domingo, 15 de febrero de 2015

Roméo et Juliette di Charles Gounod - Austin Opera, USA

Foto: Lynn Lane -Austin Opera

Ramón Jacques

La Austin Opera ha inserito nella stagione corrente la sua prima produzione di Roméo et Juliette di Charles Gounod. Pur essendo una compagnia giovane, con solo ventinove anni d'attività, e pur trovandosi in Texas fra Dallas e Houston, che vantano grandi tradizioni e maggiori risorse economiche, la Austin Opera si è ritagliata il suo spazio nel mondo operistico statunitense, in particolare per la scelta dei titoli variegata e stimolante. Infatti abbiamo avuto, per esempio Lady Macbeth di Mzensk di Shostakovich, Elektra di Strauss o il debutto americano dell'opera Waiting for the Barbarians di Phillip Glass. Il regista Doug Scholz-Carlson, che oltre all'impegno del teatro lirico è direttore artistico del noto Great River Shakespeare Festival in Minnesota, ha inteso presentare l'opera in una cornice tradizionale e ha concepito un allestimento con reminiscenze dal Globe Theatre shakesperiano, su bozzetti di Eric Fielding, in un ambiente rinascimentale al centro di un palazzo che circondava la scena. L'azione si è sviluppata fluidamente, cambiando ambiente al solo muovere alcuni elementi (balconi, colonne, scale, tombe). Gli abiti erano aderenti all'epoca, tuttavia il pallore delle tinte non giovava alla vista. Da questo punto di vista non sono nemmeno venute in soccorso le luci, tendenti a creare un ambiente cupo e ombroso. Scholz-Carlson ha curato la recitazione nel dettaglio, soprattutto nei momenti più intimi, nei quali l'umanità dei personaggi traspariva con emozioni e sentimenti, passione, gioia, simpatia. Tanto le coreografie quanto i duelli erano pertinenti e sensati in una visione complessiva dell'opera. Molto soddisfacente la parte vocale, che si è avvalsa di due giovani valenti nordamericani ben affiatati sulla scena e nel canto. Il tenore Stephen Costello, la cui voce calda e scura è parsa ben adeguata al ruolo di Roméo, come l'età e la recitazione, che hanno contribuito alla credibilità del personaggio. Dal canto suo la canadese Joyce El-Khoury è stata una delizia come Juliette. Giovane, bella e carismatica, di voce brillante, fraseggio e dizione eleganti, è stata una delle punte di diamante della serata.  Abbiamo apprezzato la correttezza del resto del cast, non al medesimo livello dei protagonisti ma senza demeriti che penalizzassero l'esito complessivo. In ogni caso, se si deve una menzione particolare, questa deve essere per il basso Peter Volpe, Frère Laurent, e per il mezzosoprano Ellie Jarrett, Stephano. Il coro si è mostato solido e coinvolto dall'azione, l'orchestra, sotto la mano sicura ed entusiasta del collaudato direttore Richard Buckley, ha ben reso le dinamiche, con un buon equilibrio e una mirabile sezione di ottoni.

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