jueves, 22 de marzo de 2012

Anna Bolena - Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Firenze

Foto: Francesca Zardini
Massimo Crispi

Un'insolita versione dell'Anna Bolena senza orchestra a causa dello sciopero dell'orchestra del Maggio è andata in scena in questi giorni a Firenze. L'orchestra protesta per i tagli che la direzione del teatro vuole adottare per ripianare il bilancio. Il Teatro ha comunque deciso di far andare in scena lo spettacolo e quindi il maestro Andrea Severi, pianista del teatro, ha eseguito l'intera riduzione al pianoforte, diretto al maestro Antonino Fogliani e non Roberto Abbado come annunciato sul programma, mentre gli artisti agivano sul palco. Da un lato una prova di pazienza e di buona volontà da parte del cast e della direzione della Fondazione. Dall'altro un inevitabile impoverimento dello spettacolo, anche perché è veramente difficile cantare un'opera intera senza il vero sostegno dell'orchestra, si è esposti moltissimo. Per di più il basso Roberto Scandiuzzi, Enrico VIII, era ammalato ma ha cantato ugualmente. Lo spettacolo di Graham Vick, ripreso da Stefano Trespidi, nuovo allestimento proveniente dai teatri di Verona e di Trieste, con scene e costumi, molto belli, di Paul Brown ripresi da Elena Cicorella e luci di Giuseppe Di Iorio riprese da G.Paolo Mirenda, era essenziale e funzionale, con invenzioni felici come le pareti del castello reale in plexiglas, trasparenti, quasi a simboleggiare l'impossibilità di qualsiasi congiura all'interno della sua corte, Enrico vede tutto. Superlativa e inossidabile l'Anna di Mariella Devia, di cui meraviglia, ogni giorno che passa, la longevità vocale e la pertinenza stilistica. Ovazione finale per la regina. Ma anche l'altra regina, la Giovanna Seymour di Sonia Ganassi, ha riscosso un meritato successo, ormai per lei un personaggio rodato e collaudato. Splendida, come sempre, anche José Maria Lo Monaco nel personaggio del paggio Smeton, con voce superba e impeccabile. Bene gli altri, Shalva Mukeria come Percy, dai centri e gravi forse un po' insicuri, ma con un bel registro acuto, e Konstantin Gorny come Rochefort, solida voce di basso. Un po' spaesato il coro, forse per la mancanza dell'orchestra. Il pianista Andrea Severi, che dal golfo mistico aveva la responsabilità di sostenere il palcoscenico colla sola tastiera, ha avuto anch'egli la sua dose di meritati applausi. Peccato, uno spettacolo a metà, e soprattutto con la consapevolezza che sarà l'ultima volta, se non una delle ultime, che si ascolterà Devia a Firenze in questo ruolo. Chissà come finiranno i teatri d'Italia…

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