jueves, 13 de febrero de 2014

Alceste di Gluck - Ópera de París

Foto: Agathe Poupeney

Alceste, di Christoph Willibald Gluck, è andato in scena al mitico Palais Garnier, come omaggio al suo compositore nella celebrazione dei trecento anni dalla nascita. L'incaricato della realizzazione scenica è stato il regista francese Olivier Py che si è ispirato alle origini della tragedia greca e all'essenza del teatro stesso per raccontare la storia, con molta drammatizzazione nell'azione scenica, con contrastanti costumi moderni in bianco e nero e con un unico elemento scenico, un'enorme lavagna fissa in fondo al palcoscenico, creata da Pierre-André Weitz, con ponteggi mobili. Su questi ponteggi vari pittori disegnavano con matite ogni tipo di figura, da fiori alla stessa facciata del teatro, cancellandoli immediatamente appena terminati, simboleggiando così la fragilità, la metamorfosi e la scomparsa delle cose e degli esseri. Un'innovativa ma controversa messa in scena che però nel corso della rappresentazione si è rivelata noiosa, distraendo l'attenzione dalla parte veramente interessante, ossia la parte musicale. Marc Minkovski, a capo del coro e dell'orchestra Les Musiciens du Louvre, ha dimostrato la conoscenza e l'affinità nei confronti delle opere di questo compositore. Il suo gruppo ha suonato omogeneamente, pieno di sentimento e musicalità, e la sua lettura è stata sicura ed emozionante in molti passi. Il mezzosoprano Sophie Koch si è esibita in un compenetrato personaggio di Alceste, disegnandola in maniera drammatica e commovente, senza mais perdere l'eleganza della voce dal tono scuro e profondo, facendo risaltare le esigenze belcantistiche del ruolo. Anche il tenore Yann Beuron ha fornito una prestazione impeccabile, con una voce molto duttile dal gradevole timbro bronzeo. Correto il resto del cast, con una nota per i baritoni Jean-François Lapointe come sommo sacerdote e Franck Ferrari, nel ruolo di Hercules, qui rappresentato come un mago. RJ

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