Wednesday, August 26, 2020

Asolo - Incontri Asolani dal 1 al 14 settembre 2020 alle 20.45- Edizione numero 42 del Festival internazionale di musica da camera


Nella cornice medievale della Chiesa di S. Gottardo torna Incontri Asolani, il festival internazionale di musica da camera alla sua  quarantaduesima edizione,  che ogni anno porta ad Asolo alcuni dei migliori musicisti dell'Italia e del mondo. Sei concerti distribuiti nella prima metà di settembre (1/14 settembre 2020 alle 20,45) durante i quali, dopo il silenzio degli ultimi mesi, potremo tornare a sentire la vibrazione della musica dal vivo.

Il mio canto, libero è il titolo del primo concerto, che si terrà martedì primo settembre e vedrà il tenore inglese Ian Bostridge e la pianista italiana Saskia Giorgini proporci una scelta di Lieder di Beethoven e di Schubert. Un'incursione nel lato più intimo, lirico e magico del compositore di Bonn e nell'inconfondibile intensità della poesia sonora di Schubert, rintracciata in alcuni capolavori e in altri Lieder meno noti.

Sarà poi la volta di una formazione non molto comune, il sestetto d'archi e di due grandi brani ad essa dedicati: il Sestetto op. 85 di Strauss e il fantasioso Souvenir de Florence di Čajkovskij, che coniuga la cantabilità italiana con il furore ritmico del folklore russo. A suonare, giovedì 3 settembre, sarà una compagine internazionale che comprende Klaidi Sahatçi e Elisa Spremulli ai violini, Vladimir Mendelssohn e Daniel Formentelli alle viole ed Enrico Dindo e Luigi Puxeddu ai violoncelli.

Sabato 5 settembre avremo poi l'opportunità di dare uno sguardo alla storia musicale veneta e a uno dei suoi protagonisti nel '700. Tartini, la morte e il diavolo è un itinerario narrativo a cura di Sergio Durante che ci porta a ripercorrere la vita e il pensiero dello scopritore del «terzo suono». La voce narrante sarà quella di Roberto Citran; ascolteremo Federico Guglielmo al violino solista insieme all'Arte dell'Arco a cui si uniranno Diego Cantalupi al liuto, Francesco Galligioni al violoncello e Roberto Loreggian al clavicembalo.
 
Chiesa di San Gottardo - Asolo 
Un'altra voce, quella di Elio, e un altro viaggio nel tempo, ma questa volta nella Vienna del XIX secolo: questi gli ingredienti del successivo appuntamento di marcoledì 9 settembre. Ci ritroveremo al Teatro di Porta Carinzia, tra l'impresario Barbaja, il vecchio Salieri, l'ormai famoso Beethoven, l'ancora sconosciuto Schubert e il ricordo di Mozart. E ascolteremo alcune delle loro musiche con un quartetto vocale proveniente dall’Accademia di Osimo, il violoncello di Ettore Pagano e il fortepiano di Alessandro Benigni.

Armonie liquide, riflessi d’acqua e chiari di luna sono lo scenario sonoro del concerto di venerdì 11 settembre, che vedrà la pianista veneziana Gloria Campaner dare vita ad alcune delle più suggestive musiche notturne dell'Ottocento e del Novecento. Il programma spazia dal Notturno di Respighi alla sonata Al chiaro di luna di Beethoven, dai preludi di Chopin e di Debussy fino a Wasserklavier dai meravigliosi Six encores di Berio.

Di nuovo un'atmosfera viennese per l'ultimo concerto, lunedì 14 settembre, durante il quale avremo modo di ascoltare una compagine di livello eccezionale: il Philharmonic String Quartet, formato dalla giovane generazione di musicisti dei Berliner Philharmoniker. Un itinerario nella prima scuola di Vienna e nella sua forma più intima e sperimentale, quella del quartetto d'archi. Tre quartetti di Haydn, Mozart e Beethoven per chiudere questa rassegna piena di storia, di voci e di poesia.

Incontri Asolani, XLII Festival Internazionale di Musica da Camera 2020 è realizzato con il sostegno di MIBACT, Regione Veneto, Comune di Asolo e Parrocchia Di Asolo.Asolo Musica ringrazia per il fondamentale sostegno il Gruppo Pro-Gest, Hausbrandt Trieste 1892, Centromarca Banca, Tenuta 2castelli.

Biglietti €10 ridotto giovani under 26 €20 soci Asolo Musica €25 intero Online (www.boxol.it)
  
INCONTRI ASOLANI
XLII Festival Internazionale di Musica da Camera 2020
1 /14 settembre 2020 Asolo, Chiesa di San Gottardo ore 20.45
   
Il calendario

Martedì 1 settembre
IL MIO CANTO, LIBERO
Ian Bostridge, tenore
Saskia Giorgini, pianoforte
Beethoven e Schubert

Giovedì 3 settembre
SOUVENIR DE FLORENCE
Klaidi Sahatci e
Elisa Spremulli, violino
Vladimir Mendelsshon e
Daniel Formentelli, viola
Enrico Dindo e
Luigi Puxeddu, violoncello
Strauss e Tchaikovsky

Sabato 5 settembre
TARTINI, LA MORTE E IL DIAVOLO
Versione per attore ed ensemble da camera
di Sergio Durante
Roberto Citran, voce narrante
Federico Guglielmo, violino
L’arte Dell’arco
Diego Cantalupi, liuto
Francesco Galligioni, violoncello
Roberto Loreggian, cembalo

Mercoledì 9 settembre
NELLA VIENNA DI BEETHOVEN/1
Elio, voce narrante
Zuzanna Klemań́ska, soprano
Nutsa Zakaidze, mezzosoprano
Matteo Torcaso, baritono
Ettore Pagano, violoncello Premio Salieri 2019
Alessandro Benigni, fortepiano
Testo di Vincenzo De Vivo
Mozart, Salieri, Rossini, Beethoven
in collaborazione con l’Accademia d’Arte Lirica di Osimo

Venerdì 11 settembre
AL CHIARO DI LUNA
Gloria Campaner, pianoforte
Beethoven

Lunedì 14 settembre
NELLA VIENNA DI BEETHOVEN/2
Philarmonic String Quartet
dei Berliner Philharmoniker
Dorian Xhoxhi, violino
Helena Madoka Berg, violino
Kyoungmin Park, viola
Christoph Heesch, violoncello
Haydn, Mozart, Beethoven
 

Beethoven – Sonate per pianoforte con Pietro De Maria - Stresa Festival


Foto: Pietro De Maria 

Renzo Bellardone

Sempre con spirito di offerta al pubblico festivaliero, lo Stresa festival ha programmato anche delle esibizioni pomeridiane: in questo caso presso le sale dell’Hotel Regina Palace, dove in un programma eclettico e ricco di variazioni e colori  è presentato da un grande pianista italiano : Pietro De Maria.

Beethoven – Sonate per pianoforte Stresa Festival, 21 agosto 2020 Hotel Regina Palace L.V. BEETHOVEN, Sonata op. 2 nn. 1 e 2; op. 10 n. 2; op. 14 n. 2; op. 111 Questo concerto rientra nell’area tematica Beethoven 2.0 Note di sala Pietro De Maria, pianoforte

Il pianista di questo pomeriggio, Pietro De Maria, vanta la vincita di Premi prestigiosi, quale il premio Critica al Concorso Tchaikovsky di Mosca nel 1990, Il Primo premio al Dino Ciani sempre nel 1990 e nel 1997 gli è stato assegnato il premio Mendelsshon di Salisburgo; accademico di Santa Ceciclia, insegna al Mozartmuseum di Salisburgo. Fin dal primo tocco spicca la salda tecnica acquisita certamente con dedizione, studio e passione. La partitura non semplice prevede virtuosismi all’inverosimile che il solista rincorre con cromatismi brillanti e da cui traspare continuamente l’animo sensibile dell’artista. Alla ripresa della seconda parte del concerto De Maria esprime la dedica di questo concerto al compianto Marcello Abbado, in giuria, quando giovane aveva presentato e vinto in concorsi, i due brani a seguire: delicata sensibilità. La carica interpretativa di De Maria è non comune e riesce a descrivere tutti i sentimenti e le passioni fino alla ‘moderna e contemporanea’ sonata n.32 op 111. La Musica vince sempre



Beethoven – In do minore, Serata di apertura - Stresa Festival 2020

Foto: L. Di Nozzi / Stresa Festival

Renzo Bellardone

In tempo di Covid 19 il cuore si apre alla speranza, quando un Festival importante come lo Stresa Festival apre le sue porte ai pochi spettatori consentiti ed offre loro un concerto da brividi, tanto è bello, all’ inaugurazione di stagione. Un plauso alla direzione ed a tutto lo staff. Questa 59° edizione del festival porta il titolo di ‘La Gioia dell’incontro’ e mi piace evidenziare che per il pubblico è anche la gioia del reicontro con tutto e tutti quelli che rappresentano il Festival, negli anni divenuto una casa accogliente e sicura  che affettuosamente  accoglie tutti i suoi spettatori.

Beethoven – In do minore Giovedì 20 agosto, ore 20.00 Stresa, Palazzo dei Congressi 
L. V. BEETHOVEN, Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37 F. SCHUBERT, Sinfonia n.3 D. 200 Beatrice Rana, pianoforte European Union Youth Orchestra Gianandrea Noseda, direttore

Serata di apertura Questo concerto rientra nell’area tematica Beethoven 2.0 Le luci si abbassano in sala e dopo l’entrata della meravigliosa orchestra Euyo, fa l’atteso ingresso il direttore artistico del Festival e direttore d’orchestra della serata il Maestro Gianandrea Noseda. Da19 anni alla guida artistica del Festival rappresenta la ricchezza dello stesso ed il suo amore per lo Stresa è ampiamente ricambiato dal pubblico che ormai lo attende con entusiasmo ed affetto. Simpaticamente esordisce sempre con un saluto ed in questo caso accenna a Beethoven che attraverso la musica ha sempre ricercato la verità e la bellezza, terminando con l’annuncio della solista Beatrice Rana che musicalmente  definisce un dono del cielo. Beatrice Rana, che di L. V. BEETHOVEN interpreta il  Concerto per pianoforte e orchestra n. 3 op. 37  è una giovane salentina,  pianista di fama mondiale apprezzata dalla recensioni del New York Times, mentre la Bbc l’ha nominata New Generation Artist.  Cavaliere della Repubblica, Beatrice Rana è una luminosa donna bruna, orgogliosa di sentirsi frutto della scuola italiana, eccellente e gratuita. Dopo essersi già esibita  al Musikverein di Vienna, al Philharmonie di Berlino, alla Scala di Milano ed alla Carnegie Hall di New York, approda allo Stresa Festival  per l’inaugurazione del cartellone 2020. Tocco rapido ed intenso che con leggerezza diviene fortemente comunicativo creando una sorte di dolcezza e suspense. Considerata la sua giovane età viene da pensare: ma per essere brava così, quanto studia???? E’ calamitante ed ipnotizzante  e ad ascoltarla si capisce quanto intendeva il Maestro Noseda all’inizio. L’Orchestra  Euyo ricostruita con ‘vecchie (ma giovanissime) glorie’, seppur ovviamente in forma ridotta, mi entusiasta sempre: il sorriso, la freschezza e l’impegno creano un risultato di tutta eccellenza che senza tema di contraddizione, emula veramente le più grandi orchestre sinfoniche. Esprimono tecnica apprezzabile, impegno e voglia di musica, emanando davvero la gioia dell’incontro con la musica, con il pubblico ed in questo caso con  Noseda, già loro direttore nel 2015 a Stresa.  Il maestro Gianandrea Noseda, con il consueto gesto molto ampio e descrittivo, interagisce con ‘i ragazzi’ in  modo amorevole, come se li coccolasse uno ad uno e loro rispondono con la stessa consapevolezza  gioiosa di essere li a suonare diretti da lui. Se con Beethoven molta dell’attenzione è stata rivolta alla solista, con Schubert l’attenzione è tutta rivolta a questa magnifica orchestra  che, con Noseda, sa estrapolare sonorità stratosferiche, paesaggi, umori e sentimenti variopinti in una pagina poetica e suggestiva. La Musica vince sempre.


Thursday, August 20, 2020

Entrevista con la soprano Regula Mühlemann

Regula Mühlemann Foto: Shirley Suárez Padilla
Ramón Jacques 

La joven soprano suiza Regula Mühlemann, es en la actualidad una las voces más reconocidas en la interpretación de papeles de óperas de Mozart, así como del repertorio de música barroca.  En su corta carrera ha llegado ya a pisar importantes escenarios como el de La Scala de Milán, Teatro la Fenice de Venecia, Zúrich, Berlín y el Festival de Salzburgo, por mencionar algunos; además de ser una de las pocas artistas que se mantiene activa en la realización de grabaciones discográficas. Regula aceptó amablemente realizar esta amena entrevista en la que nos habla sobre su carrera, sobre sus intereses en la musica y sobre sus grabaciones discograficas.

¿Qué fue lo que te atrajo al canto como profesión y como fueron tus inicios como cantante?

Creo que un momento clave fue cuando vi con mi abuela Las Bodas de Fígaro de Mozart en el teatro de la ópera de Zúrich.  La escena en la que aparece Barbarina sola en escena con su canasta de picnic y sobre todo por su hermosa cavatina, fue el momento en el que me proyecte con la imaginación sobre el escenario y pensé que sería bonito hacer también ese trabajo.  Formé parte del Lucerne Kantorei (o Luzerner Kantorei) el coro de la ciudad donde crecí, y desde aquel momento cantaba también con frecuencia partes de solista.  Era todavía una adolescente y mi maestro en este momento me motivó para ir más allá de esta afición y para que estudiara canto.

¿Cuáles consideras que han sido tus primeras, así como tus actuales, fuentes de inspiración?

Tuve diferentes Ídolos; un cantante diferente para cada disciplina, por lo que escuché muchas grabaciones.  Para las arias de coloratura descubrí que Edita Gruberova era la mejor, para las arias liricas y líneas con legato Kiri te Kanawa, y para canciones para recitales fue Barbara Bonney.  Me gustaba mucho Kathleen Battle y Edith Mathis, un gran ídolo para mí porque como yo, ella también es de Lucerna.  El primer gran paso hacia una carrera fue con el papel de Ännchen en la ópera Der Freischütz de Carl Maria von Weber que canté en una película con René Pape, Michael Volle y Juliane Banse con la orquesta London Symphony Orchestra dirigida por Daniel Harding. El primer CD que recibí como regalo, también de mi abuela, fue precisamente Der Freischütz con Edith Mathis cantando el papel de Ännchen, así que ella ha sido una inspiración desde el primer momento. Tuve un excelente maestro de canto, pero también aprendí mucho sobre técnica de estas grabaciones.  Así que diría que mis Ídolos fueron también un poco mis maestros.

¿Cuáles momentos consideras que son hitos y logros importantes en tu carrera?

Ya mencioné uno de ellos, la película de Der Freischütz que fue mi primer trabajo importante. Aún era estudiante y se me presentó esta oportunidad única. Esta producción fue para mí un referente que me abrió muchas puertas. Otra cosa importante que me sucedió fue en un concurso de canto en Suiza, que no gané en ese momento, sin embargo, un miembro del jurado era el asistente del director del teatro de ópera de Zúrich. Era una persona muy entusiasta y me invitó a ir a Zúrich.  Cuando ese director se convirtió en el intendente del Festival de Salzburgo me contrató tan solo seis meses después para ir también allí. Eso fue en mis inicios. 
Foto: Guido Werner
En cuanto a logros, te diré que uno fue mi contrato con Sony Classical, ya que con ellos he grabado hasta hora 4 discos, que son:  Mozart 1, Cleopatra (un álbum con arias barrocas de Handel y de otros compositores), Canciones de casa (de compositores suizos y de Schubert) y Mozart 2, que saldrá a la venta el 4 de septiembre del 2020. ¡Es increíble tener la oportunidad actualmente de hacer grabaciones de lo que a uno más le guste!  También citaría todos los maravillosos teatros donde me he presentado. Uno de mis primeros contratos fue una producción en el Teatro La Fenice de Venecia, donde fue increíble, porque se siente el espíritu de épocas pasadas.  Me encanta mucho Italia, donde he cantado también en Nápoles, en la Scala de Milán y donde estuve en una producción en Turín. Como también lo han sido los hermosos escenarios de la ópera Estatal de Berlín, el de la Festspielhaus en Baden-Baden, el de Salzburgo, el Theater and der Wien de Viena, y ahora en febrero pasado en la ópera de Viena, donde debuté en el papel de Adina de Elixir de Amor ¡Que escenario que es ese!  No quiero tampoco olvidar las maravillosas giras de conciertos que he hecho a Barcelona (Palau de la musica catalana), a Paris (Philharmonie), al Lucerne Festival y a la sala de conciertos Wiener Konzerthaus con Les Arts florissants y la conduccion de William Christie. Mi gira por Sudamerica con la orquesta Lucerne Festival Strings, de la cual recuerdo la sala maravillosa sala de conciertos  en Frutillar en el sur de Chile, y mis conciertos en Chicago y “Las Estaciones” de Haydn en Filadelfia con Yannick Nézet-Séguin el actual director musical del Met.

¿Con que aria o personaje te gustaría presentarte por primera vez ante un público que no te ha escuchado antes?

Sería con una aria de Mozart, seguramente esa aria sería la de Susanna de Bodas de Fígaro.

Tu voz es tu instrumento ¿Cómo cantante como te mantienes en forma?

Cantando es la única forma como entreno mi voz. Como vaya cantando mejor, trabajo de una manera más precisa y mejoro desde el aspecto técnico. No he dedicado muchas horas de mi vida haciendo ejercicios de canto, pero cuando aprendo música nueva música intento cantar de una manera técnicamente correcta desde el principio. Hace medio año tuve un periodo donde tuve muchos conciertos, y en aquellos momentos que canté mucho me di cuenta como se iba desarrollando y fortaleciendo de nuevo.  Cantar bien es para mi salud vocal.

Uno de los pilares de tu repertorio lo componen los papeles de óperas de Mozart ¿Cómo definirías tu relación con las obras de este compositor y en base a la experiencia que has tenido cantándolas que enseñanzas o sensaciones te han dejado?

Tengo una aproximación natural con Mozart.  No creo que exista otro compositor que logre crear un perfil y una personalidad tan adecuada como él.  Claro que trabajó con excelentes libretistas, pero él puso tanto en su música que allí se puede notar que había un activo connoiseur de la naturaleza humana. Cada personaje en sus óperas, sin importar si es principal o menor, posee una personalidad particular y eso para mí es increíble.  Esta precisión me ayuda a imaginarme situaciones, relaciones y emociones, logrando que todo sea visible y claro en mi mente. Es algo que se puede experimentar y así la interpretación musical resulta muy fácil de encontrar.  Mozart es “fácil”, natural y honesto, y la vez creo que esa es la razón por la que al mismo tiempo Mozart puede ser tan increíblemente difícil de cantar.  Si se intenta hacer trampa, de alguna manera, sea del punto de vista técnico, vocal, musical o mental, el público lo escuchará y lo notará inmediatamente. Así que es un gran reto, no importa la cantidad de veces que uno deba cantar alguna de sus arias, que es además ¡Muy divertido!

 
Foto: Cardiff
También has profundizado mucho en el repertorio barroco. En ese caso ¿Cómo describirías la manera o la técnica con la que cantas este tipo de obras?

El canto barroco es un poco como el jazz.  Para mí es más moderno que el periodo clásico y romántico, porque hay mucha improvisación y las partituras son menos precisas en términos de la interpretación. En ese sentido, uno tiene más libertad, además de que en algunos casos se canta con pocos instrumentos como acompañamiento, tal y como si fuera una banda. ¡El que se involucra en el barroco sabe y te dirá que es lo mejor que hay!

En una respuesta anterior hablabas de tu debut en febrero de este año en el papel de Adina de Elixir de Amor en la ópera de Viena, aparte de los personajes que ya mencionaste que más interpretas ¿Cuáles papeles consideras que han sido los más exigentes y cuales te han dado mayor satisfacción interpretar?

Cuando comparo los papeles que he cantado hasta el día de hoy, puedo decirte que cada papel tiene sus dificultades y que la comedia me resulta más fácil que la tragedia. Por ejemplo, Julieta, de Romeo y Julieta de Gounod fue un gran reto para mí por toda la tristeza y el drama que ocurre en la ópera. Sumergirse en una historia triste sin haberse involucrado mucho en ella es difícil, pero con cada opera que uno hace se va mejorando. Para mí personalmente la ‘escena de la locura’ de Julieta y el aria del veneno fueron muy difíciles. La tristeza es más fácil de cantar que la ira, y uno debe cuidar de no dejarse abrumar por las propias emociones y mantener los aspectos técnicos bajo control.  Por otra parte, Adina fue muy divertida, pero lo engañoso de este papel es que su aria – o su momento más importante- llega hasta el final de la ópera. Con relación a la mayor satisfacción que haya tenido, simplemente basta con ver la variedad de repertorios, compositores y personajes que he interpretado para responder esa pregunta.

¿Qué es lo que te gusta y lo que no de tu trabajo?

¡Yo amo la música!  Pero sobre todo amo hacer música con otros. Es una magia cuando todo se junta al mismo tiempo en los conciertos y en las funciones de ópera, el proceso, y luego la presentación frente a la audiencia, así como el intercambio de energías y lo que hace con nosotros. Me encanta viajar, pero no tanto trasladarme, y me interesa mucho descubrir diversas ciudades y es un privilegio ver lugares maravillosos con sus salas de concierto y sus casas de ópera.  Lo que no me gusta, es el viaje mismo, por las horas que uno debe dedicar en aviones y trenes. Tampoco me gustan mucho los hoteles, y tampoco el hecho de que para viajar deba alejarme de mi casa y de mis seres queridos.  Pero soy consciente que para hacer mi trabajo tengo que viajar y alejarme de mi casa. ¡Así es como es lamentablemente!

Foto: Toni Sutter - Le Nozze di Figaro - Zurich
¿Como balanceas tu tiempo para abarcar las producciones de ópera como los conciertos con acompañamiento de orquestas y recitales que tanto te interesa hacer?

Yo necesito hacer ambos, tanto los conciertos como la ópera. Por razones musicales, pero también por un aspecto de mi vida privada. Cuando hago ópera, una producción puede durar hasta dos meses y eso significa alejarme de mi casa por mucho tiempo. Cuando hago un concierto, me preparo en casa y llego al lugar del concierto un par de días antes, así me resulta más fácil el desapego.  Amo también hacer opera, por la actuación, los vestuarios y el escenario; pero poder alternar ambas cosas es la situación perfecta para mí.

¿Cómo quieres que se desarrolle profesionalmente tu carrera de cara al futuro?

Nunca hice planes para mi futuro, solo trabajé mucho en mi voz, acepté todas las oportunidades para cantar e hice audiciones y entre a concursos, y el resto de lo que me sucedió fue el resultado de ese trabajo. Acepto lo que hice y eso me ha traído maravillosas oportunidades en la actualidad, así que estoy ansiosa por ver lo que me depara el futuro mismo.

¿Hay algún papel que sueñas cantar con el que aún no cuentas en tu repertorio?

Hablando de papeles, diré que no tengo un papel soñado, y que mi personaje ideal es siempre el que estoy cantando en el momento. Me encanta el intenso trabajo en la música, el personaje, la constelación entre los personajes, las escenografías, las historias. Quizás me gustaría intentar interpretar más papeles del repertorio romántico. Por ejemplo, voy a debutar Gilda en Rigoletto en dos años, y quisiera también cantar más Donizetti y Rossini, aunque siempre le seré fiel a mi amado Mozart.



Cuentas con un amplio catálogo de grabaciones, además de óperas, los tuyos que son: arias de Mozart 1, arias barrocas de Cleopatra, y tu más reciente Canciones de casa y lied de Schubert. ¿Por qué consideras importantes hacer grabaciones?

Justo como mencioné en mi respuesta anterior, no soñé con un papel en particular ni en cantar en ciertos escenarios, pero siempre quise tener mi propio CD, eso sí.  Considero que fui una nerd que escuchaba todos los discos posibles y pensé que sería algo muy bueno si algún día pudiera tener mi propio disco. ¡Este si es un sueño que cumplí! Yo elegí con mucho cuidado el programa de los CDs y me preparé mucho para grabarlos; por lo que esas grabaciones tienen mucha personalidad. Para el disco de Mozart 1 hice una lista con todas las arias existentes para soprano compuestas por Mozart, que equivalían a aproximadamente 23 horas de música, y de allí hice una selección de las mejores arias o highlights, diría yo, como también hice una lista de las arias que quisiera grabar cuando tuviera una voz más madura, esto fue en el 2015. Estas arias son las que en el 2020 grabé en el disco Mozart 2, que está por salir al mercado. Con el disco de Cleopatra dediqué muchas horas a leer notas escritas a mano de manuscritos y partituras, tratando de encontrar las arias más sobresalientes Entre esas se encuentran arias que fueron grabadas por primera vez. También para el disco ‘Canciones de casa’ invertí la misma cantidad de tiempo, y ese disco incluye canciones de Schubert y de compositores suizos que nunca se habían interpretado o grabado, y que yo misma descubrí.

 
Foto: Martin Foster - Sony Classical / Cleopatra
En base a tu experiencia ¿Cuáles son los retos a los que te has enfrentado para producir, promocionar y sacar a la venta CDs cuando la industria discográfica se digitaliza cada vez más y los discos tienden a desaparecer?

En una época en la que la gente no está dispuesta a pagar por la música, se hace muy difícil desde todos los ángulos. Los sellos discográficos, aun los más grandes, dependen de que las orquestas consigan patrocinadores, porque ellos ya no pueden cubrir los costos completos de las producciones, y las orquestas también tienen la dificultad de financiarse para sus temporadas. Pero de alguna forma siempre funciona, porque afortunadamente también hay personas que tienen los medios financieros para apoyar a la cultura, y lo mejor de todo es que aún hay mucho interés por la música clásica. Esto me da la confianza de que siempre habrá soluciones en el futuro para este tipo de proyectos, porque como sabemos, lo caro no es el CD, si no su grabación y producción. además, piensa que sin grabaciones no habría transmisiones ni los streamings que hoy tan de moda están. Así que esperemos que vuelva algo de la compresión del valor de la música grabada. 



¿A qué dedicaste tu tiempo durante la inesperada pausa debido a la situación por la que actualmente estamos atravesando en el mundo, consideras que sacaste algún provecho?

Estuve muy ocupada antes de recluirme en casa, creo que ha sido el periodo laboralmente más intenso en mi vida, e inesperadamente, no tenía nada.  Al principio estuvo bien, porque pude pasar los días sin hacer absolutamente nada. Después comencé a limpiar cada esquina de mi departamento, a organizar mis cosas y todo lo que pude, pero no sentía las ganas de cantar.  Aprendí a cocinar el pan amargo, que fue algo difícil, pero una vez que lo logré quedó   muy bueno. También cociné mucho, pero poco a poco fui sintiéndome como una persona jubilada que había trabajado mucho y que ahora tenía mucho tiempo libre y debía encontrar un nuevo pasatiempo. Ahora, desde que en Suiza se nos permite reunirnos en pequeños grupos de personas, he visto a todos mis amigos, a quienes había descuidado los meses previos.  Fue maravilloso, pero una parte de mí no sentir las ganas de trabajar durante horas en el piano.  Esa parte fue causo temor porque no sentí las ganas ni la necesidad de ensayar.  Ahora lo sé, porque la realidad es que nunca me ha gustado ensayar, porque requiere de mucho trabajo que no necesariamente es entretenido. Lo que extraño mucho es hacer musica con otros cantantes, directores, pianistas, orquestas y eso es lo que en verdad amo y lo que espero poder volver a hacer pronto. !Espero que sea muy pronto!

Nos podrías compartir alguna anécdota de algo curioso, raro o divertido que te haya sucedido en algún escenario o teatro.

No es muy divertido, quizás fue algo tonto, pero estando en la ópera estatal de Berlín, me comí una manzana. La manzana era de utilería en la escena principal y después no se utilizaba más.  Tenía la boca reseca así que pregunté si me la podía comer, y después de habérmela comido me provocó una reacción alérgica, de la cual no sabia antes. Inesperadamente se me hinchó la garganta y tenia dificultad para respirar. Vino un doctor y tuve que inhalar cortisona o alguna otra medicina. Durante toda la función estuvo el doctor pendiente, aunque en el teatro siempre hay uno todos los días que hay función. Antes de entrar por segunda vez a la escena, cuando tenia que cantar mi segunda aria la inflamación en mi garganta ya se había reducido, y aunque no estaba completamente bien, pude cantar, aunque en una versión pianissimo del aria. ¿Qué aprendí de aquello? Que no hay que comerse la utilería del escenario.

Adina - Elixir de Amor -Viena
Para conocerte un poco fuera de los escenarios ¿Nos contarías algo sobre ti?

Si, claro.  Soy de Lucerna Suiza y aun vivo en el centro de la ciudad. Es el punto desde el cual comienzo mis viajes.  Soy una persona muy sociable y me gusta estar rodeada de mi familia y de mis amigos. También me gusta la buena comida y cuando puedo combinar familia y amigos con buena comida, ¡me siento en el cielo! Así es como paso mi tiempo cuando estoy en casa, cocinando y en reuniones con amigos.  Antes de ser cantante, me gustaba viajar por diversas ciudades de Europa. Hoy me gusta la arquitectura, el diseño y el arte, y es un pasatiempo que me gusta llevar a cabo cuando estoy viajando por trabajo.  Escucho diferentes tipos de música y voy con frecuencia a conciertos sinfónicos, de jazz, blues pop, rock, música alternativa y folclórica, así como a la ópera. Creo que la vida es demasiado buena para limitarse a solo una cosa.

¿Cuáles son tus expectativas y tu visión futura sobre el mundo de la música clásica y la ópera?

Soy muy positiva y optimista con relación al futuro. En verdad creo que la gente extraña ir a conciertos y a óperas, y que cuando puedan volver a hacerlo lo aparecieran aún más. Quizás es ingenuo de mi parte, pero pensarlo así me hace sentir bien. Aprovecho también para agradecerte por la entrevista.








Monday, August 10, 2020

Entrevista con la soprano Arianna Vendittelli

Ermione - Teatro San Carlo di Napoli
Foto: Francesco Squeglia

Ramón Jacques

Originaria de Roma, la joven soprano italiana Arianna Vendittelli ha logrado hacer una sobresaliente carrera que la ha llevado a debutar importantes papeles del repertorio operístico gracias a su particular timbre y a su amplio rango vocal.  Arianna que se ha presentado en importantes escenarios de Italia y festivales de Europa, enfocándose en Mozart, Handel, en la música barroca y recientemente en Rossini.  Inició su carrera debutando en el Festival de Salzburgo bajo la dirección de Riccardo Muti, y hace un par de años visito México, donde dio tres conciertos memorables a lado del célebre ensamble francés Les Musiciens du Louvre. En esta entrevista Arianna expone conceptos muy claros e interesantes sobre su carrera, su voz, y de los objetivos que se ha trazado y la dirección que le quiere dar a su carrera.

¿Como se dio tu acercamiento al canto y porque decidiste dedicarte a ser una cantante lirica?

Siempre me gustó cantar, según cuentan mis padres, y comencé casi de inmediato a cantar canciones y varias melodías. Canté durante la infancia y la adolescencia en coros de voces blancas y coros juveniles, pero mi verdadero acercamiento al canto lirico ocurrió más o menos a los 19 años. Decidí dedicarme a ser cantante lirica porque me ha parecido siempre el arte que profundiza al fondo la potencialidad de la voz humana y que me permite ofrecerlo al público a través de otra rama del arte que me ha fascinado siempre mucho que es la actuación.

¿Como describirías hoy tu voz y cuál sería la primera aria o papel que le harías escuchar a alguien que no ha tenido la suerte de haberte escuchado cantar?

Mi voz es muy especial y no es fácil de describir.  De cualquier modo, puede ser considerada hibrida ya que, de hecho, he realizado con placer papeles de soprano lirica como también de mezzosoprano aguda.Realmente amo los personajes teatrales impetuosos que se expresan a través de la agilidad, destacando en el agudo como también manteniendo una tesitura muy central.  Por este motivo, les haría escuchar ‘Cruda Furie’ de Serse de Handel como también el papel de Donna Elvira;, y aunque aún no lo he debutado, el papel de Vittelia en La Clemenza di Tito que comprende en su composición lirismo, agilidad y grandes exigencias de extensión vocal, además de ser un personaje teatralmente fascinante.

¿podrías resumirnos la trayectoria de tu carrera profesional?

Si, como te decía, comencé el estudio del canto a los 19 años y debuté a los 23 años en la ópera Betulia Liberata de Mozart bajo la dirección del Maestro Riccardo Muti en Salzburgo.  A partir de ese momento Mozart ha sido el compositor que más he cantado. Te puedo citar: Vesperae solennes de confessore y la Misa en do menor; los papeles de Aminta del  Re Pastore en Trieste, Despina en el Regio de Turín, Zerlina en el Festival dei due mondi con la dirección de James Conlon, La Condesa Almaviva en Tenerife y en Bolonia, Fiordiligi en el Teatro Olímpico de Vicenza y posteriormente en Ravenna, Piacenza, Novara y en el  circuito de teatros de Las Marcas en la espléndida producción escénica de Pier Luigi Pizzi, Donna Elvira en Vicenza, en Bremen y en el  Festival de Beaune Francia, así como un maravilloso recital de grandes arias de este compositor con la orquesta Münchner Rundfunkorchester en Múnich.

Con gran alegría  Handel  ha comenzado a ser un punto de referencia para mí, ya que además de una fantástica gira por México con cantatas handelianas y la orquesta francesa Les Musiciens du Louvre dirigida por Francesco Corti, tuve el placer de debutar en Rodrigo, su primera ópera, el papel de Florinda en el Festival de Beaune Francia con Thibault Noally, y el personaje de Serse bajo la dirección de Ottavio Dantone en Ravenna,  Piacenza,  Módena y en Beaune; y muy pronto debutaré el papel de Armida de Rinaldo en Lausana Suiza, con un elenco increíble.  Pero uno de mis sueños ha sido siempre poder cantar las obras serias de Rossini. Ya debuté Matilde en Elisabetta Regina d’Inghilterra con el director Jean Christophe Spinosi, Amaltea en Mosè in Egitto en el San Carlo de Nápoles dirigida por Stefano Montanari; y uno de mis más grandes anhelos que se hizo realidad, el de Ermione, un papel Colbran muy intenso y arduo que interpreté también en el San Carlo de Nápoles, en noviembre del 2019, bajo la conducción de Alessandro de Marchi y la dirección escénica de Jacopo Spirei.

Argia en Merope de Broschi - Innsbrucker Festwochen
Mencionaste que al inicio de tu carrera debutaste en el Festival de Salzburgo con la dirección de Riccardo Muti, un gran paso para una artista joven como eras en ese momento, imagino que ese debe ser uno de los puntos más altos de tu carrera. ¿Hay otros momentos para ti tengan un significado especial? 

Ha sido verdaderamente una experiencia grandiosa y tengo un muy grato recuerdo ya que esa fue la primera producción operística de mi vida.  Otros momentos que considero también como puntos altos e importantes para mí y para mi carrera son: un concierto en el 2016 en el teatro Prinzregententheater de Múnich con Alessandro de Marchi dirigiendo a la orquesta Münchner Rundfunkorchester en un programa en el que canté como única solista, arias de Fiordiligi, Donna Elvira, Cherubino y Zerlina. También te diré que la puesta en escena de Orphée et Eurydice de Gluck en el festival de Baden Baden Alemania con la dirección escénica del bailarín y coreógrafo John Neumeier ha sido importante, y Semele de Hasse en el teatro Theater an der Wien de Viena que me permitió cantar por primera vez una ópera de este extraordinario compositor que deseo poder encontrar de nuevo más adelante en mi carrera.

¿Cuáles crees que es el desafío más difícil en la profesión de cantante de ópera?

Es el poder comprender cuál es el repertorio ideal, las propias cualidades técnicas adquiridas sin dejar de ser fiel a la idea de una voz en constante evolución. Que no es tan fácil como parece.

¿Qué o quién ha influenciado positivamente tu carrera y cuál es el consejo más útil que te hayan dado y que aun aplicas?

Mis padres que continuamente me han apoyado y que igualmente siempre han estado junto a mí. También mi maestra, Mariella Devia con quien puedo contar en todo momento, desde el punto de vista técnico como humano, y mi pareja que me impulsa siempre y me lleva de la mano en este bellísimo recorrido. También algunos de mis más queridos amigos cantantes con quienes hablo frecuentemente y no solo de canto.  Por otro lado, no sabría decirte si me han dado un consejo que haya influenciado positivamente mi carrera.  Creo que es un cumulo de enseñanzas que he cosechado y que se pueden resumir en tres puntos fundamentales: estudiar siempre para mejorar, perseverar, a pesar de las dificultades ligadas a este magnífico trabajo y amar lo que se está haciendo.

Has interpretado, como ya señalaste, muchos papeles de Mozart ¿Cuáles te han dado mayor satisfacción y en base a tu experiencia que características piensas que debe tener un buen interprete de este estilo y repertorio?

Amo mucho a Mozart porque siempre me ha acompañado y me ha enseñado mucho.  De los papeles, te diría que son Fiordiligi y Donna Elvira. El primero porque siempre me ha exigido mucho, y ha crecido conmigo a través de las producciones, pero también me ha hecho sufrir en ocasiones, pero siempre ha logrado regalarme momentos especiales y grandes satisfacciones personales. Por su parte, Donna Elvira por la composición y el personaje teatral que es.  Con mi debut en este papel seguramente se da dado el inicio de un nuevo periodo técnico personal.  Descubrí tanto de mí misma que puedo hablar de un antes y un después de Don Giovanni. Contestando la segunda parte de la pregunta, creo que un buen interprete mozartiano debe ser muy fiel a la partitura, muy preparado musical y técnicamente y ser un buen actor. Aunque también, si inicialmente no se poseen todas estas cualidades es el papel mismo, si se trata de la adecuada vocalidad, el que obliga a la transformación en esa dirección.

¿Entre todos los personajes que has interpretado hasta hoy cuál es el que más te has gustado y con cual has sentido mayor identificación identificado más?

El año pasado debuté mi primer papel en travesti en una producción operística. No creía que fuera a ser uno de los papeles con el cual me iba a identificar tanto, pero así fue, y es el emperador Serse en la magnífica ópera de Handel. Obviamente también el papel de Ermione, que ya mencioné antes, fue un gran meta para mi después de tanto estudio, y por ello considero que es un papel que me representa o que por lo menos representa mi futuro.

¿Cuáles son los papeles que te gustaría afrontar más adelante? 

De hecho, me gustaría mucho aventurarme en el camino de los personajes rossinianos escritos para la célebre Isabella Colbran. De manera paralela me gustaría interpretar los grandes papeles de Gluck como: Alceste, Iphigénie en Tauride etc.  Creo que ese sería el camino justo para mí.

Concierto  Les Musiciens du Louvre
Sala Nezahualcóyotl Ciudad de México
Foto: Cultura UNAM 
Tu carrera ha estado estrechamente ligada a la música barroca. ¿Qué es lo que te atrae de este género y repertorio tan particular?

Siempre me ha atraído la música barroca, porque me ha dado también muchas satisfacciones, como la posibilidad de conocer a grandes artistas y debutar papeles fastuosos.  En el 2015, cuando gané el ‘audience award’ el premio del público en el concurso Cesti de Innsbruck inicié un recorrido, que en parte era una continuación porque en mis primeros años de carrera había ya cantado muchísimo repertorio barroco en concierto, que ha influenciado positivamente mi carrera tanto en el repertorio antiguo como en el clásico; así que le debo mucho al festival Innsbrucker Festwochen y al conductor Alessandro De Marchi por esto.

¿Piensas que este tipo de música te permite mayores posibilidades y libertad interpretativa al no saber exactamente como se cantaba en el pasado?

Creo que la libertad interpretativa deriva siempre de la precisión, del refinamiento técnico y del respeto a la partitura.  Por tanto, no sé exactamente si haya más libertad interpretativa de la que pueda haber, por ejemplo, en el periodo clásico o en el bel canto.

Mencionaste como algo importante en tu carrera la gira que realizaste a México, en octubre del 2018, con Les Musiciens du Louvre y los conciertos que dieron en el Teatro Juárez de Guanajuato en el Festival Cervantino, en Monterrey y en la Sala Nezahualcóyotl de la Ciudad de México. ¿Qué recuerdos o experiencias te llevaste de aquella visita a nuestro país?

Si.  La experiencia en México ha sido una de las sobrecogedoras de mi vida y no estoy exagerando.  Los meses posteriores fueron un eterno recuerdo de esos encantadores diez días, por los lugares que pude visitar y conocer, la luminosidad, la comida, los teatros, el Festival Cervantino, las bellísimas cantatas de Handel; y sobre todo el calor y la participación del público que me llenó los ojos y el corazón. ¡Fueron tres conciertos inolvidables!

En aquellos conciertos cautivaste con tu interpretación de las cantatas Crudel tiranno amor, HWV 97 y Delirio Amoroso (Da quel giorni fatale) HWV 99, así como otras arias y recitativos de Handel.  ¿Cómo definirías tu relación con este compositor que es uno de tus favoritos y cuales consideras que sean las dificultades de interpretar este tipo de obras que fueron concebidas para ser cantadas por castrati?

Las obras concebidas para ser cantadas por castrados son siempre arduas, pero a mi parecer, es exactamente esto lo que las hace ser fascinantes. Los cambios continuos de tesitura, la agilidad, las delirantes arias de furia y los momentos conmovedores son siempre retos que acepto con gusto y que me gusta superar.  Con relación a Handel, sin olvidar que sus personajes están bien caracterizados y por ello son muy interesantes de personificar, es ya uno de mis compositores preferidos y deseo interpretar muchos de sus papeles masculinos y femeninos durante toda mi carrera.

De acuerdo con tu experiencia, ¿Qué piensas al respecto de que las óperas barrocas, antiguas o poco conocidas deban ser interpretadas primordialmente en versión de concierto en vez de producciones escénicas, para que el artista pueda cantar y expresarse con mayor libertad y concentrase en el canto y en la música?

No sabría decírtelo, porque no menosprecio las óperas en concierto, pero la interpretación de un papel también forma parte de la ejecución de una obra y no cambia mucho desde ese punto de vista, y al menos para mí, prefiero siempre la ópera realizada sobre un escenario del repertorio que sea.

Concierto con Les Musiciens du Louvre
Sala Nezahualcóyotl Ciudad de México Foto: Cultura UNAM 
Hablando de otra cosa ¿Cómo es Arianna en el día a día, que tipo de música escuchas y que hobbies o que cosas te apasiona fuera de tu trabajo en la música?

Últimamente, a causa del confinamiento, me nació una gran pasión por las plantas. Me encanta cuidarlas, alimentarlas, verlas crecer y descubrir también el mundo de los insectos que las habitan, ya sean parásitos o depredadores. Incluso aunque no lo hago muy a menudo me gusta el senderismo o trekking de alta montaña.  Sin embargo, hablando de música me gusta mucho escuchar a cantautores italianos y franceses, jazz, punk y la música tradicional y folclórica italiana y del mundo.

¿Como has manejado tu tiempo durante esta pausa inesperada y forzada para tu beneficio personal o artístico?

No ha sido fácil para mí, pero continué tomando clases en línea con mi maestra y estudié un par de papeles que sueño cantar como también algunas otras cosas que probablemente nunca cantaré.

Agradezco tu tiempo para esta entrevista Arianna.  Para concluirla ¿Podrías compartir alguna reflexión sobre el mundo de la lírica de hoy?

Solo deseo que este dramático periodo, que ha sacado a la luz los antiguos problemas contractuales de nuestra categoría de trabajadores, conduzca a encontrar soluciones y no a empeorar las condiciones de trabajo.  Creo que las fuerzas y las voces renovadoras de la nueva generación, si no se asfixian, puedan traer cambios sustanciales en el modo de vivir el mundo de la lírica, que hoy esta más vivo que nunca, tanto de la parte de los “responsables del trabajo’ como del público.


Entrevista al director Enrique Patrón de Rueda sábado 15 de mayo a las 12 hrs del centro de México.



El periodista y critico de ópera mexicano José Noe Mercado entrevistará   al director de ópera Enrique Patrón de Rueda a propósito de sus 40 años de carrera.   El sábado 15 de agosto a las 12 horas del centro de México.