sábado, 17 de julio de 2010

Opera a San Francisco: La febbre dell’oro

Foto: Cory Weaver / SFO

Ramón Jacques
L’Opera di San Francisco ha presentato la realizzazione della Fanciulla del West in occasione del centesimo anniversario dell’opera che ebbe la sua prima assoluta nel 1910 al Metropolitan di New York. Sia l’opera di Puccini che il dramma teatrale da cui fu tratta, The Girl of the Golden West di David Belasco, hanno un legame con l’Opera di San Francisco, poiché la trama si svolge nell’Alta California, in miniere e montagne non lontano da questa città. Per questa ragione il pubblico presente ha riconosciuto i nomi familiari di monti, città, miniere (e del famoso corriere Wells Fargo) menzionati nei dialoghi. Eppure quest’opera è praticamente sconosciuta in questo teatro, poiché la sua ultima messa in scena fu nel 1979 con Carol Neblett, Placido Domingo e la direzione musicale di Giuseppe Patanè.

La cornice scenica concepita da Maurizio Balò, in cooproduzione col Teatro Massimo di Palermo, dove sarà rappresentata nel prossimo dicembre, ha voluto dare all’azione un taglio cinematografico e un ambiente californiano da Far West, con paesaggi e montagne che evocavano l’ambiente tipico dell’Alta California. I costumi adeguati, le luci brillanti e la regia particolareggiata, ma mai esagerata, di Lorenzo Mariani hanno contribuito a dare un maggiore realismo alla scena.

Musicalmente parlando il giovane direttore barese Giuseppe Finzi, secondo direttore musicale del teatro, ci ha sorpreso ed emozionato con la sua lettura dii cesello, estraendo una vasta gamma di particolari e colori e l’esuberanza già contenuta nell’orchestrazione.

Il soprano Deborah Voigt debuttava il ruolo di Minnie e lo ha fatto in maniera davvero convincente. Dal punto di vista vocale, nonostante alcune difficoltà di emissione e di acuti all’inizio, il soprano ha ben calibrato la voce e ha successivamente cantato con uniformità e con un timbro robusto. Il tenore Salvatore Licitra è stato un Dick Johnson con carattere e vivacità, cantandolo con bel timbro e buona proiezione vocale. Notevole è stata la caratterizzazione del violento e arrogante Jack Rance, il baritono Roberto Frontali, che ha realizzato con autorità, precisione musicale e vocale. Il resto del cast era perfettamente all’altezza della situazione.

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