lunes, 7 de febrero de 2011

Intolleranza 1960 opera di Luigi Nono - Teatro la Fenice, Venezia

Foto: Michele Crosera - Teatro la Fenice

Massimo Viazzo

Dopo cinquant’anni esatti torna alla Fenice di Venezia Intolleranza 1960, la protest-opera di Luigi Nono basata su un collage di testi (Brecht, Sartre, Majakovskij…) da un’idea dell’intellettuale Angelo Maria Ripellino. La vicenda dell’emigrante che dopo essere fuggito dalla triste condizione lavorativa in miniera si ritrova all’interno di una sommossa popolare il cui esito negativo lo spedisce direttamente in un campo di concentramento, prima della morte per annegamento nel fiume in piena al suo ritorno in patria, mostra ancora oggi una certa attualità ben sottolineata dall’allestimento curato dagli studenti della Facoltà di Design e Arti dell’Università IUAV di Venezia sotto la direzione di Walter Le Moli e Claudio Longhi. Con l’orchestra posizionata su un palcoscenico suddiviso su tre livelli (sopra ad una installazione metallica) ed il Coro nella “buca” orchestrale si è puntato su una leggibilità immediata della trama senza particolari cerebralismi o sovrapposizioni, con un uso efficacissimo delle luci e, a volte, utilizzando proiezioni del testo stesso sul fondale per facilitarne l’intelligibilità. In Italia la musica del secondo Novecento non pare ancora completamente metabolizzata (alla première del 1961 la rappresentazione fu sommersa da urla e fischi di disapprovazione!) tanto che la diffusione del capolavoro di Luigi Nono - che, ricordo, sposò la figlia di Arnold Schoenberg - è avvenuta, in questi anni, soprattutto in traduzione nei paesi di area tedesca. Il cast si è mostrato all’altezza dell’impervia partitura, in particolare il protagonista Stefan Vinke e le due donne Julia Mellor e Cornelia Horak, ma soprattutto il Coro (in parte in presa diretta, in parte pre-registrato), diretto da Claudio Marino Moretti, ha dato grande risalto a quelle che sono senz’altro le pagine più suggestive del lavoro. Lothar Zagrosek ha diretto con chiarezza, trovando sonorità taglienti, in una narrazione sempre tesissima.Un’ottima inaugurazione di stagione, quindi, per il teatro veneziano, molto apprezzata dal pubblico.

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