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Saturday, March 31, 2018

L'Orfeo di Monteverdi - Teatro Regio di Torino


Foto: Ramella&Gianesse - Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

Rappresentata in occasione del carnevale mantovano del 1607, ancora oggi è estremamente piacevole vivere il racconto di Orfeo che per amore segue l’amata Euridice all’Inferno, in una sorta di favolistica mitologia. La Musica è eterna e come canta nel prologo di Orfeo “Io la Musica son, ch’a i dolci accenti so far tranquillo ogni turbato core, et hor di nobil ira et hor d’amore, posso infiammare le più gelate menti.” Poco importa essere certi del fatto che l’Orfeo di Monteverdi sia realmente stata la prima composizione operistica o se antecedenti potrebbero averne il merito; in ogni caso è da quel 24 febbraio del 1607, data della prima rappresentazione a Palazzo Ducale di Mantova che l’ardita opera viene rappresentata abitualmente nei teatri d’opera ed in tutto il mondo viene ancora molto apprezzata. (Interessante in proposito il commento di Marco Leo in apertura del libretto di Sala dedicato). La narrazione si svolge dai campi della Tracia e poi nell'Oltretomba; l’opera inizia con una toccata  strumentale ricca di fioritura di trombe e ritmati tamburi che  precedono  l'entrata della Musica, rappresentante lo "spirito della musica", che canta il celeberrimo prologo, anteprima della sua stessa esaltazione: La Musica invita all’ascolto e poi enuncia le sue abilità e talenti ….”so far tranquillo ogni turbato core” (facendo da subito apprezzare il libretto di Alessandro Striggio. La messa in scena torinese è particolare, seppur non innovativa, ma lascia qualche punto di domanda sulle scelte scenografiche: se i prati fioriti sono deliziosamente primaverili e le cupe scene agl’Inferi turbano, risulta di meno facile   comprensione  l’installazione di enormi pannelli che, con una impennata di fantasia, forse ricordano il Palazzo della Prima; anche per i costumi si è avuto lo stesso atteggiamento, per le diverse epocalizzazioni  e  contestualizzazioni. 
Trovate poco utilizzate le luci, mentre rilevata la  grande efficacia  della scena con la barca di Caronte. Il Maestro Antonio Florio, attento ricercatore e profondo conoscitore del repertorio barocco oltre che fondatore della Cappella della Pietà dei Turchini è apprezzato  anche in questa occasione per l’ampio e significativo gesto, di lettura immediata e con risultati interessanti di scavo ed esaltazione. La regia di Alessio Pizzech è piacevole ed attenta al risultato d’insieme, coadiuvato dalle contemporanee ed audaci coreografie di Isa Traversi che fa simulare amori saffici ed amori senza inibizioni – un plauso sincero alle ballerine ed ai ballerini. Il cast è certamente di livello e consono al repertorio a partire da Roberta Invernizzi, grande interprete dell’epoca barocca, la quale nel ruolo della Musica entra in scena per il celebre prologo, dove esprime immediatamente le sue doti con timbricità e gradevolezza. Euridice viene interpretata da Francesca Boncompagni fresca e squillante; Monica Bacelli con bei colori e sicurezza interpretativa è La Messaggera che porta ad Orfeo la triste notizia della morte di Euridice e poi La Speranza. Luigi De Donato è un superbo Caronte che arriva a traghettare le anime su una barca stilizzata (che oserei definire opera d’arte contemporanea e di grande efficacia scenica), trainata o spinta dagli aiutanti del traghettatore che recuperano le anime e le caricano e scaricano dalla barca; per tornare a De Donato va rimarcata la potente emissione con colore molto scuro dai toni profondi e minacciosi. Parimenti Plutone trova in Luca Tittolo un impareggiabile interprete che sfodera una voce  profonda e ricca di autorevolezza. I vari interpreti dei pastori, spiriti e ninfe, come predetto sono davvero bravi ed interessanti,  riservando un accento per Fernando Guimaraes. Ed ora veniamo a quella che per me è stata una rivelazione: Mauro Borgioni che in Orfeo, esprime una notevole cifra interpretativa sotto ogni punti di vista: sia in quanto attore, che cantante, dove affascina per calore e passione  grazie alla gradevolezza della voce con toni e colori di ricchezze ambrate, solcate da sfumature ramate. Sa stare in scena e sa utilizzare al meglio lo strumento voce permeandola di rotondità e di forte espressività. Il Coro, grandemente presente in Orfeo, è sempre molto apprezzato anche sotto la nuova direzione del Maestro Andrea Secchi.  La Musica vince sempre.



Monday, February 27, 2017

Turqueries en Bretagne, pour réchauffer le Nouvel An : L’Italienne à Alger de Rossini à l’Opéra de Rennes

Foto Laurent Guizard

Suzanne Daumann

Une des fonctions importantes de l’Opéra de Rennes est de s’intégrer autant que possible à la vie du département. Chaque année, une production adaptée aux petites scènes, donc avec un orchestre à effectif réduit, tourne dans les lieux alentour. C’est Gildas Pungier qui assure la transcription et dirige les musiciens de l’Orchestre Symphonique de Bretagne. Cette année, on a crée un nouveau lien en confiant la construction d’une partie des décors de cette production au Lycée Professionnel Alphonse Petit à Dol de Bretagne. Une classe de jeunes apprentis menuisiers a ainsi pu participer à la préparation d’une production d’opéra. Pour commencer 2017 dans la joie et la bonne humeur, quoi de mieux que de programmer L’Italiana in Algeri de Rossini, turquerie turbulente et burlesque. La mise en scène d’Eric Chevalier, qui assure aussi scénographie, costumes et lumière, est truffée de bonnes idées et de gags ; elle est très musicale, avec des mouvements de scène soigneusement chorégraphiés. Il suffit de penser au trio Lindoro, Taddeo, Mustafa de l’Acte II, qui est devenu un numéro de danse de revue, avec mouvements de danse à la Michael Jackson, ou au jeu de chaise musicales exécuté par le chœur, qui se termine en galop sur chaises, hilarant au possible. Le chœur d’hommes de l’Ensemble Mélisme(s), est excellent comme toujours. Simplicité oblige, la scénographie consiste en une photo agrandie d’une ville orientale en arrière-plan et deux grands panneaux blancs sur les côtés de la scène. Les costumes modernes, habits de ville pour les messieurs, robes et tenues variées pour les dames, situent la pièce en dehors de la réalité historique. On trouve des détails amusants aussi dans ces costumes : ainsi Lindoro esclave soumis à Mustafa porte un grand « M » brodé sur son polo ; plus tard, quand il aura retrouvé Isabella et décidé de fuir avec elle, le « M » sera remplacé par un « I ». Ainsi, Ali, le serviteur de Mustafa Bey, personnage buffo par excellence, porte des pantalons trop courts, qui le distinguent efficacement de l’élégance de son maître. La simplicité des décors est largement compensée par les belles voix et le jeu d’acteur des chanteurs, et par le contenu musical en général. La partition de Rossini n’a rien perdu de sa verve dans la transcription de Gildas Pungier et la direction d’orchestre de celui-ci est comme toujours pleine de grâce, détaillée et énergique. L’alto Victoria Yarovaya joue Isabella, cette Italienne à Alger, qui manipule les hommes comme des marionnettes, et tire les ficelles de l’intrigue. Sa voix chaude et versatile et sa présence scénique comique, hautaine et inébranlable, font de sa prestation un régal. Luigi De Donato, dont nous avons déjà pu apprécier à plusieurs reprises ici même la belle voix de basse, est aussi excellent comédien. Souffrant, il ne peut donner toute sa voix, mais nous récompense par un jeu de scène et une présence scénique aussi toniques que comiques. Son macho de Mustafa est tour à tour grandiloquent, dépité et auto ironique. Sandra Pastrana, soprano, joue le rôle de son épouse délaissée, Elvira. Tout comme ses collègues, elle maîtrise le chant rossinien à la perfection. Daniele Zanfardino est un Lindoro des plus attachants. Aussi à l’aise dans la colorature que dans le jeu scénique, il est aussi comique qu’élégant. Habillé en frac pour la cérémonie de mariage avec la femme de Mustafa, sourcils froncés et regard perplexe, on lui trouve un petit air Stan Laurel fort seyant. Impeccables aussi, tant pour le chant que pour leur jeu, Philippe-Nicolas Martin dans le rôle de Taddeo, l’autre soupirant d’Isabella, et les serviteurs Ali et Zulma, respectivement interprétés par Nikolaj Bukavec, baryton, et Clémence Jeanson, soprano.  Bravi tutti, et merci pour cet après-midi de divertissement, qui permet de commencer avec le sourire une nouvelle année. 

Monday, November 28, 2016

L’Incoronazione di Poppea - Teatro alla Scala

Monica Bacelli
Foto: Jensch - Teatro alla Scala

Ramón Jacques

Un anno dopo aver concluso la trilogía monteverdiana con L’Incoronazione di Poppea, che contava sulla realizzazione scenica di Robert Wilson, il Teatro alla Scala ha programmato nuevamente la stessa opera in tre atti. Lo spettacolo di Wilson è stato visivamente elegante e sobrio, collocato in un tempo indeterminato, con minimi movimenti scenici, come un albero o una colonna demolita, costumi eleganti, ma soprattutto una intensa e variegata illuminazione blu e bianca sul fondale La maniera di usare le luci e il senso magistrale dell’utilizzo dello spazio hanno stimolato i sensi dello spettatore. Tuttavia, i movimenti lenti e senza fretta dei cantanti caricati da simbolismi hanno impedito uno svolgimento drammatico e attoriale più chiaro dei personaggi, facendo sì che il prologo e il primo atto sono stati poco fluidi. Scenicamente, dopo l’intervallo si è vista più azione in scena. Ha inciso, anche, la direzione d’orchestra di Rinaldo Alessandrini, che davanti all’Orchestra della Scala, rinforzata con i musicisti del Concerto Italiano, ha offerto una lettura piatta e carente di finezza. In termini generali l’orchestrazione È suonata rigida, aspra E in alcuni momento carente di dinámica.  Vocalmente il cast di specialisti dello stile ha offerto una prova superlativa  a cominciare dalla affascinante e in evidenza Poppea di Carmela Remigio che esprimeva sua classe in scena, eccellendo con il suo timbro brillante e nítido, e chiarezza di emissione e dizione. Come Nerone, il tenore Leonardo Cortellazzi, è piaciuto con il suo timbro attrante e pieno di musicalità. Ottavia era la sperimentata Monica Bacelli, una interprete ideale del violento ed impetuoso personaggio, vocalmente precisa. Da parte sua, Sara Mingardo,  ha dato vita ad  un fragile e dispiaciuto Ottone, con timbro soave e profondo. È risaltata la convinzione e la forza scenica e vocale che Andrea Concetti ha impresso nel personaggio di Seneca. Dal lungo elenco del cast si può notare anche la spudorata Drusilla di Maria Celeng, l’Amore di Silvia Frigato e il Mercurio di Luigi De Donato, la Nutrice di Giuseppe de Vittorio, specialista nei ruoli en travesti, o la Damigella di Monica Piccinini. Non si può dimenticare la presenza di Furio Zanasi, una autorità nel recitar cantando monteverdiano, che sebbene in questa occasione ha interpretato tre brevi ruoli, è pur sempre considerato come il miglior interprete di Orfeo e Ulisse. Come dato anedottico, risulta sorprendente che uno spettacolo di questo livello non abbia interessato molto il pubblico milanese essendo rimasti in teatro molti posti vuoti



Sunday, November 27, 2016

L’Incoronazione di Poppea de Monteverdi en el Teatro alla Scala de Milán.

Carmela Remigio - Poppea
Foto:  Peralta  Teatro alla Scala

Ramón Jacques

Apenas un año después de haber concluido la trilogía de Monterverdi con L’Incoronazione di Poppea, que contó con la concepción escénica de Robert Wilson, el Teatro alla Scala programó una vez mas esta ópera seria en tres actos. El espectáculo de Wilson fue visualmente elegante y sobrio, situado en un tiempo indeterminado, con mínimos elementos sobre la escena, como unos árboles o los restos de una columna derruida, elegantes vestuarios, pero sobre todo por la intensa y abigarrada iluminación azul y blanca al fondo del escenario. Su manejo de las de las luces y su magistral sentido del espacio estimulan los sentidos del espectador. Sin embargo, los movimientos lentos y pausados de los cantantes cargados de simbolismos impidieron un desarrollo dramático y actoral más claro de los personajes, haciendo que el prologo y el primer acto fueran poco fluidos. Escénicamente, y después del intermedio, se vio mayor actuación en la escena. Incidió, también, la conducción poco refinada de Rinaldo Alessandrini, quien al frente de la Orquesta del Teatro alla Scala, reforzada con músicos de su orquesta Concerto Italiano, ofreció una lectura plana y carente de sutileza y pianos. En términos generales la orquestación sonó rígida, áspera y por momentos carente de dinámica. Vocalmente el elenco de especialistas en el estilo ofreció un desempeño superlativo comenzando con la fascinante y distinguida Poppea de Carmela Remigio quien derrochó su clase sobre la escena, sobresaliendo con su brillante y nítido timbre, y la claridad en su emisión y dicción. Como Nerone, el tenor Leonardo Cortellazzi agradó con un timbre atractivo y cargado de musicalidad. Ottavia tuvo en la experimentada Monica Bacelli una intérprete ideal del violento e impetuoso personaje, y estuvo vocalmente precisa. Por su parte, Sara Mingardo dio vida a un frágil y apesadumbrado Ottone, con un timbre suave y profundo. Resaltó la convicción y fuerza escénica y vocal que Andrea Concetti imprimió al personaje de Seneca. Del extenso elenco se puede resaltar también la descarada Drusilla de María Celeng, el Amore de Silvia Frigato, el Mercurio de Luigi De Donato, la Nutrice de Giuseppe de Vittorio, especialista en los roles en travesti, o la refinada Damigella de Monica Piccinini. No se puede obviar la presencia del barítono Furio Zanasi, una autoridad en el recitar cantando monteverdiano, quien a pesar de interpretar tres breves papeles en esta ocasión, es reconocido como el mejor intérprete de Orfeo y Ulises. Como dato anecdótico, resulta sorprendente que un espectáculo de este calibre no agrade tanto al público de la Scala y eso se vea reflejado en una gran cantidad de butacas vacías. 

Sunday, June 7, 2015

Goofy and charming: Rossini’s Cenerentola at the Opéra de Rennes

Foto: Laurent Guizard

Suzanne Daumann

It’s a tradition by now: every two years, the Opéra de Rennes shares its end-of-season production with a large public outside the opera house: telecasts to thirteen Breton towns, live stream on France Musique, and transmission to a big screen right on the square outside of the opera house – everyone is invited to celebrate opera this day.  Rennes, by the way, is the only opera house in France to offer such a possibility. Rossini’s Cenerentola being a feast in its own right, it takes only an intelligent staging and cast for the celebration to be a success. This version of the Cinderella story, let’s remember, is slightly different from what Perrault or the brothers Grimm tell us: The prince and Cinderella meet for the first time in Cinderella’s house, before the ball, and fall in love at first sight. No fairy godmother, no enchanted hazel bush for Cinderella to help with preparations for the ball, but the prince’s tutor, Alidoro, a wise and gentle magician. And Cinderella doesn’t have a vicious stepmother, but a greedy and selfish stepfather. The Cinderella story, come to think of it, is more that just a silly fable to remind girls to be good at all times. The late Jérôme Savary’s staging respects its tender and deeper side.  Resuscitated by Frédérique Lombard, charming and witty, it is situated in the 19th century. The colourful costumes contrast deliciously with the lovely trompe-l’oeuil backgrounds, all in subdued colours. From the overture, the Rossinian spirit is fully present. Darrell Ang conducts the Orchestre Symphonique de Bretagne with precision and finesse in the complicated score with its many tempo and intensity changes. Once or twice, the orchestra covers the singers a bit, but on the whole, stage and pit are finely united. The woodwinds, especially, are much in demand and rise up to the challenge with brio, as always. The two sisters are making a remarkable entry. Anna Steiger, Tisbe, and Jeannette Fischer, Clorinda, are stealing the stage a bit, they are so funny and present, ridiculously capering and cooing, that one almost forgets their remarkable singing. Strawberry and apricot, they are the fruits of the party. Just like the spoilt children they are, they are commenting on every word, every dialogue of the adults, calling their presence to mind every moment. It would be too much, were it not so well done, for instance when Clorinda does the old Harpo Marx stunt and tries to get everyone she meets to hold up her knee. Very fortunately, the rest of the cast is perfectly up to the challenge. Angelina, la Cenerentola, is played by the wonderful mezzo-soprano José Maria Lo Monaco. With her light and ample voice and its soft and golden timbre, she is an ideal Cenerentola, modest and innocent, yet very much present. Pure caramel with salted butter! Well one understands the prince Ramiro who falls in love with her on first sight. Tenor Daniele Zanfardino gives him life and voice. Suave and energetic, an accomplished belcantist, he masters all the difficulties of the part. Mint and chocolate ice cream: who’d have thought that this would go so well with the caramel! The duos are simply delicious, their voices blending together so harmoniously. Another variation from the original story is the character of Dandini, the prince’s valet.  He has to change clothes with his master, in order to find out the real character of the two engaging maidens. The excellent baritone Marc Scoffoni plays him with a kind of comic grace that would also suit an Offenbach opera. A real dandy, he swaggers and dances and prances like a circus horse, seemingly having royal fun all the while. Fine and crisp, here is an apple tart for you. Bruno Praticò, baritone, plays Don Magnifico, the greedy stepfather. An experienced Don Magnifico, he is goofy and yet touching. A glass of red wine, Montepulciano maybe, light and earthy. Luigi de Donato, bass, last but not least, interprets Alidoro. With his warm and soft voice, pure musical chocolate, he delivers his grand aria in Act II with energy and resounding low notes. Delightful, how he sketches a few dance steps with Angelina during the postlude. Delightful, the choreographies by Frédérique Lombart. The choir, conducted by Gildas Pungier, is magnificent, precise and musical, as usual. All in all, a lovely Rossini evening, that ends with largely deserved huge applause, and one regrets not to be able to attend the grand telecast night. 

Burlesque et charmant : La Cenerentola de Rossini à l’Opéra de Rennes

Foto: Laurent Guizard

Suzanne Daumann

C’est désormais une tradition : tous les deux ans, l’Opéra de Rennes partage sa production de fin de saison avec le plus grand nombre. Retransmission sur grands écrans dans plus de dix villes en Bretagne, captation radio, et retransmission sur écran sur la place de la Mairie – ainsi l’opéra invite à la fête. C’est d’ailleurs la seule maison d’opéra en France à proposer une telle action.La Cenerentola de Rossini étant une fête à elle seule, il suffit d’une mise en scène soignée et une distribution au diapason pour qu’elle soit vraiment réussie. Cette version du conte de Cendrillon, rappelons-le, se distingue un peu de ce que racontent Perrault ou les frères Grimm. Le prince et Cendrillon se rencontrent avant le bal et tombent immédiatement amoureux l’un de l’autre. Ce n’est pas une marraine qui va aider Cendrillon à visiter le bal du prince, mais le précepteur de celui-ci, Alidoro, une espèce de magicien bienveillant. Et Cendrillon n’a pas une belle-mère, mais un méchant beau-père. L’histoire de Cendrillon, à bien y réfléchir, n’est pas simplement une niaise fable pour inciter les filles à bien se tenir. La mise en scène du regretté Jérôme Savary tient compte de son côté tendre et profond. Ressuscitée par Frédérique Lombard, charmante et loufoque, elle est situé au 19ème siècle. Devant les belles coulisses en trompe-l’oeil, tout en teintes atténuées, les costumes hauts en couleurs se détachent délicieusement.  Dès l’ouverture, l’esprit rossinien est bien présent. Darrell Ang dirige l’Orchestre Symphonique de Bretagne avec précision et finesse dans la partition compliquée avec ses changements de tempo et d’intensité. Une ou deux fois, l’orchestre couvre un peu les chanteurs, mais dans l’ensemble, fosse et scène sont bien unis. Les vents surtout sont souvent sollicités et jouent leur rôle avec brio, comme toujours.  Les deux sœurs font une entrée remarquable. Anna Steiger, Tisbe, et Jeannette Fischer, Clorinda, volent un tantinet la scène à leurs collègues, tellement elles sont présentes, drôles, roucoulant et roulant avec ridicule, et l’on en oublie presque qu’elles chantent aussi remarquablement. Fraise et abricot, elles sont les fruits du festin. Telles des enfants gâtées, elles commentent chaque mot, chaque échange des grandes personnes, rappellant constamment leur présence. C’en serait trop, si ce n’était pas si merveilleusement bien fait, comme quand Clorinda, façon Harpo Marx, essaye constamment de draper une jambe par-dessus le bras d’une victime innocente. Fort heureusement, l’ensemble de la distribution est largement capable de relever le défi. Angelina, la Cenerentola, est incarnée par la merveilleuse mezzo-soprano José Maria Lo Monaco. Avec une voix ample, légère, au timbre doux et doré, elle est une Cenerentola de rêve, modeste et innocente, cependant bien présente. Du pur caramel au beurre salé ! L’on comprend bien le prince Don Ramiro, qui en tombe amoureux  à première vue. C’est le ténor Daniele Zanfardino qui lui donne vie et voix. Suave et énergique, belcantiste accompli, il maîtrise toutes les difficultés de la partie. Une glace menthe – chocolat, qui eut cru que cela  aille si bien avec le caramel ! Le duo de l’Acte I est un pur délice tant leurs voix se mêlent harmonieusement.  Un autre écart de l’histoire originale est le valet du prince, Dandini. Il doit endosser les habits du prince, afin de sonder le caractère des deux filles avenantes. L’excellent baryton Marc Scoffoni le joue avec une bouffonnerie élégante qui siérait bien à un personnage offenbachien.  Il se dandine, danse et sautille comme un cheval de cirque et semble s’amuser comme un prince. Croustillant et fin, voici une tarte aux pommes.  Don Magnifico, le beau-père pochtron et avide, est joué par Bruno Praticò, baryton, un Don Magnifico expérimenté, loufoque et néanmoins touchant. Une coupe de vin rouge, Montepulciano peut-être, léger et terreux.  Luigi de Donato, basse, last but not least, interprète Alidoro. Avec sa voix chaude et douce, du pur chocolat musical, il délivre son grand air de l’Acte II avec force et conviction et des notes basses résonnantes. Ravissant, comme il esquisse quelques pas de danse avec Angelina lors du postlude de l’air. Ravissant, l’ensemble des chorégraphies de Frédérique Lombart. Le chœur est magnifique comme toujours sous la direction de Gildas Pungier, précis et musical comme il se doit.  Une belle soirée rossinienne somme toute, qui se termine par des applaudissements amplement mérités, et l’on regrette de ne pas pouvoir participer à la grande soirée de la transmission sur les grands écrans.


Sunday, December 8, 2013

An Enchanting Händel Orlando at Rennes Opera

Photo: Opéra de Rennes

Suzanne Daumann

This is a simple story, and Eric Vigner, who signs the staging, keeps it simple. No baroque opulence here, musical and elaborate stage movements, simple decorations and props, and it works wonderfully. A simple story, with simple and deep emotions, and this staging allows the music to hit the public right in the heart: Princess Angelica and the knight Medoro are in love with each other, but Dorinda, the pretty shepherdess, loves Medoro, too, and the knight Orlando loves Angelica – madly. The sage Zoroastro tells Orlando he should rather seek glory than love. But Orlando insists on his quest, and finds madness. Zoroastro will heal him at the last minute, and the happy end is secure. A great cast acts out this story on an almost naked stage. A few pearl curtains symbolize forests, fires and waves, some wooden panels the trees in the forest… Two strange mute characters, young actors in jeans and leather jackets, roguishly handsome and obviously twins (Grégoire and Sébastien Camuzet), act out fights, symbolize nature’s forces and furies and act as Zoroastro’s strong men. Their stage movements are coming out of the music, supple and dance-like and are not in the spectator’s way, but do illustrate the protagonists’ words.  The singers’ costumes are designed to identify their wearers: vaguely timeless suits with a sword for the knights, an elegant beige dress for the princess, and a slightly less elegant one for the shepherdess. As to Zoroastro, he is in a leather jacket and worker’s cap, bringing to mind engine drivers and Russian stage directors. Adriana Kucerova, soprano, incarnates Angelica, with a generous and clear voice, effortless in the demands of Händelian singing. She gives life to all of the complicated emotions of her character, torn between tender love, guilt and regret. Kristina Hammarström, mezzo-soprano, honeyed voice full of tenderness, is a touching Medoro who sincerely regrets hurting Dorinda in order to live his love for Angelica.  David DQ Lee, countertenor, is Orlando and takes us with him on his way to madness, credible and present in every scene and impressive in the madness scene, all the more so that he obviously has to fight the effects of the last two representations. If his voice sounds a bit blunt at the beginning, he is up and soaring whenever it is necessary. The madness scene is a perfect example how it all can work together in opera, staging, singers, orchestra, to build a bridge for the public to enter right into the characters’ hearts, the lighting throws a shine of madness into the public and one enters in a kind of trance. Sunhae Im, soprano, is the perfect sad little shepherdess, with her crystal clear fluting voice; and Luigi de Donato, bass, is a kind and authoritarian Zoroastro.  The excellent Ensemble Matheus supports the singers, essentially in sumptuous and nuanced string sounds, a clear and resounding harpsichord and a few woodwind interventions that are coming so timely that they are hardly noticed. Jean-Christophe Spinosi gives vitality and dramatic tension to the score, especially in the moments that might otherwise be frankly boring. And the evening ends in a party ambiance as the troupe, warmly applauded by an enchanted public, takes up the final chorus again and sketches a few dancing steps.

Un Orlando de Händel enchanteur à l’Opéra de Rennes

Foto: Opéra de Rennes
 
Suzanne Daumann
 
Pour la mise en scène de cette co-production, Eric Vigner fait abstraction de toute opulence baroque, sa scénographie est simple, les jeux de scène élaborés et musicaux, et le tout fonctionne à merveille. L’histoire est simple, elle parle d’émotions simples et profondes, et cette mise en scène permet simplement à la musique d’atteindre le spectateur en plein cœur.  La princesse Angelica et le chevalier Medoro s’aiment, mais Dorinda, la jolie bergère aime aussi Medoro, et le chevalier Orlando aime Angelica – à la folie. Cependant, le sage mage Zoroastro trouve qu’Orlando devrait poursuivre la gloire et non la princesse. Mais  Orlando insiste, cherche l’amour et trouve la folie (dont le guérit, in extremis, Zoroastro, pour assurer un « happy-end »).  Une distribution formidable joue et chante cette histoire sur une scène quasiment nue. Quelques rideaux de perles symbolisent forêts, feux et vagues, quelques panneaux de bois les arbres de la forêt… Deux étranges personnages muets, jeunes acteurs en jeans et veste de cuir, beaux gosses à l’air un tantinet voyou, manifestement des jumeaux (Grégoire et Sébastien Camuzet),  symbolisent tour à tour combats, forces de la nature, furies et sont les hommes de main de Zoroastro. Leurs mouvements de scène découlent de la musique, sont souples, sont  danse, ne dérangent jamais, mais au contraire illustrent très bien les propos des protagonistes.  Les costumes des chanteurs indiquent clairement les personnages : costume cravate vaguement hors du temps et épée pour les chevaliers ; robe en soie beige pour la princesse ; petite robe avec corsage pour la bergère, et veste de cuir et casquette pour Zoroastro qui fait penser à un conducteur de locomotive, ou bien un metteur en scène russe. Angelica est incarnée par Adriana Kucerova, soprano, à la voix généreuse et claire, qui maîtrise à merveille toutes les fioritures du bel canto baroque, et donne vie aux émotions compliquées de son personnage, tiraillé entre amour, culpabilité et regrets.  Kristina Hammarström, mezzo-soprano, voix de miel pleine de tendresse, est un Medoro attachant qui regrette sincèrement de devoir faire de la peine à Dorinda pour vivre pleinement son amour pour Angelica. David DQ Lee, contre-ténor, nous emmène sur le chemin de la folie, crédible et présent dans chaque scène, époustouflant dans la scène de la folie, d’autant plus qu’on sent qu’il combat la fatigue des représentations passés.  Si sa voix semble un peu terne au début, elle est néanmoins à la hauteur quand il le faut.  Cette scène de la folie est un exemple merveilleux d’une production réussie – chanteurs, mise en scène, orchestre, se réunissent ici pour former un pont par lequel le spectateur entre directement dans le cœur des personnages, les lumières jettent un rai de folie jusque dans la salle, et l’on entre dans une espèce de transe.  Sunhae Im, soprano, avec sa voix cristalline et flûtée, incarne parfaitement la petite bergère éplorée, et Luigi de Donato, basse, est un Zoroastro autoritaire et bienveillant. Les chanteurs sont portés par l’excellent Ensemble Matheus, essentiellement en cordes somptueuses et nuancés, clavecin clair et résonnant et quelques interventions de vents tellement à propos qu’on aurait pu ne pas les remarquer. Jean-Christophe Spinosi donne vitalité et tension dramatique à la partition aussi et surtout dans les moments qui auraient pu être franchement ennuyeux.  Et quand la troupe, applaudie chaleureusement par un public enchanté, reprend le chœur final et esquisse quelques pas de danse, la soirée se termine dans une ambiance de fête.

Tuesday, October 9, 2012

Il Ritorno di Ulisse in Patria de Monteverdi en Turín, Mito Settembre Musica

 
Foto:    Roberto Alvares (C) MITO SettembreMusica

Renzo Bellardone

IL  RITORNO  DI  ULISSE  IN  PATRIA de Claudio Monteverde. Festival MITO Setiembre Musica 2012 realizada en el Teatro Regio de Turín el 8 de septiembre del 2012. Elenco: Ulisse, Furio Zanasi – Penelope, Sara Mingardo – l’Umana Fragilità, Andrea Arrivabene – Il Tempo, Luigi de Donato – Fortuna, Monica Piccinini – Amore, Anna Simboli – Giove, Luca Cervoni – Nettuna, Luigi de Donato – Minerva, Monica Piccinini – Giunone, Anna Simboli – Telemaco, Luca Dordolo – Eurimaco, Raffaele Giordani – Melanto, Francesca Cassinari – Eumete, Gianluca Ferrarini – Iro, Gian Paolo Fagotto – Ericlea, Elena Biscuola – Pisandro, Andrea Arrivabene – Anfinomo, Luca Cervoni – Antinoo, Salvo Vitale – Feacio I, Andrea Arrivabene – Feacio II, Luca Cervoni – Feacio III, Salvo Vitale. Concerto Italiano Rinaldo Alessandrini – conducción y clavecín.

 Los dioses amenazan y deciden el destino de los hombres atentando contra sus debilidades, así es como inicia la opera exactamente con el celebre prologo de la humana fragilidad, en la experta interpretación de Andrea Arrivabene. La fragilidad fue amenazada por el Tiempo que ofrecía una calidad y redonda voz del bajo Luigi De Donato, apreciado después en el exigente papel de Neptuno. Pero las amenazas no terminaban aquí y de hecho hizo su entrada Fortuna, interpretada por una convincente Monica Piccinini, después llegó el Amor de Anna Simboli, quien mostró un afligido en su interpretación.  Una de las páginas mas amadas y conmovedoras, fue el lamento de Penélope que se elevó explosivo y profundo con la segura y redonda, con el sensible colorido en la voz de Sara Mingardo ‘Di misera regina’ y la interprete misma se convirtió en una verdadera reinda manteniendo el papel con línea de canto homogénea y sufrida en su interpretación. Elena Biscuola fue la fiel Ericlea armoniosa y participe. Giove, y después Anfinomo, fueron confiados al joven Luca Cervoni, adaptado al papel que interpreto de manera agradable.  Salvo Vitale posee una voz potente y profunda con la que delineó bien a Antinoo y a al Feaccio III.  El tenor Gian Paolo Fagotto diseñó su Iro con dúctil voz y una interpretación muy segura, mientras que Gianluca Ferrarini prestó su canto de grato timbre a Eumente.  Raffaele Giordani fue Eurimaco, personaje que hizo con alegre frescura y apreciable entonación.  Francesca Cassinari fue una placentera Melanto.  En la opera resaltó como momento tópico el encuentro entre Ulises y Telémaco cuyo desarrollo tuvo la segura y bien apreciada voz de Luca Dordolo quien realizo el exigente dueto con Furio Zanasi, quizás el interprete mas apreciado en el papel principal.  Voz suave con refinadas coloraciones, ofreció armonía y dulzura y autoridad con su timbre profundo y firme. Sobre el escenario y con su habitual fraseo, que es de los más apreciados del panorama operístico en este repertorio, fue el único que no utilizó una partitura porque la conoce perfectamente porque es un intérprete de referencia de Ulises. El ensamble Concerto Italiano, compuesto de músicos de comprobada valía y con la puntual dirección de Rinaldo Alessandrini un estudioso y experto del repertorio de Monteverdi, y la de dos pilares Sara Mingardo y Furio Zanasi, permitió presenciar un Ulises muy claro, nítido, y la forma semi-escénica contribuyó a exaltar su esencialidad y su pureza. ¡La música vence siempre!

Thursday, October 4, 2012

IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA - MITO Settembre Musica 2012, Torino


Foto: Roberto Alvares MITO SettembreMusica

Renzo Bellardone

MITO Settembre Musica 2012 Torino Teatro Regio 18 settembre
 
IL RITORNO DI ULISSE IN PATRIA - Claudio Monteverdi. Ulisse, Furio Zanasi – Penelope, Sara Mingardo – l’Umana Fragilità, Andrea Arrivabene – Il Tempo, Luigi de Donato – Fortuna, Monica Piccinini – Amore, Anna Simboli – Giove, Luca Cervoni – Nettuna, Luigi de Donato – Minerva, Monica Piccinini – Giunone, Anna Simboli – Telemaco, Luca Dordolo – Eurimaco, Raffaele Giordani – Melanto, Francesca Cassinari – Eumete, Gianluca Ferrarini – Iro, Gian Paolo Fagotto – Ericlea, Elena Biscuola – Pisandro, Andrea Arrivabene – Anfinomo, Luca Cervoni – Antinoo, Salvo Vitale – Feacio I, Andrea Arrivabene – Feacio II, Luca Cervoni – Feacio III, Salvo Vitale.Concerto Italiano. Rinaldo Alessandrini - direzione e clavicembalo.

Gli dei incombono e decidono il destino degli uomini, aggredendo le loro debolezze e l’opera inizia appunto con il celebre prologo dell’Umana Fragilità, nell’esperta interpretazione di Andrea Arrivabene; la fragilità viene minacciata dal Tempo cui offre una calda ed arrotondata vocalità il basso Luigi De Donato, apprezzato poi anche nel ruolo impegnativo di Nettuno. Ma le minacce non finiscono qui ed infatti arrivano anche Fortuna, convincente Monica Piccinini, e poi Amore, Anna Simboli accorata nella rappresentazione del personaggio. Una delle pagine più amate e toccanti, ovvero il lamento di Penelope si eleva prorompente e profondo con la sicura ed arrotondata, in tutta la sensibile colorazione possibile, della voce di Sara Mingardo ‘Di misera regina’ e diviene l’interprete stessa una vera regina mantenendo il ruolo con linea di canto omogenea ed interpretazione sofferta. Elena Biscuola è la ‘fedele Ericlea’ armoniosa e partecipe. Giove, e poi Anfinomo, sono affidati al giovane Luca Cervoni adatto al ruolo che rende gradevolmente. Salvo Vitale ha voce possente e profonda che ben tratteggia Antinoo ed il Feacio III. Il tenore caratterista Gian Paolo Fagotto disegna il suo Iro con duttile vocalità ed interpretazione molto netta, mentre Gianluca Ferrarini da voce ad Eumete con gradevolezze timbriche. Raffaele Giordani è Eurimaco, che rende con freschezza gioiosa ed intonazione apprezzabile. Francesca Cassinari è gradevole in Melanto. Nell’opera risalta come momento topico l’incontro di Ulisse con Telemaco cui da volto e voce sicura e ben modulata Luca Dordolo che ben rende nel’impegnativo duetto con Furio Zanasi, forse il più apprezzabile nel ruolo del titolo. Voce morbida con colorazioni raffinate, offre armoniosità e dolcezza o imperio dal timbro profondo e fermo. Sul palco, con il consueto fraseggio tra i più chari del panorama operistico, è l’unico a non doversi avvalere dello spartito, conoscendolo perfettamente, essendone interprete di riferimento. L’Ensemble ‘Concerto italiano, si avvale di musicisti di comprovata bravura e con la puntuale direzione di Rinaldo Alessandrini, studioso ed esperto del repertorio monteverdiano ed i due pilastri Sara Mingardo e Furio Zanasi si è assistito ad un ‘Ulisse’ molto chiaro, nitido e la forma semiscenica ha contribuito ad esaltarne l’essenzialità e l a purezza. La Musica vince sempre.