viernes, 28 de enero de 2011

Hugo Aisemberg ed il suo gruppo Novitango al Teatro Comunale di Ferrara

Foto: Hugo Aisemberg - Novitango

Athos Tromboni
FERRARA - Enrique Santos Discépolo è un compositore argentino famoso quanto Astor Piazzolla, quantomeno per aver firmato tante canzoni-tango di Carlos Gardel. Fu il primo ad affermare con acume che "el tango es un pensamiento triste que se puede bailar" (il tango è un pensiero triste che si può ballare). Dopo di lui e Gardel, furono Piazzolla e il poeta Horacio Ferrer a rinnovare le suggestioni del pensamiento triste dandogli corpo in musica, ma fu un altro poeta, Jorge Luis Borges, il maledetto, che sdoganò definitivamente il tango, con una frase lapidaria ma vera: "Una volta era un'orgiastica diavoleria, oggi è un modo di camminare". Agli albori del Novecento il tango si ballava, in Argentina, nelle piazze di paese e nei cortili dei sobborghi, nelle osterie e nelle favelas, mentre in Europa, a Parigi soprattutto, divenne il divertissement dei salotti à-la-page. Nel secondo Novecento il tango si è universalmente affermato e mentre in Italia, per esempio, entra nelle balere e viene trasformato da pensamiento triste in realistiche cronache d'amore, con le gioie i battibecchi e le ironie di tutte le cronache d'amore, in Argentina, nell'America centrale e negli Usa rimane prevalentemente un pensamiento triste da ballare nelle milongas, che non è solo un genere musicale ma anche un tipo di locale da ballo frequentato dai tangueri. Nelle milongas si respira aria di seduzione e il rapporto uomo-donna mantiene un che di gerarchico e maschio, impensabile nelle moderne discoteche; è quindi un mondo a sé, coi suoi significati ricchi di sensualità e umori, aspettative e attese. E nelle milongas la musica di Piazzolla è diventata ballabile, caricandosi proprio di umori ben oltre le intenzioni del compositore; ecco perché egli è un autore grandemente popolare. Questa lunga prolusione era necessaria per dire che il tango non può essere spogliato dal suo contesto; ogni esecuzione in forma di concerto deve poter esprimere i contenuti di quel contesto, essendo i più emozionanti di tutte le emozioni possibili date da questa musica.
Il 26 gennaio 2011 nel Teatro Comunale di Ferrara il pianista argentino Hugo Aisemberg ed il suo gruppo Novitango hanno voluto fare un omaggio alla cultura argentina, con lo spettacolo El Tango, musiche di Piazzolla e testi di Borges e Ferrer. Il rischio della decontestualizzazione di un linguaggio artistico divenuto popolare è sempre il solito: quello di trasformare i contenuti espressivi in calligrafiche esecuzioni, affettazioni, arzigogoli. Se Novitango vuole eseguire le musiche di Piazzolla dentro un teatro settecentesco lo faccia, ma vi trasferisca i contenuti emozionali delle milongas: questo pensavamo consultando il programma dello spettacolo, giuntoci con giorni di anticipo. Poi a teatro... l'abbiamo respirata veramente l'aria delle milongas, non solo per la bravura dei musicisti, ma per un quid che sta tra il reale e il metafisico, tra la ragione e il sogno, in quella zona indefinibile dell'emozione che solo la musica può trasformare in immagine, fremito, brivido, eccitazione.
La prima parte del concerto è stata eseguita dal quartetto strumentale (Hugo Aisemberg al piano, Francesco Manna al flauto, Juan Lucas Aisemberg alla viola e Jean Gambini al contrabbasso) anche in accompagnamento al canto di Ruben Peloni. Il pianismo di Hugo Aisemberg è di impostazione classica, l'incedere melodico è prevalentemente in legato, con colori chopiniani anche nelle glissate e negli arpeggi, e il pianoforte, diversamente dallo stile jazzistico, diventa uno strumento quasi concertante e non ritmico. La viola di suo figlio Juan Lucas prende il posto del bandoneon e, insieme al flauto di Manna, diventa il vero strumento concertante. Anche il contrabbasso di Gambini è più un basso continuo che un ritmico, perché suonato prevalentemente all'arco. Vengono così eseguiti i Cuatro momentos per gruppo strumentale di Piazzolla e subito dopo le Cuatro conciones portenas su testi di Borges. Fra i due set musicali, l'attore Marco Sgarbi ha recitato poesie dello stesso Borges.
Nella seconda parte dello spettacolo, ancora Marco Sgarbi come voce recitante e poi la musica di Piazzolla, stavolta con l'innesto del bandoneon (Peter Reil) e delle percussioni (Saul Aisemberg) sia per le esecuzioni strumentali che per le canzoni interpretate da Peloni. Gli unici compositori che, nella serata, vengono ammessi alla corte di Piazzolla sono Augustin Bardi (con il brano struggente Gallo ciego) e Gerardo Rodriguez (La cumparsita, molto applaudita), oltre a Carlos Gardel nel primo bis concesso (la canzone-tango Volver). Infine un altro bis a suggellare il successo, anche di pubblico, della serata: una poesia in memoriam di Piazzolla e del suo amico e paroliere Horacio Ferrer, recitata da Peloni con ottima voce attoriale mentre in sottofondo la musica di Oblivion ricordava a tutti che il pensamiento triste que se puede bailar ha segnato un epoca e ne segnerà delle altre, incontro al futuro.

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