lunes, 21 de noviembre de 2011

La Donna del Lago - Teatro alla Scala Milano

Foto: Teatro alla Scala

Massimo Viazzo

Questa Donna del lago scaligera, che ha chiuso degnamente la stagione 2010-2011, verrà ricordata principalmente per la smagliante prova vocale di un quartetto di interpreti di altissimo livello. A cominciare dalla protagonista, interpretata con grande sicurezza, emissione controllata e luminosità timbrica da Joyce Di Donato: “Oh mattutini albori” veniva così resa con un candore commovente, mentre il Rondò finale “Tanti affetti in un momento” evidenziava al meglio le sue capacità virtuosistiche. Daniela Barcellona ha impersonato un Malcolm innamorato e combattivo, robusto vocalmente, saettante nella coloratura e sempre credibile scenicamente. L’umanità, la sensibilità amorosa, ma anche l’autorevolezza regale di Giacomo V/Uberto venivano rese al meglio da Juan Diego Florez, il cui canto sempre morbido, elegiaco e di fraseggio tornito ha saputo conquistare il pubblico. E nella gara degli “acuti” John Osborn non è stato inferiore al collega sudamericano. Osborn ha infatti elettrizzato tutti già alla sua entrata nel primo atto con una esecuzione spavalda ed eccitante di “Eccomi a voi”: l’eroe Rodrigo non poteva trovare interprete migliore. Il Douglas di Simon Orfila, infine, suonava più anonimo, un po’ stentoreo e poco sfumato. Dello spettacolo firmato da Lluis Pasqual c’è poco da dire. L’azione si svolgeva in un rudere di un teatro nelle cui gallerie si intravvedevano gli spettatori in frac (il Coro) che ammiravano le vicende dell’opera svolgersi davanti ai loro occhi. Il meccanismo del “teatro nel teatro” però, è qualcosa che abbiamo visto ormai troppe volte sui palcoscenici lirici, e se non è supportato da una regia un po’ più ardita, da scene attraenti o da seducenti giochi di luci (tutte cose che mancavano in questo allestimento) perde inevitabilmente di interesse.  Sia il Coro che l’Orchestra del Teatro alla Scala sono incorsi in qualche sbavatura e sbandamento di troppo, e la direzione di Roberto Abbado è sembrata professionale ma non molto fantasiosa.

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