jueves, 14 de enero de 2010

P. Mascagni - Parisina. Dir. Gianandrea Gavazzeni, Roma 1978 (CD)

P.Mascagni
Parisina
Hazzan, Protti, Vendittelli, Angeloni, F. Furlanetto, Silva
Dir. Gianandrea Gavazzeni
Roma, teatro dell’Opera, 1978
2 CD Bongiovanni 2009; GB 2440/41-2


Roberta Pedrotti

Dopo l’erotismo medievale e orientale, le volute decadenti e floreali, neogotiche ed esotiche di Isabeau e Iris, la collaborazione fra Mascagni e D’Annunzio sembrava quasi una logica conseguenza, o almeno così credeva Sonzogno nel propiziare un incontro che in verità fu il seme felice di ancor più felice comunione d’intenti nella creazione di Parisina. Il poeta accettò di buon grado, anzi approvò, i tagli proposti dal musicista, che a sua volta si immerse nei versi e nella fosca tragedia – che pare avesse già spaventato Puccini – con totale dedizione. L’esito soddisfò entrambi, ma, scrive lo stesso Mascagni, “l’opera dura circa tre ore e mezzo, suonandola di seguito e senza pause”. Una durata che, se un secolo prima avrebbe potuto essere considerata usuale, nella Milano futurista del 1913 era difficile proporre: Wagner dopo tutto era un fenomeno a sé e anche le sue opere si traducevano e tagliavano, fuori da Bayreuth. Così Parisina passò nel corso degli anni da quattro a tre atti, poi tornò a quattro, ma con varie e diverse sforbiciate, anche approvate dagli autori. Nel dopoguerra fu Gavazzeni a riproporla nella versione originale a Livorno nel ’52 e a ripresentarla poi a Roma, nel ’78, nelle recite che abbiamo testimoniate in questo recente cofanetto Bongiovanni. L’opera è in quattro atti, si conserva dunque l’epilogo con la visita di Stella al figlio Ugo incarcerato con Parisina e in attesa dell’esecuzione, ma per valutare l’entità dei tagli basti dire che la durata complessiva della registrazione è di poco più di due ore e venti minuti. Anche considerando i tempi proverbialmente lenti favoriti dal Mascagni esecutore, una differenza non da poco rispetto alle tre ore e mezza dichiarate alla vigilia della prima. L’operazione di Gavazzeni è però sempre plastica, quasi demiurgica nei confronti della partitura; anche quando ripropose i capolavori di Donizetti in quelli che, per noi che oggi conosciamo il respiro delle partiture complete, appaiono pressoché dei sunti, attuò una sorta di ricreazione dell’opera. La sua visione del teatro vedeva nel testo una base, un materiale che il concertatore aveva quasi il dovere di manipolare per portare in scena con gli interpreti attuali per il pubblico attuale. L’affinità di linguaggio porta soprattutto in questo caso il bergamasco, già allievo del dannunziano Pizzetti in composizione, a un risultato artisticamente assai eloquente. Difficile immaginare una concertazione che si imponga per maggior sintonia con la scrittura – verbale e musicale – di Parisina, con i suoi colori ricercatissimi e con la sua densità di linguaggi. Nel cast spicca il nome di Aldo Protti, che aveva appena superato i trent’anni di carriera, ma opponeva ancora al trascorrere del tempo la nera protervia dell’autentico baritono vilain, in tutto compartecipe della temperie dell’opera. Gli altri onorano una scrittura onerosa, e val la pena di citare la protagonista, Atarah Hazzan, l’Ugo di Giuseppe Vendittelli, la vendicativa Stella di Katia Angeloni e la Verde di Stella Silva, titolare di alcune delle pagine più suggestive dell’opera, nonché un giovanissimo Ferruccio Furlanetto come Aldobrandino. L’accurata pubblicazione della storica produzione, con saggi dello stesso concertatore e di Mario Morini oltre all’indispensabile libretto completo, è dedicata da Giovanni Gavazzeni alla memoria del nonno Gianandrea e del padre Franco, professore universitario.

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