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Friday, February 22, 2013

Manon Lescaut di Puccini - Teatro de la Monnaie di Bruxells

Foto: Karl Forster

Il Teatro de La Monnaie di Bruxelles ha messo in scena Manon Lescaut, dramma lirico in quattro atti di Giacomo Puccini, le cui opere sono poco frequenti in questo teatro. La controversa messa in scena di Mariusz Treliński, direttore artistico del Teatro Wielki di Varsavia, luogo di origine della produzione, con scene di Boris Kudlicka e costumi di Magdalena Musial, situa l'azione in un'epoca moderna imprecisata. Più precisamente tutto si svolge in una stazione della metropolitana di Parigi, dove Manon diventa una prostituta, in un giro in cui Geronte fa il magnaccia e dal quale Des Grieux vorrebbe riscattarla. Violenza inutile, sadomasochismo, recitazione sopra le righe, sesso eccetera hanno snaturato la trama originale dell'opera e la narrazione in puro stile cinematografico, come se fosse un thriller, ha lasciato a più di una persona il dubbio se l'intenzione fosse di rendere tutto reale o un sogno di Des Grieux. La parte musicale, la cosa migliore dello spettacolo, eccelleva con la direzione di Carlo Rizzi, che ha sottolineato tutti i preziosismi della partitura con calore, emozione e dinamica nonostante lo sfasamento col palcoscenico. Il soprano Amanda Echalaz ci ha dato una Manon vivida, seducente e di prorompente personalità spiegando anche una voce ampia e omogenea. Il tenore messicano Héctor Sandoval è stato un Des Grieux dal timbro caldo e gradevole, con voce solida, soprattutto nei momenti più intensi, e ha ricevuto un bel riconoscimento da parte del pubblico. Il resto del cast è stato corretto, con il bellicoso ma vivace Geronte di Giovanni Furlanetto, il solido Lescaut del baritono belga Lionel Lohte e l'appassionato Edmondo del tenore Julián Drien. Buono il coro di Martino Faggiani. RJ

Thursday, February 21, 2013

Manon Lescaut en el Teatro de la Moneda de Bruselas

Foto: Karl Forster

El Teatro de la Moneda de Bruselas, repuso en su escenario el drama lírico en cuatro actos de Puccini, Manon Lescaut, una opera, como otras las otras del mismo autor que han sido poco vistas en este teatro. Para ello se presentó la controvertido montaje escénico de Mariusz Treliński, director artístico del Teatro Wielki de Varsovia, de donde se originó esta producción, con diseños de   Boris Kudlicka y vestuarios de Magdalena Musial, cuya trama fue situada en una época moderna, concretamente en una oscura estación de metro de Paris, en el que Manon se convierte en una prostituta que forma parte de una red manejada por Geronte, y de la que Des Grieux intenta rescatarla. Innecesaria violencia, sobreactuación, sadomasoquismo, sexo, y violencia desvirtuaron y deshumanizaron la trama original de la obra, y la narración al estilo cinematográfica, como si se tratase de un thriller, dejo a más de uno con la incógnita ¿fue esto la realidad o una imaginación del sueño de Des Griuex?  La parte musical fue sin dudas la más satisfactoria del espectáculo, comenzando con la precisa conducción de Carlo Rizzi, quien fue capaz de extraer las sutilezas de la partitura de manera emocionante, calida y dinámica, y a pesar de los desfases creados con la escena.  El papel de Manon fue encomendado a la soprano Amanda Echalaz, dio vida, personalidad y seducción al  papel al que prestó una voz amplia y homogénea.  Como Des Griuex, debuto con éxito el tenor mexicano Héctor Sandoval quien mostró un grato timbre calido, y firmeza vocal en los momentos más intensos y críticos de su papel de correcta actuación, que le valió una amplio aplauso del publico. Correcto estuvo el resto del resto del elenco, con el belicoso pero brioso Geronte de Giovanni Furlanetto,  el solidó Lescaut del barítono belga Lionel Lohte, y el apasionado Edmundo del tenor Julián Drien.  Bueno el aporte del coro dirigido por Martino Faggiani. RJ

Thursday, January 14, 2010

P. Mascagni - Parisina. Dir. Gianandrea Gavazzeni, Roma 1978 (CD)

P.Mascagni
Parisina
Hazzan, Protti, Vendittelli, Angeloni, F. Furlanetto, Silva
Dir. Gianandrea Gavazzeni
Roma, teatro dell’Opera, 1978
2 CD Bongiovanni 2009; GB 2440/41-2


Roberta Pedrotti

Dopo l’erotismo medievale e orientale, le volute decadenti e floreali, neogotiche ed esotiche di Isabeau e Iris, la collaborazione fra Mascagni e D’Annunzio sembrava quasi una logica conseguenza, o almeno così credeva Sonzogno nel propiziare un incontro che in verità fu il seme felice di ancor più felice comunione d’intenti nella creazione di Parisina. Il poeta accettò di buon grado, anzi approvò, i tagli proposti dal musicista, che a sua volta si immerse nei versi e nella fosca tragedia – che pare avesse già spaventato Puccini – con totale dedizione. L’esito soddisfò entrambi, ma, scrive lo stesso Mascagni, “l’opera dura circa tre ore e mezzo, suonandola di seguito e senza pause”. Una durata che, se un secolo prima avrebbe potuto essere considerata usuale, nella Milano futurista del 1913 era difficile proporre: Wagner dopo tutto era un fenomeno a sé e anche le sue opere si traducevano e tagliavano, fuori da Bayreuth. Così Parisina passò nel corso degli anni da quattro a tre atti, poi tornò a quattro, ma con varie e diverse sforbiciate, anche approvate dagli autori. Nel dopoguerra fu Gavazzeni a riproporla nella versione originale a Livorno nel ’52 e a ripresentarla poi a Roma, nel ’78, nelle recite che abbiamo testimoniate in questo recente cofanetto Bongiovanni. L’opera è in quattro atti, si conserva dunque l’epilogo con la visita di Stella al figlio Ugo incarcerato con Parisina e in attesa dell’esecuzione, ma per valutare l’entità dei tagli basti dire che la durata complessiva della registrazione è di poco più di due ore e venti minuti. Anche considerando i tempi proverbialmente lenti favoriti dal Mascagni esecutore, una differenza non da poco rispetto alle tre ore e mezza dichiarate alla vigilia della prima. L’operazione di Gavazzeni è però sempre plastica, quasi demiurgica nei confronti della partitura; anche quando ripropose i capolavori di Donizetti in quelli che, per noi che oggi conosciamo il respiro delle partiture complete, appaiono pressoché dei sunti, attuò una sorta di ricreazione dell’opera. La sua visione del teatro vedeva nel testo una base, un materiale che il concertatore aveva quasi il dovere di manipolare per portare in scena con gli interpreti attuali per il pubblico attuale. L’affinità di linguaggio porta soprattutto in questo caso il bergamasco, già allievo del dannunziano Pizzetti in composizione, a un risultato artisticamente assai eloquente. Difficile immaginare una concertazione che si imponga per maggior sintonia con la scrittura – verbale e musicale – di Parisina, con i suoi colori ricercatissimi e con la sua densità di linguaggi. Nel cast spicca il nome di Aldo Protti, che aveva appena superato i trent’anni di carriera, ma opponeva ancora al trascorrere del tempo la nera protervia dell’autentico baritono vilain, in tutto compartecipe della temperie dell’opera. Gli altri onorano una scrittura onerosa, e val la pena di citare la protagonista, Atarah Hazzan, l’Ugo di Giuseppe Vendittelli, la vendicativa Stella di Katia Angeloni e la Verde di Stella Silva, titolare di alcune delle pagine più suggestive dell’opera, nonché un giovanissimo Ferruccio Furlanetto come Aldobrandino. L’accurata pubblicazione della storica produzione, con saggi dello stesso concertatore e di Mario Morini oltre all’indispensabile libretto completo, è dedicata da Giovanni Gavazzeni alla memoria del nonno Gianandrea e del padre Franco, professore universitario.

G. Rossini - Il Barbiere di Siviglia (DVD) - Teatro La Fenice

G.Rossini
Il barbiere di Siviglia
Meli, Shaham, Frontali, De Simone, G. Furlanetto
Direttore Antonino Fogliani
Regia Bepi Morassi
Venezia, Teatro La Fenice, 2008
DVD Dynamic 33597, 2009


Roberta Pedrotti

Venezia, si sa, è città dalla forte vocazione turistica, anche al di fuori del Carnevale un palcoscenico naturale che in ogni angolo evoca immagini d’una storia che pare già rappresentazione artistica e letteraria di se stessa. Logico, quindi, che La Fenice tenga in repertorio allestimenti delle opere più popolari da riproporre regolarmente oltre che ai melomani mai sazi di Traviate e Barbieri anche agli ospiti di passaggio. Se l’opera verdiana torna ormai quasi ogni anno in cartellone nel fascinoso allestimento di Robert Carsen, per il capolavoro di Rossini si torna a uno spettacolo di Bepi Morassi che sembra pensato proprio per appagare le brame dei visitatori più tradizionalisti, avidi di cartapesta e pittoreschi cliché. Il DVD, peraltro, si riferisce a una recita che era stata anche oggetto di proiezione in diretta nel circuito dei cinema italiani che aderiscono al progetto promosso dalla Dynamic. Operazione lodevolissima, anche al di là di uno spettacolo di qualità inferiori alle aspettative, anche se commisurato a un target forse non dei più esigenti (benché la proiezione sia fruita non solo da curiosi neofiti, ma anche da appassionati che con una modica spesa si assicurano l’opportunità di assistere spettacoli difficilmente raggiungibili per motivi logistici). Il cast allinea due specialisti dei rispettivi ruoli come Roberto Frontali (Figaro) e Bruno De Simone (Don Bartolo) e un tenore de calibro di Francesco Meli come Conte d’Almaviva. Nessuno, però, dà il meglio di sé: Frontali si destreggia con l’esperienza, De Simone non brilla nel sillabato della sua aria e Meli, che pure avevamo apprezzato in altre occasioni rossiniane, sembra a disagio, soprattutto nella sortita, e ci consegna una delle sue caratterizzazioni meno convincenti. Rinat Shaham è un’onesta Rosina di routine: vocalità poco naturale e priva di particolari fascini, coloratura appena sufficiente. Giovanni Furlanetto si disimpegna come Don Basilio e Giovanna Donadini è un’abile caratterista ma una cantante discutibile. Debolucci i comprimari. Bisogna però riconoscere che tutto il cast è messo in grossa difficoltà dalla direzione confusionaria e monotona di Antonino Fogliani, capace di offuscare la genialità rossiniana e, insieme all’allestimento povero d’idee e di verve di Morassi, di stendere un velo di noia sulla recita. Peccato, un’occasione persa. Registrazione negli standard cui ci ha abituati la Dynamic.