miércoles, 10 de diciembre de 2014

Anna Caterina Antonacci - Teatro della Zarzuela, Madrid

RJ Con un recital del soprano Anna Caterina Antonacci ha avuto inizio la ventunesima edizione del Ciclo di Lied che si segue con tanto interesse a Madrid e che si presenta nel Teatro della Zarzuela, luogo che per le sue dimensione è uno spazio ideale per questo tipo di proposte. Star seduti in poltrona a presenziare a questo evento, e star davanti ad una artista in tutto il senso della parola, crea una esperienza musical-teatrale, dato che non solo canta con gusto, ma vive, sente e trasmette con senso e istrionismo ogni parola e frase che emette. L’Antonacci è una artista capace di combinare differenti stili di musica in diverse lingue con grande facilità e con un alto livello interpretativo, e così ha brillato dall’inizio alla fine della serata. Ma soprattutto, l’Antonacci è capace di entusiasmare, commuovere e sedurre chi le sta davanti. Nella prima parte del programma, scelto minuziosamente, ha presentato il Lamento di Arianna di Carl Orff, opera in stile monteverdiano, che ha maneggiato con precisione, e che è stato seguito da un ciclo di sette canzoni di Ottorino Respighi, piccole opere cariche di una certa aria mediterranea e canto popolare, che ha trasmesso con eleganza e dizione impeccabile, raggiungendo il punto più sublime in brani come Stornellatrice o Pioggia. Il terzo blocco concludeva con le 4 Canzoni d’Amaranta di Francesco Paolo Tosti, infuse di grande senso poetico. La sua brunita, brillante, estesa ed omogenea tonalità vocale non ha smesso di brillare in ogni momento. Nella seconda parte del concerto ha dotato di sensualità il suo canto e la sua espressione cantando in francese, lingua che si adatta bene al suo temperamento e che si imprimeva in Le Fraîcheur et Le Feu di Francis Poulenc, sette brevi e semplici Mélodies y Chansons che ha caricato di grazia e intenzione. Di Maurice Ravel ha regalato 5 Mélodies Populaires Grecques e dello stesso autore ha cantato con sentimento e in yiddish, 2 Melodias Hebraicas. Al fine ha concluso il suo recital con le Siete canciones populares españolas  di Manuel de Falla, nelle quali ha mostrato una dizione e una pronuncia castellana sorprendente, e ha saputo ornamentale adeguatamente. Qui risaltava il suo indimenticabile Paño moruno la magia della sua Nana e il profumo del canto jonde (flamenco) in Polo. L’accompagnamento al pianoforte di Donald Sulzen, che è stato appropriato, ha mostrato l’intesa esistente tra la tastiera e la voce dell’artista.

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