domingo, 13 de diciembre de 2015

Il Barbiere di Siviglia - Teatro Filarmonico de Verona


Foto: Ennevi

Francesco Bertini

Prima della pausa estiva, per il passaggio di testimone al Festival areniano, al Teatro Filarmonico di Verona va in scena una spigliata edizione di Il barbiere di Siviglia di Gioachino Rossini. Il punto di forza dello spettacolo è costituito dal frizzante allestimento di Pier Francesco Maestrini, regista e costumista, e di Joshua Held, ideatore delle scenografie animate. L’intera vicenda è ambientata in un fantasioso cartoon che rilegge i personaggi alla luce di una divertente deviazione rossiniana: tutti sono ingrassati, come l’autore, e si muovono rubicondi in scena. Nel frattempo il fondale offre lo spazio per le proiezioni animate le quali creano scenette divertenti e gag costantemente cangianti. Vi si ritrovano elementi cinematografici e rimandi ai più celebri cartoni animati. La fusione tra l’azione scenica e le immagini è prodigiosa: i cantanti formano un tutt’uno con le invenzioni visive e si inseriscono dinamicamente nella narrazione. Solo a tratti si ha l’impressione di un abuso nella costante proposizione di scenette ma la buona riuscita finale è assicurata dalla scorrevolezza delle idee. La resa musicale s’impone per la presenza di Stefano Montanari. Il direttore offre una lettura personale che può destare interrogativi: egli manipola la partitura, interpolando qualche intuizione, secondo una propria visione rossiniana che indubbiamente vivacizza l’opera, a scapito però di una sicura unitarietà. I repentini cambi di ritmo danno vigore alla concertazione che presta grande attenzione alle dinamiche, con la cura delle varie sezioni orchestrali e la presenza costante del clavicembalo, a cui siede lo stesso Montanari. Tra gli interpreti si distingue il sempre spigliato Bartolo di Omar Montanari, baritono comico al punto giusto e costantemente attento al canto ripulito dalle incrostazioni tradizionali. Christian Senn ripropone un collaudato Figaro, dinamico e spigliato benché un po’ spigoloso per fraseggio. Edgardo Rocha, Il conte d’Almaviva, esegue il ruolo nella sua interezza, ottenendo l’approvazione del pubblico dopo il rondò ‘Cessa di più resistere’, spesso omesso. Nonostante lo strumento appaia ridotto nel volume e a tratti non ben proiettato, la sua vocalità si impone per disinvolta agilità e attenzione alla parola. Meno convincente Marco Vinco, Basilio un po’ sommario ma scenicamente esilarante. Rosina è affidata al mezzosoprano Annalisa Stroppa che coglie l’essenza sbarazzina della giovane pupilla senza esasperare la scrittura rossiniana. L’Orchestra e il Coro dell’Arena di Verona risultano convincenti. Le reazioni festanti del pubblico non nascondono qualche dissenso verso il direttore.

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