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Tuesday, April 11, 2023

Tosca a San Diego

Foto:© 2023 Karli Cadel

Ramón Jacques

L'ultimo rapporto pubblicato nel 2022, con i dati del periodo 2020-2021, dell'associazione Ópera América a cui appartengono i teatri d'opera americani, contiene informazioni interessanti e dettagliate, come il numero del personale impiegato dai teatri (con 130 città che hanno almeno una compagnia lirica professionale), l'impatto che il COVID ha avuto a causa della cancellazione di spettacoli, stagioni e chiusure di teatri durante quel periodo; così come l'origine del finanziamento dei teatri, che negli Stati Uniti si concretizza in un'alta percentuale di contributi privati ​​di aziende o sponsorizzazioni, investimenti e minimi sostegni statali, nonché il contributo che questo settore ha nell'economia del paese. Inoltre, il report contiene dati come il numero di artisti ingaggiati dai teatri, il numero di spettatori con biglietti pagati sul totale degli spettacoli eseguiti, e l'elenco dei titoli più rappresentati e apprezzati, che dal 1970 ad oggi include la Tosca di Giacomo Puccini, penultimo titolo dell'attuale stagione della San Diego Opera. L'ultima produzione a cui ho assistito in questo teatro è stata Madama Butterfly nell'aprile 2016, e nonostante siano passati diversi anni, ho potuto apprezzare ancora una volta un'altra produzione scenica elegante, dettagliata e attenta, che aderisce puntualmente a quanto descritto nel libretto. Sul palco, la compagnia di San Diego si è disimpegnata nelle proprie produzioni in un ambito conservatore, tradizionale con poche sperimentazioni moderne innovative o controverse. I decori e le ampie scenografie di questa produzione di Tosca sono stati disegnati da Andrew Horn, con i costumi raffinati e ben caratterizzati di Andrew Marley e Andrew Marley. E' piaciuto particolarmente il secondo atto, con enormi affreschi collocati in cima a quello che doveva rappresentare l'interno di Palazzo Farnese, e per il lucido e inquietante gioco di luci in cui il cielo sul fondale passava dal cupo buio della notte allo splendore dell'alba, un effetto magnificamente ottenuto dal light designer Chris Rynne. La regia è stata affidata a Alan E. Hicks, che è incorso nei soliti cliché, in eccessi inutili e in qualche violenza, soprattutto nel secondo atto, cose che di solito si vedono nella maggior parte delle Tosche  in scena, dove più che al tempo e all'ambientazione in cui si svolge l'azione, le idee riguardanti la recitazione sono generalmente limitate. Sottolineo però il fatto che nonostante Tosca possa essere considerato un titolo molto visto o ripetuto, continua ad essere una calamita al botteghino e, come è stato verificato, risulta essere la prima esperienza nel mondo dell'opera per un pubblico che rimane sorpreso, commosso e turbato dalla storia, rivalutandola continuamente e dando validità allo spettacolo. La collaborazione tra il teatro e la San Diego Symphony ha dato buoni risultati, poiché una strumentazione molto sfumata, colorita e vibrante è emersa dalla buca orchestrale quando necessario, sotto la guida del maestro italiano Valerio Galli che ha approfittato della sintonia e del valore dei musicisti di questa orchestra, dirigendo con attenzione ai dettagli e sottigliezza. Come Tosca, il soprano Michelle Bradley ha mostrato una voce potente, in equilibrio tra nervosismo e delicatezza, richieste nei diversi passaggi e stati d'animo che il personaggio attraversa. Al suo debutto locale, il tenore argentino Marcelo Puente ha mostrato calore e un timbro robusto ed energico, adatto al ruolo, anche se sul palco è apparso un po' rigido e a volte poco plausibile. Il basso-baritono americano Greer Grimsley ha dato vita a uno Scarpia aggressivo e violento, a mio parere anche troppo, e ha restituito il ruolo più con l'esperienza che per le doti vocali che sembrano non essere più le stesse di prima. Corretti nei loro interventi sono stati il tenore Joel Sorensen nei panni di Spoletta, artista con uno stretto rapporto da molti anni con la compagnia, il baritono Michael Sokol nel ruolo del Sagrestano, il basso baritono Deandre Simmons nel ruolo di Sciarrone, il basso-baritono Andrew Craig Brown nella sua doppia apparizione nei panni di Angelotti e il carceriere, e il soprano Abigail Allwein per la radiosità nella sua voce com interprete del  pastore. Non si può dimenticare la presenza e il contributo del San Diego Opera Choir, sotto la guida del maestro Bruce Stasyna, che vanta una notevole carriera alla guida di cori di importanti teatri americani; né il contributo del San Diego Children's Choir.




Friday, March 30, 2018

Elektra en Houston


Foto: Lynn Lane

Lorena. J. Rosas

Se abre el telón y nos encontramos frente a la entrada en ruinas del opulento palacio de Agamenón, en una representación escénica, sugestiva y muy bien lograda del director David McVicar, con vestuarios y escenografías ideadas por John Macfarlane, que fue traída de la ópera lirica de Chicago. El juego de claroscuros hechos con la iluminación colocó la acción dentro de un ambiente tétrico, donde la abundancia se convirtió en destrucción y escombros. La protagonista apareció con una harapienta túnica gris manchada de sangre, se trataba de Christine Goerke, una soprano con voz de notable peso y proyección, timbre oscuro con tintes dramáticos, que mostró un buen desempeño actoral, nunca exagerado, a pesar de su constante gestualidad y de sus movimientos. Clitemnestra fue interpretada de manera correcta en canto y actuación por la mezzosoprano Michaela Martens; y Crisótemis sobresalió por la presencia de Tamara Wilson, una soprano de una carrera notable que se formó y debutó hace algunos años con esta compañía, y que mostró una voz brillante, cautivante, además de musicalidad y creíble actuación. El elenco lo complementaron el experimentado bajo Greer Grimsley como Orestes y el tenor Chad Shelton como Egisto. Una mención para el resto de los comprimarios por su buen trabajo.  La orquesta bajo la conducción de su titular Patrick Summers, captó la intensidad, la sutileza, el lirismo de la partitura, aunque su sonido fue por momentos opaco y descolorido, situaciones atribuibles a la problemática en la acústica del teatro donde temporalmente se llevan a cabo las producciones de la compañía.   

Thursday, November 30, 2017

Macbeth di Verdi - Opera San Antonio

Foto: Karen Almond

Ramón Jacques


Eccezionale è stato il risultato della sfida assunta dall’Opera di san Antonio di mettere in scena il Macbeth di Verdi. In appena quattro stagioni la compagnia ha offerto al suo pubblico un repertorio interessante e vario che non si basa solo sui titoli tradizionali, e a testimonianza di ciò posso segnalare il memorabile dittico La Voix Humaine e Il Segreto di Susanna con il soprano italiano Anna Caterina Antonacci come protagonista, che molto pochi teatri al giorno d’oggi.  Questo Macbeth è piaciuto per la carica di teatralità e drammaticità che ha portato la protagonista assoluta della serata che è stata il soprano Nadja Michael, una convincente e seduttrice lady Macbeth, di personalità scenica travolgente e che vocalmente ha dispiegato un canto omogeneo, di ampia proiezione e di colore brunito che gli ha permesso di toccare punti di terrificante intensità. Il ruolo di Macbeth è stato affidato all’esperto basso baritono Greer Grimsley, che lo ha attuato con spavalderia e audacia, al limite della demenza e della paranoia. La sua voce fluiva profonda, potente, e  nonostante una dizione discutibile, la sua prova non è stata penalizzata in generale. Una bella sorpresa è stato ascoltare il tenore Erick Berry per il calore del suo timbro che ha saputo imprimere alla sua aria come Macduff. Corretto è stato il basso baritono Nathan Stark come Banqo, così come il resto degli interpreti dei ruoli comprimari. Sul podio, il maestro Sebastian Lang-Lessing ha guidato l’orchestra con buona mano e dinamica adeguata; il rapporto con la partitura ha avuto una cadenza quasi sinfonica, che in rapporto con le voci e con il coro ha regalato momenti appassionanti. Il contesto scenico proveniente dal festival Glimerglass di NY,  ha situato l’opera all’epoca del fascismo con eleganti costumi militari di colore nero e un enorme muro circolare al centro della cena, che mostrava l’interno e l’esterno di un fastoso palazzo, e anche il rilucente contrasto delle luci e delle ombre è stata una forza addizionale della rappresentazione. La regia di Crystal Manich è stata dettagliata e precisa  nei movimenti facendo acquisire agli artisti un carattere umano e comprensibile per gli spettatori, senza abbandonare l’idea della mancanza di etica in politica

Sunday, November 19, 2017

Macbeth en San Antonio Texas

Foto: Karen Almond

Ramón Jacques

Sobresaliente fue el resultado del reto que asumió la Ópera de San Antonio al elegir escenificar Macbeth de Verdi. En apenas cuatro temporadas, la compañía ha ofrecido a su público un repertorio interesante y variado, que no se basa solo en los títulos tradicionales, y como testimonio de ello puedo señalar la memorable doble cartelera de La Voix Humaine e Il Segreto di Susanna, con la soprano italiana Anna Caterina Antonacci como protagonista, que muy pocos teatros en la actualidad se atreverían a ofrecer.  Este Macbeth gustó por la carga de teatralidad y dramatismo que aportó la protagonista absoluta de la velada que fue la soprano Nadja Michael, quien fue una convincente y seductora Lady Macbeth de arrolladora personalidad escénica, que vocalmente desplegó un canto uniforme, de amplia proyección y oscuro color con la que logró tocar puntos escalofriantes. El papel de Macbeth le fue confiado al experimentado bajo-barítono Greer Grimsley, quien actuó con desparpajo y atrevimiento, al borde de la demencia y la paranoia. Su voz se escuchó profunda, potente, y a pesar de su cuestionable dicción, su desempeño general no se vio disminuido en general. Una grata sorpresa fue escuchar al tenor Erick Berry por la calidez de su timbre, que imprimió a su aria, como Macduff.  Correcto estuvo el bajo barítono Nathan Stark, como Banquo, así como el resto de los interpretes de los papeles comprimarios. En el podio, el maestro Sebastian Lang-Lessing guío a la orquesta con buena mano y adecuada dinámica; su aproximación a la partitura tuvo una cadencia casi sinfónica, que en sincronía con las voces y el coro regaló momentos apasionantes. El marco escénico proveniente del Festival Glimerglass de Nueva York, situado en la época del fascismo, con elegantes vestuarios militares color negro y un enorme muro circular en el centro del escenario, que mostraba el interior y el exterior de un fastuoso palacio, además de un reluciente contraste de luces y sombras, fue una fortaleza adicional a la función. La dirección escénica de Crystal Manich, fue detallada y precisa en los movimientos en la que los artistas adquirieron un carácter humano cercano y comprensible para el espectador, sin abandonar la idea de la falta de ética en la política.


Wednesday, April 6, 2016

Tosca di Puccini - San Diego Opera

Foto: Cory Weaver

Ramón Jacques 

Un caso unico e aneddotico nel mondo operístico deve essere l’Opera di San Diego, collocata tra le dieci compagnie statunitensi più importanti, per presupposti, attività, tradizione e livello degli artisti che la frequentano (in accordo con la classificazione realizzata annualmente dall’associazione Opera America); che solo un giorno prima del suo 50esimo aniversario stava sull’orlo della sparizione, non per questioni economiche o artistiche, ma per decisioni burocratiche interne e interessi delle amministrazioni precedenti. Oggi la compagnia brilla rinnnovata e si  rafforza con la nomina del suo nuovo direttore: David Bennett che ha annunciato che a partir dal prossimo anno la stagione crescerà in quantità di titoli, incluse due opere da camera, genere mai programmato prima, come la realizzazione di concerti e recital, in un nuovo calendario di eventi che non si limiterà solo ai primi mesi di ogni anno. Parte del rinnovamento del teatro include la possibilità di importare nuove proposte di allestimenti scenici, come questo nuovo di Tosca, primo titolo della gestione Bennett, proveniente dalla Ft. Worth Opera, che curiosamente viene proposto in questa città, già che San Diego è uno dei pochi teatri del Nordamerica in grado di costruire in loco le scenografie. Per questo non è stata scelta la produzione di Jean Pierre Ponnelle che era stata vista in diverse occasioni in passato tutte le volte che il titolo veniva proposto. Con i disegni di Andrew Horn e i costumi di Andrew Marley, la proposta, meno spettacolare di quella di Ponnelle, ma efficace e legata al tempo e ai luoghi della trama romana, dava la sensazione di maggior spazio e funzionalità senza diminuire la sua estética visiva. I costumi erano eleganti e di buona fattura e l’uso delle luci adeguato. La regia di Lesley Koenig ha cercato una lettura facile e diretta, senza forzare sovraattuazioni e mettendo in risalto le interpretazioni vocali degli artisti, che erano sempre posti di fronte al pubblico. 
Nel suo debutto locale il soprano greco Alexia Voulgaridou ha dato una sensazione molto gradevole portando passione e temperamento al personaggio di Tosca, commovente e delicata, quando il ruolo lo richiedeva, ha dispiegato un canto omogeneo sicuro e molto musicale. Desiderabile che le decisioni future della compagnia non implichino riduzione di costi prescindendo da artisti con la carriera della Voulgaridou o tanti altri che sono passati da qui. Da parte sua il tenore gallese Gwyn Hughes Jones è piaciuto per il lato vocale con una voce lirica di bel colore. Ma la sua scarsa presenza scenica e rigidezza attoriale non hanno permesso una personificazione credibile di Cavaradossi. Al basso Greer Grimsley ben si adattano i ruoli del villano e come Scarpia non ha deluso nè come canto nè come attore. Infatti la scena del Te Deum è stata uno dei momenti più appassionanti della serata. Bene il Coro e la restante parte del cast. Il direttore italiano Massimo Zanetti, che aveva diretto Ballo in maschera e Requiem di Verdi, quando si era annunciata la chiusura della compagnia, torna per dirigere la Sinfonica di San Diego come atto simbolico per l’inizio della nuova gestione, dato che Zanetti tiene molta credibilità in questo repertorio e lo ha mostrato con mano sicura, con la quale ha impresso una adeguata dinámica e tempi alla sua lettura, inoltre il modo scrupoloso con cui ha diretto le voci. 

Thursday, March 31, 2016

Tosca en la Ópera de San Diego

Foto: Cory Weaver

Ramón Jacques

Un caso único y anecdótico en el mundo operístico debe ser el de la Ópera de San Diego, situada entre las diez compañías estadounidenses más importantes, por presupuesto, activos, tradición y nivel de artistas que la visitaban (de acuerdo a la clasificación realizada anualmente por la asociación Opera América); que tan solo unos días antes de su 50 aniversario estuvo al borde de la desaparición, no por cuestiones económicas o artísticas, si no por decisiones burocráticas internas e intereses de la administración anterior. Hoy la compañía luce renovada y se fortalece con el nombramiento de su nuevo director: David Bennett, quien ha anunciado que a partir del próximo año la temporada crecerá en cantidad de títulos, incluidas dos operas de cámara, genero que nunca fue programo anteriormente, además de la realización de conciertos y recitales, y un nuevo calendario de funciones, que no se limitará solo a los primeros meses de cada año. Parte de la renovación del teatro incluye la posibilidad de importar nuevas propuestas escénicas, como este nuevo montaje de Tosca, primer título de la gestión de Bennett, proveniente de la Ft. Worth Opera, que curiosamente fue hecho en esta ciudad ya que San Diego es uno de los pocos teatros en Norteamérica que cuenta con una fabrica para construir escenografías. Para ello, se prescindió de la producción de Jean Pierre Ponnelle, que había sido visto en diversas ocasiones en el pasado cada vez que se reponía este título. Con diseños de Andrew Horn y vestuarios de Andrew Marley, la propuesta es quizás menos espectacular que la de Ponnelle, pero es efectiva y apegada al tiempo y a los lugares donde transcurre la trama en Roma, dando la sensación de mayor espacio y funcionalidad, sin mengua de su estética visual. Los vestuarios eran elegantes y de buena confección y el uso de la iluminación fue adecuado. La directora escénica Lesley Koenig buscó dar una lectura fácil y directa, sin forzar la sobreactuación y resaltando la interpretación vocal de los artistas, que se ubicaron siempre de frente al público. 
En su debut local, la soprano griega Alexia Voulgaridou dejó una muy grata sensación aportando pasión y temperamento al personaje de Tosca, conmovedora y delicada, cuando el papel se lo requirió, desplegó un canto homogéneo, seguro y muy musical. Ojalá que las decisiones futuras de la compañía no impliquen reducir costos prescindiendo de artistas con la trayectoria de Voulgaridou o tantos otros que han pasado por aquí. Por su parte el tenor galés Gwyn Hughes Jones agradó por el lado vocal ya que posee una voz lirica de grato color. Sin embargo su poca presencia escénica y rigidez actoral no logró redondear su personificación de Cavaradossi. Al bajo barítono Greer Grimsley le quedan bien los papeles de villano y como Scarpia no defraudó en su canto ni en su actuación. De hecho, la escena del Te deum fue uno de los momentos más apasionantes de la función. Bien por el coro, y por el resto de cantantes del elenco. El director italiano Massimo Zanetti, quien condujo Ballo in Maschera y Réquiem de Verdi cuando se anunció el cierre de la compañía, vuelve para dirigir a la Sinfónica de San Diego quizás como un acto simbólico por el inicio de una nueva gestión, lo cierto es que Zanetti tiene mucho oficio en este repertorio y lo demostró con su mano segura, con la que imprimió una adecuada dinámica y tiempos a su lectura, además de notarse la manera escrupulosa con la que cuidó a las voces

Monday, June 20, 2011

Seattle Opera Announces 2013 Ring and 2014 Meistersinger

Photo: Greer Grimsley (Wotan) and Stephanie Blythe (Fricka). © Rozarii Lynch photo

Seattle Opera officially announces its summer 2013 production of Wagner’s four-opera epic, Der Ring des Nibelungen, as well as the composer’s Die Meistersinger von Nürnberg, which will open the 2014/15 season the following summer. Seattle Opera’s beloved “Green” production of the Ring, first seen in 2001, returns in August 2013. In August 2014, the company presents Meistersinger for the first time in more than 20 years. These back-to-back Wagner summers celebrate several important milestones: the 2013 bicentenary of Wagner’s birth, the 50th Anniversary of Seattle Opera, and the conclusion of Speight Jenkins’ 30 years as general director of Seattle Opera.  “It was a great day for Seattle when Speight Jenkins came here to lead the opera company in 1983,” says William Weyerhaeuser, President of the Seattle Opera Board of Trustees. “Speight’s ear for the world’s best voices, his instinct for what makes exciting theater, integrity, diplomacy, his broad base of knowledge, and his tireless, contagious passion for the art form have made Seattle Opera one of the great opera companies and given this city and its visitors decades of compelling opera. Seattle Opera is proud to honor Speight, and mark the company’s 50th Anniversary, with two signature productions—the Ring Cycle, the work that’s the heart of the company, and Die Meistersinger von Nürnberg, Wagner’s optimistic hymn in praise of art and the cultural tradition.” Seattle Opera’s critically acclaimed production of the Ring, directed by Stephen Wadsworth and featuring sets by Thomas Lynch, costumes by Martin Pakledinaz, and lighting by Peter Kaczorowski, returns for its fourth incarnation, this time under the baton of Asher Fisch, Principal Guest Conductor of Seattle Opera. Fisch, who has conducted Parsifal, Lohengrin, Der Rosenkavalier, Der Fliegende Holländer, and Tristan und Isolde for Seattle Opera, “ranks among the finest Ring conductors of our time,” according to Opus Magazine. Making their Seattle Opera debuts in this production are Alwyn Mellor as Brünnhilde and Stefan Vinke as Siegfried. Mellor is a Brünnhilde of choice for Den Nye Opera, Oper Leipzig, Longborough Festival Opera, Paris Opera, and Opera North; Vinke has sung Siegfried in Cologne, Leipzig, Berlin, Salzburg, Venice, and Lisbon. Greer Grimsley returns to Seattle Opera for the third time as Wotan, a role for which he won Seattle Opera’s 2005 Artist of the Year award. Other returning artists include Stephanie Blythe as Fricka, Margaret Jane Wray as Sieglinde, Stuart Skelton as Siegmund, Dennis Petersen as Mime, and Richard Paul Fink as Alberich. Seattle Opera has only produced Die Meistersinger von Nürnberg once before, in the summer of 1989. Wagner’s magnificent comedy, which celebrates community, artistic leadership, and a balance of tradition and innovation in the arts, is the perfect way to honor the life-work of Speight Jenkins, who will be stepping down from his position on September 1, 2014. Asher Fisch will conduct.  Performances of the Ring are scheduled as follows: Cycle #1, August 4, 5, 7, & 9; Cycle #2, August 12, 13, 15, & 17; and Cycle #3, August 20, 21, 23, and 25, 2013. Subscription performances of Die Meistersinger von Nürnberg are scheduled for August 2, 7, 10, 13, 17, 20, and 23, 2014.





Thursday, October 22, 2009

Salome - San Francisco Opera

Foto: Nadja Michael (Salome)
Crédito: Terrence MacCarthy


Ramón Jacques

La exitosa reposición de Salome, opera de Richard Strauss basada en un drama bíblico y ausente desde hace 12 años de este escenario, fue un triunfo gracias a la irresistible presencia de Nadja Michael y a la segura baqueta de Nicola Luisotti, nuevo director musical de la compañía, al frente de la orquesta.
La soprano alemana demostró un dominio del personaje de la seductora patológica, en lp vocal como en lo escénico. Su canto se adaptó a las exigencias del rol, por momentos enérgico e indolente, y en otros suave y conmovedor. Su voz posee una grata coloración, es pareja en todo el registro, y amplia en su proyección (capaz de atravesar a la orquesta). En escena recreó un personaje convincente y sensual, valiéndose de su escultural figura. Desafortunadamente, su baile de los siete velos disto de ser provocativo (no por culpa de ella sino de la regie), y se convirtió en una monótona coreografía de movimientos circulares, parecida a una rutina gimnástica.
En el foso, Luisotti logró extraer de la orquesta la exuberante y penetrante música de Strauss, concertando con seguridad, y manteniendo el control y la tensión. Luisotti, es ya una celebridad en esta ciudad.
El bajo Greer Grimsley, encarnó un tenebroso y lúgubre Jokanaan, de profunda voz de tono oscuro, y potente emisión.
El tenor ingles Kim Beagley creó un obsesionado y aprensivo Herodes, que inició cantando de manera óptima pero cuyo desempeño se deterioro en el transcurso de la función, perdiendo la entonación y lo audible. Irina Mishura, mezzosoprano rusa, hizo una Herodias de autoritaria presencia con voz homogénea y luminosa. El tenor Garrett Sorensen dio notoriedad al breve papel de Narraboth, y el resto del elenco tuvo un desempeñó aceptable.
Visualmente, la función contó con la rígida escenografía de Bruno Schwengl de un cubo vacío, cuya perspectiva se alargaba hacia el fondo del escenario. A su vez, las ideas carentes de imaginación en la dirección de Seán Curran no enriquecieron la obra, como: delimitar los movimientos de Salome a un circulo de luz blanca en el centro del escenario, combinar vestuarios antiguos con tradicionales, y un uso pobre de la iluminación.

VERSIONE IN ITALIANO
Foto: Nadja Michael (Salome)
Crédito: Terrence MacCarthy
La ripresa di Salome, opera di Richard Strauss basata su un dramma biblico e assente dal teatro californiano da ben 12 anni, è stata un trionfo grazie soprattutto all’irresistibile presenza di Nadja Michael nel ruolo prinicpale e alla sicura bacchetta di Nicola Luisotti, nuovo direttore musicale della compagnia. Questa accoppiata si reincontrerà per mettere in scena lo stesso titolo nel mese di gennaio al Comunale di Bologna.
Il soprano tedesco ha mostrato un dominio del personaggio sia dal punto di vista vocale che scenico acuendone l’aspetto patologico-seduttivo. La sua prestazione vocale si è adattata alle esigenze del ruolo, energica, violenta, ma anche indolente o ancora soave e commovente. Ampiamente proiettata (capace di bucare l’orchestra senza problemi) la sua voce è di bel timbro, omogeneo in ogni registro. In scena la Michael ha saputo creare un personaggio drammaticamente convincente e sensuale avvalendosi anche della sua figura statuaria. Sfortunatamente (non per colpa sua, ma del regista) la sua Danza dei Sette Veli si è trasformata in una monotona e pesante coreografia con movimenti circolari, che faceva parecchio “palestra” .
Luisotti è riuscito ad estrarre dalla sua orchestra esuberanza, entusiasmo, mantenedo sempre un controllo sicurissimo sulla partitura. A San Francisco Nicola Luisotti è ormai una celebrità!
Il basso Greer Grimsley ha interpretato un tenebroso, lugubre Jokanaan con voce scura, profonda e potentissima
Il tenore inglese Kim Begley ha creato un Herodes ossessivo e apprensivo che ha iniziato la sua prestazione mostrando buone qualità vocali le quali si sono poco alla volta deteriorate nel corso della recita, al limite dell’intonazione e dell’udibilità. Irina Mishura, mezzosoprano, ha incarnato un’Erodiade autoritaria, di voce omogenea e luminosa. Il tenore Garrett Sorensen ha dato rilievo ai brevi interventi di Narraboth, ma tutto il cast si è disimpegnato con onore.
Visivamente si segnala la rigida scenografia di Bruno Schwengl, un cubo vuoto la cui prospettiva dava l’impressione di allargarsi nel fondo della scena. A sua volta, le idee prive d’immaginazione nella regia di Seán Curran hanno arricchito di poco il lavoro. Ad esempio il limitare i movimenti di Salome all’interno di un fascio di luce bianca al centro del palcoscenico non è stata un grande trovata, come pure il mescolare indumenti antichi e moderni o l’uso veramente povero delle luci.


Sunday, September 6, 2009

Tosca en la Opera de San Diego

Foto: Ken Howard
Ramón Jacques
La Opera de San Diego en California dio por iniciado su curso lírico 2009 con una de las operas más representativas del repertorio operístico italiano, como lo es Tosca de Giacomo Puccini. Durante su larga historia, esta compañía se ha caracterizado por ser conservadora en la elección de sus propuestas escénicas, casi siempre tradicionales y poco arriesgadas, pero siempre cuidando la estética y el atractivo visual para el público. Lo anterior no es un tema menor, y cobra mayor relevancia, si se consideran las dificultades monetarias por las que atraviesan todos los teatros estadounidenses, cuyo frágil sistema de financiación, que depende en un alto porcentaje de las contribuciones y aportaciones privadas, se ha visto severamente afectado por la actual situación económica por la que atraviesa este país. La crisis ha ocasionado también la reducción en la venta de abonos y de entradas individuales, por lo que, en la medida de lo posible, lo artístico debe ser lo suficientemente atractivo para no alejar más al publico del teatro.

Con el fin de subsistir al impacto real de esta crisis, en el corto y en el largo plazo, la compañía implementará severas medidas como la reducción de funciones y la eliminación de un titulo en las dos próximas temporadas, en las que se representarán solo cuatro óperas en lugar de las cinco acostumbradas. Haciendo referencia al espectáculo en cuestión, el aspecto escénico y visual fue bien llevado con la elegante y vistosa, pero ya conocida producción del legendario Jean Pierre-Ponelle. Las escenografías son detalladas, realistas y opulentas, concretamente en el primer acto en la Iglesia de San Andrea del Valle. Los dos siguientes actos tienden a ser oscuros, pero manteniendo el apego a la historia, y un impresionante castillo San Ángelo en el tercer acto. Destacables son los legítimos vestuarios que complementaron el aspecto visual de la función.

En la parte vocal, el papel protagónico fue encomendado a la soprano Sylvie Valayre, cuya prestación fue sobresaliente y ampliamente satisfactoria. Su concepción del personaje contó con dos vertientes que se deben resaltar individualmente, pero que son igualmente importantes, y en conjunto constituyen su legítimo éxito artístico: la actoral y la musical. Escénicamente, su concepción es la de una extrovertida, expresiva y seductora Tosca, que es a la vez es romántica y frágil, una idea más cercana a cómo se describe al personaje en la obra original de Sardou. Esta idea dotó al personaje de un carácter más humano y creíble, y es totalmente opuesta a la visión tradicional en la que Tosca es representada como un personaje temperamental, furioso, que mata por rencor. La otra vertiente es la musical, en la que Sylvie desplegó una voz de buena proyección, pareja en todo los registros, y con una tonalidad que tiende a oscurecerse en su registro alto, en los momentos de más exigencia y dramatismo de la obra, pero que a la vez posee la flexibilidad y necesaria para conmover en los pasajes más tenues y dulces del aria ‘Vissi d’Arte’.

El tenor Marcus Haddock, recreó el personaje de Mario Cavaradossi con apariencia juvenil, de buen desempeño, inteligente pero mesurado, y supo sacarle provecho a su seductor timbre, su correcta entonación y su elegante fraseo. Por su parte, el baritono estadounidense Greer Grimsley, mas conocido por sus interpretaciones en óperas de Wagner y Strauss, se mostró seguro y autoritario en el papel del Barón Scarpia, con buen color baritonal variedad de colores en su canto y vigorosa línea de canto en su voz. El resto del elenco y el coro, tuvieron un óptimo aporte al desarrollo de la función. En el podio, se presentó el maestro italiano Edoardo Müller, director musical titular de la compañía, cuya carrera dirigiendo repertorio operístico italiano en este recinto y guiando a esta orquesta, cumplen 29 años de trabajo ininterrumpido. El maestro Müller propuso una aceptable lectura en la que resaltó la musicalidad la orquestación, en sincronía con las exigencias escénicas y los tempi de los cantantes, y transmitiendo su conocimiento del repertorio, el cual ejecutó con armonía y estilo.