8 esquina Via di Poggio junto a la Plaza Citadella. Desde el 14 de septiembre a las 10 se podrá visitar la Casa-Museo en el horario de 10 a 18. Está prevista la apertura de 11 a 17 de noviembre a marzo y de 10 a 18 de abril a octubre. El Museo cerrará los martes.

El Museo

La renovación y el equipamiento del Museo Puccini-Casa Natal permitieron restaurar la subdivisión original de los ambientes. Desde el hall de entrada se entra en la habitación Turandot, en la que se expone el traje de Turandot, diseño original de Umberto Brunelleschi, que utilizó Maria Jeritza en el estreno en el Met de Nueva York. Luego se accede a la Sala de Música, con una galería de retratos de familia, el árbol genealógico y el piano Steinway & Sons adquirido por Puccini en 1901. Piano utilizado por Puccini en la composición de muchas obras y, en particular, Turandot. Este piano será el objeto símbolo del Museo Casa Natal. A continuación la Sala Ricordi con valiosos materiales del Archivo de la Casa Editora y la Habitación Natal con muebles originales, la cama de matrimonio donde nació el Maestro -trasferida en forma excepcional desde la Casa Museo de Celle- y retratos del compositor. Seguidamente la Sala de los Triunfos con una amplia gama de objetos que documentan el extraordinario éxito de Puccini, en Italia y en el extranjero. A continuación el Estudio con el escritorio original, el Comedor y la Cocina, también con muebles originales; y por último la Bohardilla con vista a los techos de Lucca y que prefigura la de La Bohème. Cada habitación cuenta con instalaciones de exposición con una selección del rico patrimonio del museo. Entre otros objetos se podrá ver la partitura autógrafa del opus 1 ‘Preludio para Orquesta en Mi’ del 5 de agosto de 1876 (compuesto a los 17 años), la partitura de la Misa a Cuatro Voces con Orquesta -sin duda compuesta en esta casa-, partituras autografiadas, cartas (entre ellas una carta rara de Richard Wagner), pinturas, bocetos, dibujos y documentos como la copia de trabajo del libreto de Tosca, pruebas de impresión de la partitura y el libreto de La Fanciulla del West, revisiones autógrafas en una partitura de La Rondine, etc.

Siguiendo los pasos de Puccini

La idea de las autoridades de Lucca es producir una sinergía entre todas las Instituciones vinculadas a Puccini con la creación de la marca ‘Puccini Museum’ que englobe la actividad de los Museos en funcionamiento (Casa Natal de Lucca, Villa Puccini de Torre del Lago y Casa Puccini de Celle dei Puccini), las otras casas en que vivió el Maestro (Villa Puccini de Chiatri y Villa Puccini de Viareggio) y que pronto podrán ser visitadas, las instituciones responsables de la producción de las óperas de Puccini (Teatro del Giglio de Lucca y Festival Puccini de Torre del Lago), los centros de investigación (Centro Studi Giacomo Puccini de Lucca) y todas las iniciativas vinculadas con el nombre del Maestro.

Más información en: Fondazione Giacomo Puccini. Casermetta di San Colombano - Baluardo San Colombano 1 - 55100 Lucca - tel. +39 0583 469225 - fax +39 0583 471105. Correo electrónico: info@fondazionegiacomopuccini.it Página web: www.fondazionegiacomopuccini.it


Simon Boccanegra en el Teatro Colón: Versión “light” de un poderoso Verdi

Fotos: Teatro Colón de Buenos Aires

Alberto Leal

Reparto: Roberto Frontali (Simon Boccanegra), Ángela Marambio (María Boccanegra), Konstantini Gorny (Jacopo Fiesco), Gustavo López Manzitti (Gabriele Adorno), Fabián Veloz (Paolo Albiani), Mario De Salvo (Pietro), Fernando Chalabe (Capitán) y Cintia Velasquez (Doncella) Dirección musical: Stefano Ranzani. Dirección escénica: José María Condemi. Diseño de escenografía: Cameron Anderson . Director del coro estable: Peter Burian. Vestuario: Producción Teatro Colón – Reposición: Eduardo Caldirola. Orquesta y Coro Estable Teatro Colón

Estrenada originalmente en 1857 en Venecia y reestrenada en Milán en 1881, luego de ser replanteada por Arrigo Boito, fue el título elegido como continuación de la temporada del Teatro Colón. Simon Boccanegra es un título importante dentro de la obra de Verdi, aunque su argumento no termina de quedar claro y no posee las espléndidas melodías de Il Trovatore, que neutralizan los problemas argumentales que ambas obras comparten en un punto. Aunque aquí encontremos espléndidos momentos musicales, no pueden ser comparadas en ese campo. La versión brindada tuvo su punto fuerte es la dirección orquestal de Stefano Ranzani, quien conoce perfectamente el estilo, propuso tiempos muy acertados y logró que la orquesta brindara una excelente ejecución.  José María Condemi, argentino radicado en Estados Unidos, planteó la totalidad de la obra en un solo escenario, un barco anclado y con aspecto de abandono. Aunque la historia se relaciona con el mar y la opresión, la puesta poco ayudó en la faz visual, y por momentos esta economía de recursos restó potencia al drama. Tampoco es de destacar el movimiento actoral y la compleja distribución del coro dentro de la escenografía creada por Cameron Anderson, aunque el mismo tuvo un excelente desempeño. El trabajo de los cantantes que cubrieron los principales roles no ayudaron a darle más vida a este drama.  Roberto Frontali, de importante carrera internacional, cantó con corrección, con una voz tal vez algo leve para el rol, pero con buena técnica de canto y correcta afinación.
Su canto suena por momentos bastante monocorde, poco es lo que matiza, y su versión se siente como superficial, parece que nunca se implica en un auténtico nivel dramático. La soprano Ángela Marambio posee una voz de agradable timbre y considerable volumen. Cantó con correcta afinación y estilo, pero no tuvo capacidad de matizar en momento alguno. Su personaje se vio y escuchó plano, sin el dramatismo que por momentos reclama el mismo.  Konstantini Gorny creó un muy buen Jacopo Fiesco, con agradable timbre, un canto noble y audible en toda su extensión. Gustavo López Manzitti, quien ya había cantado el rol años atrás y tuvo que hacer un reemplazo de último momento, canto con buen estilo verdiano, afinado y correcto como actor. Su sector agudo sigue siendo su talón de Aquiles. Agudos emitidos desde muy atrás lo que genera carencia de armónicos y de impacto interpretativo. Fabian Veloz cantó con su hermosa voz de barítono, con un timbre muy afín al repertorio verdiano y generó uno de los personajes más creíbles de la función. Un joven valor que sigue en ascenso en cada presentación. Correcto el resto del elenco. En suma, una versión “light” de un Verdi que, en otras voces, puede adquirir un fuerte dramatismo ausente en este caso.



Saturday, August 6, 2011

Stresafestival 2011 - De Labirintho

Foto: Ensamble De Labirintho

Renzo Bellardone

STRESAFESTIVAL 2011. Meditazioni in Musica - Virtute e Canoscenza. BELGIRATE – Chiesa Vecchia – Venerdì 5 agosto ore 20,30. De Labirintho. Nadia Caristi, soprano. Alessandro Carmigani, controtenore. Gianluca Ferrarini, tenore. Fabio Furnari, tenore. Marco Scavazza, baritono. Walter Testoli, basso e direzione Composizioni di : G.Dufay, J.Ockeghem, A.Brumel, L.Compère, T.Crequillon, J.Hlheritier, J.Desprez

‘Fatti non foste per viver come bruti, ma per seguire Virtute e Canoscenza’…..così parla Ulisse ai suoi uomini nel canto XXVI canto dell’Inferno dantesco. La ricerca della virtù e della conoscenza nel rinascimento fiammingo è il raffinato percorso vocale proposto dall’Ensemble De Labirintho, in questo appuntamento delle Meditazioni in Musica nella Chiesa, affettuosamente definita’ Chiesa vecchia di Belgirate’, tra gli affreschi appartenenti alla scuola di Luini.  I percorso si snoda tra l’inizio del 1400 e la fine del 1500 con canti dedicati alla Vergine Maria nell’ambito di scritture di Messe polifoniche, a canto fermo. La celebrazione liturgica ispirò a musicare l’ “Ordinarium” dando spazio a più voci tra loro molto complesse, ma che si intrecciano in una evocazione di ‘organum’. La location è veramente consona ed il pubblico è chiaramente appasionato alla proposta musicale. Tra Motetus e Contra punctum si manifestano le varie voci in elegiaca terrestrità con il desiderio di raggiungere i cieli attraverso le invocazioni e le lodi. Connotare e descrivere le singole voci diventa arduo, infatti ognuno con la propria vocalità e timbricità risulta inattaccabile nell’insieme ed i singoli contributi portano ad un ascolto piacevolissimo anche per gli uditi più raffinati. Unici accenni : il Maestro Walter Testoli il quale oltre che voce/basso riveste il ruolo di direttore e con particolarissimi gesti descrittivi suggerisce le dinamiche, i canoni le proposte e le risposte. I due tenori ben si contrappongono ed amalgamano con tonalità differenti. Il controtenore e quasi sempre voce guida che si confronta con l’acutezza del soprano. Il baritono di comprovata bravura, ha il ruolo di scurire la cristallinità della maggior parte delle voci, in conforto al basso. L’evocazione più evidente è quella dell’organo soprattutto nel prolungamento delle note che permangono nell’aria oltre l’emissione. Seppur molto lontana dal moderno udire, il concerto è risultato molto piacevole, oltre che apprezzato che l’attento studio e ricerca che sfocia in una lettura fedele, con colorazioni d’altro tempo tra armonici sublimi che non fanno rimpiangere l’assenza degli amati strumenti. La Musica vince sempre.

LAGO MAGGIORE MUSICA 2011 - gioventù musicale, Zemlinsky Quartet

Foto: Zemlinksy Quartet

Renzo Bellardone

Arona – Casa Usellini , giovedì 4 agosto 2011. Zemlisky Quartet – quartetto d’archi František Souček, violino, Petr Střižek, violino, Petr Holman, viola, Vladimir Fortin, violoncello. Franz Joseph Haydn - Quartetto in do maggiore op 76/3 ‘Kaiser’. Alexander Von Zemlinsky - Quartetto n. 3 op. 19. Josef Suk - Meditazione sull’antico Corale Ceco ‘St.Wenceslas’. Antonin Dvorak - Quartetto in fa maggiore op.96 n.12 ‘Americano’

Casa Usellini con i suoi colori pastello, sbiaditi dal sole e dall’umidità lacustre accoglie i brillanti colori delle interpretazioni dello Zemlisky Quartet. Haydn viene proposto con alcuni suoni ovattati e trattenuti che scendono nel profondo per esaltarsi poi inusualmente vigorosi attraverso emozionanti virtuosismi. Le dissonanze appaiono fin dalle prime battute d’esecuzione del Quartetto n3 di Zemlisky, compositore da rivalutare e certamente da proporre con maggior continuità; ‘arie’ timidamente si affacciano, per tentare subito la fuga, ma vengono riprese….dai violini e dalla viola in uno stato di forte tensione emotiva….rafforzato dal vibrato del violoncello. Gli interpreti traggono suoni che appaiono ‘silenziati’ riuscendo nell’imitazione della voce umana in una delicatissima e poetica stilla di piacere uditivo, sommesso ma profondo fino alla più nascosta sorgente di timidi sentimenti. Coerente scelta filologica Josef Suk e poi Dvorak, infatti il primo fu allievo del secondo di cui sposò anche l’ultima figlia. Parafrasando il Manzoni si potrebbe dire: ‘Suk ..chi era costui?’, ma dopo l’ascolto non interessano più le note biografiche, ma la purezza della composizione: la viola da voce all’intima coscienza, il violoncello ritma il tempo che inesorabile scorre ed i violini incitano al misticismo, in un inevitabile confronto con le cose del mondo. Dvorak ! quanta positiva influenza il viaggio in America !!!! ‘Americano’ è ricco di nostalgici ricordi del lontano Ovest, descritto quasi fotograficamente e degli spirituals che gli cantava il suo allievo Burleigh: voci, echi, motivi popolari, ballate intorno ad un fuoco e barche che viaggiano lente su un ampio fiume, lavori nei campi. La città è sovente lontana, ma nella descrizione paesaggista che tratteggia lo Zemlisky quartet c’è tantissima palpabile emozione che viene trasmessa ed epidermicamente recepita da un silenzioso e partecipativo pubblico. I Bis: con la ’Danza dei Commedianti’ i quattro concertisti hanno dimostrato tutta la loro bravura virtuosistica e con una ‘Barcarola’ hanno nuovamente commosso in un ideale viaggio dalle tradizioni ceche al ‘mondo nuovo’ andata e ritorno !!! Anche individualmente meritevoli di apprezzamenti, dimostrano alta professionalità cui aggiungono molto istinto e passione con cui hanno coinvolto in un’offerta musicale sapientemente dosata tra il ‘puro pensare’ ed il ‘comune sentire’ in un caleidoscopio di variegate sfumature colorate. La Musica vince sempre.

EDEN PIANO TRIO - XXII Festival Internazionale Dino Ciani di Stresa 2011

Foto: Eden Piano Trio

Renzo Bellardone

Grand Hotel Regina Palace - Sala Tiffany – “ I Concerti Ciani a 5 Stelle ” EDEN PIANO TRIO Fanny Ravier - violino, Simone Centauro - violoncello, Salvatore Monzo - pianoforte. Mercoledì 3 agosto 2011 ore 21,30. W.A.Mozart Trio n. 3 in Mi Maggiore K542. A.Dvorak Trio n. 4 ‘Dumky’ in Mi minore op. 90

Il suono Mozartiano vivace e gaio si manifesta principalmente nel terzo movimento, dove le voci dei tre strumenti si amalgamano, pur restando in netta individualità; molto bello il colloquio –botta e risposta - tra violino e violoncello: quasi un capriccio, a corollario della nitida voce del pianoforte.  L’Eden Piano Trio , nonostante la giovanissima età dei suoi componenti manifesta bravura eclettica nel Trio n. 4 di Dvorak; forse più sensibili alla scrittura e sicuramente partecipi, trasmettono immediato senso della tormentata ricerca introspettiva che fortunatamente, come nell’umano vivere lascia sovente il posto alla vivacità ed alla gaiezza. Ecco dunque la fine voce del violino suonato da una virtuosistica Fanny Ravier, che imbracciato lo strumento, con movimenti rapidi e sicuri racconta di tradizionali danze slave, ricche di voglia di vivere con l’incapacità di abbandonare lo sguardo malinconico. Simone Centauro , con il violoncello si rivolge diretto alle menti, che con voce suadente cerca di convincere e…convince, sia nei lirici assolo che nei sinfonici insieme con il violino. Il pianoforte rimanda suoni decisi e forti sotto le mani di Salvatore Monzo, che manterrà quest’impronta sanguigna anche nel Bis –Rondò ungherese in Sol Maggiore di J. Haydn- offrendone quindi una lettura molto attualizzata; ben nitida l’illusione della scordatura in un momento descrittivo del violino, mentre si alterna a dei ben aggraziati pizzicati al violoncello. Nel 5° movimento, pianoforte e violino si confonderanno in un dialogo di sensibili sentimenti colmi di promesse di amore passionale. Il gusto della composizione e qui della interpretazione, infondono vitalità alla pagina scritta aggiungendo molti colori e profumi: l’ ‘Eden Piano Trio’, con passione giovanile e fresca vitalità li rimanda gradevolmente in un fascinoso coinvolgimento. La Musica vince sempre.


Ensemble Cordia - Stresa Festival 2011

Foto: Ensable Cordia

Renzo Bellardone

STRESAFESTIVAL 2011 Meditazioni in Musica. Martedì 2 agosto Rocca Borromeo – Angera ore 18,30. Ensemble Cordia. Cecilia Bernardini violino. Stefano Veggetti violoncello. Franziska Romaner violoncello, basso continuo. Riccardo Coelati violone. Maurizio Piantelli tiorba. Vittorio Zanon clavicembalo. Conversazioni musicali. Giovanni Benedetti Platti -Sonata à Violino, Violoncello e Basso in sol minore -Sonata à violoncello Solo e Basso Continuo in re minore -Sonata a tre, cioè Violino overo Oboe, Violoncello e Basso in sol maggiore. Antonio Vivaldi. -Sonata à Violino e b.c. n. 2 in re minore RV 12 -Sonata per Violino, Violoncello e b.c. in do minore Rv 83

Le conversazioni musicali alla Rocca Borromeo di Angera hanno avuto come argomento due autori veneti: Giovanni Benedetti Platti (1697-1763) ed Antonio Vivaldi (1678-1741). Il primo, ottimo autore di Sonate visse larga parte della sua vita di compositore alle dipendenze del Principe vescovo di Würzburg; il secondo, prete che non celebrava messa, è conosciuto per il suo furore espressivo. L’affiatato Ensemble Cordia dà luce ad entrambi i compositori attraverso una interpretazione sensibile, con attacchi sovente imperiosi che lasciano poi il passo ad ampi ed luminosi spazi musicali. Stefano Veggetti –fondatore del gruppo- tenendo il violoncello stretto fra le gambe senza appoggiarlo a terra trae suoni carezzevoli quando è voce principale –come nella seconda Sonata di Platti in programma -e sommessi sentimenti quando in accompagnamento. Le Sonate di Platti affidano sovente il ruolo primario al violino e Cecilia Bernardini non si sottrae a nessun virtuosismo o eclettica espressività; nella notissima Sonata RV83 di Vivaldi, avvolge, coinvolgendo. A clavicembalo completamente aperto Vittorio Zanon riesce a sottolineare le esecuzioni con gioia poetica e nella Sonata RV12 di Vivaldi diventa intermezzo di dolci tenerezze. Franziska Romaner al violoncello e basso continuo contribuisce alla visualizzazione di ampi scenari di natura incontaminata e pura, come pura è l’emissione ‘continua’…. Estremamente interessante è il ruolo di Riccardo Coelati che nel breve pizzicato nel 3° movimento della terza Sonata di Platti conferma quale pilastro sia il Violone nell’architettura della composizione.  Immancabile la tiorba, che tra le abili mani di Maurizio Piantelli rimanda accordi e dialoghi determinanti, o scandisce segnatamente il tempo come nel secondo movimento della seconda Sonata eseguita. Uno dei pregi di queste Conversazioni è la proposta di Platti, che seppur sconosciuto ai più, ha composto musica dolce con il sapore della contemporaneità da cui l’Ensemble Cordia sa far scaturire sentimenti delicati, quindi preziosi: colori pastello, solo sporadicamente rafforzati da tinte più marcate. La scrittura felice consente una reale conversazione ‘educata, ma vivace’ tra gli strumenti e la scelta di Vivaldi risulta peraltro sempre opportuna e piacevole, consentendo di apprezzare i virtuosismi ed il brioso furoreggiare. La Musica vince sempre.

"Boris Godunuv": un espectáculo deslumbrante ofrecido en el Teatro Municipal de Santiago

Fotos: Teatro Municipal de Santiago.

Johnny Teperman.

Teatro Municipal de Santiago. Temporada lírica 2011. “Boris Godunov” del compositor ruso Modesto Mussorgsky (Revisión orquestal de Rimsky-Korsakov de 1908). Opera en cuatro actos y un prólogo basada en la obra “Boris Godunov”, de Alexander Pushkin. Dirección de escena, escenografía, vestuario e iluminación: Hugo de Ana. Coreografía: Jaime Pinto. Orquesta Filarmónica de Santiago. Director: Kostantin Chudowsky/José Luis Domínguez. Coro del Teatro Municipal. Director: Jorge Klastornick. Coro de Niños del colegio “The Grange School”. Directora: Claudia Trujillo. Reparto. Boris Godunov, Zar de Rusia: Roberto Scandiuzzi/ Alexei Tikhomirov. Príncipe Shuisky: Maxim Paster. Pimen, un monje cronista: Ain Anger/Alexei Antonov. Grigori (falso Dimitri): Mikhail Gubsky/Oleg Balashov. Marina Mnishek: Anna Victorova/Alina Shakirova. Rangoni: Vitalyi Bilyy. Varlaam, monje vagabundo: Alexander Teliga/Dmitry Ovchinnikov. El idiota: Exequiel Sánchez. Nikitich, oficial de la policía: Carlos Guzmán. Mitúja, un campesino: Pablo Oyanedel.  Andreiei Skelkalov, secretario de la Duma: Vitaliy Bilyy. La Posadera: Claudia Godoy. Missail, monje vagabundo: Pablo Ortiz. Xenia, su hija: Diletta Rizzo Marín. Fiodor, su hijo: Miriam Caparotta. La nodriza de Xenia: Lina Escobedo. El boyardo Jrushchov: Leonardo Navarro. Lavitsky, un cura jesuita: Cristian Moya. Chiernikowsky, otro cura jesuita: Arturo Jiménez. Un boyardo de la Corte: Leonardo Navarro.

Con una magnífica puesta en escena, en co-producción con el Teatro Massimo de Palermo, volvió al Teatro Municipal la ópera Boris Godunov, de Modest Mussorgsky, obra cumbre de la música lírica rusa.  Esta magistral ópera, basada en el drama homónimo de Pushkin, fue estrenada en 1874 en San Petersburgo. Se la considera la más grande, completa y profunda de todo el repertorio ruso y con el tiempo ha llegado a ocupar un lugar privilegiado en la lírica universal. El verdadero protagonista es el pueblo ruso, doliente y sometido – representado aquí por el coro-, víctima de juegos de poder y ambición de la clase dirigente.  El relato trata de Boris Godunov, zar de Rusia durante el siglo XVI, su conciencia culpable por el asesinato de quien debía gobernar en vez de él, la relación con sus hijos y su muerte, así como de Dimitri, un noble falso y fugitivo, sus relaciones con la princesa Marina y su pretensión al trono. Gran protagonista es el pueblo ruso, maltratado por los cambios políticos, obligado a alegrarse y vitorear cuando lo ordenan los soldados, deshecho por salvajes actuaciones de una justicia burda, y de donde surge la patética figura del Idiota, que lamenta la infelicidad de Rusia. El gran artífice de esta brillante presentación, una de las mejores que han engalanado el escenario del Municipal, fue el director de escena argentino Hugo de Ana, de fama mundial y que esta vez en Chile fue quien sacó adelante con insuperable calidad, no sólo su labor de regisseur o director de escena, ya que además supo administrar globalmente, toda la parte técnica que rodeó la puesta en escena de esta versión de la obra de Mussorsgky, o sea, la escenografía, el vestuario y la iluminación.  De Ana, quien ha estado varias veces en Chile, el año pasado se lució con el Macbeth de Verdi y que fuera del continente ha sido galardonado con premios como el Premio Abiatti de la crítica italiana, por Don Carlos de Verdi, el año 2001, por el estreno en el Teatro Real de Madrid. En el 2002 obtuvo el Opera Award por La Fuerza del Destino de Verdi y el 2004, por el Fausto de Gounod. Ultimamente muestra con orgullo la regie en la Arena de Verona, de obras como La Traviata de Verdi, en la apertura de la temporada y posteriormente, El Barbero de Sevilla.  Un zar asfixiado por la culpa Esta magistral ópera, basada en el drama homónimo de A. Pushkin, fue estrenada en 1874 en San Petersburgo. Se la considera la más grande, completa y profunda de todo el repertorio ruso y con el tiempo ha llegado a ocupar un lugar privilegiado en la lírica universal. El verdadero protagonista es el pueblo ruso, doliente y sometido – representado aquí por el coro-, víctima de juegos de poder y ambición de la clase dirigente.

El relato trata de Boris Godunov, zar de Rusia durante el siglo XVI, su conciencia culpable por el asesinato de quien debía gobernar en vez de él, la relación con sus hijos y su muerte, así como de Dimitri, un noble falso y fugitivo, sus relaciones con la princesa Marina y su pretensión al trono. Gran protagonista es el pueblo ruso, maltratado por los cambios políticos, obligado a alegrarse y vitorear cuando lo ordenan los soldados, deshecho por salvajes actuaciones de una justicia burda, y de donde surge la patética figura del Idiota, que lamenta la infelicidad de Rusia. Magnífico vestuario El vestuario de esta ópera estuvo constituido por más de 300 prendas elaboradas con finas telas y pedrería, imitando lo más verazmente posible la lujosa moda de la corte rusa del siglo XVI. Para ello se encargó su fabricación a la casa italiana Tirelli Costumi (www.tirelli-costumi.com), responsable de la realización del vestuario de películas como El nombre de la rosa, Alicia en el país de las maravillas, María Antonieta, La edad de la inocencia; y exitosas series, como The Tudors. Su excelencia le ha merecido 14 Oscares y 24 nominaciones.

Yendo al reparto tanto de la ópera internacional como de la versión estelar, ambos elencos mostraron voces sobresalientes. Destacando el aporte de los cantantes rusos, damas y varones, tanto en la parte vocal como actoral. Asimismo hay que mencionar el grado de profesionalismo, tanto de los solistas chilenos como del Coro del Teatro Municipal, una vez más conducido por Jorge Klastornick y que representando al pueblo ruso, tuvo una participación de excelencia. Lo mismo, el pequeño aporte que significó la participación del Coro de Niños del Colegio “The Grange School”.

El desafiante rol de Boris Godunov fue interpretado por el italiano Roberto Scandiuzzi, considerado como uno de los mejores bajos del mundo. El ofreció un zar de gran presencia escénica, teatralmente perfecto al mostrar su íntimo sufrimiento por el drama que afronta, destacando su monólogo del Reloj y la escena de su muerte. También hay que alabar su manejo perfecto del idioma ruso, algo no menor. En el elenco estelar, la actuación y el canto del ruso Alexei Tikhomirov, como el Zar, resultaron realmente impresionantes. Fue la gran figura a través de toda la obra y se ganó una ovación de parte del público al cierre de la presentación. El rol de Marina Mnishek, permitió el lucimiento de la mezzoprano, Anna Victorova, fina y elegante, con una destacada participación en el tercer acto, en especial el duo con el tenor Mikhail Gubsky, brillante en todo el sentido de la palabra. Correcta y con buenos momentos también, la Marina del segundo elenco, Alina Shakirova.  La posadera de la mezzosoprano Claudia Godoy, lució su dulce voz en el cuadro segundo del acto inicial El elenco fue completado por Miriam Caparotta, Diletta Rizzo Marin, Lina Escobedo, Maxim Paster, Vitaliy Bilyy, Ain Anger, Mikhail Gubsky, Alexander Teliga, Pablo Ortiz, Claudia Godoy, Exequiel Sánchez, Carlos Guzmán, Pablo Oyanedel, Leonardo Navarro, Cristián Moya y, Arturo Jiménez, todos muy bien en sus roles y en sus voces. En el elenco estelar, participaron Alexey Tikomirov, Alexey Antonov, Oleg Balashov, Alina Shakirova y Dmitri Ovchinnikov, sin desentonar con el resto.

La dirección musical de la Orquesta Filarmónica estuvo a cargo del maestro ruso Alexander Chudovsky, quien le sta en escena y ones era un goce para el oo de los actores-cantantes del elenco estelasacó gran partido tanto a sus excelentes dirigidos, los músicos, como de los actores-cantantes del elenco internacional e igual cosa vale para el chileno José Luis Domínguez, en la plantilla estelar.  El Coro del Teatro Municipal, dirigido por el maestro Jorge Klastornick, jugó un papel fundamental, representando al pueblo ruso, gran protagonista de esta ópera y lo hizo en forma brillante a través de toda la ópera. Cada una de sus intervenciones era un goce para el oído de los espectadores.  Esta producción luego partirá para Italia para ser puesta en escena y representada en el Teatro Massimo de Palermo.

Teatro Massimo: in anteprima la stagione 2012 di opere e balletti

Foto: Teatro Massimo di Palermo

Il Consiglio di Amministrazione del Teatro Massimo ha approvato il programma delle attività artistiche 2012: come sempre otto opere e due balletti, cui si aggiungono una ricca programmazione sinfonico-corale con solisti ospiti di fama internazionale e una rassegna parallela interamente dedicata agli studenti. «I più recenti traguardi pongono indiscutibilmente il Massimo come esempio gestionale per tutti i Teatri italiani – sottolinea il sovrintendente Antonio Cognata –, e ci spingono a continuare anche sulla medesima linea programmatica e artistica che ha già portato risultati di rilievo, grazie al connubio fra titoli di repertorio e rarità. Pur in una non facile congiuntura, è entusiasmante registrare la crescita delle prenotazioni dall'estero e il favore della critica di settore che riconosce l'alto livello delle nostre produzioni, senza contare l'aumento di contatti con i maggiori teatri internazionali, per portare a Palermo spettacoli di primo piano del panorama teatrale e per esportarli da Palermo verso altre platee. Il Teatro Massimo crede che questi risultati possano essere un vanto per l'intera città e dalla città si aspetta un segnale forte di partecipazione non solo sotto forma di presenze in sala ma anche di adesione e sostegno a un progetto culturale moderno e alieno da qualsiasi faziosità».

È frutto di una prestigiosa coproduzione internazionale lo spettacolo per il titolo inaugurale La damnation de Faust di Hector Berlioz (22-29 gennaio): un allestimento realizzato insieme alla English National Opera e alla Vlaamse Opera che porta la firma di una celebrità come Terry Gilliam, geniale innovatore del linguaggio televisivo, cinematografico e teatrale postmoderno – per la prima volta impegnato nell'opera – membro americano dei Monty Phython, fantasioso e irriverente regista di film come “Brazil” (1985), “Le avventure del barone di Münchausen” (1988), “La leggenda del Re pescatore” (1991 - Leone d’Argento a Venezia), “L’esercito delle 12 scimmie” (1995 – con Bruce Willis e Brad Pitt), “Paura e delirio a Las Vegas” (1998), “I fratelli Grimm e l’incantevole strega” (2005), “Parnassus. L’uomo che voleva ingannare il diavolo” (2009). La traviata di Giuseppe Verdi (22-28 febbraio), L’elisir d’amore di Gaetano Donizetti (10-19 giugno) e Madama Butterfly di Giacomo Puccini (18-25 settembre) costituiscono il nucleo tradizionale della Stagione, cui si aggiunge un altro capolavoro meno frequente di Giuseppe Verdi, I due foscari (27 novembre – 2 dicembre), opera che andrà in scena per la prima volta al Teatro Massimo. A un titolo cardinale del teatro d’opera tardo romantico come l’imponente Boris Godunov di Modest Musorgskij (24 marzo – 1 aprile), affresco corale di forte impatto scenico e rilevante impegno produttivo, si affianca la prima italiana di Der König Kandaules di Alexander Zemlinsky (16-22 maggio), trama mitologica d’amore e tradimento, trasposta da André Gide sull’originale di Erodoto; quindi un raffinato e surreale dittico francese costituito da L’heure espagnole e L’enfant et les sortilèges di Maurice Ravel (16-23 ottobre). La proposta di opere meno note suscita l'attenzione del pubblico più esigente e avvezzo al teatro nonché quella della critica internazionale che da alcuni anni premia l’impegno e lo sforzo produttivo del Teatro Massimo nei confronti di queste scelte artistiche. Inoltre, dall'analisi delle passate Stagioni, è emerso che le proposte contemporanee riscuotono anche una particolare attenzione da parte del pubblico dei più giovani, arricchendo ulteriormente l’offerta che il Teatro dedica loro. Per i due consueti appuntamenti con la danza, il corpo di ballo – già impegnato in alcuni titoli operistici – sarà protagonista di due capolavori come il sontuoso Excelsior (19-22 aprile) su musiche di Romualdo Marenco e coreografia di Luigi Manzotti e il virtuosistico Don Quichotte (20-23 dicembre) con le musiche di Ludwig Minkus e la coreografia di Marius Petipa. Come accade ormai da alcuni anni, i dettagli sulla programmazione 2012 e sulla relativa campagna di rinnovo e acquisto degli abbonamenti, saranno resi noti in autunno, sabato 8 ottobre alle ore 11 nella Sala Grande del Teatro, con una presentazione aperta alla città.

Si delinea così un uno dei cartelloni più ricchi della produzione lirica italiana: un effetto concreto dei risultati gestionali di questi ultimi anni – è di 1.217.707 euro l'attivo di bilancio 2010 – frutto della riorganizzazione del lavoro e della scrupolosa analisi e ottimizzazione delle spese, a fronte di un crescente aumento della produttività individuata nelle serate di spettacolo valide ai fini dell’assegnazione della quota FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). In questi anni, avendo ottimizzato la produzione secondo i parametri fissati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, il Teatro Massimo è fra quelli che hanno più aumentato il punteggio relativo alla produzione. Nonostante tutto, il Teatro deve registrare ancora una volta una drastica riduzione dei contributi pubblici – ben 5 milioni in meno rispetto al 2009: la condotta del Teatro Massimo, seppur rappresenta un modello sostenibile (tanto più se correlato al panorama locale avaro di investimenti privati), non potrà da sola sopportare ulteriori diminuzioni o suddivisioni non premiali se non a discapito della produzione e a forte rischio per la stabilità occupazionale.

La programmazione del Teatro Massimo per la Stagione 2011 riprenderà invece subito dopo le ferie di agosto con alcuni degli spettacoli più attesi dell'anno: “Tosca” di Puccini (18-25 settembre) diretta da una giovane star quale è l’israeliano Omer Meir Wellber. Quindi sarà la volta di un titolo per i 150 anni dell’Unità d’Italia, “Il trovatore” di Verdi (18-26 ottobre) con la direzione di Renato Palumbo. Poi “Carmen” di Bizet (18-25 novembre) in una nuova produzione con la regia di Calixto Bieito, fra i più noti, controversi e stimolanti artisti del momento. Chiuderà la Stagione 2011 il balletto di Čajkovskij “Lo schiaccianoci” (20-23 dicembre). Fitto il calendario dei concerti (fra cui quello dei giovanissimi componenti la Sinfonica “Simon Bolivar”) e delle attività per gli studenti con la ripresa dello spettacolo dedicato a Giuseppe Verdi e all'Unità d'Italia, Bianco Rosso e Verdi che nel 2010 ha ottenuto il prestigioso Premio Abbiati dell'Associazione Nazionale Critici Musicali.

STAGIONE 2012

Hector Berlioz La damnation de Faust (22-29 gennaio)

Giuseppe Verdi La traviata (22-28 febbraio)

Modest Musorgskij Boris Godunov (24 marzo – 1 aprile)

Romualdo Marenco Excelsior (19-22 aprile)

Alexander Zemlinsky Der König Kandaules (16-22 maggio)

Gaetano Donizetti L’elisir d’amore (10-19 giugno)

Giacomo Puccini Madama Butterfly (18-25 settembre)

Maurice Ravel L’heure espagnole e L’enfant et les sortilèges (16-23 ottobre)

Giuseppe Verdi, I due foscari (27 novembre – 2 dicembre)

Ludwig Minkus Don Quichotte (20-23 dicembre)


















Murió el barítono Cornell Macneill 1922 – 2011

Alicia Perris

Se ha marchado Cornell Macneill pasajero del Teatro ColónAunque llevaba retirado muchos años debido a una enfermedad cardíaca que hizo aconsejable una vida más reposada, todo el mundo recuerda a Cornell Macneil como uno de los mejores barítonos del siglo XX. Especialmente en Buenos Aires, donde cantaba en 1968 Pagliacci robándole horas al abono constante que parecía tener con el Met de Nueva York. Eran los años en los que por el Teatro Colón de Buenos Aires triunfaban Grace Bumbry, Joan Carlyle, Piero Cappuccilli, Richard Tucker, Montserrat Caballé, Regine Crespin, Jerome Hines, Joan Sutherland y tantos otros artistas de bandera. Grandes tiempos para la ópera, los de verdad, no como estos de ahora, que los nostálgicos consideran justamente lo contrario: “malos tiempos para la lírica”, se recuerda muy a menudo en España, haciéndolo extensivo a todos los campos de la vida cotidiana, no solo al de la música. MacNeil había nacido el 24 de septiembre de 1922 en Minneapolis, Estados Unidos y falleció el pasado 15 de julio en Virginia, pero se radicó una temporada en Roma, con su primera mujer y todos sus hijos. Nada parecía presagiar que un niño asmático pudiera convertirse en un cantante notable, con una expresividad enorme, una gran voz y un sentido teatral que hacía que dotara de emociones únicas cada uno de sus roles. Nada, salvo que su madre, cantante también, hubiera estudiado con Ernestine Schumann-Heink y que él mismo tomara lecciones con Friedrich Schorr en la Hart School of Music en Hartford como becado. Algunos cuentan que su debut tuvo lugar en 1953, en la New York City Opera con el Germont de Traviata, pero también cantó en La Scala el Carlo de Ernani por primera vez, recomendado por Giuseppe di Stefano. Sus comienzos en el Met fueron con Rigoletto, de Verdi, papel que cantó más de un centenar de veces. Esta es la trayectoria de un barítono que fue también Boccanegra, Macbeth, Nabucco, Falstaff, Iago, Amonasro y Scarpia. También se pudo disfrutar de su buen hacer en Mahagonny y óperas como El Cónsul o Così fan tutte. Su fantástica proclividad y elegancia para interpretar con acierto ópera italiana, después de que, según confesó, se dedicara con ahínco a estudiar la lengua de Dante, era proverbial.  A su vida no le faltaron aventuras. Ni a su carrera artística. Una de sus anécdotas de batalla relata su enfrentamiento con el temible público del Reggio de Parma, a raíz de su defensa de la soprano, Luisa Maragliano, abucheada antes del instante en que MacNeil tenía que comenzar el “Eri tu”. El encuentro se saldó con un nada pírrico “Basta, cretini!”, por parte del cantante, que lo dejó a él y a su familia en una situación comprometida en la pequeña ciudad melómana que se conoce por la fiereza con que defiende la calidad de su teatro y sus representaciones. Ahora que definitivamente se apagaron su talento y su vida, que no su recuerdo, seguro que alguno de los habituales que tuvieron el placer de escucharlo, alza una copa para que en la dimensión en que se encuentre, donde sea, siga teniendo el privilegio de cantar.

Monday, August 1, 2011

Stresa Festival 2011 Meditazione in Musica

Foto: Andrea Sacchi KS

Renzo Bellardone

STRESAFESTIVAL 2011 Meditazioni in Musica. Leggiuno –Eremo di Santa Caterina del Sasso – Venerdì 30 – Sabato 30 luglio ore 20,30 SUITE PER VIOLONCELLO SOLO – DAVID GERINGAS. Suite n. 4 in mi bem.magg.BWV 1010, n. 2 in re min BWV 1008, n. 6 in re magg. BWV 1012


La strada più armoniosa per giungere ai più elevati altari della spiritualità è certamente quella che si realizza con l’ascolto della musica e, nell’incantevole Eremo di Santa Caterina del Sasso a Leggiuno con le note bachiane che scaturiscono dal violoncello di David Geringas il momento d’ascolto è pura elevazione spirituale. L’attacco è deciso e veloce per inseguire poi tempi più sereni che si manifestano poeticamente man mano che l’arco scivola sulle quattro corde del Guadagnini 1771. L’arte della toccata e della fuga fantastica trovano naturale habitat in questa partitura che neppure degnata di uno sguardo, viene comunque tenuta aperta dal concertista, quasi in una ricerca di comunione tattile con essa. La più che salda tecnica presentata, fa immaginare che Gerigngas possa suonare in prima lettura qualsiasi composizione con acquisita agilità, ormai spontanea, da far dimenticare la lunga dedizione allo studio.  L’altra sensazione percepita è che, essendo anche direttore d’orchestra, stia dirigendo se stesso in una sorta di eclettica e perfetta sovrapposizione di ruoli. Fatto sta che spande suoni di pura bellezza e di trasparenze. All’orecchio giungono echi di campane lontane, e suoni di ruscelli in piena. Qualcuno dice che il ‘dopo Bach’ non sia che una rilettura; pur condividendo o negando tale affermazione, non si può in ogni caso sottacere che la struttura stessa delle sue suites è stata poi ripresa da gruppi moderni come i Jethro Tull, i Pink Floyd, i Genesis o i Beatleas stessi, nella ricerca perpetuata –seppur con sensibilità contemporanea- di riproporre sensazioni di forte avvolgimento e coinvolgimento emotivo. Tornando a Geringas, ha incantato anche nei generosi bis concessi: John Corigliano, “Fancy on a Bach air” , “Preludio della Suite n. 1”, ed un arrangiamento di Pablo Casals su melodia popolare, riuscendo a trarre sonorità indistinguibili dalla voce umana tanto che, vittime della straordinaria illusione polifonica, alcuni sguardi vagano alla ricerca del soprano nascosto …..ovviamente però solo tra il legno e le corde dello strumento prezioso. A proposito di corde, la suite n 6 è stata composta per violoncello a 5 corde e Geringas, coerentemente, ha utilizzato una copia olandese del Guadagnini, ricostruito appunto con le 5 corde.  Allemanda e Sarabanda si alternano a Corrente e Giga in una magica polifonia ancor più enfatizzata dalle pareti della chiesa che ha ospitato l’impalpabile, ma percettibile magico momento di condivisione di bellezza spirituale. La Musica vince sempre.

Candide de Voltaire/Bernstein aligera el verano musical de El Escorial, España

Fotos: Jaime Villanueva

Alicia Perris

Candide, opereta en español en dos actos de Leonard Bernstein (1918-1990) sobre una novela de François Marie Arouet (1694-1798), más conocido como Voltaire, adaptado por Hugh Wheeler. Director de escena y producción: Paco Mir. Director musical: Manuel Coves. Director del Coro: Félix Redondo. Coréografo: Francesc Abós. Reparto: Narrador/Pangloss: Jordi Bosch. Candide: Antoni Comas. Cunegunda: María Rey-Joly. Anciana/ Baronesa: Eva Diago. Paquette: Anna Mateo. Maximilien: Axier Sánchez. Barón, juez, arzobispo, español, Vanderdendur, gobernador: Juanma Cifuentes. Pangloss suplente, oficial, mendigo, inquisidor, judío, español, padre Bernard, recaudador: Xavier Ribera-Vall. Capitán, Martín, Crook y el hombre “pajaritos”: César San Martín. Joven Orquesta y Coro de la Comunidad de Madrid (JORCAM). 29 de julio de 2011.

Candide ou l´optimisme fue una obra portentosa ya en el siglo XVIII, cuando la escribió Voltaire, su autor, para poner en cuestión las teorías filosóficas de Leibniz, ese halo de confianza pese a todo, ese intento de mirar con buenos ojos hasta lo imposible y desastroso, lo abyecto y vil, lo malvado, que en nuestros días y por estos lares recibió el poco apropiado apelativo de “Buenismo”. Tanto desconfió Voltaire de que la obra fuese bien recibida y tantos problemas tuvo el filósofo de las Luces en su tiempo con su vida y producción, que firmó la novela con el seudónimo de “Monsieur le Docteur Ralph”.  En la Alliance Française de Buenos Aires, cuando estudiábamos con ahínco una lengua que ahora se bate en retirada, ¡ah, pero qué gloriosa retirada, que historia y qué trayectoria!, Candide formaba parte de la literatura al uso, ésa que se leía con placer y se preguntaba invariablemente en los exámenes: en la capital argentina por entonces, éramos hijos irrefutables de la Enciclopedia y sus filósofos. Aunque ya empezábamos a darnos cuenta de que no vivíamos “en el mejor de los mundos posibles “y que no “tout est au mieux” y sobre todo de que había cosas que se podían mejorar.
En aquellos tiempos el personaje de Voltaire y su preceptor, el Doctor Pangloss nos fascinaban a todos, como Cunegunda, la dudosa pretendiente y novia ideal. Ahora desfilan todos por el Teatro Auditorio de San Lorenzo de El Escorial en una puesta con un trabajo actoral y un despliegue escénico que resultan poco frecuentes de ver.  La obra resulta una maravilla de esfuerzo, de delicadeza y dedicación teatral, con unos cantantes que son también grandes actores y actrices, porque además de ser talentosos están bien dirigidos y la supervisión artística sabe con claridad a qué puerto quiere llegar con cada gesto, con cada voz y cada escena. La partitura de Leonard Bernstein, el que fuera uno de los más internacionales directores de la Filarmónica de Nueva York , conocido por sus Conciertos para jóvenes en la televisión de los años 60, autor también de West Side Story y Un día en Nueva York, es ágil, refrescante y hace una buena pareja con el texto, satírico, pícaro y concluyente: visto lo visto y ante tanto desatino existencial, el hombre debe ocuparse de su propio destino (“il faut cultiver notre jardin”), o como dijeron en la versión del Escorial: “hay que trabajar”. Candide fue condenada en Ginebra por su lucidez, cómo no y su combate indesmayable contra la intolerancia, el fanatismo religioso y la falta de entendimiento de la razón a favor del uso y abuso de la fuerza bruta, la guerra y la violencia. Puro siglo XVIII. La orquesta y coro de jóvenes suena fenomenal, ajustada, con motivación, encendida. Son puro entusiasmo. La propuesta de Paco Mir rezuma teatro por los cuatros costados, sin caer en la pedantería ni en la falta de acercamiento a un público variado, como el que llena la sala en época estival, a mitad de camino entre las piscinas y los cursos de verano de la Universidad. Muy bien Jordi Bosch en Pangloss, Antoni Comas redondea un Candide omnipresente y exigido en lo vocal y actoral. La novia eterna del protagonista tiene en María Rey-Joly una cantante excelente, bella, con una técnica vocal cuidada y sugerente y dando siempre lo mejor de sí misma en una ópera larga y compleja a pesar de las apariencias de supuesta frivolidad. Es deliciosa, como Anna Mateo en Paquette. Segura y contundente, creativa, Eva Diago como la anciana. Muy convincente y lleno de recursos Juanma Cifuentes. Muy bien también Xavier Ribera-Vall en sus múltiples papeles e igual César San Martín. El público, que llenaba el teatro y que en ocasiones hizo dos horas de carretera, ida y vuelta a Madrid para disfrutar del espectáculo, aplaudió entusiasmado y ésta tal vez sea la mejor prueba de que, en este caso sí, “las cosas bien hechas bien parecen”.

Diego Torres obtiene gran éxito con su show estilo rockero en Chile

Foto: Diego Torres en concierto

Johnny Teperman

Con un show más rockero, lleno de energía y con una pantalla gigante full HD, el popular cantautor y actor argentino Diego Torres (Diego Caccia Torres) se presentó con gran éxito ante más de 6 mil asistentes en el Movistar Arena de Santiago, en una noche donde los asistentes y la estrella trasandina se unieron en un verdadero coro universal.  “Han pasado 5 años…mucho tiempo…prometo no esperar tanto para regresar a tocar a mi querido Chile, gracias por esperarme, pueden confirmar que volveré pronto” señaló a la multitud reunida en un concierto- que duró dos horas- y que equilibró momentos donde las baladas emocionaron a los asistentes (“Sé que ya no volverás” y “La Última Noche”) e instantes más acelerados como “No lo Soñé”, “Deja de Pedir Perdón”, “Tratar de Estar Mejor” y “Sueños”, ¡Que levantaron a todos de sus sillas! Claro está, no faltaron “Color Esperanza” y “Penélope” sin duda las más aplaudidas de la noche. Torres bromeó con el público, tocó la guitarra, el piano, improvisó e incluso bailó durante las 25 canciones que conformaron el show, haciéndose así cómplice de íntimos instantes o provocando una fiesta como cuando interpretó el himno de la pasada Copa América: “Creo en América”, que sonó potente en la voz del carismático astro trasandino y de los sonidos autóctonos latinoamericanos que tan bien la acompañan.  El show fue la presentación en vivo de su nuevo disco ”Distinto”, que sumó, a los 20 años de carrera de Torres, dos nuevos éxitos a su extenso catálogo “Guapa” (cantada al piano) y “No Alcanzan las Flores” con su inseparable guitarra. La placa (éxito internacional de ventas) adquirió una nueva fuerza en vivo, confirmando que es su mejor producción a la fecha.  La sorpresa más grande de la noche fue cuando Diego interpretó covers de "The Commodores", tales como “Easy”; para luego dar paso a “Smooth Criminal”, “The Way You Make Me Feel” y “Beat It” de Michael Jackson, versiones que sorprendieron a todos, tanto la selección del tema como por sus habilidades para desarrollarse en dicho idioma. El artista abandonó al día siguiente esta capital, para prepararse para una serie de conciertos en Argentina.