Saturday, July 1, 2017

Intervista al mezzosoprano Annalisa Stroppa

Annalisa Stroppa (S. Lelli)
Annalisa, come ti sei avvicinata al canto? Quando ha preso in te la passione per la lirica?

Da bambina trascorrevo gran parte dei pomeriggi dopo la scuola dai miei nonni materni che ascoltavano Pavarotti, Domingo, Carreras e Mario del Monaco. Ho iniziato in questo modo a scoprire le arie d'opera e imitavoquesti grandi tenori.. Ricordo che all'età di otto, nove anni durante le feste di famiglia intrattenevo tutti cantando "Nessun dorma", "O sole mio", "Parlami d'amore Mariù", "Un amore così grande". Sono sempre stata molto estroversa e quando cantavo stavo bene ed ero felice! Inoltre la natura era stata generosa con me e mi aveva donato una voce speciale e per questo sono nate in me la passione e il desiderio di cantare. Ho iniziato quindi lo studio del solfeggio, pianoforte e successivamente, a voce completamente mutata, canto!

La mia famiglia ha creduto in me, mi ha incoraggiata e mi ha sempre sostenuto, sono stata molto fortunata ed è anche grazie alla loro fiducia che ho potuto affrontare con determinazione questo cammino.

Studiavo in Conservatorio a Brescia, contemporaneamente preparavo gli esami in Università (sono laureata in Scienze dell’Educazione) e, avendo ottenuto l'abilitazione, insegnavo part- time in una scuola primaria. Nonostante la fatica amavo tutto ciò che facevo, l'insegnamento, i miei studi all'università e soprattutto cantare!

Raccontaci in breve la storia della tua carriera professionale.

Durante gli ultimi anni del Conservatorio ho partecipato a diversi concorsi nazionali e internazionali per misurare le mie potenzialità e per capire se veramente quella del canto sarebbe potuta essere la mia strada e se avessi potuto intraprendere questa carriera, perché sappiamo che, soprattutto al giorno d'oggi, è parecchio difficile; ottenevo sempre dei buoni risultati: terzo, secondo e primo premio! Queste per me erano importanti conferme che mi davano l'input per crederci davvero e proseguire in questa strada. Ho iniziato così a cantare recital da camera, poi piccoli ruoli d'opera e via via...ruoli sempre più importanti in contesti sempre più grandi.

I primi ruoli da protagonista sono stati Carmen in Tragedy de Carmen a Perugia per il teatro Sperimentale di Spoleto e successivamente Carmen nella Carmen di Bizet al Teatro di Trento, poi ho interpretato il ruolo di Cherubino nei Due Figaro a Salisburgo e questo si può dire sia stato il vero e proprio debutto importante con il maestro Muti sul podio; l'opera è stata poi ripresa anche a Ravenna, Madrid, Buenos Aires.

Da quel momento sono nate altre grandi opportunità di debuttare tanti altri ruoli tra cui Rosina all'Opera di Roma, Cherubino a Cagliari, Piacenza , Modena, Losanna, Stephano in Roméo et Juliette al Carlo Felice di Genova e all’Arena di Verona, nuovamente Rosina nel Barbiere a Berlino, Losanna, Barcellona,Tel Aviv, Bilbao, Monte Carlo; Dorina nel Marito disperato al Teatro San Carlo di Napoli, Lisetta nel Mondo della Luna all’Opéra di MonteCarlo, Carmen a Limoges, Fenena a Palermo e al Maggio Musicale Fiorentino. Ho debuttato negli States con la Dallas Symphony orchestra nelle Nuits d’eté di Berlioz, di seguito ho interpretato Adalgisa nella Norma al Teatro Massimo di Palermo e al Liceu Barcellona; Ascanio in Benvenuto Cellini sempre a Barcellona, Hänsel in Hansel und Gretel al Regio di Torino, Dorabella a Vienna, Suzuki all’Opéra di Parigi, Cenerentola a Tel Aviv, sino ad arrivare all’apertura stagione 2016/2017 del Teatro alla Scala come Suzuki nella Madama Butterfly diretta dal maestro Chailly, Meg nel Falstaff con la direzione del m° Mehta etc..etc... Sono stata molto fortunata, ho avuto tante bellissime occasioni!

La tua prima volta in un ruolo principale: emozioni, incontri, paure, presagi, felicità.

Il mio primo ruolo da protagonista a livello internazionale, come dicevo, è stato Cherubino nei Due Figaro di Mercadante con la direzione di Riccardo Muti e la regia di Emilio Sagi. Un meraviglioso ruolo en travesti. La prima è andata in scena alla Haus für Mozart di Salisburgo e poi lo spettacolo è stato ripreso al Teatro Alighieri di Ravenna, al Teatro Real di Madrid e al Colon di Buenos Aires.

Una prima assoluta di un'opera riscoperta e mai eseguita fino a quel momento e nella prestigiosa cornice del Festival di Salisburgo che riscuoteva l’attenzione da parte di tutto il mondo della musica. Naturalmente ero molto emozionata perché sentivo che quel momento sarebbe stato il mio punto di partenza, mi presentavo da perfetta sconosciuta sul panorama internazionale. Sono molto grata al Maestro Muti per questa possibilità perché mi ha dato modo di imparare e crescere moltissimo. Ovviamente avvertivo la responsabilità che mi era stata affidata ma mi rassicurava l’estrema cura e precisione con cui il Maestro ci aveva preparati durante il periodo di prove.

Un bellissimo ricordo! Al termine della prima recita la felicità, la soddisfazione era immensa: ce l'avevo fatta! Come si dice, avevo rotto il ghiaccio!

A chi non conosce la tua voce cosa faresti ascoltare

Sono un mezzosoprano lirico. Affronto principalmente i ruoli del belcanto che fanno parte della mia formazione e adoro il fraseggio francese. Credo che questo repertorio sia perfettamente aderente alla mia vocalità, così come al mio carattere. Quindi farei ascoltare, solo per citarne alcuni,  Romeo nei Capuleti e i Montecchi, Adalgisa nella Norma di Bellini,  Sara in Roberto Devereux, Léonor nella Favorite di Donizetti, Carmen nell'opera di Bizet e Charlotte nel Werther di Massenet.

Annalisa (S. Lelli)
Parlaci dei ruoli che hai in repertorio e di quelli che hai in programma di affrontare. Quali ruoli preferisci?

Amo ogni ruolo che ho affrontato perché quando interpreto un personaggio cerco di approfondirlo e interiorizzarlo il più possibile, quindi sono legata a tutti. Come dicevo prima, amo molto il belcanto e il repertorio francese,In programma ci sono Carmen al Bregenzfestspiele in Austria la prossima estate in uno scenario meraviglioso, sul lago di Costanza, successivamente la ripresa di Falstaff ad Astana in Kazakistan con il Teatro alla Scala. Nei mesi di ottobre e novembre tornerò al Teatro alla Scala in Nabucco nel ruolo di Fenena, quindi sarò nel cast di Andrea Chénier per un altro 7 dicembre..

A quale figura ti ispiri? Chi sono I tuoi cantanti modelli/ preferiti?

Prendo come esempio tutti i grandi artisti che hanno saputo gestire ben la loro carriera e renderla duratura nel tempo con grande serietà, dedizione e rispetto per il proprio lavoro mettendo al primo posto la voce e la musica. Ammiro moltissimo chi, pur avendo più di trent’anni di carriera alle spalle sale ancora sul palcoscenico con la professionalità e l'entusiasmo del primo giorno! Si può guardare a loro solo con grande ammirazione:se l’opera oggi esiste è anche grazie a questi grandi interpreti, ci è stata consegnata una grandissima e preziosa eredità che abbiamo l’onore e l’onere di portare avanti nel miglior modo possibile per poi poterla trasmettere a nostra volta a coloro che verranno dopo di noi. Ci hanno insegnato il profondo rispetto per questa forma d’arte che è l’opera. Cerco così di cogliere dai grandi artisti di ieri e di oggi tutto ciò che di positivo possono offrirmi per poi trovare qualcosa che mi contraddistingue e valorizzi le mie peculiarità.

Ora come guardi allo sviluppo della tua voce e quindi del tuo repertorio.

Autori del 1700, Mozart e Rossini sono stai un balsamo per la mia voce durante il periodo di studi e i primi anni di carriera. Si impara innanzitutto a cantare sul fiato, l’importanza della parola nei recitativi, il fraseggio, il legato; tutti questi elementi si ritrovano anche negli stili successivi. A livello tecnico ritornare di tanto in tanto a Mozart e Rossini fa solo bene alla voce! Poi è stata la volta anche di Bellini, Bizet, Gounod, Berlioz.

Credo che per scegliere quali nuovi ruoli o autori affrontare non bisogna far altro che ascoltare la propria voce e rispettare le sue possibilità, è lei che ti guida di volta in volta e ti indica il repertorio più corretto e sano da affrontare. Non ho mai avuto la pretesa di poter cantare tutto perché credo che a seconda della vocalità e della propensione ognuno di noi possa esprimersi meglio in un repertorio specifico.

Per il momento vorrei continuare a specializzarmi sul belcanto e sul repertorio francese, senza spingermi oltre. Diverse volte mi sono stati richiesti importanti ruoli verdiani ma, anche se sento che la mia voce sta andando verso quella direzione, per il momento credo sia ancora presto: ci sono moltissimi ruoli meravigliosi che posso interpretare prima di spingermi oltre. Lasciamo tempo al tempo!

Come stabilisci un rapporto col pubblico nel buio della sala? Cosa sente un cantante appena apre bocca?

Il pubblico è molto importante, penso che sia parte attiva e integrante dello spettacolo, è il mio motore e mi dà la carica e la forza per fare del mio meglio; è il mio giudice e il mio carburante! Noi cantiamo per gli spettatori e abbiamo il dovere principale di emozionare chi ci ascolta.

Quando salgo sul palcoscenico e inizio a cantare avverto subito l’energia che la presenza del pubblico mi trasmette. Il pubblico comunica il suo calore e anima il teatro ed è attraverso la presenza degli spettatori che scatta la magia! Inoltre il loro applauso mi ripaga di ogni fatica perché significa che sono riuscita a trasmettere tutte le mie emozioni ed è questa la più grande soddisfazione.

Raccontaci dei tuoi rapporti coi direttori d'orchestra e coi registi.

Ho instaurato un ottimo rapporto con tutti i direttori d’orchestra e con i registi con i quali ho lavorato finora perché credo fortemente che il nostro sia un lavoro “di gruppo” e una bella sintonia e un clima di lavoro sereno e disponibile condizionino inevitabilmente la riuscita dello spettacolo.

Sono molto aperta e curiosa rispetto alle idee musicali ed interpretative di direttori e registi e ritengo che tutti loro abbiano qualcosa da dirmi che mi possa aiutare a rappresentare al meglio il personaggio che sto interpretando in quel momento. Ovviamentele proposte devono essere motivate e convincenti perché per poter rendere verosimile il mio personaggio è necessario che ci creda io per prima.

È meraviglioso confrontarsi con loro e creare insieme il personaggio; sul palcoscenico ci misuriamo continuamente con noi stessi, con i nostri limiti e le nostre possibilità. Faccio tesoro dei consigli che mi vengono dati e cerco di imparare in ogni occasione e arricchire sempre di più il mio bagaglio con idee e accorgimenti nuovi.

Come si possono conciliare posizioni diverse rispetto al canto, la musica e il palcoscenico in tempi in cui non si fanno più tante prove come un tempo e si rischia spesso di andare in scena senza avere le idee chiare?

L’idea di partenza deve essere il rispetto della musica e delle intenzioni dell’autore. Purtroppo, al giorno d’oggi, non sono molti i teatri che possono permettersi lunghi periodi di prove e quindi spesso, per mancanza di fondi,ci si ritrova a dover montare un’opera in brevissimo tempo. Questo avviene in particolare per le riprese di opere già andate in scena per cui bisogna farsi un’idea chiara in poco tempo. Non si deve mai andare in scena senza un’idea precisa, pur nel poco tempo a disposizione bisogna cercare di caratterizzare il proprio personaggio e renderlo credibile partendo da un concetto di base: si deve cercare di capire l’intenzione del regista e coniugarla con la propria; naturalmente questo è più semplice quando si mette in scena un ruolo già debuttato e quindi già interiorizzato e rodato. Per i debutti l’ideale sarebbe avere più tempo, proprio per conoscere e approfondire il personaggio che si affronta per la prima volta.

È bellissimo avere a disposizione periodi lunghi di preparazione, come accade per le nuove produzioni, e vedere come il ruolo maturi e si evolva dalla prima prova sino all’ultima; il palcoscenico è una vera e propria palestra, il personaggio che interpreti cresce dentro di te ogni giorno, sia dal punto di vista vocale che interpretativo, e diventa sempre più tuo. Una buona regia può essere molto d’aiuto per risolvere alcuni problemi in scena: noi siamo attori, siamo interpreti e un buon allestimento può essere di supporto per agevolare e permettere un canto migliore.
Annalisa (S. Lelli)

Come si vive il continuo cambio di luoghi e di colleghi di lavoro?

È un adattamento continuo! È per certi versi faticoso, ma molto stimolante! Vedere il mondo e poter lavorare di volta in volta con nuovi colleghi è entusiasmante e arricchente. Amo anche questo del mio lavoro!

Finora ho sempre incontrato colleghi, direttori, registi, staff di ogni teatro, con i quali ho potuto creare un ottimo rapporto per collaborare al meglio alla realizzazione di ogni spettacolo.

Oggi si vedono spesso delle regie... particolari, a te è mai capitato di dover cantare con una regia inusuale?

Si! Diverse volte! Penso alla produzione del Barbiere di Siviglia andata in scena al Teatro Filarmonico di Verona nel 2015 in cui la regia di Maestrini era incentrata su un cartone animato interattivo con video proiettati sul fondo della scena e tutti i personaggi venivano caratterizzati ispirandosi a Rossini, quindi con le sue grandi dimensioni fisiche: è stato molto divertente! Oppure un'altra Rosina accattivante e innovativa interpretata a Caracalla versione musical con la regia di Mariani in cui cantavo "Una voce poco fa" dondolandomi sull'altalena all'interno di una grande gabbietta sospesa come se fossi l'uccellino Tweety, tutta vestita di giallo! O anche Il marito disperato con la regia stravagante ed esilarante di Paolo Rossi.

Secondo te perché la musica lirica sembra sempre per pochi? Cosa si potrebbe fare per avvicinarla a molti più giovani per esempio?

Troppo spesso tra i giovani, ma non solo, anche tra gli adulti, c’è l’idea che “l’opera sia solo per un pubblico maturo” o che sia “solo per pochi”. Non è così! L’opera non ha età ed è per tutti! È un pensiero comune dei ragazzi che non la conoscono ma che una volta entrati in teatro cambiano idea e ne restano immediatamente affascinati e rapiti! Ed è un'idea vecchia e comune per tutti quegli adulti che non conoscendola ne restano lontani pensando di non poterla capire o apprezzare. Per quanto riguarda la mia esperienza vi posso assicurare che una volta portate queste persone a Teatro la maggior parte di loro si innamora dell’opera, ne rimane affascinato e vuole assolutamente tornare! La chiave di tutto è la conoscenza! Per questo l’ideale è creare un lavoro di rete tra Teatri, Scuole, Università. In questo senso negli ultimi anni i Teatri si sono mossi creando spettacoli dedicati ai bambini: questa iniziativa è molto importante per far conoscere il mondo dell’Opera ai più piccoli in modo semplice, diretto e divertente e spesso attraverso queste iniziative sono i bambini stessi che portano a teatro per la prima volta i loro genitori! Prima di intraprendere la carriera artistica, mi sono dedicata all'insegnamento e, secondo la mia esperienza con i bambini, la musica è assolutamente fondamentale sin dalla scuola elementare. Bisogna far conoscere la musica ai bambini perché fa parte delle nostre radici, della nostra cultura e non si può apprezzare ciò che non si conosce. La scuola ha un compito importantissimo: la musica dovrebbe essere valorizzata e non considerata come la cenerentola di tutte le materie. Nella programmazione educativa dovrebbe essere insegnata ai più piccoli attraverso il gioco e collegata a tutti gli altri insegnamenti e fare da collante alla scienza, alla storia, alla matematica, alla geografia, all'educazione fisica. Se ci chiediamo che potere ha la musica per i nostri bambini, la risposta è evidente: la musica forma la mente, è un mezzo di aggregazione, di espressione e di comunicazione universale. Succede lo stesso con lo sport, con la danza, con la pittura, con tutto ciò che sia arte e cultura perché la cultura alimenta la nostra interiorità. Inoltre, a mio parare, sin dalla scuola elementare dovrebbero essere previsti degli insegnanti specializzati e qualificati per l’insegnamento musicale,  concompetenze specifiche per far conoscere al bambino il linguaggio e l’espressione musicale, così come avviene per l’insegnamento di una lingua straniera o per l’educazione motoria. Solo se un seme viene piantato bene il fiore potrà crescere! Per non parlare inoltre dell’enorme potere che ha anche su coloro che sono diversamente abili, ma qui aprirei un altro lungo capitol! L'opera in particolare è parte dell'identità italiana e quindi abbiamo l'obbligo di valorizzarla e trasmetterla nel migliore dei modi. Senza cultura e senza musica saremmo più poveri! In questi anni nel nostro Paese purtroppo la crisi sta influenzando tutti gli aspetti della nostra vita, e quindi inevitabilmente anche la musica e la cultura. È sbagliato pensare che senza cultura il resto degli ambiti possa sussistere. Al contrario, senza cultura perdiamo tutto: perdiamo posti di lavoro, perdiamo la capacità per pensare e sentire il nostro presente e il nostro futuro. La cultura ci alimenta, ci illumina, ci conforta , è una fonte di energia e di stimolo.

Hai un teatro al quale sei particolarmente affezionata?

Sicuramente ho lasciato un pezzettino del mio cuore in ogni teatro in cui ho lavorato perché ho sempre ricevuto una buona accoglienza da parte dell’entourage del teatro e del pubblico. Penso sia naturale affezionarsi in particolare ai teatri dove ritorni più frequentemente e dove si crea un rapporto di stima e fiducia e anche con il pubblico che inizia a conoscerti e seguirti sempre di più.

Ti capita ancora di ascoltare musica per diletto?

Assolutamente si, molto spesso! Oltre alla musica classica ascolto musica leggera, pop, dance, latino americana...

Cosa manca nella tua vita?

Finora sono davvero molto grata alla vita per tutto ciò che mi ha donato e per il mio cammino artistico, il desiderio è quello di poter proseguire così.

Per concludere, ci vuoi raccontare un episodio, un aneddoto caro, il tuo momento di maggior orgoglio della tua carriera?

Sicuramente la prima volta che ho visto i miei genitori seduti in teatro a vedermi!

E poi come non posso citare l’enorme emozione di poter essere tra i protagonisti della prestigiosa apertura della stagione del Teatro alla Scala. Il 7 dicembre 2016 ho interpretato il ruolo di Suzuki nella Madama Butterfly diretta dal grande Maestro Chailly e con la straordinaria regia di Alvis Hermanis. Un privilegio! Ero molto emozionata! Poter inaugurare la stagione del Teatro alla Scala è una sensazione indescrivibile, di quelle che si ricordano per sempre! Negli anni ho sempre seguito con grande interesse la diretta televisiva di questa serata e non avrei mai immaginato che un giorno sarei potuta essere tra i protagonisti! Sono profondamente grata a coloro che mi hanno scelta e mi hanno dato questa grande opportunità.   RJ

http://www.annalistastroppa.it



Friday, June 30, 2017

El Rapto en el Serrallo-Teatro alla Scala, Milán

Foto: Brescia&Amisano

Massimo Viazzo

En este último título antes de la pausa de verano, el Teatro alla Scala recuperó el Rapto en el Serrallo de Mozart con la famosa producción firmada por Giorgio Strehler, que se vio por primera ocasión en el teatro milanés hace 45 años, después de su estreno en Salzburgo.  Este año se cumplen veinte años de la muerte de Strehler como también diez de la de Luca Damiani, encargado de la escena y los vestuarios. Así ha hecho la Scala para conmemorar a estos dos grandes artistas que tanto han dado al teatro de ópera, siempre interesándose en la búsqueda de una verdad escénica con elegancia y fineza, y sobre todo sin nunca haber tenido un desencuentro con el dictado musical. Señalo esto porque hoy el respeto por música de parte de los que montan operas liricas no se da por descontado. Este Rapto, tan esencial en sus líneas, y tan iluminado diría yo, de pocos elementos visibles en escena, como un par de escenarios pintados, y un hermoso cielo como fondo, agradó bastante al público. El uso absolutamente virtuoso de la luz ha inmerso a esta obra de arte mozartiana en un clima de fábula, aunque no infantil. Como subrayaba el propio Strehler “cuando los personajes recitan la comedia se encuentran bajo una luz deslumbrante, mientras que cuando cantan las arias y los duetos, predomina el elemento musical, avanzando hacia el proscenio donde se convierten en siluetas a contraluz” Este juego de luces y sombras dio espesor al espectáculo narrado en este Singspiel, género que fue elevado a alturas inusitadas por Mozart. La dirección orquestal encomendada a Zubin Mehta, grande estimador y conocedor de este título mozartiano, gustó mucho sobre todo por la nitidez de su concertación, por el equilibrio entre el escenario y el foso, y por la corrección de las elecciones agógicas, aunque quizás pecó un poco de falta de teatralidad. El elenco fue dominado por las cantantes femeninas. Lenneke Ruiten encarnó una Konstanze triste pero combativa, cantando con grandísima seguridad aun en los pasajes más intransitables, pero sin perder nunca la preciosidad en el timbre y el calor. Así también, Sabine Devieilhe que personificó una Blonchen despreocupada y picante con un canto prácticamente perfecta en cuanto a emisión y entonación, como también en los sobreagudos.  En un grado inferior, pero siempre confiable estuvo el resto de la compañía de canto.  Los dos tenores Mauro Peter, como Belmonte y Maximilian Schmitt como Pedrillo, cantaron mostrando un adecuado cuerpo tímbrico y una línea vocal siempre musical y cuidada. Tobias Kehrer, nos dio un Osmin simpático y no caricaturesco, bien timbrado en el registro medio grave, aunque no siempre estuvo a punto en el agudo.  El papel de Selim, solo recitado, le fue encomendado a Cornelius Obonya que pareció por su parte no estar resuelto siempre en la búsqueda y la profundidad.  Optimo como siempre, se presentó el coro scaligero dirigido por Bruno Casoni. Al final  muchos aplausos para todos.  

Die Entführung aus dem serail - Teatro alla Scala, Milano


Foto: Marco Brescia & Rudy Amisano

Massimo Viazzo

In questo ultimo titolo prima della pausa estiva il Teatro alla Scala recupera il Ratto dal Serraglio mozartiano nel famoso allestimento firmato da Giorgio Strehler, approdato per la prima volta nel teatro milanese 45 anni fa, dopo la sua creazione al festival di Salisburgo. Quest'anno ricorrono i vent'anni dalla morte di Strehler e anche i 10 anni da quella di Luca Damiani, autore delle scene e dei costumi. Bene ha fatto dunque la Scala a commemorare questi due grandi artisti che così tanto hanno dato al teatro d'opera, sempre interessati alla ricerca di una verità scenica con eleganza e finezza, e soprattutto senza mai scontrarsi con il dettato musicale. Dico questo perché oggi il rispetto per la musica da parte di chi allestisce opere liriche, non è così scontato.  Questo Ratto, così essenziale nelle sue linee, illuministico direi, con pochi elementi visibili in scena, un paio di quinte dipinte, un bellissimo cielo come fondale, è piaciuto ancora moltissimo al pubblico. L'uso assolutamente virtuosistico delle luci ha immerso questo capolavoro mozartiano in un clima fiabesco seppur non infantile. E come sottolineava lo stesso Strehler "quando i personaggi recitano la commedia sono in luce abbagliante, mentre quando cantano arie e duetti, predominando così l'elemento musicale, avanzano alla ribalta e diventano silhouettes in controluce". Questo gioco di luci ed ombre ha donato spessore alla vicenda narrata in questo Singspiel, genere elevato qui da Mozart a vette inusitate. La direzione orchestrale affidata a Zubin Mehta, grande estimatore e conoscitore di questo titolo mozartiano, é piaciuta soprattutto per la nitidezza della concertazione, per l'equilibrio buca-palcoscenico, per la giustezza delle scelte agogiche, ma forse ha peccato un po' di mancanza di teatralità. Il cast è stato dominato dal reparto femminile. Lenneke Ruiten ha incarnato una Konstanze dolente ma anche combattiva, cantando con grandissima sicurezza anche i passaggi più impervi, senza mai perdere in preziosità timbrica e calore. Così pure Sabine Devieilhe, che ha impersonato una Blondchen sbarazzina e piccante con una vocalità praticamente perfetta in quanto ad emissione e intonazione anche nei sovracuti. Un gradino sotto, ma sempre di grande affidabilità, il resto della compagnia di canto. I due tenori, Mauro Peter nei panni di Belmonte e Maximilian Schmitt in quelli di Pedrillo, hanno cantato mostrando un adeguato corpo timbrico, e una linea vocale sempre musicale e curata. Tobias Kehrer ci ha restituito un Osmin simpatico ma non caricaturale, ben timbrato nel registro medio grave ma non sempre a fuoco in quello acuto. Il ruolo di Selim, solo recitato, affidato a Cornelius Obonya, é parso invece  non sempre risolto con scavo e profondità. Ottimo come sempre il coro scaligero diretto da Bruno Casoni e grandi applausi per tutti. 

La Bodas de Fígaro – Teatro Municipal de Santiago de Chile

Fotos: Patricio Melo

Joel Poblete

Como segundo título de su temporada lírica, el Municipal de Santiago ofreció a mediados de junio el regreso a su escenario, tras nueve años de ausencia, de una de las obras maestras de Mozart: la ópera Las bodas de Fígaro. Para esta ocasión se contó con el debut local del director teatral Pierre Constant, quien adaptó para el Municipal su producción originalmente realizada en el Atelier Lyrique de Tourcoing, que conserva la ambientación en la Sevilla de fines del siglo XVIII. Aunque no profundizó demasiado ni fue más allá de la superficie y la farsa, fue un montaje efectivo y que consiguió reflejar con fluidez la vertiginosa sucesión de confusiones y enredos que caracterizan esta "loca jornada", alcanzando estupendos momentos cómicos en escenas de conjunto como el dinámico y genial final del primer acto, el divertido sexteto de reconocimiento en el tercero y el final de ese mismo acto. Pero la manera en que terminó la obra, con los patrones amenazados por los criados en evidente referencia a los cambios sociales que estaban a la vuelta de la esquina en esa época, fue demasiado obvia y brusca y no muy adecuada a lo que la partitura expresa en esos momentos.

En cuanto a la ambientación propiamente tal, habiendo visto en el pasado dos de las tres producciones que se han ofrecido previamente en el Municipal en las últimas tres décadas -las de 1998 y 2008-, puedo afirmar sin dudarlo que esta nueva ha sido la más decepcionante y menos atractiva. En ocasiones la austeridad funciona muy bien en determinados montajes, pero en este caso nada parece justificar que la escenografía de Roberto Platé, por muy funcional que fuera, tuviera tan poco vuelo, escasez de mobiliario y casi nula elegancia, considerando el ambiente de nobleza que debe reflejar. A esto hay que agregar que el marco escénico, salvo algunos detalles, se mantiene casi inalterable durante los cuatro actos en que transcurre la obra, y en ese sentido, tampoco ayudó demasiado la plana iluminación a cargo de Christophe Naillet, según el diseño original de Jacques Rouveyrollis. Al menos mucho más adecuados fueron el bonito vestuario de Jacques Schmidt y Emmanuel Peduzzi y los movimientos coreográficos de Béatrice Massin -en particular en el baile de los criados en el acto tercero-, lo que acentuó aún más la modestia escenográfica.

En el aspecto musical, las cosas funcionaron mucho mejor. El director italiano Attilio Cremonesi demostró una excelente conexión con la Orquesta Filarmónica de Santiago, como quedó claro con la energía y alegre entusiasmo que demostró desde la mercurial obertura. También hay que reconocer que logró un buen balance entre el foso y el escenario, lo que ayudó al despliegue teatral; sin embargo, aunque fue muy aplaudido al término de la función, no convenció por completo su decisión de dirigir mucho más rápido de lo habitual algunos de los momentos más bellos y célebres de la partitura, como el aria de la Condesa "Dove sono i bei momenti", y en especial el dúo entre ésta y Susanna, "Canzonetta sull'aria".

En el amplio elenco internacional, partiendo por los protagonistas, quienes más destacaron fueron las voces femeninas. La soprano estadounidense Angela Vallone fue una Susanna tan encantadora, vivaz y simpática como exige el rol, y lució una hermosa voz al servicio de un canto lírico y expresivo. Y en una nueva actuación en el Municipal luego del buen recuerdo que dejara con sus anteriores incursiones en títulos como El barbero de Sevilla en 2008, Alcina en 2010 y Carmen en 2012, la mezzosoprano española Maite Beaumont fue un carismático y divertido Cherubino, muy bien actuado y cantado, como pudo demostrar en sus dos arias. Por su parte, la soprano bielorrusa Nadine Koutcher confirmó una vez más su talento y calidad vocal, que ya desplegó en ese escenario en 2014 con Los puritanos y el año pasado por partida doble con Tancredi y La traviata; no deja de ser digno de elogio cómo ha conseguido brillar tanto en Bellini y Rossini como en Verdi y ahora Mozart, sacando el mejor partido a su atractivo timbre y línea de canto. Quizás como le ocurrió el año pasado al protagonizar Traviata, al abordar ahora a la Condesa aún debe profundizar el rol en lo escénico, pero de todos modos fue muy convincente, y en lo vocal aunque también debe ahondar y trabajar más las sutilezas del estilo mozartiano (como en sus dos arias), volvió a encantar a la audiencia.


El juvenil Figaro del barítono ucraniano Igor Onishchenko, quien debutaba en Chile, fue tan jovial y dinámico en escena como uno espera del personaje, aunque en lo vocal se mostró insuficiente: tiene una bonita voz y un canto seguro, pero su poco volumen hizo que en momentos importantes no se lo escuchara bien, y las notas graves deben ser aún más trabajadas, sobre todo considerando que este rol suele funcionar mejor cuando es cantado por bajo-barítonos o incluso bajos. El también barítono ZhengZhong Zhou regresó al Municipal tras Los puritanos en 2014 y El turco en Italia en 2015, y ahora interpretando al Conde, en lo vocal y escénico ofreció la mejor de las tres presentaciones que ha ofrecido ahí, incluyendo una buena versión de su exigente aria "Vedrò mentr'io sospiro".

Los diversos roles secundarios del elenco internacional fueron muy bien interpretados por un afiatado reparto de cantantes chilenos. En los últimos años el barítono Sergio Gallardo se ha ido especializando en los personajes cómicos, cantando en óperas de Rossini en importantes escenarios europeos, y ahora incursionando en Mozart fue un simpático Don Bartolo, bien cantado y actuado, conformando una sólida dupla cómica con la soprano Paola Rodríguez, como una muy divertida Marcellina. Y el tenor Gonzalo Araya, quien en 2008 fue un excelente Don Basilio, volvió a encarnar muy eficazmente al intrigante personaje. También destacaron el bajo Jaime Mondaca como el jardinero Antonio, el tenor Víctor Escudero como Don Curzio y la soprano Regina Sandoval como Barbarina, y aunque el programa de sala no las mencionara, también estuvieron bien en su fugaz intervención como dos jóvenes en en el acto tercero las sopranos Madelene Vásquez y Jennifer Ramírez, ambas miembros del Coro del Municipal que dirige Jorge Klastornik, agrupación que se mostró tan eficaz como es habitual en las breves apariciones que les permite esta obra.

En cuanto al segundo reparto, el llamado "elenco estelar", se ha convertido casi en un lugar común, pero no por eso menos cierto. que desde hace ya mucho tiempo éste presenta a menudo un nivel tan alto y logrado que en más de una ocasión está al nivel de sus colegas internacionales, e incluso los supera. Y cuando por las características de la obra interpretada se da la posibilidad de que todos los solistas sean cantantes chilenos -y que no requieran refuerzos extranjeros como es habitual que ocurra por las exigencias de algunas partituras que así lo requieren-, el mérito es aún mayor. Este positivo resultado se dio una vez más con estas Bodas de Fígaro: también dirigido por Cremonesi, en su conjunto este segundo elenco pareció más parejo y desenvuelto, incluso más cómodo y afiatado, predominando una importante cuota de picardía y comicidad que podría considerarse más latina, muy adecuada para la obra. Y considerando que los momentos más logrados en el montaje de Constant fueron las escenas cómicas de conjunto, no es de extrañar que tomando en cuenta la buena química y talento actoral de este reparto, el balance general fuera más divertido, dinámico y efectivo.

Luego de sólidos cometidos en roles secundarios durante las últimas temporadas del Municipal, el barítono Javier Weibel asumió su primer papel protagónico en ese escenario, y su vivaz y simpático Fígaro no sólo se escuchó mucho más que el de su colega en el elenco internacional, sino además estuvo cantado con firmeza y seguridad. A su lado, se podría decir que la voz y timbre de la experimentada soprano Patricia Cifuentes no son totalmente idóneos para interpretar a Susanna en esta etapa de su carrera, pero su canto fluyó con naturalidad y en lo actoral su pizpireta encarnación de la criada fue muy lograda, conformando una efectiva dupla con su patrona, la Condesa a quien dio vida la soprano Paulina González con calidez y sensibilidad interpretativa en lo vocal y teatral. Por su parte, el barítono Patricio Sabaté, a quien en años anteriores se había visto en el Municipal protagonizando Don Giovanni y encarnando a Guglielmo en Così fan tutte, al fin cantó en ese teatro estas Bodas de Fígaro que junto a aquellas conforma la célebre trilogía de Mozart-Da Ponte, en esta ocasión administrando con habilidad su atractiva voz y ya reconocido manejo del estilo y talento actoral para desarrollar un excelente y convincente Conde, que supo destacar superando las exigencias del aria "Vedrò mentr'io sospiro".


Y la notable soprano Marcela González continúa cautivando a nuevos admiradores con su bella voz y desenvoltura actoral, ahora como un divertido y ágil Cherubino. En los roles secundarios estuvieron el bajo-barítono Rodrigo Navarrete (eficaz Don Bartolo, aunque no sacó total partido a su aria "La vendetta"), la soprano Andrea Aguilar como una chispeante Marcellina y el tenor Francisco Huerta como un cómico Don Basilio de ademanes algo exagerados pero muy bien cantado, con una voz de grato timbre y amplio volumen. También estuvieron muy divertidos el tenor Exequiel Sánchez como Don Curzio, el bajo-barítono Matías Moncada como Antonio y la soprano Annya Pinto como Barbarina.

Ópera de Paris: Temporada 2017-2018

Gustavo Gabriel Otero
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La Ópera Nacional de París incluirá en su próxima Temporada 2017-2018 veintidós óperas en veintiún espectáculos y catorce programas de ballet a desarrollarse en sus dos sedes del Palacio Garnier y de la Ópera de La Bastilla. Están previstos, también, conciertos sinfónicos y de cámara, una presentación de la Orquesta en el Festival de Lucerna, recitales, espectáculos en otras sedes, para jóvenes, de la Escuela de Danzas, de la Academia de la Ópera Nacional de París y el espacio de creación digital denominado 3º scène. Se ofrecerán 203 representaciones de ópera (141 en La Bastilla y 62 en el Palacio Garnier), 173 funciones de ballet (45 en La Bastilla y 121 en Garnier), 4 conciertos, 5 recitales, 4 conciertos de música de cámara y 4 conciertos de mediodía, además de la programación de la Academia y las obras originales presentadas dentro de la plataforma digital denominada 3º scène. Nueve de los espectáculos líricos serán nuevas producciones a cargo de Krzysztof Warlikowski (Don Carlos), Claus Guth (La Bohème y Jephtha), Peter Sellars (que tendrá a su cargo el estreno de Only the sound remains con música de Kaija Saariaho), Terry Gilliam (Benvenuto Cellini de Berlioz), Richard Jones (Parsifal), Ivo Van Hove (Boris Godunov), Damiano Michieletto (Don Pasquale) y un tributo a Patrice Chéreau ofreciendo por primera vez en París su puesta de la producción de De la casa de los muertos de Leoš Janáček. Mientras que de los espectáculos coreográficos 5 serán nuevos y 4 ballets entrarán en el repertorio. Siguen las Avant-première de quince de los espectáculos programados -incrementando en dos a los ofrecidos en la Temporada anterior- con 22.000 localidades en total a precios reducidos a diez Euros para jóvenes entre 14 y 28 años, se incorporan descuentos del cuarenta por ciento para espectadores entre 29 y 39 años en 10 espectáculos seleccionados y la denominada Première fois à l’Opéra para familias que concurran por primera vez, este programa se ofrecerá en cuatro espectáculos incluyendo visita guiada al teatro, introducción a la obra y encuentro con los artistas, además habrá descuentos para las funciones de julio de 2018 en La Bastilla y para abonados a más de seis espectáculos. La Temporada se iniciará el sábado 9 de septiembre con la reposición de La viuda alegre y concluirá el sábado 14 de julio de 2018 con la última representación en el Palacio Garnier del ballet La fille mal gardée y en La Bastilla la postrera de Il Trovatore, con la puesta de La Fura del Baus.

Danza La Temporada de Ballet se iniciará, en el Palacio Garnier, con una Gala el 21 de septiembre de 2017 que dará inicio formal a la misma, le seguirá Joyaux con coreografías de George Balanchine también en el Palacio Garnier; se incluyen los tradicionales Don Quijote y La fille mal gardée, programas mixtos, nuevas coreografías, la versión coreográfica de Orfeo y Eurídice de Gluck de Pina Bausch, Oneguin de John Cranko, Rómeo et Juliette de Sasha Waltz y espectáculos de la Escuela de Danza. La mayoría de los programas de danza se desarrollarán en el Palacio Garnier, salvo Don Quichotte (diciembre de 2017), Rómeo et Juliette de Sasha Waltz con música de Berlioz (abril de 2018) y el programa formado por Daphnis et Chloé con música de Ravel y coreografía de Benjamin Millepied y el Bolero del mismo compositor y la coreografía de Maurice Béjart, que se ofrecerán en La Bastilla.

Otras actividades Cinco serán los recitales al piano de cantantes solistas en el Palacio Garnier, con la presencia de Simon Keenlyside (17 de septiembre de 2017), Sophie Koch (15 de octubre), Matthias Goerne (22 de abril de 2018), Angela Gheorghiu (17 de junio) y Piotr Beczała (8 de julio de 2018). Está programada la integral de las sinfonías de Chaicovski y la presentación de la Orquesta en el Festival de Lucerna, siempre con la batuta de Philippe Jordan. También habrá conciertos de cámara, tanto vocales como instrumentales, y exposiciones en conjunto con la Biblioteca Nacional de Francia: una con los trabajos de Patrice Chéreau y otra sobre Picasso y la danza. Mientras que dentro de la plataforma digital denominada 3º scène se incluirán obras originales de artistas de diversos géneros.

Temporada Lírica Iniciará la temporada lírica la reposición, en La Bastilla, de la puesta de Jorge Lavelli de La viuda alegre de Franz Lehár con Véronique Gens como Hanna y Thomas Hampson en el rol de Danilo con la dirección orquestal de Jakub Hrůša, le seguirá la reposición en el Palacio Garnier de Cosí fan tutte de Mozart con la batuta de Philippe Jordan y la de Pelléas et Mélisande de Debussy en La Bastilla con el concurso de Étienne Dupois y Elena Tsallagova. La primera nueva producción escénica se verá a partir del 10 de octubre cuando suba a escena Don Carlos en su versión original en cinco actos y en francés. En el elenco se contará con Ildar Abdrazakov (Philippe II), Jonas Kaufmann (Don Carlos), Ludovic Tézier (Rodrigue), Sonya Yoncheva (Élizabeth) y Elīna Garanča (Eboli). En otras funciones cantarán Pavel Černoch (Don Carlos), Hibla Gerzmava (Élizabeth) y Ekaterina Gubanova (Eboli). Antes de culminar este año subirán a escena las reposiciones de Falstaff de Verdi con Fabio Luisi en el podio, Bryn Terfel en el protagónico y Franco Vassallo, Francesco Demuro, Graham Clark, Aleksandra Kurzak, Julie Fuchs, Varduhi Abrahamyan y Julie Pasturaud, y de La clemenza di Tito de Mozart protagonizada por Ramón Vargas y Michael Spyres. Mientras que serán nuevas producciones las de De la casa de los muertos de Leoš Janáček y de La Bohème de Puccini con el debut en esa Casa de Gustavo Dudamel que se alternará en el podio con Manuel López-Gómez y un elenco formado por Sonya Yoncheva, Nicole Car, Aida Garifullina, Atalla Ayan, Benjamin Bernheim, Artur Ruciński, Alessio Arduini, Andrei Jilihovschi y Roberto Tagliavini. El 2018 se iniciará con la versión escenificada del oratorio Jephtha de Händel que se ofrecerá desde el 18 de enero en el Palacio Garnier con la dirección de William Christie y el protagónico de Ian Bostridge.
La Temporada incluirá cinco títulos de Verdi: los ya comentados Don Carlos y Falstaff más Un ballo in maschera -reposición de la puesta de Gilbert Deflo con Marcelo Álvarez, Simone Piazzola, Anja Arteros, Sondra Radvanovsky y Luciana d’Intino- en enero y febrero de 2018; La Traviata con Marina Rebeka y Anna Netrebko alternándose en el protagónico más Rame Lahaj y Charles Castronovo (Alfredo) y Vitaliy Bilyy y Plácido Domingo (Giorgio Germont) e Il Trovatore, en junio/julio de 2018, con Marcelo Álvarez, Roberto Alagna y Yusif Eyvazov como Manrico; Željko Lučić y Gabriele Viviani como el Conde de Luna; Sondra Radvanovsky y Elena Stikhina en el rol de Leonora y Anita Rachvelishvili y Ekaterina Semenchuk como Azucena. Completan los títulos italianos El barbero de Sevilla de Rossini con la batuta de Riccardo Friza y la puesta de Damiano Michieletto (enero/febrero de 2018), Don Pasquale -que contará con la dirección musical de Evelino Pidò y los cantantes Michele Pertusi, Florian Sempey, Lawrence Brownlee y Nadine Sierra- y Gianni Schicchi de Puccini que compartirá programa con La hora española de Ravel en mayo y junio de 2018.
La cuota francesa contará, además, con una nueva producción de Benvenuto Cellini de Hector Berlioz, con dirección de Philippe Jordan y los cantantes John Osborn, Pretty Yende, Maurizio Muraro, Audun Iversen, Marco Spotti, Vincent Delhoume, Luc Bertin-Hugault, Rodolphe Briand, Michèle Losier y Se-Jin Hwang. Y con La voz humana de Francis Poulen que compartirá espectáculo con El castillo de Barbazul de Bartók en marzo de 2018, en el elenco Barbara Hannigan, John Relyea y Ekaterina Gubanova. El repertorio alemán estará representado, también, por la nueva producción de Parsifal de Wagner -abril y mayo de2018- con Andreas Schager en el protagónico y la batuta de Philippe Jordan. Mientras que de la escuela rusa se verá Boris Godunov con el protagónico de Ildar Abdrazakov. También se ofrecerá en primera audición Only the sound remains con música de Kaija Saariaho que se verá, con dirección de Ernest Martínez en seis oportunidades a partir del 23 de enero de 2018, con Philippe Jaroussky, Davone Tines y Nora Kimball‑Mentzos. Los artistas de la Academia de la Ópera de París ofrecerán un espectáculo en nueva producción escénica, se trata de Reigen de Philippe Boesmans con la puesta de Christiane Lutz y la batuta de Jean Deroyer que se cantará en noviembre de 2017 en el Anfiteatro de La Bastilla; mientras que en la temporada de Ballet se verá la versión danzada de Orfeo y Eurídice de Gluck con los cantantes Maria Riccarda Wesseling, Agata Schmidt, Yun Jung Choi y Chiara Skerath.


Mayor información en: www.operadeparis.fr

Temporada 2017-2018 del Teatro alla Scala de Milán

La Temporada 2017/2018 incluye los siguientes títulos y artistas:

Andrea Chénier (Giordano). Yusif Eyvazov, Anna Netrebko, Luca Salsi, Annalisa Stroppa, Mariana Pentcheva, Gabriele Sagona, Carlo Bosi Dir. de escena: Mario Martone. Dir. musical: Riccardo Chailly (diciembre 2017/enero 2018)

El murciélago (J. Strauss). Peter Sonn, Eva Mei, Markus Werba, Michael Kraus, Daniela Fally, Elena Maximova Dir. de escena: Cornelius Obonya y Carolin Pienkos. Dir. musical: Zubin Mehta (enero/febrero 2018).

Simon Boccanegra (Verdi). Leo Nucci, Krassimira Stoyanova, Dmitri Belosselskiy, Fabio Sartori, Dalibor Jenis Dir. de escena: Federico Tiezzi. Dir. musical: Myung-Whun Chung (febrero/marzo 2018)

Orphée et Eurydice (Gluck). Juan Diego Flórez, Christiane Karg, Fatma Said. Dir. de escena: John Fulljames. Dir. musical: Michele Mariotti (febrero/marzo 2018).

Don Pasquale (Donzietti). Ambrogio Maestri, Rosa Feola, René Barbera, Mattia Olivieri. Dir. de escena: Davide Livermore. Dir. musical: Riccardo Chailly (abril/mayo 2018).

Francesca da Rimini (Zandonai). María José Siri, Roberto Aronica, Gabriele Viviani, Luciano Ganci Dir. de escena: David Pountney. Dir. musical: Fabio Luisi (abril/mayo 2018).

Aida (Verdi). Krassimira Stoyanova, Fabio Sartori/Marcelo Álvarez, Violeta Urmana, George Gadnidze, Vitalij Kowaljow, Carlo Colombara, Célin Mellon Dir. de escena: Franco Zeffirelli. Dir. musical: Nello Santi (mayo/junio 2018).

Fierrabras (Schubert). Anett Fritsch, Dorothea Röschmann, Marie-Claude Chappuis, Bernard Richter, Tomasz Konieczny, Markus Werba, Peter Sonn Dir. de escena: Peter Stein. Dir. musical: Daniel Harding (junio 2018).

Fidelio (Beethoven). Stuart Skelton, Simone Schneider, Eva Liebau, Stephen Milling, Luca Pisaroni, Martin Gantner, Martin Piskorski. Dir. de escena: Deborah Warner. Dir. musical: Myung-Whun Chung (junio/julio 2018).

Il pirata (Bellini). Sonya Yoncheva, Piero Pretti, Nicola Alaimo. Dir. de escena: Christof Loy. Dir. musical: Riccardo Frizza (junio/julio 2018).

Alì Babà e i 40 ladroni (Cherubini). Solistas de la Accademia de la Scala. Dir. de escena: Liliana Cavani. Dir. musical: Paolo Carignani (septiembre 2018).

Ernani (Verdi). Francesco Meli, Ailyn Pérez, Simone Piazzola, Ildar Abdrazakov. Dir. de escena: Sven-Erich Bechtolf. Dir. musical: Ádám Fischer (septiembre/octubre 2018)

La finta giardiniera (Mozart). Kresimir Spicer, Hanna-Elisabeth Müller, Anett Fritsch, Bernard Richter, Lucia Cirillo, Giulia Semenzato, Mattia Olivieri. Dir. de escena: Frederic Wake-Walker. Dir. musical: Diego Fasolis (octubre/noviembre 2018)

Elektra (R. Strauss). Ricarda Merbeth, Waltraud Meier, Regine Hangler, Michael Volle, Roberto Saccà Dir. de escena: Patrice Chéreau. Dir. musical: Christoph von Donhnányi (noviembre 2018).

Fin de partie (György Kurtág) ESTRENO MUNDIAL. Frode Olsen, Leigh Melrose, Hilary Summers, Leonardo Cortellazzi Dir. de escena: Pierre Audi. Dir. musical: Markus Stenz (noviembre 2018).