domingo, 27 de noviembre de 2011

Falstaff - Parma - Festival Verdi 2011

Foto Roberto Ricci Teatro Regio di Parma.

Giosetta Guerra

10 ottobre: Buon Compleanno Peppino! Il 10 ottobre 1813 nasceva Giuseppe Verdi e anche quest’anno la mattina del 10 ottobre 2011 alle ore 11.00 è stata celebrata una cerimonia per il 198° anniversario della sua nascita davanti al monumento del compositore situato a Parma in Piazza della Pace vicino al Piazzale della Pilotta. Per il tradizionale omaggio la città di Parma e il Gruppo appassionati verdiani “Club dei 27” hanno deposto fiori in omaggio al Maestro di Busseto. I rappresentanti delle istituzioni cittadine e dell’Amministrazione Comunale, il sovrintendente del Teatro Regio di Parma Mauro Meli, Andrea Rinaldi della Corale Verdi, i rappresentanti delle associazioni musicali cittadine, l’Istituto nazionale di studi verdiani, l’Istituzione Casa della Musica, il Conservatorio di Musica “Arrigo Boito” di Parma hanno espresso il loro omaggio a parole, il Coro del Teatro Regio di Parma e la Corale Giuseppe Verdi guidati da Martino Faggiani hanno chiuso la celebrazione con un omaggio musicale. Presenti esponenti di associazioni verdiane straniere e melomani frequentatori del Festival verdiano. La sera tutti al Teatro Farnese, situato nell’area della Pilotta, per assistere a un grande Falstaff.

Un Falstaff coi colori caldi del legno

Commedia lirica in tre atti di Arrigo Boito, dalla commedia shakespeariana The merry Wives of Windsor. Musica di Giuseppe Verdi (10 ottobre 2011 – prima) “Tutti gabbati”: suona sempre un po’ luciferino lo sfogo finale di Falstaff, quasi un ghigno consolatore intriso di sadismo e di rassegnazione in un mondo dove tutto è burla. Almeno una volta tanto siamo tutti uguali, anche se, si sa, “ride ben chi ride la risata final”. Ma noi non siamo stati gabbati la sera del 10 ottobre 2011 al Teatro Farnese di Parma, almeno dalla produzione di Falstaff. Sul palcoscenico del seicentesco teatro ligneo non c’è l’osteria della Giarrettiera, ma…: un grande letto in legno naturale che va e viene, bauli di legno in qua e in là, festoni bianchi con disegni neri per raffigurare sia i panni stesi sia l’acqua del Tamigi dalla quale sbucano le braccia gesticolanti di Falstaff, uccellacci neri agitati da figuranti nascosti (solo una volta visibili), una casa di legno con balconcino, dalla cui finestra viene realmente gettato Falstaff per farlo cadere nel fiume (simulato da donne che tirano l’acqua con i secchi), una tinozza lignea con dentro Falstaff nudo ripescato dalle acque, un albero nero spinto a mano e poi la selva di macbethiana memoria (donne che avanzano con rami frondosi in mano). Niente tecnologia, ma tutto artigianale e in linea con i colori e il calore del teatro. Il fondale è un telo bianco con un paesaggio disegnato in nero e poi i colori si scambiano come nel negativo di una fotografia nel terzo atto. Allestimento scenico di Jamie Vartan, che cura anche i costumi in stile sobrio e monacale per le donne, estroso, sbuffante, quasi giullaresco per i ruoli buffi maschili. Luci calde di Simon Corder. Il regista Stephen Medcalf caratterizza in modo garbato e mai ridondante i personaggi con l’aiuto degli stessi artisti che sono anche bravi attori. Nel title rôle Ambrogio Maestri, vestito, a dispetto della sua notevole stazza, con un pagliaccetto bianco e scarpe, berretto, mantello rosso (pagliacciotto –forse meglio coniare un nuovo vocabolo-che poi è rosso e in seguito marrone con corna di cervo), entra sdraiato su un letto spinto a mano e fa subito sfoggio della sua poderosa voce di baritono, enorme, ampissima, timbrata, ma capace di alleggerirsi fino ad un comico falsetto (“Io son di Ford”). La sua imponenza vocale e scenica troneggia per tutta l’opera insieme ad una verve tragi-comica che lo rende insuperabile interprete di questo ruolo.

Al suo fianco un silenzioso servitore in armatura da guerriero e i suoi servi Bardolfo e Pistola, che a volte lo beffeggiano e lo ingannano, interpretati sagacemente da Patrizio Saudelli (tenore, un collaudato caratterista) e Mattia Denti (basso), una coppia, tipo “il gatto e la volpe”, delineata con precisione attoriale e vocale dai due bravi artisti.  Uno straordinario Luca Salsi veste i panni di Ford, il baritono gestisce un mezzo vocale ampio e di bel colore con ottimo sostegno del fiato e fraseggio accurato (due titani nel dialogo Ford - Falstaff del secondo atto per la conquista di Alice), grande in “È sogno o realtà” con tormento in orchestra e la voce pacata dei corni. La voce chiara del tenore Antonio Gandia (Fenton) sale bene e si espande con vigore, Luca Casalin come “tenore di carattere” interpreta Dott. Cajus. Il canto d’insieme delle comari, rigorosamente in nero e bianco, dà origine ad un ordito intessuto con cura e con gusto, lo scherzo beffardo nei confronti del vecchio è condotto con leggerezza teatrale, ma anche vocale: Svetla Vassileva nei panni di Alice sa far uso della messa di voce, ma il suono è piccolo e a mala pena si sente, Romina Tomasoni come Quickly canta bene ma, non avendo una voce molto timbrata, ha più colori nella tessitura acuta, Daniela Pini è una corretta Meg, la più armoniosa è Barbara Bargnesi nel ruolo di Nannetta, il soprano ha voce estesa, canta sul fiato con voce melodiosa e tenuta del suono, producendo bei filati anche rinforzati (“Sul fil d’un soffio etesio”).  Il mitico Coro del Regio, preparato da Martino Faggiani, fa emergere le sue ottime qualità vocali ed interpretative. L’Orchestra del Teatro Regio di Parma, diretta dal giovanissimo Andrea Battistoni, tiene sonorità ora concitate, ora delicate, a mo’ di ricamo, per unirsi al suono intrecciato delle voci in un piacevole e coinvolgente gioco delle parti, cura i ricchi dettagli e i colori della scrittura musicale e dà rilievo alle voci degli strumenti. Lo spettacolo ha ottenuto il gradimento del pubblico. Noi che conosciamo un po’ la macchina teatrale dobbiamo ritenerci soddisfatti anche del lavoro fatto dietro le quinte dal direttore musicale di palcoscenico Fabrizio Cassi, dal maestro di sala e preparatore musicale Simone Savina, dal maestro di sala e alle luci Claudio Cirelli, dal maestro di palcoscenico Matteo Rubiconi, dal direttore di scena Paola Lazzari, da operatori e tecnici, e dobbiamo ringraziare tutti coloro che hanno dedicano un tempo infinito alla preparazione di un festival di questa portata.

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