viernes, 27 de julio de 2018

Orfeo ed Euridice di Gluck - Teatro dei Champs Elysées di Parigi


Fotos: Vincent Pontet

Ramón Jacques

Il Teatro dei Champs Elysées  di Parigi  uno dei baluardi della musica barocca in questa città, ha incluso nella presente stagione Orfeo e Euridice di Gluck nella sua versione italiana in tre atti del 1762, con la concezione scenica curata da Robert Carsen, già montata a Chicago e Toronto qualche anno fa. Si è trattato di uno spettacolo semplice, diretto, austero, che anche se non è uno degli allestimenti più memorabili del regista canadese, compie la sua funzione di compiacere lo spettatore senza creare una distrazione dall’aspetto musicale. L’azione si sviluppava su un arido desolato terreno roccioso, con una cavità al centro dello scenario che rappresentava l’entrata nel mondo sotterraneo. Il fondo bianco dello scenario si oscurava passando da tonalità grigie e nere creando un ambiente lugubre di chiaroscuri con solisti e coro adornati con costumi scuri. Tobias Hoheisel è il creatore della scenografia e dei costumi. Il centro dell’attenzione è statp il controtenore Philippe Jaroussky un Orfeo di brio e carattere che a parte qualche movimento non sentito e confuso e qualche momento di smisurato istrionismo, ha avuto un buon disimpegno vocale, con una fraseggio e una emissione raffinati. Euridice ha avuto in Patricia Petibon una interprete ideale dando vocalmente credibilità al personaggio e mostrando un amplia varietà di colori e tonalità nella sua voce. Con il suo aspetto giovanile e fresco il soprano ungherese Emőke Baráth ha illuminato scenicamente Amor, esibendo buoni mezzi vocali. Il Coro di Radio France ha contribuito alla recita con omogeneità e animo. L’orchestra svizzera I Barocchisti si è ben posta in buca, la sua compattezza e sonorità sono piaciute nonostante l’incandescenza e la fretta del direttore titolare Diego Fasolis che causarono sfasamenti tra le voci.



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