lunes, 1 de septiembre de 2014

INTERVISTA A FRANCESCO CALCAGNINI

Renzo Bellardone 

Caro Francesco, parafrasando l’inizio del secondo capitolo dei Promessi Sposi “Carneade che era costui?”, pur essendo tu ben più famoso di quel Carneade ti chiedo: Francesco Calcagnini, chi è costui?”

Uno scenografo! Sono nato con il Rossini Opera Festival, ora alla sua trentacinquesima edizione. Ho iniziato a guardare come lavoravano Gae Aulenti, i Maestri Pier Luigi Pizzi, Emanuele Luzzati, Enrico Job (per parlare solo di scenografi) e rubare da loro il rubabile.
Da anni con l’Accademia di Belle Arti di Urbino, scuola nella quale insegno, e il Rossini Opera Festival abbiamo una convenzione molto interessante che ha dato non poca soddisfazione. Demetrio e Polibio per la regia di Davide Livermore (2010) ripreso al Teatrino di Corte di Palazzo Reale, Napoli  nel maggio 2013, Il signor Bruschino per la regia del Teatro Sotterraneo ed ora con Il barbiere di Siviglia” pensato come un sogno, un sogno teatrale.

Ieri sera ho infatti assistito alla rappresentazione di questo Barbiere sognato….

Se ogni volta che si parla di Rossini si approda al concetto di altrove è anche perché egli restituisce un mondo parallelo, inesistente, bellissimo, facilmente destinato ad impazzire. Approfittando della forza di questo assioma proviamo a pensare un teatro che sogna il Barbiere. Abbiamo preparato una serie di appuntamenti che sottolineano l’utilizzo della sala e del palcoscenico come un’enorme scenografia precostituita dentro la quale far accadere il Barbiere. Prima di noi al Festival: Squarzina, Ronconi e una fortunata edizione in cui venne eseguito in forma di concerto. Noi stiamo giocando un’altra partita, è uno spettacolo semiscenico privo di budget ma questo non assolve, non semplifica e non giustifica. Non corrisponde a un “semicantante”, “semipubblico”, a un “semisguardo”. L’altrove è uno di quei posti dove Rossini lo si incontra più facilmente e non là dove la didascalia lo addita. L’altrove è irrappresentabile.

Chiedo perdono se parlo di soldi, ma un progetto del genere deve essere costato parecchio…

Questo ufficialmente è un progetto a budget zero. Ma vorrei vedere questa cosa dei soldi da un'altra prospettiva. Scommettere su una scuola dove degli allievi studiano l’opera e stendono un progetto che poi viene realizzato da loro stessi non corrisponde ad un’economia ma ad un investimento prezioso ed inestimabile che due enti proteggono con lungimiranza.

Il pubblico, alla recita cui ho assistito, ha dimostrato di gradire ed ha tributato un forte applauso anche a tutti voi...

Si, ne siamo molto soddisfatti e con qualche punta di euforia.


Ma Francesco Calcagnini non è solo Rof, ricordando ad esempio il recente Otello di Verdi

Nel maggio scorso ho progettato scene e costumi per questo spettacolo andato in scena al Teatro di Erfurt, con la regia di Guy Montavon. Lavoro molto bene con il Maestro Montavon: è rapido e sintetico quando decide le cose e ha il dono meraviglioso di essere molto chiaro su quello che desidera e che chiede. Lui dirige il Teatro di Erfurt che è un piccolo gioiello di efficienza.

Andreina Bruno ha scritto un libro su di te “La scenografia di Francesco Calcagnini”

È una donna molto paziente oltre che bravissima.
E tu stesso hai scritto “La Fabbrica del Vento”
Non è esattamente vero. Il direttore dell’Accademia Umberto Palestini, il vero artefice di questo libro, voleva storicizzare 20 anni di esperienze e, nonostante tutte le mie reticenze, ci siamo trovati davanti ad una mole di materiale quasi impressionante. Il fatto che il libro sia stampato con straordinaria cura per i tipi della Baskerville è sicuramente una soddisfazione.

 

Come amo fare di consueto, l’ultima domanda è sempre un po’ personale, quindi ti chiedo: ci racconti qualcosa del tuo bambino?

Arturo sillaba le prime parole ed è convinto che tutti gli animali si chiamino mucca.

Grazie Francesco per la cortesia, la disponibilità ed il caffè; ti saluto con un arrivederci al prossimo Rof.

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