domingo, 14 de junio de 2015

La Juive di Fromental Halévy - Anversa Belgio

Foto: Annemie Augustijns

Ramón Jacques 

La Juive di Fromental Halévy è il titolo più interessante offerto in questa stagione dall’Opera delle Fiandre. Questo grand-opéra di successo, che è stato rappresentato regolarmente nel secolo XIX, è sparito durante il periodo della seconda guerra mondiale, e dalla sua riscoperta 50 anni fa, nonostante si tratti di una delle opere chiave della storia dell’opera, continua ad essere relativamente sconosciuto. Comunque, vedendola dal vivo si può constatare che si tratta di un capolavoro da qualunque parte la si prenda: orchestrale, teatrale, vocale e corale. La città di Anversa conta su un’ampia comunità israelitica, per cui non è così strano che l’opera sia stata programmata, così come non così strana appariva la presenza della polizia armata che vigilava sul teatro e sui dintorni. Però qui non c’era nessuna provocazione, più che la vera rivelazione del contenuto dell’opera, con la sua densa e dinamica musica, ben scritta per le voci e la teatralità dell’efficiente libretto di Eugéne Scribe. La concertazione sicura di Tomáš Netopil ha mantenuto l’emozione e le palpitazioni al massimo con una orchestra che ha risposto bene e all’altezza della situazione. La produzione del Nationalteather di Mennheim ideata da Johannes Leiacher, ha trasposto l’azione all’attualità, con costumi eleganti e moderni, guanti azzurri per i cristiani e gialli per i giudei. La sobria scena, aveva come sfondo l’enorme vetrata di una cattedrale gotica e di fronte una struttura mettalica semovente che illuminava con brillantezza lo scenario. La regia del polemico Peter Konwitschny ha saputo estrarre la complessita dei personaggi delineando una società distorta dagli estremismi e il fanatismo mortale dato dalla mancanza di tolleranza veso il prossimo, con ironia, disprezzo, e alcune esagerazioni. Il coro ha mostrato solidità e omogeneità e una partecipazione artistica attiva che lo ha portato ad interagire con il pubblico cantando in platea. Il tenore Jean-Pierre Furlan ha esibito buoni mezzi vocali, e il potere, il valore e l’impegno di Eleazar. Il soprano Gal James aveva tutto per essere una Rachel memorabile, voce di corpo, modulazioni, bellezza e fuoco interiore Elena Gorshunova ha creato una cappricciosa Eudoxie con la nitidezza del suo timbro e Robert MacPherson ha apportato calore e sostanza a Leopold. Dimitry Ulianov è stato un autoritario Cardinal Brogni anche se vocalmente poco gradevole e sovradimensionato

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