jueves, 14 de enero de 2010

Beethoven/ Gershwin - Leonard Bernstein (CD)

Beethoven/Gershwin
Direttore Leonard Bernstein
Boston (live), 1957
New York (studio), 1947
CD IDIS 6556, 2009
Roberta Pedrotti

È senza dubbio stimolante l’accostamento fra la settima sinfonia di Beethoven e An american in Paris di Gershwin, tanto più se affidato alla bacchetta brillante di Leonard Bernstein, forse il direttore più adatto a esaltare l’energia danzante dell’una e lo swing dell’altra partitura. Pochi, infatti, hanno saputo trattare l’ironia in musica come Lenny (mercé forse il retaggio culturale ebraico, che gli ha permesso anche di cogliere alcuni degli aspetti più reconditi e affascinanti di Mahler), né hanno saputo coniugare con straordinaria fluidità stile gravis e humilis, cogliere lo spirito delle forme di danza e in generale dei ritmi popolari fatti arte, vuoi nel linguaggio composito dei suoi lavoro, vuoi soprattutto sul podio. La registrazione live del 1957 con la Boston Symphony Orchestra restituisce effettivamente una Settima Sinfonia scintillante, elegantissima e leggiadra senza essere leziosa, grazie a un senso del ritmo fortemente radicato nella cultura musicale del direttore, quasi un’energia elastica propulsiva che unisce sostanza e leggerezza. La stessa che contraddistingue lo sviluppo di An american in Paris, questa volta registrato in studio con la RCA Victor Orchestra nel ‘47; il poema sinfonico si sviluppa sinuoso e avvolgente in virtù d’una gestione libera ma non arbitraria o aleatoria di ritmo e metro, che quasi s’identificano con un cromatismo mai esuberante e fine a se stesso, ma piuttosto parte stessa della musica, dell’articolarsi d’un fraseggio mobile e seducente. La contrapposizione di due incisioni diverse per condizioni (live e studio), orchestra, e anno (dieci anni le separano) non si riduce a una semplice giustapposizione, anzi, il confronto ravvicinato illumina entrambe le partiture, dispiegando la modernità di un Beethoven straordinariamente energico ma anche straordinariamente mobile, meno impetuoso ed eroico e più vitale e vivace, come la classicità di un Gershwin che non senza ironia raccoglie sensazioni e percezioni di una vita d’artista. In fondo il confine fra i due secoli e i loro linguaggi è più labile di quanto non sembri, è solo lo sguardo del pubblico muta e riconosce diversamente i rapporti fra popolare e intellettuale, fra materia e arte, a seconda della distanza che lo separa dall’opera e dall’autore. Bernstein fa parte degli eletti che sanno travalicare tale distanza ed entrare nel cuore del testo come se fosse ancora fresco d’inchiostro, e il compositore vivo e palpitante con noi. Legge la Settima e An american in Paris con eguale freschezza, con eguale leggerezza, ma anche con eguale responsabile profondità, non quali inattuali intesi secondo Nieztsche, ma piuttosto classici nella lezione di Calvino. Migliore la qualità della registrazione in studio, più metallico e compresso, per forza di cose, il suono del live; buono, in ogni caso, il riversamento curato da Danilo Prefumo per l’Istituto Discografico italiano. Note ridotte ai soli dati essenziali delle due esecuzioni e alla lista delle tracce.

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