jueves, 17 de abril de 2014

Les Pecheurs de Perles (I pescatori di perle) di Bizet - Teatro Comunale di Modena

Foto: Teatro Comunale di Modena

Renzo Bellardone

Il genere umano per vivere e sopravvivere tra i flutti delle intemperie che la vita inevitabilmente propone e necessita  di fantasia, di immaginarie illusioni, di storie impossibili , ma dal lieto fine. “Le pecheurs des perles” va ad inserirsi proprio in quegli anfratti mentali che si schiudono per offrire una via di evasione, un illusorio mondo fantastico… ed è appunto tra miti e fantasia e faticose realtà che  si snoda la vicenda narrata nell’opera di George Bizet. Il testo non è particolarmente lirico, ma in compenso la partitura è incredibilmente bella e  ricca di sfumature poetiche e vibrazioni accorate. La lettura che è stata conservata  nel complesso dell’allestimento è quella da fin siècle per aprirsi ad un nuovo mondo. Patrick Fournillier propone infatti una lettura armoniosa, lineare ed omogenea, seguendo la filosofia madre dell’opera. La messa in scena curata da Giorgio Ricchelli è semplice  ma efficace attraverso  l’inserimento degli elementi scenici distintivi e chiaramente individuabili. La regia di Fabio Sparvoli crea  movimenti fedeli all’idea primaria dell’opera distinguendo la vita reale da quella immaginaria. Il balletto diretto da Annarita Pasculli è sulla stessa lunghezza d’onda con movenze da danza tribale o sinuosità sognate  nell’immaginario collettivo. Filologici  e ricchi i costumi di Alessandra Torella. Martino Faggiani è il bravo direttore del coro del Teatro Regio di Parma, protagonista  apprezzato anche in altre recenti produzioni quali  “I  Pagliacci”,  sia per limpidezza  corale che per la ricerca di sfumate emozioni. Molto belli i duetti ed il terzetto che costellano il rigo ed apprezzato il chiaro fraseggio degli interpreti. Freschi e coinvolti gli interpreti infondo delicatezza  o vigore nei vari sentimenti di amore quasi fraterno, passione di sentimenti e di carne, , vendetta e perdono che caratterizzano l’opera.  Nelle rappresentazioni modenesi il ruolo di Nadir è affidato al giovane tenore messicano Jesus Leon  che ha offerto una prova di qualità, apprezzata da un  pubblico che ha ancora nel cuore la voce di Pavarotti. In particolare  nell’aria “Je crois entende” è risultato limpido e diamantino, riuscendo  ad infondere gran sentimento partecipativo e comunicativo. Leila è stata interpretata da Nino Machaidze con limpidezza e corposa rotondità vocale; interessanti le duttili agilità e l’emissione sicura e brillante, su un velluto di lineare omogeneità. Luca dall’Amico è il basso che da voce al sacerdote Nourabad: la parte non è certamente estesa ma sufficiente per esternare  profondità timbrica . Zurga è stato  interpretato dall’imponente (sia nel fisico che nella voce) Vincenzo Taormina  che ha realizzato il ruolo con grande attenzione vocale e prestanza attoriale; il bel colore brunito della voce si è arrotondato nei momenti di tenero sentimento, ha delineato l’autorevolezza del capo  ed abilmente irrobustito nelle scene di gelosia.  Forte presenza scenica che trova esaltazione  al finale quando resta solo sul palco, ricco del perdono concesso. La Musica vince sempre!

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