lunes, 14 de diciembre de 2015

Giovanna d’Arco di Verdi - Teatro alla Scala

Foto: Brescia& Amisano

Massimo Viazzo

Una delle più riuscite inaugurazioni al Teatro alla Scala degli ultimi anni! L’idea di riproporre dopo un secolo e mezzo un titolo verdiano praticamente dimenticato ha pagato! L’opera è piaciuta e lo spettacolo è stato molto applaudito. Musicalmente, Giovanna d’Arco è un’opera che non perde il confronto (anzi!) con titoli coevi. Drammaturgicamente, invece, la vicenda è un po’ tirata per i capelli, ma qui è intervenuta mirabilmente la regia del binomio Moshe Leiser e Patrice Caurier che ha investito il personaggio protagonista  di una luce psicanalitica di rara forza drammatica e coerenza. Giovanna, infatti, è una donna psicologicamente molto debole che vive nella sua stanza e nel suo letto le vicende narrate nell’opera. Tutto funziona alla perfezione, compreso il conclusivo perdono paterno, difficile da giustificare solo alla lettura del libretto, ma in questo spettacolo perfettamente credibile. Riccardo Chailly ha diretto un‘orchestra in formissima con passo teatrale fulminante, tesissimo, di grande impatto, senza peraltro lesinare dolcezze e cesellature timbriche. Una direzione, direi, di assoluto riferimento. Come pure il cast, che ha conquistato per l’idiomaticità dell’accento e la convinzione delle intenzioni. Anna Netrebko ha dipinto una Giovanna fremente e pugnace, con voce ben emessa e timbricamente seducente. Francesco Meli, da parte sua, ha dato voce al Re di Francia con sicurezza, cantando sul fiato senza incertezze. Molto positiva anche la prova di Devid Cecconi (sostituto di Carlos Alvarez indisposto), un baritono magari non rifinitissimo nel fraseggio, ma certamente gagliardo e vigoroso. Buone anche le parti di fianco, Dmitry Belosselskiy (Talbot) e Michele Mauro (Delil). Ottimo come sempre il coro scaligero e trionfo per tutti!

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