viernes, 17 de junio de 2011

Roméo et Juliette di Charles Gounod - Teatro alla Scala, Milano

Foto: Roméo et Juliette (Act IV): Vittorio Grigolo (Roméo), Nino Machaidze (Juliette) Marco Brescia & Rudy Amisano



Massimo Viazzo

Erano quasi ottant’anni che Roméo et Juliette di Charles Gounod non andava in scena nel massimo teatro italiano (nel 1934 Roméo era interpretato da Beniamino Gigli e Juliette da Mafalda Favero!). La Scala propone lo spettacolo andato in scena qualche anno fa al Festival di Salisburgo. L’allestimento è tradizionale - una sontuosa scena fissa, preparata da Michael Yeargan, che rappresenta una piazza rinascimentale con il maestoso palazzo dei Capuleti che signoreggia nella parte destra del palcoscenico e una alta ed elegante colonna che ne delimita lo scorcio -, ma il regista Bartlett Sher riesce a vivificare l’azione in ogni momento, curando alla perfezione i gesti dei protagonisti (appropriati i costumi di Catherine Zuber) e i movimenti delle masse per una resa molto naturale. Naturalezza che si è riscontrata anche nella direzione d’orchestra di Yannick Nézet-Séguin. Il direttore franco-canadese ha colto il profondo intimismo della partitura con mano leggera, senso della misura e del colore, non apparendo mai invadente o sovrabbondante. E anche il cast è stato apprezzato dal pubblico scaligero. Vittorio Grigolo ha dato vita ad un Roméo appassionato, dalla vocalità generosa, esuberante e ben timbrata, anche se non rifinitissima. Grigolo ha saputo anche ripiegare il proprio canto su accenti più intimi e patetici, come nella toccante conclusione del secondo atto. Il suo “Ah! Léve-toi, soleil!” era, invece, luminosissimo. Nino Machaidze, una Juliette vivace e tenera, dalla timbrica brunita nei centri, ha incontrato qualche difficoltà nel registro più acuto apparso un po’ aspro e non sempre a fuoco. Paterno e protettivo il Frère Laurence di Alexander Vinogradov, di emissione morbida e sicura. Problematico in alto, invece, ma indubbiamente di timbrica pastosa il Capulet di Franck Ferrari, e a proprio agio, e sostanzialmente corretti, Juan Francisco Gatell (Tybalt), Russell Braun (Mercutio) e Cora Burggraaf (Stéphano). Orchestra e Coro del Teatro alla Scala in ottima forma.

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