sábado, 21 de mayo de 2011

Sinfonia Varsovia nel Palazzo di Bellas Artes a Città del Messico

Foto: Krzstof Penderecki

Ramón Jacques

Interessante e suggestivo è stato il concerto tenuto dell'Orchestra Sinfonia Varsovia nel Palazzo di Bellas Artes a Città del Messico, sotto la bacchetta del suo direttore artistico, il celebre compositore e direttore d'orchestra polacco Krzsztof Penderecki (attualmente il titolare dell'orchestra è il direttore francese Marc Minkowski). Il programma, incentrato su opere di compositori polacchi del XX sec., includeva anche una vibrante esecuzione dei quattro movimenti di Souvenir de Florence op. 90 di Pyotr Ilyich Tchaikovsky, un bellissimo lavoro per orchestra d'archi, il momento più alto della serata, dal quale promanavano inconfondibili melodie e ritmi popolari russi, nei quali l'ensemble polacco mostrava un'ammirevole precisione, omogeneità, nitidezza nel suono, che fluiva con dinamismo e gaiezza, nell'Allegro moderato, e con romanticismo e finezza, nel lento Adagio cantabile e con moto. Questo lavoro contrastava col più tranquillo Concerto per archi del compositore e violinista Grażyna Bacewicz (1909-1969) , lavoro riflessivo e neoclassico in tre movimenti, di ottima fattura, ma che suonava in alcuni passaggi un po' monotono. Dello stesso Penderecki, tratte dal suo ampio catalogo, si sono ascoltate due brevi composizioni: l'Agnus dei per orchestra d'archi (1994) e la Ciaccona per archi (2005) dedicata a papa Giovanni Paolo II, opera di carattere malinconico e religioso, con alcuni passaggi lugubri, nei quali il musicista fondeva abilmente elementi più moderni e attuali che distinguono le sue opere, e che rimandano alla musica del suo paese. Infine, di Henryk Mikolaj Górecki (1933-2010) si sono potuti ascoltare Tre Pezzi in stile antico, brani ricchi armonicamente, evocanti tempi passati, probabilmente con riferimenti alla polifonia medievale. Puntuale e brillante la leggerezza e l'equilibrio con i quali si sono interpretate queste opere sotto la bacchetta scrupolosa e sicura di Penderecki, che riusciva a calibrare sempre i tempi e i colori strumentali, per far emergere musica che pareva conoscere e dominare profondamente

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