domingo, 22 de febrero de 2015

Madama Butterfly a Bologna

Foto Rocco Casaluci

Anna Galletti

“Non siamo altro che la somma delle nostre illusioni, per non dire degli errori dei quali tracciamo una maschera, un emblema sociale”(… n’étant nous même que la somme de nos illusions, pour ne pas dire des erreurs dont nous tirons un masque, une figure sociale - Richard Millet, “Sibelius”).

La giovanissima Butterfly ha l’occasione di sfuggire alla povertà e di costruire il suo emblema di moglie di un ufficiale della marina americana. Giunge a ripudiare la sua religione, ad accettare di essere rinnegata dalla sua famiglia, a parlare del Paese del marito come del proprio. La sua illusione dura tre anni. Nonostante tutti gli avvertimenti sulla sua reale situazione di moglie abbandonata e le vie d’uscita che le vengono offerte, la maschera di illusioni e di errori è troppo potente, troppo reale perché possa allontanarsene. Quando la maschera le viene strappata, per lei non è più possibile passare, pur dolorosamente, dall’oscurità delle illusioni alla luce della verità. L’unica scelta che le rimane è andare incontro all’oscurità definitiva.  Anche se può apparire culturalmente e temporalmente distante, è facile identificarsi nel dramma di Butterfly, perché tutti noi, consapevoli o meno, abbiamo la nostra maschera, che filtra la luce e dà alla realtà una sua dimensione, la dimensione che noi vogliamo creare. Sarebbe facile riconoscersi in questa  raffigurazione dell’inganno e della solitudine umani anche se non ci fossero le parole, perché la musica di Puccini qui parla da sola. L’orchestra, diretta da Hirofumi Yoshida in maniera  determinata, ma al tempo stesso poetica e a tratti commossa, avvolge il cammino della protagonista verso la tragedia rispettando ed esaltando la molteplicità di stili, gradazioni, chiaroscuri, ombreggiature che la complessa partitura dell’Autore presenta.  Il ruolo di Butterfly nella prima del 14 febbraio è interpretato da Mina Tasca Yamazaki, che sostituisce all’ultimo momento Olga Busuioc. La soprano giapponese, naturalizzata italiana, è considerata una delle migliori interpreti attuali di Butterfly. La sua presenza scenica è appassionata e coerente, senza trascendere in eccessi. L’intensità della sua recitazione riscatta, però, solo in parte una voce bella e fresca, ma priva dei colori e dell’estensione richiesti da questo ruolo, peraltro pressoché totalizzante nel contesto dell’opera. Il Pinkerton di Luciano Ganci risulta troppo cialtrone, quasi caricaturale, e quindi fuori contesto. La voce di Ganci è potente, ma l’uso che qui il tenore ne fa non suscita grande apprezzamento. Anche l’interazione tra i due, Yamazaki e Ganci, risulta spesso problematica, anche se questo può essere giustificato dalla tardiva sostituzione di Yamazaki. Elegante e corretta la Suzuki di Antonella Colaianni, che occupa lo spazio che deve, in scena e vocalmente. Anche Filippo Polinelli costruisce con cura e con aderenza al libretto il suo Sharpless, che non delude le aspettative.  La rappresentazione è stata, nel suo complesso, sostenuta dall’accurata regia di Valentina Brunetti e dalla scenografia, già creata per il Teatro Comunale di Bologna nel 2009, di Giada Abiendi. Una scenografia priva di orpelli, minimalista, ma eloquente, che si riduce atto dopo atto fino a lasciare spazio quasi assoluto alla drammatica e finale solitudine di Butterfly. Una scenografia che avrebbe richiesto e meritato una diversa qualità vocale della protagonista. 

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