domingo, 17 de abril de 2011

Der Rosankavalier di Strauss - San Diego Opera, California

Foto: Ken Howard / San Diego Opera


Ramón Jacques

Per celebrare il centenario della prima rappresentazione di Der Rosenkavalier (avvenuta a Dresda nel gennaio 1911) la San Diego Opera ha incluso in questa stagione la riproposta del capolavoro di Richard Strauss, assente da questo palcoscenico da ben diciannove anni.
In primo luogo occorre sottolineare la realizzazione della parte visiva dello spettacolo, con un tocco di autenticità e di rispetto per il tempo e il luogo dove si svolge la vicenda, grazie a tradizionali ed eleganti scene e ai costumi colorati e aristocratici dell’artista belga Thierry Bosquet originariamente creati per la San Francisco Opera prendendo come spunto i bozzetti originali disegnati da Alfred Roller per la prima mondiale del lavoro all’inizio del secolo scorso. La brillantezza delle luci di Michael Whitfield ha contribuito a rendere lo spettacolo ancora più suggestivo. La regia era affidata a Lotfi Mansouri, che conosce bene Der Rosenkavalier avendo cominciato a frequentarlo già negli anni 60, ed era co-diretta da Elisabeth Söderström nella sua produzione d’addio come direttore artistico dellla San Francisco Opera. Mansouri comprende che nel lavoro convivono personaggi di diverso livello sociale e che ciascuno, come descritto da testo e musica, ha un carattere distinto e una personalità, che ha sottolineato con movimenti lenti, con solennità e senza esagerare mai le situazioni comiche. La parte musicale è stata meno fortunata nell’esito, prendendo atto della cancellazione inattesa di Anja Harteros e Ferruccio Furlanetto, originariamente previsti per il debutto in questa produzione come Marescialla e come  Barone Ochs. È curioso notare come la defezione di artisti e star un paio di settimane prima dell´inizio di una produzione stia diventando in questo teatro una consuetudine. Potrebbe essere un segnale che sia ormai necessario in questa fase un rinnovamento sia nella gestione del teatro che nella scelta dei cantanti? Vertice del cast è stato senza dubbio il soprano italiano Patrizia Ciofi, che ha creato una delicata e deliziosa Sophie, molto impegnata nella recitazione come nel canto, la quale ha offerto un canto cristallino, molto flessibile e sottile, che è stato in grado di commuovere in più di un’occasione.Corretto è stato il mezzosoprano Anke Vondung nel ruolo di Octavian, per la sua leggera e brunita, linea di canto, anche Il baritono Hans-Joachim Ketelsen ha dato al personaggio del signor von Faninal  nobiltà e signoria vocale e scenica come richiesto dal ruolo, e il tenore Stephen Costello è piaciuto  per il suo canto limpido nell aria del tenore italiano. Né il soprano Twyla Robinson (Mareschialla) nè il basso inglese Andrew Greenan si sono mostrati all’altezza delle esigenze richieste dai loro ruoli. Anche se lei aveva una bella presenza e un bel colore timbrico, la sua proiezione scarsa ha  fatto sì che la sua voce fosse praticamente inudibile per tutta la recita. Da parte sua Greenan  ha basato la sua prova sulla forza e sulla potenza, ma la sua prestaziona così rigida e impassibile non ha convinto per un personaggio tanto arrogante come Ochs. Meno male che l’ orchestrazione di Strauss ha una sua armonia e musicalità intrinseche che scorrono naturalmente, già che nella sua lettura Christof Perick era più preoccupato a raddrizzare la prestazione di un’orchestra imprecisa che costantemente manifestava problemi di sincronia, intonazione, in particolare nella sezione degli ottoni. Il coro ha soddisfatto pienamente.






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