sábado, 24 de julio de 2010

Il Barbiere di Siviglia alla Scala: quando la tradizione si rinnova.

Fotografie di Marco Brescia & Rudy Amisano, Archivio Fotografico del Teatro alla Scala

Massimo Viazzo
Quarant’anni e non li dimostra! Mi riferisco, naturalmente, al Barbiere di Jean Pierre Ponnelle che proprio qui al Teatro alla Scala debuttò nel 1969 sotto la bacchetta di Claudio Abbado. Assistendo allo spettacolo ci si accorge di quanto tanti Barbieri odierni siano debitori a questo allestimento: scene, costumi, gags sono ormai entrati a far parte dell’immaginario collettivo di quest’opera. Ponnelle, in tal senso, è riuscito ad universalizzare la gestualità, spesso in sincrono con la musica di Rossini, a tal punto da renderla assoluta. Un Barbiere perfetto anche dal punto di vista vocale, a cominciare dalla coppia degli innamorati costituita da due fuoriclasse dei rispettivi ruoli. Joyce Di Donato (Rosina) e Juan Diego Flórez (Almaviva) hanno lavorato di cesello, porgendo le frasi con eleganza e grande musicalità, ma hanno saputo anche premere vertiginosamente il pedale sull’acceleratore della coloratura (mozzafiato le variazioni inanellate senza sosta). Davvero un festival del Belcanto!
Il Figaro di Franco Vassallo, solido, spontaneo, simpatico, è parso un po’ avaro di colori, ma gli acuti sicurissimi e rotondi gli sono valsi un bel successo personale. Alessandro Corbelli ha realizzato il suo abituale Bartolo spassoso, lontano da una interpretazione macchiettistica, con dizione perfetta e carisma scenico debordante, pur un po’ affaticato alla fine della sua Aria. Interessante il colore della voce di Alexander Tsymbalyuk, ma il suo Basilio non era privo di forzature in alto. La direzione di Michele Mariotti, uno dei giovani direttori italiani più promettenti al debutto nel massimo teatro milanese, ha brillato per fantasia, scatto, verve. La partitura rossiniana si è così dipanata su un incessante gioco di variazioni dinamiche e agogiche (ma il “Temporale” del secondo Atto è parso un po’ troppo frenetico) che l’hanno saputa vivificare con grande personalità. Bravissimo come al solito il Coro diretto dal maestro Bruno Casoni. Insomma, una chiusura di stagione col botto, prima della pausa estiva.

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