Nella cornice medievale della Chiesa di S. GottardotornaIncontri Asolani, il festival internazionale di musica da camera alla suaquarantaduesima edizione,che ogni anno porta adAsoloalcuni dei migliori musicisti dell'Italia e del mondo. Sei concerti distribuiti nella prima metà di settembre (1/14 settembre 2020 alle 20,45) durante i quali, dopo il silenzio degli ultimi mesi, potremo tornare a sentire la vibrazione della musica dal vivo.
Il mio canto, liberoè il titolo del primo concerto, che si terràmartedì primo settembree vedrà il tenore inglese Ian Bostridge e la pianista italiana Saskia Giorgini proporci una scelta di Lieder di Beethoven e di Schubert. Un'incursione nel lato più intimo, lirico e magico del compositore di Bonn e nell'inconfondibile intensità della poesia sonora di Schubert, rintracciata in alcuni capolavori e in altri Lieder meno noti.
Sarà poi la volta di una formazione non molto comune, il sestetto d'archi e di due grandi brani ad essa dedicati: ilSestettoop. 85 di Strauss e il fantasiosoSouvenir de Florencedi Čajkovskij, che coniuga la cantabilità italiana con il furore ritmico del folklore russo. A suonare,giovedì 3 settembre, sarà una compagine internazionale che comprende Klaidi Sahatçi e Elisa Spremulli ai violini, Vladimir Mendelssohn e Daniel Formentelli alle viole ed Enrico Dindo e Luigi Puxeddu ai violoncelli.
Sabato5 settembreavremo poi l'opportunità di dare uno sguardo alla storia musicale veneta e a uno dei suoi protagonisti nel '700.Tartini, la morte e il diavoloè un itinerario narrativo a cura di Sergio Durante che ci porta a ripercorrere la vita e il pensiero dello scopritore del «terzo suono». La voce narrante sarà quella diRoberto Citran; ascolteremoFederico Guglielmoal violino solista insieme all'Arte dell'Arco a cui si uniranno Diego Cantalupi al liuto, Francesco Galligioni al violoncello e Roberto Loreggian al clavicembalo.
Chiesa di San Gottardo - Asolo
Un'altra voce, quella diElio, e un altro viaggio nel tempo, ma questa volta nella Vienna del XIX secolo: questi gli ingredienti del successivo appuntamento dimarcoledì9 settembre. Ci ritroveremo al Teatro di Porta Carinzia, tra l'impresario Barbaja, il vecchio Salieri, l'ormai famoso Beethoven, l'ancora sconosciuto Schubert e il ricordo di Mozart. E ascolteremo alcune delle loro musiche con un quartetto vocale proveniente dall’Accademia di Osimo, il violoncello diEttore Paganoe il fortepiano diAlessandro Benigni.
Armonie liquide, riflessi d’acqua e chiari di luna sono lo scenario sonoro del concerto divenerdì 11 settembre, che vedrà la pianista venezianaGloriaCampanerdare vita ad alcune delle più suggestive musiche notturne dell'Ottocento e del Novecento. Il programma spazia dalNotturnodi Respighi alla sonataAl chiaro di lunadi Beethoven, dai preludi di Chopin e di Debussy fino aWasserklavierdai meravigliosiSix encoresdi Berio.
Di nuovo un'atmosfera viennese per l'ultimo concerto,lunedì 14 settembre, durante il quale avremo modo di ascoltare una compagine di livello eccezionale: ilPhilharmonic String Quartet, formato dalla giovane generazione di musicisti dei Berliner Philharmoniker. Un itinerario nella prima scuola di Vienna e nella sua forma più intima e sperimentale, quella del quartetto d'archi. Tre quartetti di Haydn, Mozart e Beethoven per chiudere questa rassegna piena di storia, di voci e di poesia.
Incontri Asolani, XLII Festival Internazionale di Musica da Camera 2020è realizzato con il sostegno diMIBACT,Regione Veneto,Comune di AsoloeParrocchia Di Asolo.Asolo Musica ringrazia per il fondamentale sostegno ilGruppo Pro-Gest,Hausbrandt Trieste 1892,Centromarca Banca,Tenuta 2castelli.
Biglietti€10 ridotto giovani under 26 €20 soci Asolo Musica €25 intero Online (www.boxol.it)
INCONTRI ASOLANI
XLII Festival Internazionale di Musica da Camera 2020
1 /14 settembre 2020 Asolo, Chiesa di San Gottardo ore 20.45
Il calendario
Martedì 1 settembre
IL MIO CANTO, LIBERO
Ian Bostridge, tenore
Saskia Giorgini, pianoforte
Beethoven e Schubert
Giovedì 3 settembre
SOUVENIR DE FLORENCE
Klaidi Sahatci e
Elisa Spremulli, violino
Vladimir Mendelsshon e
Daniel Formentelli,viola
Enrico Dindo e
Luigi Puxeddu, violoncello
Strauss e Tchaikovsky
Sabato 5 settembre
TARTINI, LA MORTE E IL DIAVOLO
Versione per attore ed ensemble da camera
di Sergio Durante
Roberto Citran, voce narrante
Federico Guglielmo, violino
L’arte Dell’arco
Diego Cantalupi, liuto
Francesco Galligioni, violoncello
Roberto Loreggian, cembalo
Mercoledì 9 settembre
NELLA VIENNA DI BEETHOVEN/1
Elio, voce narrante
Zuzanna Klemań́ska, soprano
Nutsa Zakaidze, mezzosoprano
Matteo Torcaso, baritono
Ettore Pagano, violoncello Premio Salieri 2019
Alessandro Benigni, fortepiano
Testo di Vincenzo De Vivo
Mozart, Salieri, Rossini, Beethoven
in collaborazione con l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo
Sempre con spirito di offerta al pubblico
festivaliero, lo Stresa festival ha programmato anche delle esibizioni
pomeridiane: in questo caso presso le sale dell’Hotel Regina Palace, dove in un
programma eclettico e ricco di variazioni e colori è presentato da un grande pianista italiano :
Pietro De Maria.
Beethoven –
Sonate per pianoforte Stresa Festival,
21 agosto 2020 Hotel Regina Palace L.V. BEETHOVEN, Sonata op. 2 nn. 1
e 2; op. 10 n. 2; op. 14 n. 2; op. 111 Questo concerto rientra nell’area
tematica Beethoven 2.0Note di salaPietro De Maria,
pianoforte
Il pianista di questo pomeriggio, Pietro De Maria,vanta
la vincita di Premi prestigiosi, quale il premio Critica al Concorso
Tchaikovsky di Mosca nel 1990, Il Primo premio al Dino Ciani sempre nel 1990 e
nel 1997 gli è stato assegnato il premio Mendelsshon di Salisburgo; accademico
di Santa Ceciclia, insegna al Mozartmuseum di Salisburgo. Fin dal primo tocco spicca la salda tecnica
acquisita certamente con dedizione, studio e passione. La partitura non semplice prevede virtuosismi
all’inverosimile che il solista rincorre con cromatismi brillanti e da cui traspare
continuamente l’animo sensibile dell’artista. Alla ripresa della seconda parte del concerto
De Maria esprime la dedica di questo concerto al compianto Marcello Abbado, in
giuria, quando giovane aveva presentato e vinto in concorsi, i due brani a seguire:
delicata sensibilità. La carica interpretativa di De Maria è non
comune e riesce a descrivere tutti i sentimenti e le passioni fino alla
‘moderna e contemporanea’ sonata n.32 op 111. La Musica vince sempre
In tempo di Covid 19 il cuore si apre alla speranza, quando un Festival importante come lo Stresa Festival apre le sue porte ai pochi spettatori consentiti ed offre loro un concerto da brividi, tanto è bello, all’ inaugurazione di stagione. Un plauso alla direzione ed a tutto lo staff. Questa 59° edizione del festival porta il titolo di ‘La Gioia dell’incontro’ e mi piace evidenziare che per il pubblico è anche la gioia del reicontro con tutto e tutti quelli che rappresentano il Festival, negli anni divenuto una casa accogliente e sicura che affettuosamente accoglie tutti i suoi spettatori.
Beethoven – In do minore Giovedì 20 agosto, ore 20.00 Stresa, Palazzo dei Congressi
L. V. BEETHOVEN, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37 F. SCHUBERT, Sinfonia n.3 D. 200 Beatrice Rana, pianoforte European Union Youth Orchestra Gianandrea Noseda, direttore
Serata di apertura Questo concerto rientra nell’area tematica Beethoven 2.0 Le luci si abbassano in sala e dopo l’entrata della meravigliosa orchestra Euyo, fa l’atteso ingresso il direttore artistico del Festival e direttore d’orchestra della serata il Maestro Gianandrea Noseda. Da19 anni alla guida artistica del Festival rappresenta la ricchezza dello stesso ed il suo amore per lo Stresa è ampiamente ricambiato dal pubblico che ormai lo attende con entusiasmo ed affetto. Simpaticamente esordisce sempre con un saluto ed in questo caso accenna a Beethoven che attraverso la musica ha sempre ricercato la verità e la bellezza, terminando con l’annuncio della solista Beatrice Rana che musicalmentedefinisce un dono del cielo. Beatrice Rana, che di L. V. BEETHOVEN interpreta il Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37 è una giovane salentina, pianista di fama mondiale apprezzata dalla recensioni del New York Times, mentre la Bbc l’ha nominata New Generation Artist. Cavaliere della Repubblica, Beatrice Rana è una luminosa donna bruna, orgogliosa di sentirsi frutto della scuola italiana, eccellente e gratuita. Dopo essersi già esibita al Musikverein di Vienna, al Philharmonie di Berlino, alla Scala di Milano ed alla Carnegie Hall di New York, approda allo Stresa Festival per l’inaugurazione del cartellone 2020. Tocco rapido ed intenso che con leggerezza diviene fortemente comunicativo creando una sorte di dolcezza e suspense. Considerata la sua giovane età viene da pensare: ma per essere brava così, quanto studia???? E’ calamitante ed ipnotizzante e ad ascoltarla si capisce quanto intendeva il Maestro Noseda all’inizio. L’Orchestra Euyo ricostruita con ‘vecchie (ma giovanissime) glorie’, seppur ovviamente in forma ridotta, mi entusiasta sempre: il sorriso, la freschezza e l’impegno creano un risultato di tutta eccellenza che senza tema di contraddizione, emula veramente le più grandi orchestre sinfoniche. Esprimono tecnica apprezzabile, impegno e voglia di musica, emanando davvero la gioia dell’incontro con la musica, con il pubblico ed in questo caso con Noseda, già loro direttore nel 2015 a Stresa. Il maestro Gianandrea Noseda, con il consueto gesto molto ampio e descrittivo, interagisce con ‘i ragazzi’ inmodo amorevole, come se li coccolasse uno ad uno e loro rispondono con la stessa consapevolezzagioiosa di essere li a suonare diretti da lui. Se con Beethoven molta dell’attenzione è stata rivolta alla solista, con Schubert l’attenzione è tutta rivolta a questa magnifica orchestrache, con Noseda, sa estrapolare sonorità stratosferiche, paesaggi, umori e sentimenti variopinti in una pagina poetica e suggestiva. La Musica vince sempre.
La joven soprano suiza Regula Mühlemann, es en la
actualidad una las voces más reconocidas en la interpretación de papeles de
óperas de Mozart, así como del repertorio de música barroca. En su corta carrera ha llegado ya a pisar
importantes escenarios como el de La Scala de Milán, Teatro la Fenice de
Venecia, Zúrich, Berlín y el Festival de Salzburgo, por mencionar algunos;
además de ser una de las pocas artistas que se mantiene activa en la realización
de grabaciones discográficas. Regula aceptó amablemente realizar esta amena
entrevista en la que nos habla sobre su carrera, sobre sus intereses en la
musica y sobre sus grabaciones discograficas.
¿Qué fue lo que te atrajo al canto como
profesión y como fueron tus inicios como cantante?
Creo que un momento clave fue cuando vi
con mi abuela Las Bodas de Fígaro de Mozart en el teatro de la ópera de
Zúrich. La escena en la que aparece
Barbarina sola en escena con su canasta de picnic y sobre todo por su hermosa cavatina,
fue el momento en el que me proyecte con la imaginación sobre el escenario
y pensé que sería bonito hacer también ese trabajo. Formé parte del Lucerne Kantorei (o
Luzerner Kantorei) el coro de la ciudad donde crecí, y desde aquel momento cantaba
también con frecuencia partes de solista.
Era todavía una adolescente y mi maestro en este momento me motivó para ir
más allá de esta afición y para que estudiara canto.
¿Cuáles consideras que han sido tus
primeras, así como tus actuales, fuentes de inspiración?
Tuve diferentes Ídolos; un cantante
diferente para cada disciplina, por lo que escuché muchas grabaciones. Para las arias de coloratura descubrí que
Edita Gruberova era la mejor, para las arias liricas y líneas con legato Kiri
te Kanawa, y para canciones para recitales fue Barbara Bonney. Me gustaba mucho Kathleen Battle y Edith
Mathis, un gran ídolo para mí porque como yo, ella también es de Lucerna. El primer gran paso hacia una carrera fue con
el papel de Ännchen en la ópera Der Freischütz de Carl Maria von Weber que canté
en una película con René Pape, Michael Volle y Juliane Banse con la orquesta
London Symphony Orchestra dirigida por Daniel Harding. El primer CD que recibí
como regalo, también de mi abuela, fue precisamente Der Freischütz con Edith
Mathis cantando el papel de Ännchen, así que ella ha sido una inspiración desde
el primer momento. Tuve un excelente maestro de canto, pero también aprendí mucho
sobre técnica de estas grabaciones. Así
que diría que mis Ídolos fueron también un poco mis maestros.
¿Cuáles momentos consideras que son hitos
y logros importantes en tu carrera?
Ya mencioné uno de ellos, la película de DerFreischütz que fue mi primer trabajo importante. Aún era estudiante y se me
presentó esta oportunidad única. Esta producción fue para mí un referente que
me abrió muchas puertas. Otra cosa importante que me sucedió fue en un concurso
de canto en Suiza, que no gané en ese momento, sin embargo, un miembro del
jurado era el asistente del director del teatro de ópera de Zúrich. Era una
persona muy entusiasta y me invitó a ir a Zúrich. Cuando ese director se convirtió en el
intendente del Festival de Salzburgo me contrató tan solo seis meses después
para ir también allí. Eso fue en mis inicios.
Foto: Guido Werner
En cuanto a logros, te diré que uno fue mi
contrato con Sony Classical, ya que con ellos he grabado hasta hora 4 discos,
que son: Mozart 1, Cleopatra (un álbum
con arias barrocas de Handel y de otros compositores), Canciones de casa (de
compositores suizos y de Schubert) y Mozart 2, que saldrá a la venta el 4 de
septiembre del 2020. ¡Es increíble tener la oportunidad actualmente de hacer grabaciones
de lo que a uno más le guste! También
citaría todos los maravillosos teatros donde me he presentado. Uno de mis
primeros contratos fue una producción en el Teatro La Fenice de Venecia, donde
fue increíble, porque se siente el espíritu de épocas pasadas. Me encanta mucho Italia, donde he cantado
también en Nápoles, en la Scala de Milán y donde estuve en una producción en
Turín. Como también lo han sido los hermosos escenarios de la ópera Estatal de
Berlín, el de la Festspielhaus en Baden-Baden, el de Salzburgo, el Theater and
der Wien de Viena, y ahora en febrero pasado en la ópera de Viena, donde debuté
en el papel de Adina de Elixir de Amor ¡Que escenario que es ese! No quiero tampoco olvidar las maravillosas
giras de conciertos que he hecho a Barcelona (Palau de
la musica catalana), a Paris (Philharmonie), al Lucerne Festival y a la sala de
conciertos Wiener Konzerthaus con Les Arts florissants y la conduccion de William
Christie. Mi gira por Sudamerica con la orquesta Lucerne Festival Strings, de
la cual recuerdo la sala maravillosa sala de conciertos en Frutillar en el sur de Chile, y mis conciertos
en Chicago y “Las Estaciones” de Haydn en Filadelfia
con Yannick Nézet-Séguin el actual director musical del Met.
¿Con que aria o personaje te gustaría
presentarte por primera vez ante un público que no te ha escuchado antes?
Sería con una aria de Mozart, seguramente esa
aria sería la de Susanna de Bodas de Fígaro.
Tu voz es tu instrumento ¿Cómo cantante
como te mantienes en forma?
Cantando es la única forma como entreno mi
voz. Como vaya cantando mejor, trabajo de una manera más precisa y mejoro desde
el aspecto técnico. No he dedicado muchas horas de mi vida haciendo ejercicios
de canto, pero cuando aprendo música nueva música intento cantar de una manera
técnicamente correcta desde el principio. Hace medio año tuve un periodo donde
tuve muchos conciertos, y en aquellos momentos que canté mucho me di cuenta
como se iba desarrollando y fortaleciendo de nuevo. Cantar bien es para mi salud vocal.
Uno de los pilares de tu repertorio lo
componen los papeles de óperas de Mozart ¿Cómo definirías tu relación con las
obras de este compositor y en base a la experiencia que has tenido cantándolas
que enseñanzas o sensaciones te han dejado?
Tengo una aproximación natural con
Mozart. No creo que exista otro
compositor que logre crear un perfil y una personalidad tan adecuada como
él. Claro que trabajó con excelentes
libretistas, pero él puso tanto en su música que allí se puede notar que había
un activo connoiseur de la naturaleza humana. Cada personaje en sus óperas,
sin importar si es principal o menor, posee una personalidad particular y eso
para mí es increíble. Esta precisión me
ayuda a imaginarme situaciones, relaciones y emociones, logrando que todo sea
visible y claro en mi mente. Es algo que se puede experimentar y así la
interpretación musical resulta muy fácil de encontrar. Mozart es “fácil”, natural y honesto, y la
vez creo que esa es la razón por la que al mismo tiempo Mozart puede ser tan
increíblemente difícil de cantar. Si se
intenta hacer trampa, de alguna manera, sea del punto de vista técnico, vocal,
musical o mental, el público lo escuchará y lo notará inmediatamente. Así que
es un gran reto, no importa la cantidad de veces que uno deba cantar alguna de
sus arias, que es además ¡Muy divertido!
Foto: Cardiff
También has profundizado mucho en el
repertorio barroco. En ese caso ¿Cómo describirías la manera o la técnica con
la que cantas este tipo de obras?
El canto barroco es un poco como el
jazz. Para mí es más moderno que el
periodo clásico y romántico, porque hay mucha improvisación y las partituras
son menos precisas en términos de la interpretación. En ese sentido, uno tiene más
libertad, además de que en algunos casos se canta con pocos instrumentos como
acompañamiento, tal y como si fuera una banda. ¡El que se involucra en el
barroco sabe y te dirá que es lo mejor que hay!
En una respuesta anterior hablabas de tu
debut en febrero de este año en el papel de Adina de Elixir de Amor en la ópera
de Viena, aparte de los personajes que ya mencionaste que más interpretas
¿Cuáles papeles consideras que han sido los más exigentes y cuales te han dado
mayor satisfacción interpretar?
Cuando comparo los papeles que he cantado
hasta el día de hoy, puedo decirte que cada papel tiene sus dificultades y que la
comedia me resulta más fácil que la tragedia. Por ejemplo, Julieta, de Romeo y
Julieta de Gounod fue un gran reto para mí por toda la tristeza y el drama que
ocurre en la ópera. Sumergirse en una historia triste sin haberse involucrado
mucho en ella es difícil, pero con cada opera que uno hace se va mejorando.
Para mí personalmente la ‘escena de la locura’ de Julieta y el aria del veneno
fueron muy difíciles. La tristeza es más fácil de cantar que la ira, y uno debe
cuidar de no dejarse abrumar por las propias emociones y mantener los aspectos
técnicos bajo control. Por otra parte,
Adina fue muy divertida, pero lo engañoso de este papel es que su aria – o su
momento más importante- llega hasta el final de la ópera. Con relación a la
mayor satisfacción que haya tenido, simplemente basta con ver la variedad de
repertorios, compositores y personajes que he interpretado para responder esa
pregunta.
¿Qué es lo que te gusta y lo que no de tu
trabajo?
¡Yo amo la música! Pero sobre todo amo hacer música con otros. Es
una magia cuando todo se junta al mismo tiempo en los conciertos y en las
funciones de ópera, el proceso, y luego la presentación frente a la audiencia,
así como el intercambio de energías y lo que hace con nosotros. Me encanta
viajar, pero no tanto trasladarme, y me interesa mucho descubrir diversas
ciudades y es un privilegio ver lugares maravillosos con sus salas de concierto
y sus casas de ópera. Lo que no me gusta,
es el viaje mismo, por las horas que uno debe dedicar en aviones y trenes.
Tampoco me gustan mucho los hoteles, y tampoco el hecho de que para viajar deba
alejarme de mi casa y de mis seres queridos. Pero soy consciente que para hacer mi trabajo
tengo que viajar y alejarme de mi casa. ¡Así es como es lamentablemente!
Foto: Toni Sutter - Le Nozze di Figaro - Zurich
¿Como balanceas tu tiempo para abarcar las
producciones de ópera como los conciertos con acompañamiento de orquestas y
recitales que tanto te interesa hacer?
Yo necesito hacer ambos, tanto los
conciertos como la ópera. Por razones musicales, pero también por un aspecto de
mi vida privada. Cuando hago ópera, una producción puede durar hasta dos meses
y eso significa alejarme de mi casa por mucho tiempo. Cuando hago un concierto,
me preparo en casa y llego al lugar del concierto un par de días antes, así me
resulta más fácil el desapego. Amo
también hacer opera, por la actuación, los vestuarios y el escenario; pero poder
alternar ambas cosas es la situación perfecta para mí.
¿Cómo quieres que se desarrolle profesionalmente
tu carrera de cara al futuro?
Nunca hice planes para mi futuro, solo trabajé
mucho en mi voz, acepté todas las oportunidades para cantar e hice audiciones y
entre a concursos, y el resto de lo que me sucedió fue el resultado de ese
trabajo. Acepto lo que hice y eso me ha traído maravillosas oportunidades en la
actualidad, así que estoy ansiosa por ver lo que me depara el futuro mismo.
¿Hay algún papel que sueñas cantar con el
que aún no cuentas en tu repertorio?
Hablando de papeles, diré que no tengo un
papel soñado, y que mi personaje ideal es siempre el que estoy cantando en el
momento. Me encanta el intenso trabajo en la música, el personaje, la
constelación entre los personajes, las escenografías, las historias. Quizás me
gustaría intentar interpretar más papeles del repertorio romántico. Por
ejemplo, voy a debutar Gilda en Rigoletto en dos años, y quisiera también
cantar más Donizetti y Rossini, aunque siempre le seré fiel a mi amado Mozart.
Cuentas con un amplio catálogo de
grabaciones, además de óperas, los tuyos que son: arias de Mozart 1, arias
barrocas de Cleopatra, y tu más reciente Canciones de casa y lied de Schubert. ¿Por
qué consideras importantes hacer grabaciones?
Justo como mencioné en mi respuesta
anterior, no soñé con un papel en particular ni en cantar en ciertos
escenarios, pero siempre quise tener mi propio CD, eso sí. Considero que fui una nerd que escuchaba
todos los discos posibles y pensé que sería algo muy bueno si algún día pudiera
tener mi propio disco. ¡Este si es un sueño que cumplí! Yo elegí con mucho
cuidado el programa de los CDs y me preparé mucho para grabarlos; por lo que
esas grabaciones tienen mucha personalidad. Para el disco de Mozart 1 hice una
lista con todas las arias existentes para soprano compuestas por Mozart, que
equivalían a aproximadamente 23 horas de música, y de allí hice una selección
de las mejores arias o highlights, diría yo, como también hice una lista
de las arias que quisiera grabar cuando tuviera una voz más madura, esto fue en
el 2015. Estas arias son las que en el 2020 grabé en el disco Mozart 2, que
está por salir al mercado. Con el disco de Cleopatra dediqué muchas horas a
leer notas escritas a mano de manuscritos y partituras, tratando de encontrar las
arias más sobresalientes Entre esas se encuentran arias que fueron grabadas por
primera vez. También para el disco ‘Canciones de casa’ invertí la misma
cantidad de tiempo, y ese disco incluye canciones de Schubert y de compositores
suizos que nunca se habían interpretado o grabado, y que yo misma descubrí.
Foto: Martin Foster - Sony Classical / Cleopatra
En base a tu experiencia ¿Cuáles son los
retos a los que te has enfrentado para producir, promocionar y sacar a la venta
CDs cuando la industria discográfica se digitaliza cada vez más y los discos
tienden a desaparecer?
En una época en la que la gente no está
dispuesta a pagar por la música, se hace muy difícil desde todos los ángulos. Los
sellos discográficos, aun los más grandes, dependen de que las orquestas
consigan patrocinadores, porque ellos ya no pueden cubrir los costos completos
de las producciones, y las orquestas también tienen la dificultad de
financiarse para sus temporadas. Pero de alguna forma siempre funciona, porque
afortunadamente también hay personas que tienen los medios financieros para
apoyar a la cultura, y lo mejor de todo es que aún hay mucho interés por la
música clásica. Esto me da la confianza de que siempre habrá soluciones en el
futuro para este tipo de proyectos, porque como sabemos, lo caro no es el CD,
si no su grabación y producción. además, piensa que sin grabaciones no habría
transmisiones ni los streamings que hoy tan de moda están. Así que
esperemos que vuelva algo de la compresión del valor de la música grabada.
¿A qué dedicaste tu tiempo durante la
inesperada pausa debido a la situación por la que actualmente estamos
atravesando en el mundo, consideras que sacaste algún provecho?
Estuve muy ocupada antes de recluirme en casa, creo que ha sido el
periodo laboralmente más intenso en mi vida, e inesperadamente, no tenía
nada. Al principio estuvo bien, porque pude
pasar los días sin hacer absolutamente nada. Después comencé a limpiar cada
esquina de mi departamento, a organizar mis cosas y todo lo que pude, pero no sentía
las ganas de cantar. Aprendí a cocinar el
pan amargo, que fue algo difícil, pero una vez que lo logré quedó muy bueno.
También cociné mucho, pero poco a poco fui sintiéndome como una persona
jubilada que había trabajado mucho y que ahora tenía mucho tiempo libre y debía
encontrar un nuevo pasatiempo. Ahora, desde que en Suiza se nos permite
reunirnos en pequeños grupos de personas, he visto a todos mis amigos, a
quienes había descuidado los meses previos.
Fue maravilloso, pero una parte de mí no sentir las ganas de trabajar
durante horas en el piano. Esa parte fue
causo temor porque no sentí las ganas ni la necesidad de ensayar. Ahora lo sé, porque la realidad es que nunca
me ha gustado ensayar, porque requiere de mucho trabajo que no necesariamente
es entretenido. Lo que extraño mucho es hacer musica con otros cantantes,
directores, pianistas, orquestas y eso es lo que en verdad amo y lo que espero
poder volver a hacer pronto. !Espero que sea muy pronto!
Nos podrías
compartir alguna anécdota de algo curioso, raro o divertido que te haya
sucedido en algún escenario o teatro.
No es muy divertido, quizás fue algo
tonto, pero estando en la ópera estatal de Berlín, me comí una manzana. La
manzana era de utilería en la escena principal y después no se utilizaba más. Tenía la boca reseca así que pregunté si me
la podía comer, y después de habérmela comido me provocó una reacción alérgica,
de la cual no sabia antes. Inesperadamente se me hinchó la garganta y tenia
dificultad para respirar. Vino un doctor y tuve que inhalar cortisona o alguna
otra medicina. Durante toda la función estuvo el doctor pendiente, aunque en el
teatro siempre hay uno todos los días que hay función. Antes de entrar por
segunda vez a la escena, cuando tenia que cantar mi segunda aria la inflamación
en mi garganta ya se había reducido, y aunque no estaba completamente bien,
pude cantar, aunque en una versión pianissimo del aria. ¿Qué aprendí de aquello?
Que no hay que comerse la utilería del escenario.
Adina - Elixir de Amor -Viena
Para conocerte un poco fuera de los
escenarios ¿Nos contarías algo sobre ti?
Si, claro.
Soy de Lucerna Suiza y aun vivo en el centro de la ciudad. Es el punto
desde el cual comienzo mis viajes. Soy
una persona muy sociable y me gusta estar rodeada de mi familia y de mis
amigos. También me gusta la buena comida y cuando puedo combinar familia y
amigos con buena comida, ¡me siento en el cielo! Así es como paso mi tiempo
cuando estoy en casa, cocinando y en reuniones con amigos. Antes de ser cantante, me gustaba viajar por
diversas ciudades de Europa. Hoy me gusta la arquitectura, el diseño y el arte,
y es un pasatiempo que me gusta llevar a cabo cuando estoy viajando por
trabajo. Escucho diferentes tipos de
música y voy con frecuencia a conciertos sinfónicos, de jazz, blues pop, rock,
música alternativa y folclórica, así como a la ópera. Creo que la vida es
demasiado buena para limitarse a solo una cosa.
¿Cuáles son tus expectativas y tu visión
futura sobre el mundo de la música clásica y la ópera?
Soy muy positiva y optimista con relación
al futuro. En verdad creo que la gente extraña ir a conciertos y a óperas, y
que cuando puedan volver a hacerlo lo aparecieran aún más. Quizás es ingenuo de
mi parte, pero pensarlo así me hace sentir bien. Aprovecho también para
agradecerte por la entrevista.
Ermione - Teatro San Carlo di Napoli Foto: Francesco Squeglia
Ramón Jacques
Originaria de Roma, la joven soprano italiana Arianna
Vendittelli ha logrado hacer una sobresaliente carrera que la ha llevado a
debutar importantes papeles del repertorio operístico gracias a su particular
timbre y a su amplio rango vocal.Arianna que se ha presentado en importantes escenarios de Italia y
festivales de Europa, enfocándose en Mozart, Handel, en la música barroca y
recientemente en Rossini.Inició su
carrera debutando en el Festival de Salzburgo bajo la dirección de Riccardo
Muti, y hace un par de años visito México, donde dio tres conciertos memorables
a lado del célebre ensamble francés Les Musiciens du Louvre. En esta entrevista
Arianna expone conceptos muy claros e interesantes sobre su carrera, su voz, y de
los objetivos que se ha trazado y la dirección que le quiere dar a su carrera.
¿Como se
dio tu acercamiento al canto y porque decidiste dedicarte a ser una cantante
lirica?
Siempre me gustó cantar, según cuentan mis
padres, y comencé casi de inmediato a cantar canciones y varias melodías.Canté durante la infancia y la adolescencia
en coros de voces blancas y coros juveniles, pero mi verdadero acercamiento al
canto lirico ocurrió más o menos a los 19 años. Decidí dedicarme a ser cantante
lirica porque me ha parecido siempre el arte que profundiza al fondo la
potencialidad de la voz humana y que me permite ofrecerlo al público a través
de otra rama del arte que me ha fascinado siempre mucho que es la actuación.
¿Como
describirías hoy tu voz y cuál sería la primera aria o papel que le harías escuchar a alguien que no ha tenido la suerte de haberte escuchado cantar?
Mi voz es muy especial y no es fácil de
describir.De cualquier modo, puede ser
considerada hibrida ya que, de hecho, he realizado con placer papeles de
soprano lirica como también de mezzosoprano aguda.Realmente amo los personajes teatrales impetuosos
que se expresan a través de la agilidad, destacando en el agudo como también
manteniendo una tesitura muy central.Por
este motivo, les haría escuchar ‘Cruda Furie’ de Serse de Handel como también
el papel de Donna Elvira;, y aunque aún no lo he debutado, el papel de Vittelia
en La Clemenza di Tito que comprende en su composición lirismo, agilidad y grandes
exigencias de extensión vocal, además de ser un personaje teatralmente
fascinante.
¿podrías
resumirnos la trayectoria de tu carrera profesional?
Si, como te decía, comencé el estudio del canto
a los 19 años y debuté a los 23 años en la ópera Betulia Liberata de Mozart bajo
la dirección del Maestro Riccardo Muti en Salzburgo.A partir de ese momento Mozart ha sido el
compositor que más he cantado. Te puedo citar: Vesperae solennes de confessore y
la Misa en do menor; los papeles de Aminta delRe Pastore en Trieste, Despina en el Regio de Turín, Zerlina en el
Festival dei due mondi con la dirección de James Conlon, La Condesa Almaviva en
Tenerife y en Bolonia, Fiordiligi en el Teatro Olímpico de Vicenza y posteriormente
en Ravenna, Piacenza, Novara y en el circuito de teatros de Las Marcas en la
espléndida producción escénica de Pier Luigi Pizzi, Donna Elvira en Vicenza, en
Bremen y en el Festival de Beaune
Francia, así como un maravilloso recital de grandes arias de este compositor con
la orquesta Münchner Rundfunkorchester en Múnich.
Con gran alegría Handelha
comenzado a ser un punto de referencia para mí, ya que además de una fantástica
gira por México con cantatas handelianas y la orquesta francesa Les Musiciens
du Louvre dirigida por Francesco Corti, tuve el placer de debutar en Rodrigo,
su primera ópera, el papel de Florinda en el Festival de Beaune Francia con
Thibault Noally, y el personaje de Serse bajo la dirección de Ottavio Dantone
en Ravenna,Piacenza,Módena y en Beaune; y muy pronto debutaré el
papel de Armida de Rinaldo en Lausana Suiza, con un elenco increíble.Pero uno de mis sueños ha sido siempre poder
cantar las obras serias de Rossini.Ya
debuté Matilde en Elisabetta Regina d’Inghilterra con el director Jean Christophe Spinosi,
Amaltea en Mosè in Egitto en el San Carlo de Nápoles dirigida por Stefano
Montanari; y uno de mis más grandes anhelos que se hizo realidad, el de
Ermione, un papel Colbran muy intenso y arduo que interpreté también en el San
Carlo de Nápoles, en noviembre del 2019, bajo la conducción de Alessandro de
Marchi y la dirección escénica de Jacopo Spirei.
Argia en Merope de Broschi - Innsbrucker Festwochen
Mencionaste que al inicio de tu carrera
debutaste en el Festival de Salzburgo con la dirección de Riccardo Muti, un
gran paso para una artista joven como eras en ese momento, imagino que ese debe
ser uno de los puntos más altos de tu carrera. ¿Hay otros momentos para ti
tengan un significado especial?
Ha sido verdaderamente una experiencia
grandiosa y tengo un muy grato recuerdo ya que esa fue la primera producción
operística de mi vida.Otros momentos
que considero también como puntos altos e importantes para mí y para mi carrera
son: un concierto en el 2016 en el teatro Prinzregententheater de Múnich con
Alessandro de Marchi dirigiendo a la orquesta Münchner Rundfunkorchester en un
programa en el que canté como única solista, arias de Fiordiligi, Donna Elvira,
Cherubino y Zerlina. También te diré que la puesta en escena de Orphée et
Eurydice de Gluck en el festival de Baden Baden Alemania con la dirección
escénica del bailarín y coreógrafo John Neumeier ha sido importante, y Semele
de Hasse en el teatro Theater an der Wien de Viena que me permitió cantar por
primera vez una ópera de este extraordinario compositor que deseo poder encontrar
de nuevo más adelante en mi carrera.
¿Cuáles
crees que es el desafío más difícil en la profesión de cantante de ópera?
Es el poder
comprender cuál es el repertorio ideal, las propias cualidades técnicas
adquiridas sin dejar de ser fiel a la idea de una voz en constante evolución. Que
no es tan fácil como parece.
¿Qué o quién
ha influenciado positivamente tu carrera y cuál es el consejo más útil que te
hayan dado y que aun aplicas?
Mis padres que continuamente me han apoyado y
que igualmente siempre han estado junto a mí. También mi maestra, Mariella Devia
con quien puedo contar en todo momento, desde el punto de vista técnico como humano,
y mi pareja que me impulsa siempre y me lleva de la mano en este bellísimo
recorrido. También algunos de mis más queridos amigos cantantes con quienes
hablo frecuentemente y no solo de canto.Por otro lado, no sabría decirte si me han dado un consejo que haya
influenciado positivamente mi carrera.Creo que es un cumulo de enseñanzas que he cosechado y que se pueden
resumir en tres puntos fundamentales: estudiar siempre para mejorar, perseverar,
a pesar de las dificultades ligadas a este magnífico trabajo y amar lo que se está
haciendo.
Has interpretado, como ya señalaste, muchos
papeles de Mozart ¿Cuáles te han dado mayor satisfacción y en base a tu
experiencia que características piensas que debe tener un buen interprete de
este estilo y repertorio?
Amo mucho a
Mozart porque siempre me ha acompañado y me ha enseñado mucho.De los papeles, te diría que son Fiordiligi y
Donna Elvira. El primero porque siempre me ha exigido mucho, y ha crecido
conmigo a través de las producciones, pero también me ha hecho sufrir en
ocasiones, pero siempre ha logrado regalarme momentos especiales y grandes
satisfacciones personales. Por su parte, Donna Elvira por la composición y el
personaje teatral que es.Con mi debut
en este papel seguramente se da dado el inicio de un nuevo periodo técnico
personal.Descubrí tanto de mí misma que
puedo hablar de un antes y un después de Don Giovanni.Contestando la segunda parte de la pregunta,
creo que un buen interprete mozartiano debe ser muy fiel a la partitura, muy
preparado musical y técnicamente y ser un buen actor.Aunque también, si inicialmente no se poseen
todas estas cualidades es el papel mismo, si se trata de la adecuada vocalidad,
el que obliga a la transformación en esa dirección.
¿Entre
todos los personajes que has interpretado hasta hoy cuál es el que más te has
gustado y con cual has sentido mayor identificación identificado más?
El año
pasado debuté mi primer papel en travesti en una producción operística. No
creía que fuera a ser uno de los papeles con el cual me iba a identificar
tanto, pero así fue, y es el emperador
Serse en la magnífica ópera de Handel. Obviamente también el papel de Ermione,
que ya mencioné antes, fue un gran meta para mi después de tanto estudio, y por
ello considero que es un papel que me representa o que por lo menos representa
mi futuro.
¿Cuáles
son los papeles que te gustaría afrontar más adelante?
De hecho,
me gustaría mucho aventurarme en el camino de los personajes rossinianos
escritos para la célebre Isabella Colbran.De manera paralela me gustaría interpretar los grandes papeles de Gluck
como: Alceste, Iphigénie en Tauride etc. Creo que ese sería el camino justo para mí.
Concierto Les Musiciens du Louvre
Sala Nezahualcóyotl
Ciudad de México
Foto:
Cultura UNAM
Tu
carrera ha estado estrechamente ligada a la música barroca. ¿Qué es lo que te
atrae de este género y repertorio tan particular?
Siempre me ha atraído la música barroca, porque
me ha dado también muchas satisfacciones, como la posibilidad de conocer a
grandes artistas y debutar papeles fastuosos.En el 2015, cuando gané el ‘audience award’ el premio del público en el
concurso Cesti de Innsbruck inicié un recorrido, que en parte era una
continuación porque en mis primeros años de carrera había ya cantado muchísimo
repertorio barroco en concierto, que ha influenciado positivamente mi carrera
tanto en el repertorio antiguo como en el clásico; así que le debo mucho al festival
Innsbrucker Festwochen y al conductor Alessandro De Marchi por esto.
¿Piensas que este tipo de música te permite mayores
posibilidades y libertad interpretativa al no saber exactamente como se cantaba
en el pasado?
Creo que la
libertad interpretativa deriva siempre de la precisión, del refinamiento técnico
y del respeto a la partitura.Por tanto,
no sé exactamente si haya más libertad interpretativa de la que pueda haber,
por ejemplo, en el periodo clásico o en el bel canto.
Mencionaste como algo importante en tu carrera
la gira que realizaste a México, en octubre del 2018, con Les Musiciens du
Louvre y los conciertos que dieron en el Teatro Juárez de Guanajuato en el Festival
Cervantino, en Monterrey y en la Sala Nezahualcóyotl de la Ciudad de México. ¿Qué
recuerdos o experiencias te llevaste de aquella visita a nuestro país?
Si.La
experiencia en México ha sido una de las sobrecogedoras de mi vida y no estoy
exagerando.Los meses posteriores fueron
un eterno recuerdo de esos encantadores diez días, por los lugares que pude
visitar y conocer, la luminosidad, la comida, los teatros, el Festival
Cervantino, las bellísimas cantatas de Handel; y sobre todo el calor y la
participación del público que me llenó los ojos y el corazón. ¡Fueron tres
conciertos inolvidables!
En aquellos conciertos cautivaste con tu
interpretación de las cantatas Crudel tiranno amor, HWV 97 y Delirio Amoroso
(Da quel giorni fatale) HWV 99, así como otras arias y recitativos de Handel.¿Cómo definirías tu relación con este
compositor que es uno de tus favoritos y cuales consideras que sean las
dificultades de interpretar este tipo de obras que fueron concebidas para ser
cantadas por castrati?
Las obras concebidas para ser cantadas por
castrados son siempre arduas, pero a mi parecer, es exactamente esto lo que las
hace ser fascinantes. Los cambios continuos de tesitura, la agilidad, las
delirantes arias de furia y los momentos conmovedores son siempre retos que
acepto con gusto y que me gusta superar.Con relación a Handel, sin olvidar que sus personajes están bien
caracterizados y por ello son muy interesantes de personificar, es ya uno de
mis compositores preferidos y deseo interpretar muchos de sus papeles
masculinos y femeninos durante toda mi carrera.
De acuerdo con tu experiencia, ¿Qué piensas al
respecto de que las óperas barrocas, antiguas o poco conocidas deban ser
interpretadas primordialmente en versión de concierto en vez de producciones
escénicas, para que el artista pueda cantar y expresarse con mayor libertad y
concentrase en el canto y en la música?
No sabría decírtelo, porque no menosprecio las óperas en concierto, pero
la interpretación de un papel también forma parte de la ejecución de una obra y
no cambia mucho desde ese punto de vista, y al menos para mí, prefiero siempre
la ópera realizada sobre un escenario del repertorio que sea.
Concierto
con Les Musiciens du Louvre
Sala Nezahualcóyotl
Ciudad de México Foto:
Cultura UNAM
Hablando
de otra cosa ¿Cómo es Arianna en el día a día, que tipo de música escuchas y que
hobbies o que cosas te apasiona fuera de tu trabajo en la música?
Últimamente,
a causa del confinamiento, me nació una gran pasión por las plantas. Me encanta
cuidarlas, alimentarlas, verlas crecer y descubrir también el mundo de los
insectos que las habitan, ya sean parásitos o depredadores. Incluso aunque no
lo hago muy a menudo me gusta el senderismo o trekking de alta montaña.Sin embargo, hablando de música me gusta
mucho escuchar a cantautores italianos y franceses, jazz, punk y la música
tradicional y folclórica italiana y del mundo.
¿Como
has manejado tu tiempo durante esta pausa inesperada y forzada para tu
beneficio personal o artístico?
No ha sido
fácil para mí, pero continué tomando clases en línea con mi maestra y estudié
un par de papeles que sueño cantar como también algunas otras cosas que
probablemente nunca cantaré.
Agradezco
tu tiempo para esta entrevista Arianna.Para
concluirla ¿Podrías compartir alguna reflexión sobre el mundo de la lírica de
hoy?
Solo deseo que este dramático periodo, que ha
sacado a la luz los antiguos problemas contractuales de nuestra categoría de
trabajadores, conduzca a encontrar soluciones y no a empeorar las condiciones
de trabajo.Creo que las fuerzas y las
voces renovadoras de la nueva generación, si no se asfixian, puedan traer
cambios sustanciales en el modo de vivir el mundo de la lírica, que hoy esta más
vivo que nunca, tanto de la parte de los “responsables del trabajo’ como del
público.
El periodista
y critico de ópera mexicano José Noe Mercado entrevistará al director
de ópera Enrique Patrón de Rueda a propósito de sus 40 años de carrera. El sábado 15 de agosto a las 12 horas del
centro de México.