Saturday, August 14, 2010

Aperitivi culturali agli Antichi Forni di Macerata

Foto: Mario Tiberini (tenor marchigiano)

Giosetta Guerra

Le persone che frequentano gli incontri agli Antichi Forni di Macerata si aspettano di sentire cose nuove o curiosità sulle opere che andranno ad ascoltare. Il 31 luglio Carla Moreni ha presentato al folto pubblico l’opera di Giuseppe Verdi “La Forza del destino”, raccontandone la trama (che si può leggere ovunque) e mettendo in evidenza il carattere dei personaggi e alcune particolarità musicali, certamente noti alla maggior parte degli astanti. Forse poteva essere più accattivante parlare di ciò che accadeva alla Scala nel 1869, fuori e dentro il teatro, prima e dopo il debutto della terza edizione dell’opera in questione, degli interpreti, visto che il protagonista era marchigiano, dello stato d’animo di Verdi e dei compositori che attendevano il loro turno per l’uso del teatro, visto che uno di loro era marchigiano. Forse Carla Moreni non sa che esiste un libro di una marchigiana dove tutto questo è ben descritto, ma Pier Luigi Pizzi sì. Insomma queste Marche le vogliamo valorizzare o vogliamo farne un contenitore per ospiti graditi e non paganti?

Ecco un estratto dal mio libro sul tenore marchigiano, favorito di Verdi, “Mario Tiberini”. Provate a vedere se appaga la vostra curiosità, come ha appagato la mia.

Durante la cosiddetta “settimana grassa” di carnevale1869, alla Scala di Milano ogni sera viene allestita un’opera con il teatro illuminato a giorno.

Domenica Don Carlos
Lunedì Mosè
Martedì Gli Ugonotti
Mercoledì Don Carlos
Giovedì Mosè
Venerdì Don Carlos
Sabato Gli Ugonotti


Le opere si protraggono per tutta la settimana di quaresima, (Tiberini canta solo ne Gli Ugonotti, nelle altre due canta Mongini), procurando un notevole ritardo sull’allestimento della nuova opera, La Forza del destino di Verdi. Gli abbonamenti per la realizzazione di tale opera erano comunque iniziati alla fine dell’anno precedente. Finalmente mercoledì 27 gennaio 1869 cominciano le prove de La Forza, sotto la direzione dello stesso Verdi e con un cast d’eccezione. Ma il Maestro è preoccupato, perché, a causa dei troppi impegni dei cantanti, le prove sono poche. Il 5 febbraio (domenica) 1869 Verdi scrive ad Escudier da Milano:

“Caro Léon,
Sono qui da otto giorni e voleva scrivervi sempre in ogni giorno, ma nei primi giorni di prova vi è sempre molto da fare, e non ho mai potuto farlo. Non saprei dirvi quando andrà in scena La Forza del Destino, perché si fanno prove brevi, dovendo gli artisti cantare in questa settimana tutte le sere o D. Carlos o gli Ugonotti. Capite bene, tutte le sere! C’è da crepare cantar sempre opere di quella mole e provare il mattino”.
(G. Marchesi – Gli anni della Forza del destino, in Verdi, Bollettino dell’Istituto di Studi Verdiani, vol. II, n. 6, Parma, Istituto di Studi Verdiani, 1966).

Il 10 febbraio l’opera non è ancora andata in orchestra e gli altri compositori, che attendono il loro turno per presentare la loro opera alla Scala, sono in fibrillazione a causa di tali ritardi. La Commissione del Teatro alla Scala, infatti, aveva già inserito come opera d’obbligo nel cartellone della stagione un’opera nuova del compositore marchigiano Filippo Marchetti (1831-1902), che musicò Ruy Blas nel 1869, ma il prolungarsi dei lavori per l’allestimento de La Forza del destino, la confina alla fine della stagione, l’opera andrà in scena alla Scala il 5 aprile dello stesso anno con Tiberini nel ruolo protagonista.
“Montuoro e Marchetti si sono messi l’anima in pace, giacché volle il destino che in causa della “Forza del destino” essi sieno forzati ad aspettare che le loro opere sieno date per ultime. Il “Pungolo” per tranquillizzare Marchetti, dice che Tiberini ha prolungato il suo contratto, ma sino ad ora questo non è che un pio desiderio del pubblico, che in Tiberini vede e riconosce un vero appoggio della stagione ed una balla dell’Impresa della Scala, la quale si è addormentata e se la “Forza del destino” ritarda di comparire, dovrà smettere le rappresentazioni, perché Tiberini andrà via e allora non saranno più in tempo di riconfermarlo!” (Il Trovatore – 4 febb. 1869 – LA RIVISTA DELLA SETTIMANA - Firmato: IL NOVELLIERE).

Mario Tiberini è ormai diventato un punto fermo per molti compositori e per tutti gli spettatori. La sua partecipazione a questa opera verdiana rende ancor più frenetica l’attesa. E finalmente il 27 febbraio 1869 alla Scala di Milano avviene il debutto de La Forza del destino presentata nella definitiva edizione riformata.
(Interpreti: Mario Tiberini tenore (Don Alvaro), Ida Benza Nagy giovane mezzosoprano magiaro (Preziosilla - debutto), Luigi Colonnese baritono (Don Carlo), Marcello Junca basso (Padre Guardiano), Giacomo Rota basso (Fra Melitone), Teresa Stolz soprano (Leonora), Giuseppe Vecchi basso (il Marchese di Calatrava), Ester Neri mezzosoprano (Curra), Luigi Alessandrini basso (un alcade), Antonio Tasso tenore (Mastro Trabucco), Vincenzo Paraboschi basso (un chirurgo militare). Scene di Carlo Ferrario, pittore dei costumi Pessina. Maestro del Coro Zirillo (bravissimo). Dir. Orch. Angelo Mariani. Clarinettista Bassi. Flautista Pizzi. Regista e coordinatore: Giuseppe Verdi. 13 repliche.

Tutti i timori vengono di colpo fugati e tutte le ansie trovano appagamento nell’enorme successo ottenuto da quest’opera nuova, che fa incassare dieci mila lire. “Tentar di ridire le emozioni vivissime che abbiam provato jersera alla Scala è cosa impossibile. Non fu una prima rappresentazione - fu una festa dell’arte - una di quelle feste che lasciano incancellabile la loro memoria in quanti vi presero parte. Tutto il pubblico e l’orchestra in piedi, a batter le mani freneticamente, applausi con l’agitar dei cappelli, con lo sventolare in platea dei fazzoletti, e nei palchi col grido Viva Verdi.” (Il Pungolo dalla Gazzetta Musicale di Milano, n. 9; 3 marzo 1869, pgg. 66 e 67.

La sera della prima e nelle serate successive con la Stolz e Tiberini si toccano le punte più alte dell’entusiasmo e lo splendido allestimento dell’Impresa Bonola e Brunello contribuisce visibilmente alla buona riuscita dello spettacolo, che unisce la precisione tedesca al fuoco e al colorito italiano. “E’ vero che il solito Parravicini non può fare a meno di notare che, unitamente alla Benza, essi tendono a crescere rispetto al basso diapason,……ma è anche vero che lo stesso critico riconosce che la Stolz meritò grandi applausi e che Tiberini fu sublime come attore e come cantante.” (Giorgio Gualerzi: op. cit. p. 902) “Luigi Colonnese, la Benza, Rota, Tiberini gareggiarono a chi meglio.” (La Lombardia dalla Gazzetta Musicale di Milano, n. 9; 3 marzo 1869, p. 66). La Stolz, Tiberini e Rota risultano essere gli eroi della serata. Unanime è il consenso della critica per il tenore Mario Tiberini.
“Tiberini si rivelò per così grande artista, che io dovetti chinare il capo e rinnegare le mie ingiuste prevenzioni”, scrive il critico de Il Gazzettino Rosa (28 febbraio 1869) e su Il Pungolo si legge che “la deliziosa romanza con cui si apre il terzo atto è stata cantata dal Tiberini con quell’accento di cui egli solo possiede il segreto, e con quella correttezza artistica, che lunge dallo scemare, aggiunge espressività all’accento” (Il Pungolo, dalla Gazzetta Musicale di Milano, n. 9; 3 marzo 1869, p. 68), infine La Lombardia esprime “speciale ammirazione pel tenore Tiberini , che in nessun’opera mai ci parve più grande, sia dal lato del canto che dell’azione drammatica.” Egli ottiene forti applausi nell’atto terzo per la romanza e il duettino col Colonnese e nell’ultimo atto per il duetto tenore – baritono e il terzetto basso – tenore – soprano col quale si chiude l’opera. L’esecuzione della romanza del terzo atto “da parte dell’esimio Tiberini fu all’altezza della bellissima composizione; poscia piacque il duetto di Carlo e Alvaro (ferito).” (Il Secolo, 28 febbraio 1869).
“Il duettino col baritono parve un giojello di limpida e serena melodia………Nell’atto quarto Havvi un bellissimo duetto per baritono e tenore (Colonnese e Tiberini )… ed un nuovo terzetto per soprano, tenore, e basso, che piacerà maggiormente dopo parecchie udizioni. Verdi venne gloriosamente chiamato all’onore del proscenio più di venti volte, ed il grand’uomo ne sembrava profondamente grato e soddisfatto……Tiberini fu sublime come attore e come cantante.” (Il Secolo dalla Gazzetta Musicale di Milano, Anno XXIV, n. 9; 3 marzo 1869, pgg. 68 e 69). “Dopo la comica scena della minestra (atto IV), c’è il duetto tra baritono e tenore, quindi la grande aria della donna e finalmente il terzetto finale – tre pezzi in cui l’odio, l’amore, la rassegnazione cristiana trovano la loro più alta espressione – e in cui il Tiberini e la Stolz sono veramente sublimi per ispirazione d’accento e d’azione, assai bene secondati dal Colonnese nel duetto, dal Junca nel terzetto”. (Il Pungolo, dalla Gazzetta Musicale di Milano, p. 68). “Terzo atto, fanatismo la romanza di Tiberini, due chiamate Verdi: duettino Tiberini e Colonnese, acclamatissimo, due chiamate Verdi………

Atto quarto,………fanatismo il duetto fra Tiberini e Colonnese, due chiamate Verdi. Chiamato il pittore per la scena dei dirupi…Terzetto finale fanatismo. Calata la tela, quattro chiamate Stolz, Junca, Tiberini col maestro ed un’ultima volta il maestro solo. Somma, 24 chiamate per Verdi. Esecuzione stupenda, come non si udì forse mai alla Scala. Pubblico infanatichito. Verdi commosso tanta ovazione” . (Cosmorama, p. 69).

I Concerti Ciani a 5 Stelle - Giovanni Alvino (pianista), Stresa

Foto: Giovanni Alvino (pianista)

“I CONCERTI CIANI A 5 STELLE”
Stresa – Hotel Regina – Sala Tiffany 13.agosto.2010 - ore 21,30
GIOVANNI ALVINO -Pianista
Renzo Bellardone

La prestigiosa Associazione Musicale Dino Ciani è di casa alla sala Tiffany dello storico Regina Palace Hotel in Stresa e grazie all’inesauribile effervescenza organizzativa della direttrice artistica professoressa M.L. Bertola –vera anima dell’iniziativa- da anni presenta una variegata stagione musicale con giovani musicisti.

Venerdì 13 agosto il venticinquenne pianista Giovanni Alvino con ricerca introspettiva e sensibile tecnica pianistica inizia il concerto con la sonata KV545 di Mozart restituitaci con garbo e giovanile freschezza che va nell’intimo a sollecitare silenziose riflessioni; tocco dolce e raffinato che non perde neppure nell’esecuzione della Sonata op.2 n. 3 di Beethoven dove non si fa ammaliare dal desiderio di “picchiare sui tasti” riuscendo a mantenere la stessa intimistica interpretazione, pur rispettando il vigore implicito nel rigo soprattutto nel movimento centrale.
Sobrio, non incisivo, ma brillante riesce a far trillare i suoni passando dalla riflessione alla giocosità delle marcette non sopite. Con la Ballata opera 26 di Chopin dà la misura della sua bravura facendo aleggiare in sala un’atmosfera di velato ed inquieto pessimismo chopiniano, scaturito dalla coinvolta e virtuosistica interpretazione che non nasconde l’implicita ricerca degli affetti, delle consolazioni, dei buoni sentimenti e della gioia , coinvolgendo un pubblico eterogeneo e vacanziero che si è trovato immerso, forse senza attenderselo, in un’atmosfera di dolce tristezza a ricordare il grande compositore nella ricorrenza della nascita.

Claude Debussy è conosciuto per la sua scrittura musicale di rottura con il passato ed anticipatrice del futuro e G. Alvino coglie questo momento mantenendo la stessa sensibilità, ma con rinnovata timbricità eseguendo la Suite Bergamasque che diventa quasi un concerto salottiero d’altri tempi riuscendo a suggestionare l’uditore pur senza l’evocazione visionaria ed emotiva, salvo forse per l’immagine dell’acqua che Debussy ci ha indelebilmente impresso con ‘Pelleas et Melisande’. L’eclettico concertista si cimenta poi con la Fantasia op. n.28 di F. Mendelsshon, che con la stessa misura di sensibilità interpretativa non accontenta di certo chi vuole udire scorrere il sangue nelle vene ad ogni accordo, ma allieta chi vuole sentire battere il cuore in petto ad ogni nota.

Suonando generosamente per quasi due ore, passa con piglio più deciso, seppur sempre sensibile a Rachmaninov per ritornare ad omaggiare le nascite di Chopin con l’opera 9 n. 2 ed il valzer opera 69 e di Schumann con una delicata Sonata. Programma di facile ascolto che ha permesso al pianista di proporsi in brani che gli sono percettibilmente congeniali ed affini e che ha quindi saputo proporre con uno stile intimistico e raffinato che il pubblico ha dimostrato di apprezzare con sistematici, marcati applausi.

Friday, August 13, 2010

Entrevista con la soprano irlandesa Majella Cullagh

Fotos: Opera Domani http://www.operadomani.net

Ramón Jacques

Originaria de Irlanda, Majella Cullagh es una soprano especialista en bel canto que estudió en la Escuela de Musica de Cork y en el National Opera Studio de Londres. Se trata de una artista que se interpreta oratorios, operas y en concierto en escenarios del Reino Unido, Irlanda, Holanda y los Estados Unidos. Su carrera incluye diversas grabaciones discográficas para los sellos, Naxos, Chandos y Opera Rara. Entre sus mas destacadas presentaciones operísticas se pueden destacar: Fiordiligi en Così fan tutte en Las Palmas; Adina en L’elisir d’amore en la Opera Real Danesa; el papel principal de Manon de Massenet en la Opera de Nueva Zelanda, Micaela en Carmen y la Condesa en Las Bodas de Figaro en la Opera North de Inglaterra, Donna Anna en Don Giovanni en Regensuburg, Tatiana en Eugenio Onegin con la Opera de Grange Park; así como papeles en The Death of Klinghoffer y en La morte di Didone de Rossini y Poliuto de Donizetti en el Konzertgebouw de Ámsterdam. Otras presentaciones dignas de mencionarse son el papel estelar de Maria Stuarda de Donizetti en Amberes, Estocolmo, Londres y Dallas; La Bohéme en el Royal Albert Hall, Il Barbiere di Siviglia en Toulon, Falstaff de Balfe en Dublín, Roberto Devereux de Donizetti en Londres,; Alzira de Verdi y Diluvio universale de Donizetti en St. Gallen, la Messa da Requiem de Verdi en Ámsterdam, Guillaume Tell de Rossini en el Queen Elizabeth Hall de Londres, y el Mesias de Handel en Dublín, Roma, Londres, Cork etc. Ha trabajado bajo la conducción de directores como: Jeffrey Tate, Sir Charles Mackerras, Giuliano Carella, Richard Bonynge y Robin Ticciati.
Majella nos concedió amablemente unos minutos de su tiempo para responder estas preguntas y ampliarnos más el panorama sobre su fructífera carrera.
¿Cómo se dio tu acercamiento al canto?
Cuando tenía tres años de edad mi madre me mando a tomar clases de canto y de dicción. Como yo era hija única, ella quería que me acostumbrara a estar sola en algún lugar donde ella viniera por mí mas tarde. Como siempre estábamos juntas pensaba que yo podría aterrorizarme en mi primer día en la escuela, por lo que decidió separarnos una hora por día. Lo que ella no sabia es que yo tenia una voz de cantante.
¿Cuándo y donde fue tu debut profesional como cantante?
Tuve mi primer papel principal en Craig y Nos, en Gales en 1993, en Il Campanello, una opera de un acto de Donizetti. Esto fue en una pequeña joya de teatro que fue construido por Adelina Patti en Neath Valley.

¿A quien señalarías como la mayor influencia en tu carrera?
Bueno, primero que a nadie mencionaría a mis padres. Ambos tenían voces hermosas y todos solíamos cantar en fiestas y reuniones sociales. También a mi primer maestro de canto Maeve Coughlan de la escuela de música en Cork, quien era una mujer extraordinaria con una inmensa pasión por la voz, por la melodía y por la poesía. Fui muy afortunada de poder continuar mis lecciones con Gerald Martin Moore, primero en Londres y después en Nueva York. Es un maestro de la técnica y sobresaliente como coach vocal y conoce mi voz mejor que cualquier otro. Tanto Elaine Padmore durante su periodo en la Opera de Irlanda, como Christine Chibnall en Opera North creyeron en mi y me ayudaron a que mi carrera crecieras. También debo mencionar a Patric Schmid de Opera Rara, quien se convirtió en un mentor y amigo. A el le debo mi carrera discográfica y el fue el que encendió en mi el deseo de cantar el repertorio belcantista.
¿Cómo describirías tu voz?
Soy una soprano lírica, de tamaño mediano, con facilidad para la coloratura.

¿Qué sería lo primero que le recomendarías a alguien que no conoce tu voz y nunca te ha escuchado cantar?
Probablemente le recomendaría que me escuchara en la grabación de Zaira de Mercadante o la grabación en vivo del Festival de Edimburgo de Adelaide di Borgogna de Rossini.
¿De cuantos roles consiste tu repertorio?
No sabría responderlo porque han sido en verdad tantos.
Cuentas con un amplio activo de grabaciones discográficas. ¿Consideras que las grabaciones han sido relevantes para tu carrera?
Una de las cosas más tristes de las funciones en los teatros es que una vez que estas terminan desaparecen y solo persisten en la memoria. Por ello, me encanta el hecho de que podemos mantener esos momentos mediante una grabación. Me siento muy afortunada que gracias a Patric Schmid tengo grabaciones que puedo compartir con mi familia, amigos, fanáticos y futuros empleadores. Existe una cierta credibilidad que da el tener una discográfica, ya que es casi una validación de ser un cantante con reputación.
¿Personalmente prefieres las grabaciones hechas en estudio o en vivo?
Para las grabaciones en estudio o en vivo existen cosas a favor y en contra. En un estudio se tiene la oportunidad de regrabar las partes que necesitan mejorarse pero no existe nada como la atmosfera de una presentación en vivo.

¿Existe alguna presentación o algún momento sobre un escenario que sea inolvidable?
He aprendido que es mejor dejar ir todo, lo bueno y lo malo. No me lamento cuando se que hay noches en el que las cosas no me han salido bien y tampoco me felicito constantemente en los momentos de triunfo. Lo único que importa para un interprete es el aquí y el ahora.
¿Hacia donde vislumbras que se dirige tu carrera en el futuro?
Espero que continúe en la línea de poder hacer música con gente maravillosa y en las más felices circunstancias. Quiero manejarme dentro del nivel musical y creativo, el más alto posible. Quiero descubrir nuevos teatros, nuevas ciudades y poder interactuar con maravillosos músicos.
Finalmente, ¿Qué es algo que la gente común no conoce o no se da cuenta, pero que es algo habitual para un cantante de opera?
La cantidad de tiempo dedicada al estudio, siempre nueva música y nueva música. Además, el cargar pesadas partituras musicales, que pesan toneladas, mientras se esta abordando un avión.

Interview with Irish soprano Majella Cullagh

Photo: Opera Domani http://www.operadomani.net

Ramón Jacques

Irish soprano Majella Cullagh, is a bel canto specialist who trained at the Cork School of Music and at the National Opera Studio London. She’s an artist who performs extensively in oratorio and on the concert platform throughout the United Kingdom, Ireland, the Netherlands and the United States, and has recorded extensively, principally for the Naxos, Opera Rara and Chandos labels. Her career highlights include the role of Fiordiligi in Così fan tutte in Las Palmas; Adina in L’elisir d’amore at the Royal Danish Opera; the title role in Massenet’s Manon for Opera New Zealand; Micaela in Carmen and the Contessa in Le nozze di Figaro for Opera North; Donna Anna in Don Giovanni in Regensburg; Tatiana in Eugene Onegin at Grange Park Opera; as well as roles in The Death of Klinghoffer and Rossini’s La morte di Didone at the Royal Konzertgebouw in Amsterdam. Other recent engagements include: Donizetti’s Maria Stuarda in Antwerp, Stockholm, London and Dallas, Donizetti’s Poliuto at the Amsterdam Konzertgebouw, La Bohéme at the Royal Albert Hall, Il Barbiere di Siviglia in Toulon, Balfe’s Falstaff in Dublin, Donizetti’s Roberto Devereux in London, Verdi’s Alzira and Donizetti’s Diluvio universale in St. Gallen, Verdi’s Messa da Requiem in Amsterdam, Rossini’s Guillaume Tell at the Queen Elizabeth Hall in London, and Handel’s Messiah in Dublin, Rome, London, Cork etc. where she has worked with such distinguished conductors as: Jeffrey Tate, Sir Charles Mackerras, Giuliano Carella, Richard Bonynge and Robin Ticciati.
Despite her busy schedule, Majella was able to take the time to answer a few questions for this interview where she gives us a bit of insight into her career.
How and where did you start singing?

When I was three my mother sent me to singing and elocution lessons. I was an only child and she wanted me to get used to the idea of her leaving me somewhere and then coming to collect me. We were ALWAYS together and she was worried I might be terrified on my first day at school so she decided to “break me in” with a little one hour session. She had no idea that I had a singing voice.
Where and when did you professional debut take place?
I had my first leading role in Craig y Nos, Wales singing in Donizetti’s one act opera Il Campanello in 1993. A little bijou theatre in the Neath Valley built by Adelina Patti.

Who would you say were or are the major influences on your career?
Well first of all my parents. They both had lovely singing voices and we all sang at parties and social occasions. Also my first singing teacher Maeve Coughlan at the Cork School of Music. She was an extraordinary woman with an immense passion for the voice, for melody and for poetry. I was lucky enough to continue my lessons with Gerald Martin Moore first in London, now in New York. He is a master technician and outstanding coach and knows my voice better than anyone. Elaine Padmore in her time at Opera Ireland, Christine Chibnall at Opera North really believed in me and furthered my career. And Patric Schmid at Opera Rara became a mentor and a friend. I owe my recording career to him and he ignited my desire to sing the bel canto repertoire.
How you describe yourself “vocally” speaking?
I am a (medium size) lyric soprano voice with a coloratura facility.
What would be the first thing you´d recommend to someone who has never heard you sing before?
I’d probably recommend that they listen to a recording of Mercadante’s Zaira or the live Adelaide di Borgogna (Rossini) recording from the Edinburgh Festival.

Do you know how many roles you´ve learned and sung throughout your career?
I have no idea…..a lot!

How do you feel about recording – has it been relevant to your career?
One of the sad things about most theatrical performances is that once they are done they are gone and live only in the memory. I love the fact that we can hold on to those moments by recording them. I feel incredibly fortunate that, thanks to Patric Schmid, I have recordings that I can share with family, friends, fans and prospective employers. There is a certain credibility attached to a having a discography. It’s almost a validation of being a singer of repute.

Do you prefer live or studio?

There are pros and cons to studio and live recording. In a studio you have the chance to re-record sections that need improvement but there is nothing like the atmosphere of a live performance.

What is that one performance or moment on stage you just can´t let go of?
I’ve learned to let go of everything, good and bad. I don’t beat myself up about nights when I feel I’ve not done myself justice and I don’t continually congratulate myself on moments of triumph. All that matters to a performer is the here and now.
Where do you see your career heading in the future?

I very much hope that it continues in the vein of making music with wonderful people in happy circumstances. I want to operate on as high a musical and creative a level as possible. I’m looking forward to discovering new houses, cities and interacting with ever more magical musicians.

Finally, what do you think is something that the average person would never even realize is a reality for an opera singer?

The amount of constant studying….new music…new music…..new music. And trying to carry musical scores that weigh a ton while you are attempting to board a plane.

Enrico Pieranunzi plays Scarlatti - Stresa Festival 2010

Foto: Enrico Pieranunzi (pianoforte); www.enricopieranunzio.com, D.Baumann

STRESAFESTIVAL2010
Venerdì 6 agosto 2010 ore 21,oo – ROCCA di ANGERA

PIERANUNZI PLAYS SCARLATTI
Enrico Pieranunzi – pianoforte
Sonate e Improvvisazioni
Renzo Bellardone
Simboli e simbolismi spadroneggiano all’interno della Rocca di Angera e questa sera grazie all’ascolto di uno Scarlatti jazz….alla maniera di Gerschwing….i simboli ed i simbolismi crescono e fanno crescere chi ha orecchie per udire e mente per pensare. Per una “Meditazione in Musica” la scelta si presenta coraggiosa sia per l’autore, che per l’interprete che per la location, ma che si giustifica e comprende durante il vagabondaggio musicale di Enrico Pieranunzi, improvvisatore eclettico, che nulla inventa, ma semplicemente ricalca le orme di ben più celebri improvvisatori : Bach, Brahms, Chopin, e così via, fino ai più noti jazzisti del ‘900. Fin da giovanissimo iniziò sotto la guida del padre chitarrista a scoprire i primi rudimenti della musica crescendo in parallelo nello studio della classica e nell’esecuzione del jazz ed in questo appuntamento delle Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore si propone anche in veste di interprete blues, con in mente Scarlatti e nel cuore Shuman e Chopin. La proposta ad Angera è la rivisitazione di partiture barocche volte verso lo strumentale fino all’intimistico sofferto strawinskijano, attraverso inusuali sarabande jazz.

Domenico Scarlatti (figlio di quell’Alessandro musicista che lo instradò verso il rigo musicale) fu spirito inquieto che vagabondò da Roma a Napoli e dal Portogallo alla Spagna dove – più precisamente alla corte di Madrid- si fermò. Le sue composizioni (sovente scritte su commissione per far fronte ai debiti di gioco ed al manetenimento dei 10 figli avute da due donne diverse), hanno sempre i colori del golfo napoletano e del Vesuvio, piuttosto che i ritmi delle chitarre e delle nacchere spagnole. Pieranunzi trasporta sul pianoforte questi suoni, soventi nati sul clavicembalo, magari durante le gare musicali romane tra organo e clavicembalo, volute nel 1709 dal cardinal Ottoboni, tra il fragile Scarlatti ed il teutonico Handel. Tra le esecuzioni proposte la K2O8 che si presenta come una cantata senza parole e che anticipa la “forma di sonata”, premonitrice del preromanticismo se non addirittura del periodo “romantico”. Sonata dolcissima e poeticamente fedele all’originale da cui si scosta solo per delicate variazioni ed improvvisazioni che la modernizzano attualizzandone l’ascolto.

Tra le esecuzioni del programma e dei fuori programma alcune composizioni dello stesso Pieranunzi quali “Horizontes Finales” molto virtuosistica, complessa e vigorosa; ardimentosa risulta chiaramente ispirata alle partiture per clavicembalo con evoluzioni tecnico manuali come la K424 ed il pensiero inevitabilmente corre alla proposta inaugurale dello Stresafestival ed al tratto che congiunge le suite di Bach (composizioni per la didattica) ad alcune composizioni di Scaratti come la suddetta k424, anch’essa composta per la didattica: la riflessione che deriva è che le grandi menti sovente “creano e compongono” anche senza avere l’immediata consapevolezza della creazione. Con molta umiltà Pieranunzi non si propone come l’inventore di uno stile o di un percorso interpretativo, ma come un serio studioso della musica, e della storia della musica come si evince anche dagli interventi parlati quasi a ridimensionare il suo ruolo a quello di semplice narratore ed esecutore, trasformando però quello che si pensava essere solo un concerto in una piacevolissima lezione concerto. <>

Thursday, August 12, 2010

Manon de Massenet en el Teatro Colón de Buenos Aires

Fotos: John Osborn (Des Grieux) Anne Sophie Duprels (Manon) Crédito de Máximo Parpagnoli. Gentileza Teatro Colón.

Gustavo Gabriel Otero

El tercer espectáculo lírico de la reabierta sala del Colón fue, en principio, el mejor como totalidad, de los ofrecidos en esa sala en esta temporada con una producción visual y musical en las cuales se puede vislumbrar el tímido inicio de la recuperación del nivel artístico mínimo que el Colón debe ofrecer. La escenografía de Tanya McCallin resuelve el problema de los seis escenarios distintos, que necesita la acción, mediante una escenografía única que, finalmente, resulta tediosa. Adecuado el vestuario de época firmado también por McCallin, primaria la coreografía de Keegan-Dolan con reposición de Colm Seery y correcta la iluminación de Paule Constable repuesta por Kevin Sleep. Los aspectos teatrales originales de David McVicar fueron repuestos por Loren Meeker en un trabajo de precisión milimétrica que puede ser fácilmente confrontable mirando la grabación comercial disponible de la puesta.

Toda la idea de la puesta de McVicar es poner el acento en la teatralidad tanto de los solistas como del coro, lo que para algunas mentes demasiado conservadoras y decididamente anticuadas no es bueno en la ópera. El director francés Philippe Auguin ofreció una versión musical que fue creciendo a medida que se desarrolló la representación y que como promedio resultó de muy buena calidad. El tenor estadounidense John Osborn fue un excelente Des Grieux con refinada emisión, buena proyección, variedad de matices e impecable francés a lo que se sumó una compenetración actoral notable y credibilidad escénica. La soprano francesa Anne Sophie Duprels fue una Manon convincente. Es importante resaltar el desarrollo psicológico y actoral que Duprels imprime al personaje y su entrega vocal. El barítono argentino Víctor Torres compuso a Lescaut con inmaculado francés y exquisita belleza vocal, Carlos Esquivel fue un soberbio Conde Des Grieux, mientras que resultó eficaz el resto del elenco así como el coro preparado por Marcelo Ayub.

Temporada 2010-2011 de la Ópera de Houston

Crédito:foto Chuck Holloman diseño imagenes Madama Buttefly Lucia diseñada por Pattima Singhalaka

Ramón Jacques


La temporada 2010-2001 de la Ópera de Houston (Houston Grand Opera), uno de los cinco teatros mas importantes en los Estados Unidos, que dará inicio el 22 de octubre del 2010 y concluirá el 10 de mayo del 2011, ofrecerá treinta y seis funciones de seis operas pertenecientes a diversos estilos y géneros. La ciclo lírico comenzará con un nuevo montaje de Madama Butterfly basado en el arte japonés tradicional del siglo diecinueve, y en el que debutarán en los papeles principales: la soprano puertorriqueña Ana María Martínez, como Cio Cio San, y el tenor maltés Joseph Calleja en el papel de Pinkerton, además de Lucy Schaufer como Susuki y Levi Hernández como Sharpless. El siguiente titulo será Peter Grimes de Benjamín Britten, con nueva producción, y con el tenor Anthony Dean Griffey en el papel principal, así como la soprano Katie Van Hooten como Ellen Orford y el barítono ingles Christopher Purves como el capitán Balstrode. Se escenificará la opera contemporanea Dead Man Walking del compositor estadounidense Jake Haggie, y un elenco estelar de cantantes que incluirá a la mezzosoprano Joyce Di Donato como la Hermana Helen Prejea, y a la legendaria Frederica Von Stade, quien con su participación en esta producción pondrá fin a su larga y prominente carrera operística. El elenco la completarán la soprano Measha Brueggergosman y Philip Cutlip. Las tres producciones ya mencionadas serán conducidas musicalmente por Patrick Summers, director musical del teatro, quien por cierto dirigió el estreno mundial de la opera de Jake Haggie hace diez años y la grabó para el sello discográfico Erato.
Lucia di Lammermoor de Donizetti se repondrá sobre el escenario de Houston, con una nueva producción y un elenco conformado por la soprano rusa Albina Shagimuratova, por el tenor Dimitri Pittas como Edgardo, y Scott Hendricks como Enrico. En el podio, debutará el joven director italiano Antonino Fogliani. Se verán también Las Bodas de Figaro de Mozart con el marco escénico que el sueco Göran Järvefelt concibió para el teatro sueco de Drottningholm. El elenco de cantantes lo encabezará el bajo-barítono estadounidense Patrick Carfizzi en el papel de Fígaro, y el bajo-barítono italiano Luca Pisaroni, quien además de debutar en este teatro, cantará por primera ocasión en su carrera el papel del Conde Almaviva. Completarán el elenco, la ascendente soprano Elle Dehn como la Condesa y la soprano Adriana Kucerova como Susanna. Dirigirá musicalmente James Gaffigan.Para redondear la oferta, Strauss se hará presente con su Ariadne auf Naxos con las sopranos Christine Goerke y Laura Claycomb como Ariadne y Zerbinetta, respectivamente. El elenco lo afianzará la celebre mezzosoprano Susan Graham en el papel dle compositor, y el tenor ruso Alexey Dolgov como Bacchus. La conducción musical será de Patrick Summers.

Monday, August 9, 2010

Pinchas Zukerman y Amanda Forsyth en Caracas

Foto: Pinchas Zukerman, Amanda Forsyth

Prensa Fesnojiv

La sala Ríos Reyna del Teatro Teresa Carreño de Caracas se llenó para recibir al reconocido violinista Pinchas Zukerman y a la violonchelista Amanda Forsyth. Juntos tocaron con la Sinfónica de la Juventud Simón Bolívar conducida por el joven director Christian Vásquez, una de las nuevas promesas sobre el podio, que nace del Sistema de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela, adscrito a la Vicepresidencia de la República Bolivariana de Venezuela. Pinchas Zukerman, inspiración de tantos músicos desde que debutó a los 15 años en Nueva York y durante las décadas posteriores, fue recibido con aplausos, pero vendrían muchos más. La violonchelista Amanda Forsyth entró vestida de rojo y con su cello para interpretar con el maestro del violín el encuentro entre La Musa y el poeta escrito por el compositor francés Camille Saint-Saëns. Ambos solistas tienen una larga lista de conciertos juntos en diversos países.

Zukerman no sólo quiso venir como solista sino también como director. Para la pieza siguiente del repertorio no hubo podio. Los primeros atriles de las filas de cuerda dibujaron un semicírculo apretado. Desde allí, a ratos frente al público, a ratos frente a los músicos, Zukerman tocó y dirigió entonces, el Concierto nº 5 para violín y orquesta de Wolfang Amadeus Mozart. Por momentos, el espectador olvidó que el violín de Zukerman es un objeto y comenzó, casi inconscientemente, a sentirlo como un sujeto. El de este músico, nacido en Tel Aviv en 1948, es un violín que se desnuda, que se deja tocar en cada milímetro; y el espectador escucha y siente cada nota. Su arco no guarda secretos. Sucede con Zukerman que el instrumento es su voz.

En el concierto, Christian Vásquez también fue director y ejecutante. Cuando Zukerman dirigió, Vásquez cedió a la sabrosa tentación de volver al instrumento que lo vio crecer: tocó el violín desde la fila de los segundos violines. Cuando Zukerman tocó la última nota del Mozart, el primer “Bravo” que se escuchó fue el de Gustavo Dudamel quien estuvo sentado junto al maestro José Antonio Abreu. Después del intermedio; Vásquez volvió al podio y Zukerman al lado como solista. Con la elegancia que la caracteriza, Forsyth entró nuevamente al escenario para tocar el Doble Concierto para violín, violonchelo y orquesta en La Menor de Johannes Brahms. Cuando finalizó el concierto, violinista, violonchelista y director tuvieron que salir y entras cuatro veces. Largos minutos de aplausos hicieron que Zukerman se fuera en allegro de Venezuela y le confesara a Vásquez su deseo de venir nuevamente y trabajar con el una vez más en Ottawa, frente a su orquesta, la Orquesta del Centro Nacional de las Artes de Canadá, como ya lo hicieron en febrero de 2010.


Thursday, August 5, 2010

Carmen en Los Angeles, el debut operistico estadounidense de Gustavo Dudamel

Crédito de fotos: (Gustavo Dudamel, Natascha Petrinsky, Alexia Voulgaridou) Nohely Oliveros y Lawrence K. Ho / Los Angeles Times

Ramón Jacques

La conducción musical de operas comienza a aparecer de manera mas frecuente en la ajustada agenda de conciertos sinfónicos del director musical venezolano Gustavo Dudamel. Sus escasas apariciones dirigiendo obras liricas se limitaban a unas cuantas producciones en: la Scala de Milán (con Don Giovanni de Mozart y La Boheme de Puccini) y en la Opera de Berlín (donde dirigió Don Giovanni y L’Elisir d’Amore de Donizetti), hasta que a mediados del año pasado descubrió la opera Carmen de Georges Bizet en Caracas Venezuela, y al frente de su orquesta Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, donde también, a mediados del mes de julio condujo su primera Traviata de Verdi.
Todo parece indicar que en la apasionante música de esta conocida opera-comique, cargada de ritmos y acentos españoles que están plasmados en su exuberante orquestación, Dudamel encontró una obra afín a su temperamento e inquieto carácter, ya que además de que marcará su retorno al máximo escenario milanés el próximo mes de noviembre, Carmen, fue la obra que personalmente eligió para realizar su debut operístico estadounidense al frente de otra de sus orquestas, la Filarmónica de Los Ángeles, agrupación de la cual es titular desde el año pasado. La opera -que se ejecutó en forma de concierto y en la versión de 1875 de Ernest Guirard que sustituyó los diálogos hablados por recitativos cantados- formó parte de la temporada de verano que la orquesta ofrece en el antiguo anfiteatro Hollywood Bowl, mismo recinto en el que Dudamel tuvo su debut sinfónico estadounidense hace cinco años, dirigiendo a la misma orquesta.

Con su contagiosa energía, Gustavo Dudamel ofreció una sobresaliente y penetrante lectura, extrayendo de la orquesta brillantes matices de colores y momentos de admirable lucidez musical, con un sonido compacto y homogéneo, de adecuados tiempos y dinámicas. Su dirección no esta basada solo en la fuerza y el ímpetu de su batuta, sino que sabe llevar a la orquesta por los pasajes mas tenues y sutiles con eficacia. Además, su presencia en el podio se convirtió en la de un regista, porque constantemente gesticuló, bailó, respiró y fraseó y vibró con los cantantes.
El papel principal de Carmen fue interpretado de manera esplendida por la mezzosoprano Natascha Petrinsky quien por apariencia y comportamiento sobre la escena, porque se metió en el papel, irradió sensualidad y gallardía. Su amplia y seductora voz es de una grata coloración oscura, su canto es elegante y claro, y su emisión fue técnicamente impecable.

Notable fue el desempeño de la soprano griega Alexia Voulgaridou quien interpretó el papel de Micaela con su flexible voz de tono cristalino y facilidad para emitir notas agudas. El bajo estadounidense Kyle Ketelsen dio relieve y autoridad al torero Escamillo, con su generoso y profuso instrumento y su segura musicalidad. El tenor coreano Yonghoon Lee fue un irregular Don José, ya que si bien exhibió una robusta voz de interesante timbre al inicio del concierto, su interpretación fue mecánica, por tratarse de una voz técnicamente bien trabajada pero inexpresiva, que fue perdiendo en peso y en proyección.

El resto del elenco ofreció convincentes y dignas intervenciones individuales, por el buen nivel de los cantantes que se eligió para interpretar los papeles menores de la opera. Así, se pudo escuchar al bajo François Lis en el papel de Zúñiga; al barítono Mathias Hausmann como Mórales; y a la mezzosoprano Jennifer Holloway como Mercedes. El papel de Frasquita fue interpretado por la soprano venezolana Mariana Ortiz y el de Dancaïro por el prometedor barítono mexicano José Adán Pérez, ambos de buen rendimiento. Finalmente, cabe mencionar la valiosa y meritoria aportación al concierto del participativo del Los Angeles Master Chorale, coro muy cercano a la orquesta californiana, con la que comparte la misma sala de conciertos.

Carmen di Bizet a Los Angeles

Fotos: Natascha Petrinksy, Gustavo Dudamel - cast: Mathew Imaging

Ramón Jacques

Possiamo tranquillamente affermare che l’emozionante tavolozza di colori, ritmi e accenti che Bizet seppe creare in questo suo capolavoro trovano una perfetta corrispondenza nel carattere e nel temperamento di Gustavo Dudamel. Il giovane direttore venezuelano, che ha già diretto Carmen lo scorso anno nel suo Paese natale e, il prossimo novembre la tornerà a dirigere al Teatro alla Scala di Milano, ha scelto questo titolo per il suo debutto operistico negli USA con la Los Angeles Philharmonic Orchestra della quale è direttore musicale da crica un anno.Il grande anfiteatro della Hollywood Bowl, sede di concerti estivi, ha dunque accolto questa Carmen in versione concertante, eseguita nella classica versione Guirard , quella cioè con i recitativi. Con la sua contagiosa energia e una ammirabile lucidità musicale, Dudamel domina la partitura e sa trarre dall’orchestra dettagli straordinari e anche un suono compatto e omogeneo. La sua presenza sul podio è magnetica: come un regista gesticola, respira, fraseggia e interpreta in una costante simbiosi con i cantanti.Ha perfettamente aderito alla lettura di Dudamel, il mezzosoprano Natascha Petrinsky che ha creato una splendida Carmen: la sua figura e i suoi movimenti sono naturalmente sensuali, ma eleganti. La voce è bella, autenticamente mezzosopranile, ampia e seducente con un’emissione tecnicamente impeccabile.Degna di nota anche la Micaela del soprano Alexia Voulgaridou, voce luminosa e duttile, con un bel registro acuto, facile e ben timbrato. Il basso statunitense Kyle Ketelsen ha dato rilievo e la giusta aggressività al personaggio di Escamillo. Musicalissimo, Ketelsen può anche vantare uno strumento vocale è ampio e omogeno su tutti i registri. Assai meno convincente la prestazione del tenore coreano Yonghoon Lee come Don José. Ha sì una voce ampia, sicura e svettante nel registro acuto, ma al contempo è un interprete inespressivo e monotono. Convincenti le prestazioni del basso François Lis, come Zúñiga, del baritono Mathias Hausmann come Mórales; del soprano venezuelano Mariana Ortiz e del mezzosoprano Jennifer Holloway rispettivamente, Frasquita e Mercedes e quella del promettente baritono messicano José Adán Pérez nel ruolo di Dancaïro. Ottimo l’apporto della Los Angeles Máster Chorale.

Temporada 2010-2011 de la Opera de San Francisco

Fotos: Placido Domingo (Cyrano de Bergerac -Marie-Noëlle Robert/Théâtre du Châtelet), Nicola Luisotti ( Terrence McCarthy).

Ramón Jacques

http://sfopera.com/

El tenor Placido Domingo volverá a pisar, después de diez años, el escenario de la Opera de San Francisco y lo hará en el estreno local de la opera Cyrano de Bergerac de Franco Alfano, al lado de la soprano española Ainhoa Arteta y del tenor brasileño Thiago Arancam bajo la conducción de Patrick Fournillier. Diversos títulos con interesantes producciones y algunas estrellas conforman la temporada 2010/2011 del segundo teatro más importante de Norteamérica. A su vez, el director italiano Nicola Luisotti se afianza en su puesto como director musical del teatro, y en su segunda temporada en el cargo, dirigirá operas como: Aida con un elenco conformado por la soprano Micaela Carosi, en su debut local, Dolora Zajick, Marcello Giordani y Marco Vratogna; Las Bodas de Fígaro con Luca Pisaroni y Danielle de Niesse y la ascendente soprano americana Ellie Dehn como la Condesa; además de Madama Butterfly con Daniela Dessi y Svetla Vassileva alternándose el papel principal y Stefano Secco como Pinkerton, y la dirección escénica del argentino José María Condemi.

Algunas funciones de estas tres producciones serán dirigidas por Giuseppe Finzi, segundo director de la orquesta del teatro y Julian Kovatchev que asumirá el podio de algunas funciones de Madama Butterfly. La puesta escénica de Werther de Massenet contará con Ramón Vargas y Alice Coote, y la dirección escénica del regista mexicano Francisco Negrin y la conducción de Emmanuel Villaume. El Caso Makropulos de Janáček tendrá a Karita Mattila y a Miro Dvorsky, en los papeles estelares, bajo la batuta de Jiři Bělohlávek y la guía artística de Olivier Tambosi. Para redondear la oferta, el tenor alemán Jonas Kaufmann dará un recital de arias de Verdi, Puccini, Massenet y Berlioz, y se escenificaran tres ciclos completos del Anillo de los Nibelungos de Wagner con la moderna realización escénica de Francesca Zambello y el regreso al foso del maestro galés Donald Runnicles, quien durante mas de diez años fungiera como director musical de la compañía, y una larga lista de nombres que incluirá a: las sopranos Nina Stemme y Anja Kampe, la contralto Larissa Diadkova, al bajo Mark Delavan y a los tenores Ian Storey, Brandon Jovanovich y Stefan Margita.

Cappella della Pietà de’ Turchini - Stresa Festival 2010

Foto: Antonio Florio, Capella della Pieta de' Turchini - Stresafestival http://www.stresafestival.eu
Renzo Bellardone
STRESAFESTIVAL 2010 - MEDITAZIONI IN MUSICA
VERBANIA - Chiesa Madonna di Campagna – martedì 3 agosto

“MATER JESU” - Cappella della Pietà de’ Turchini
Valentina Variale - soprano
Filippo Minaccia - alto
Antonio Florio - direttore.


Consueto annuale appuntamento dello Stresafestival alla Madonna di Campagna costruita nel 1527, ma che dell’originaria costruzione vanta un bellissimo campanile romanico. La Meditazione inizia con una composizione di Orazio Benevoli (1605-1662), sconosciuto ai più, ma che vanta pregevoli composizioni quale il “Salve Regina” propostoci stasera dalla voce di Filippo Mineccia –alto- e dalla Cappella della Pietà de’ Turchini diretta dal suo fondatore Antonio Florio. Il brano prevede gli archi e la sola voce maschile che esordisce con qualche timidezza che scomparirà poi con i brani successivi di Giovanni Battista Pergolesi (1710 – 1736) cantati in coppia con il soprano Valentina Varriale che agile e sicura offre il suo canto con il sorriso gioioso. Decisamente ispirata in “o Clemens o pia” prende i fiati con tecnica sapiente così come abilmente usa lo strumento facciale per l’emissione di suoni chiari.

Il motivo iniziale dello “Stabat Mater” credo sia nelle menti e nei cuori di tutti gli appassionati che qui sono stati gratificati dall’esecuzione dolce ed intimistica di questo gruppo specializzato in musica antica ed in particolare napoletana (come Pergolesi, nonostante la nascita a Jesi). Con perfetta alternanza negli attacchi le due voci si integrano perfettamente in connubio armonico con l’orchestra . Filippo Mineccia in un assolo di vocalizzi senza orchestra riscuote un muto applauso a fatica trattenuto dal pubblico…. Di Valentina Varriale si apprezzano sia la tecnica, che l’interpretazione garbata e convincente. Atmosfera da meditazione con luci abbassate ed illuminato solo il soffitto affrescato con la Madonna Assunta in cielo e contornata da angeli e cherubini che suonano in Suo onore. La scelta del programma è risultata efficace e pertinente ancor più se si considera che il Lago Maggiore, ha reso omaggio a Pergolesi nei 300 anni dalla nascita in ben due occasioni: Baveno Festival con Bozen Baroque Ensemble ed il soprano Gemma Bertagnolli e questa sera lo StresaFestival che serata dopo serata non delude mai il suo pubblico e che ringraziamo per aver inserito questo omaggio a Pergolesi, non reso possibile invece a Jesi, sua città natale a causa dei tagli alla cultura attuati dal governo centrale.

Carmen en la Arena de Verona

Foto: Ennevi / Fondazione Arena di Verona

Giorgio Bagnoli


Desde 1995, año en el fue presentada al publico “areniano” la Carmen de Franco Zeffirelli se presento al publico, al día de hoy en el 2010 en la temporada conmemorativa del celebre director de escena florentina, se puede tranquilamente decir que el espectáculo ha tenido notables modificaciones, y que de aquella Carmen queda en realidad muy poco. En su estado actual, ha mejorado en el plano del “horror vacui” zeffirelliano, y ha perdido aquella “espectacularidad” que era discutible, pero era el sello del espectáculo. Hoy se tiene la impresión de asistir a una producción un poco parchada definitivamente de “rutina”. La dirección de Julian Kovatchev fue en general valida tanto en los acompañamientos como en las páginas instrumentales. Los colores estuvieron bien dosificados, pero la elección de sus tiempos dejo incertidumbre, ya que Kovatchev suele ser un director lento y pausado.

Anita Rachvelishvili, después de haber sido la Carmen en la Scala el pasado 7 de diciembre, esta considerada la protagonista del momento y la heroína de Bizet, pero en efecto, Rachvelishvili no cae en hábitos “veristas”, y muestra plenitud y suavidad en su sonido y tanto en alto como en bajo, canta con extrema facilidad y corrección. A ello, agreguemos que, sin ser una mujer de una fascinación particular, logra darle fuerza y credibilidad escénica al personaje. Esperemos poderla sentir madurar (ya que se trata de una cantante mas en sus treintas) y poderla escuchar en otro papel. El nombre de Marcelo Álvarez es ya un sinónimo de un cierto nivel de prestación. Después de un inicio un poco incierto, Álvarez pago su cuota y nos ofreció un Don José, si no memorable, al menos respetuoso de un cierto estilo pleno de buenas intenciones: buscando darle “color” a su personaje, esforzándose por cantar piano cuando se prestaba para cantar piano y lanzándose con un cierto ímpetu cuando era de hacerlo, sin forzaduras. En compensación Silvia Della Benetta fue una Micaela más bien animosa, con un timbre vocal ni bello ni feo, pocas modulaciones y una línea de canto apenas decorosa. Mark S. Doss fue un Escamillo suficientemente vigoroso y altanero, pero por una mala articulación hizo que la voz fuera sistemáticamente opaca. En los personajes de acompañamiento las “señoritas” Frasquita y Mercedes y los “señores” Dancairo y Remendado, en complicidad con un distraído Kovatchev, lograron maltratar el bellísimo “quinteto” del segundo acto.

Wednesday, August 4, 2010

Tutto Mozart! - Los Angeles Philharmonic

Foto: Los Angeles Philharmonic Association

Ramón Jacques
La stagione estiva realizzata dalla Los Angeles Philharmonic nell’antico anfiteatro conosciuto come Hollywood Bowl ha presentato un programma monografico mozartiano. Il concerto è iniziato con la esecuzione degli interludi dal Thamos re d’Egitto opera originale di Tobias Philipp per la quale Mozart scrisse tra il 1773 e il 1780 le “entr’actes” K 345 e 336. Questi interludi si delineano come una sorta di mini-sinfonia di carattere impetuoso e in una tinta tipicamente mozartiana con chiare reminiscenze della musica di Idomeneo. Da sottolineare la leggerezza degli strumenti ad arco e, nelle parti più serene come l’interludio Andante hanno brillato i fagotti e l’oboe solista che primeggiato nell’intero movimento.

Seguiva una splendida ed emozionante esecuzione del Concerto per due pianoforti K 365 con la presenza delle sorelle Katia e Marielle Labèque, capaci di creare un vero dialogo in interscambio tra i due strumenti, passando attraverso il lirico e espansivo Allegro, il raffinato e Andante, per concludere con un ritmico e agile Rondò nel quale, particolamente Katia, sapeva trasmettere grande abilità e armonia. Ottimo l’accompagnamento orchestrale. Infine, la Sinfonia No. 36 in do maggiore K 425 “Linz”, un brano che ha brillato più per la fluidità naturale e il fascino irresistibile contenuto nella musica di Mozart che per la irregolare e poco convincente direzione del direttore inglese Nicholas McGegan (conosciuto per il suo impegno nella musica barocca al Goettingen Intenational Handel Festival e nel teatro di Drottmingholm in Svezia) meccanica e senza dinamica che ha causato anche una mancanza di equilibrio tra gli strumenti decisamente fastidiosa.

Tuesday, August 3, 2010

Così fan tutte y Las Bodas de Fígaro de Mozart en el Festival Ravinia Park de Chicago

Fotos: Ravinia Festival (Martin Theatre; Dmitri Hvorostovsky (Rigoletto) y Eglise Gutierrez (Gilda) del 2009.

Ramón Jacques

Fundado en 1904, Ravinia Park, que se sitúa en la localidad de Highland Park Illinois al norte de la ciudad de Chicago en Estados Unidos, fue creado, primero como un parque de diversiones, para después convertirse en el festival musical de verano más antiguo de Norteamérica. El Ravinia Festival atrae anualmente alrededor de 60,000 personas que asisten a los casi 150 eventos que se realizan en un periodo de tres meses de duración, y que incluye diferentes géneros artísticos como: la música clásica, conciertos sinfónicos, opera, jazz, blues folk, rock, teatro musical, ballet y teatro. Desde 1936 Ravinia es también el hogar de verano de la importante orquesta Chicago Symphony Orchestra, que durante este periodo ha contado con la presencia de importantes directores musicales, de la talla de: Seiji Ozawa (1964-1971), James Levine (1971-1994), posteriormente Christoph Eschenbach (1994-2005) y actualmente James Conlon, quien desde el año 2005 ocupa el puesto de director musical de la orquesta en Ravinia. Particularmente en el terreno de la opera y la música vocal, se realizan versiones semi-escenificadas de diversas operas, sobre el escenario del Martin Theatre (originalmente conocido como Ravinia Theatre) que se sitúa dentro del parque, y es además el único edificio existente desde su construcción. En el 2009 se representó la opera Rigoletto con el barítono Dmitri Hvorostovsky, en el papel estelar y la soprano cubana Eglise Gutiérrez como Gilda, el tenor italiano Stefano Secco como el Duque de Mantua y Natascha Petrinsky como Maddalena, y para esta edición 2010 del festival, y durante este mes de agosto, la oferta operística continua con el ciclo de operas de Mozart, después de que en el 2008 se ejecutaron con éxito el Rapto del Serrallo y Don Giovanni, y se ofrecerán Così fan tutte y Las Bodas de Fígaro, con la Orquesta de Chicago bajo la conducción musical de James Conlon, quien cumple 60 años de edad, y con la presencia de destacadas interpretes.

El elenco de Cosi Fan Tutte contara con la presencia de la mezzosoprano Frederica Von Stade como Despina; la soprano puertorriqueña Ana María Martínez como Fiordiligi; y la mezzosoprano rumana Ruxandra Donose en el papel de Dorabella. Para los papeles masculinos fueron elegidos: el barítono ruso Rodion Pogossov como Guglielmo; el tenor de albanes Saimir Pirgu, quien dará vida al personaje de Ferrando, y el barítono estadounidense Richard Stillwell como Don Alfonso. La dirección escénica correrá a cargo de Harry Silvertein. Las Bodas de Fígaro, contará también con un buen reparto encabezado por el bajo canadiense John Relyea como Fígaro, el barítono estadounidense Nathan Gunn como el Conde; la soprano Ailyn Pérez como la Condesa; la soprano Lisette Oropesa como Susanna. La mezzosoprano Lauren McNeese encarnará al joven Cherubino: y el legendario tenor John Aler hará lo propio como Don Basilio, y Jane Bunnell y Richard Bernstein darán vida a Marcellina y a Bartolo respectivamente, y la dirección escénica de esta obra ha sido encomendada a David Lefkowich. También, en conmemoración del 20 aniversario de la muerte de Leonard Berstein, podrá escucharse la suite vocal de su obra Candide, con la Orquesta Sinfónica de Chicago que será dirigida por John Axelrod, y la soprano Anna Christy como Cunegonde, y el tenor John Aler como Candide.

http://www.ravinia.org/


Turandot en la Arena de Verona

Foto: Ennevi / Fondazione Arena di Verona

Giorgio Bagnoli

La nueva producción de Turandot de esta temporada “areniana” con el sello Franco Zeffirelli no ha hecho mas que confirmar al regista florentino como el mas celebre maestro del “horror vacui”. La instalación escénica estuvo sustancialmente dividida en dos: sobre el escenario actuó el “pueblo” de Pekín, además de una pared, que se abrió de manera espectacular en el segundo acto, con la ciudad imperial, que es una idea eficaz que Zeffirelli había ya utilizado en la producción neoyorquina de la opera pucciniana. El problema es que se vio un primer acto en el cual, como de costumbre, tanto coro como figurantes se amontonaron de mas, y visto que para Zeffirelli no bastaron, agregó unos acróbatas que añadieron un toque de suspenso al acto ya que parecía que podían caerse sobre la orquesta. Cuando apareció la ciudad imperial, nos encontramos frente a una apoteosis de pagodas, estatuas y de otros oropeles escénicos, que convergían hacia el trono del emperador como si fuese un baldaquín de Bernini. También aquí estuvo cargada la escena y alegrada por un grupo de fastidiosas bailarinas que continuamente ondeaban ridículas sombrillas por toda la escena de los enigmas. En conclusión, el “usual” Zeffirelli que presentó una china estereotipada y sobria. Los vestuarios estuvieron muy coloridos, y aunque no estuvieron privados de cierto impacto, tuvieron una cierta lógica visiva superficial y descontada (en especial los de Turandot, que fueron particularmente banales).

La conducción de Antonio Pirolli fue segura y vigorosa con el merito de no caer en una sonoridad torpe, logrando que todo en conjunta fuera valido tanto en los acompañamientos como en las paginas instrumentales. Los colores estuvieron bastante bien medidos, y si la elección de tiempos causara cualquier duda. Kovatchev es frecuentemente lento y calmado. Si bien es cierto que Elena Popovskaja no posee una voz asombrosa, es una Turandot de seria profesionalidad que supo estar bastante desenvuelta y segura en los pasos más dificultosos, pero con un defecto en el modo de frasear, que fue falso y oscuro. Una sorpresa positiva para Marco Berti, que particularmente en la velada (bisó también el “Nessun dorma”), nos hizo entender que queriendo, se puede ser suave cuando es necesario. Es cierto que escénicamente Berti estuvo “enyesado”, pero al menos en esta función supo ser un Calaf vocalmente creíble, por inteligencia, color y consistencia de sonido. Tamar Iveri tuvo el merito de ser una Liù espontanea, trepidante y patética en el sentido mas justo, aunque la voz no siempre le respondió a las intenciones. Ping, Pong y Pang, o sea Filippo Bettoschi, Aldo Orsolini y Luca Casalin estuvieron escénicamente un poco exagerados y en consecuencia tendieron a vociferar y a ser desordenados. Apreciable estuvo el Timur de Carlo Cigni, y bien el emperador de Antonello Ceron y el Mandarín de Nicolò Ceriani.

Monday, August 2, 2010

Stresa Festival 2010 - Suite per violoncello solo - Alban Gerhardt

Foto: Alban Gerhardt

Renzo Bellardone

STRESAFESTIVAL 2010
Meditazioni in Musica

Leggiuno –Eremo di Santa Caterina del Sasso – Venerdì 30 – Sabato 31 luglio ore 20,30

Il concerto non sempre è solo ascolto, ma anche atmosfera e nel caso delle Suite di Bach eseguite nella chiesa dell’Eremo di Santa Caterina è difficile stabilire la predominanza di un aspetto sull’altro, ed in questo caso specifico oltre che superfluo, risulterebbe irriverente per uno dei due aspetti, infatti lo straordinario connubio tra location, partitura , interpretazione amplificano la valenza del titolo dell’evento : “Meditazioni in Musica”.
Venerdì 30 luglio, in apertura del ciclo, il grande violoncellista Alban Gerhardt eseguito le suite n. 1 in sol maggiore, la n. 2 in re minore e concludere con la numero 6 in re maggiore che, come anche esposto dall’interprete, andrebbe eseguita su un ‘cello piccolo’, mentre il suo strumento è ‘una vecchia scatola italiana’ da cui ha saputo trarre suoni inusuali per un violoncello; con questo splendido “Matteo Gofriller” , veneziano del 1710 ha poi offerto due bis, in assoluto crescendo, con il 1° movimento della sonata di Ligeti ed a seguire un brano composto da Rostropovich in omaggio al grande maestro scomparso: gli ultimi brani, seppure temporalmente molto distanti da Bach sono stati favorevolmente accolti dal pubblico come la naturale prosecuzione ed evoluzione della scrittura musicale nei secoli.

Sabato 31 luglio lo stesso Gerhardt ha offerto la suite n.3 in do maggiore e poi la n. 5 in do minore - a luci spente -, occhi chiusi ed atmosfera poeticamente sublimata accorciando la distanza fra la terra ed il cielo; buio in sala, note ed emozioni in libertà. Con l’esecuzione della suite n.4 in mi bemolle ha concluso il programma, ma non la serata: ancora due bis ed a continuazione della serata precedente ha eseguito il movimento n. 2 dalla sonata di Ligeti ed il Prelude della suite n.6, molto caro a Gerhardt. Le esecuzioni di Ligeti e Rostropovich (forse eseguite per la prima volta in un eremo, dove per consuetudine si esegue musica sacra o simile) hanno dato la dimensione della inconfutabile abilità tecnico-interpretativa di Alban Gerhardt.
Bach aveva composto questi brani per la didattica, quindi colmi di virtuosismi per abituare gli studenti alla velocità ed alla precisione di movimento; a comprova, nella suite n. 6 il concertista ha utilizzato anche il pollice pur suonando solo sulle 4 corde del suo preziosissimo strumento da cui ha saputo trarre tutte le voci della grande orchestra.

Esecuzione assolutamente virtuosistica, asciutta e scevra da inutili leziosità, senza nulla togliere all’immensa poesia che scaturisce dalle pagine. Pubblico silenzioso, attento e coinvolto ha tributato applausi prolungati.
L’andata ed il ritorno dall’Eremo, scenograficamente realizzati con un battello della Navigazione Lago Maggiore hanno contribuito prima all’attesa e poi all’espansione delle emozioni ricevute dalle mille voci dello strumento ed all’uscita dalla chiesa le candele accese e la luce della luna riflessa nelle acque del Lago, hanno contribuito ad amplificare lo stato di intimo benessere acquisito con l’ascolto. Un’esperienza da vivere almeno nella volta nella vita ed assolutamente da non perdere per chi ama elevare lo spirito attraverso la poesia della musica !