sábado, 19 de junio de 2010

Intervista a Hans Schellevis il pianista accompagnatore più celebre d’Olanda

Foto: Prova radio, Hans - Giuliano Carella, Masterclass Hans - Nelly Miricioiu

Massimo Crispi

Hans Schellevis è il pianista accompagnatore più celebre d’Olanda e attualmente è il coach per i cantanti alla Radio Olandese e all’Opera Studio di Amsterdam. Ma la sua attività è molteplice. Infatti è anche un apprezzato arrangiatore e le sue revisioni di opere di Rossini, Donizetti, Mercadante, e di operette sono eseguite ovunque. La figura del pianista accompagnatore è spesso, ingiustamente, trascurata. Ma è lui spesso l’artefice del completo successo di un recital di canto, perché è il pianista che forma il tappeto sonoro su cui passeggerà il cantante, è lui che suggerisce le atmosfere dove il cantante esprimerà i testi dei Lieder, delle arie, delle romanze, lui a suggerire il tempo giusto, lui a emergere o a supportare la voce e, quando necessario, a tirarsi indietro.

Hans, quando hai iniziato ad accompagnare i cantanti?

Ho cominciato ad accompagnare quando avevo quattordici anni. All’inizio ho accompagnato solo degli strumenti: un violino, una tromba, un violoncello. E nessun cantante. Poi, un amico della scuola, che dirigeva una società amatoriale, mi ha chiesto di suonare per quello che sarebbe stato il mio primo concerto ufficiale. In quella occasione c’erano tre cantanti solisti tra i quali un tenore abbastanza famoso. Fu proprio lui che mi disse che avevo un certo talento per accompagnare le voci e, tra l’altro, mi era piaciuto enormemente suonare quel repertorio per me nuovo.

Ti andrebbe di raccontare ai nostri lettori come si svolge il tuo lavoro, in teatro, alla radio, nei concerti?
Tutto questo non viene mai spiegato e trovo interessante che un artista come te possa raccontarcelo, aprendo le porte delle sale prova, generalmente chiuse al pubblico, che vede solamente il prodotto finito. Alla radio, in ogni stagione, facciamo sei opere in forma di concerto che sono trasmesse in diretta dal Concertgebouw di Amsterdam. Una settimana prima del concerto c’è la prima prova al pianoforte coi cantanti e il direttore. Nel caso di un’opera lunga come, ad esempio, Guillaume Tell di Rossini, questa prova può durare molte ore. I giorni successivi si prova con l’orchestra ed io sono sempre presente per controllare se il lavoro fatto in precedenza sia stato assimilato dai cantanti e per correggere eventuali errori. Alla fine c’è sempre una prova di sala per stabilire l’equilibrio tra le voci e l’orchestra. In teatro è diverso. Dopo le prove musicali con pianoforte, dove si mettono a posto le note e l’interpretazione, come si fa alla Radio, c’è sempre un periodo di regia, almeno 4 settimane, in cui si monta tutta la parte scenica. Sarebbe impossibile fare questo lavoro con un’orchestra… Prepararmi per un concerto di Lieder vuol dire che devo studiare tutta la parte pianistica in maniera molto più precisa e questo mi dà una grande soddisfazione come musicista. Suonando una riduzione per canto e pianoforte di un’opera o di una sinfonia ogni tanto si può fare più o meno com’è scritto, si può semplificare, proprio perché è una specie di riassunto di ciò che fa l’orchestra. Nel caso della Liederistica la parte che suono non è una riduzione ma è specificamente scritta per il pianoforte, cioè si ha la stessa importanza musicale e artistica del cantante.
Tu hai accompagnato anche grandi artisti come Cristina Deutekom, Nelly Miricioiu, Bernard Kruysen e molti altri. Raccontaci di queste esperienze uniche, di come le hai affrontate e cosa ti hanno lasciato.
Cristina Deutekom e Bernard Kruysen sono due dei cantanti più famosi in Olanda. La Deutekom aveva un’intensissima attività come insegnante e mi chiese di venire ad accompagnare le sue lezioni. Nel periodo in cui sono stato il suo accompagnatore (1996-2000), in Olanda si sapeva che la voce della Deutekom, a 65 anni di età, c’era ancora. Mi ricordo che lei, insegnando, sapeva sempre dimostrare agli studenti come cantare ruoli quali Lucia, Norma, Regina della Notte, Odabella, Elvira (Puritani)... lo faceva in un modo incredibile. La voce aveva sempre quell’agilità drammatica ma era diventata più scura e con una totale tenuta in tutta la tessitura. Era la prima volta nella mia vita che sentivo una voce come quella accanto a me, ed è stata una grande esperienza. Un giorno, colla sua voce acuta, coll’accento di Amsterdam che la caratterizzava, Cristina mi disse che le avevano chiesto di cantare in un concerto di beneficenza. “Lo faccio solo se Hans mi accompagna...” aveva risposto.
Figurarsi come mi sentivo: io, semplice e giovane pianista, chiamato ad accompagnare il più famoso soprano olandese del dopoguerra. Cantare di nuovo in pubblico ovviamente le faceva piacere e questo, per noi, è stato l’inizio di molti recital. Nel gennaio 1997, a ben 66 anni, ha fatto la sua ultima registrazione: le scene finali di Maria Stuarda, Anna Bolena e Roberto Devereux di Donizetti. Abbiamo preparato tutto insieme. Naturalmente era insicura perché non aveva cantato in pubblico dal 1985, ma quando sono cominciate le prove (prima con pianoforte e poi coll’orchestra) e successivamente, nelle registrazioni, Cristina si è trasformata davvero in una prima donna assoluta, in una artista con piena autorità. Insomma: in una Regina. Quest’enorme artista mi ha senz’altro lasciato in eredità l’amore per il repertorio Italiano e la coscienza di quanto sia importante suonare il pianoforte come se fosse un’orchestra. Qualche anno fa ho lavorato con Bernard Kruysen ma purtroppo ho fatto con lui solo un concerto, prima della sua scomparsa.
In programma c’erano Banalités di Poulenc e Dichterliebe di Schumann. Cominciammo la prova con il ciclo di Poulenc, col quale Kruysen aveva lavorato molto in Francia dopo la morte di Bernac. La prima mélodie del ciclo, Chanson d’Orkenise, parla di due uomini. Uno parte attraversando la porta d’Orkenise, lasciando indietro il suo amore; l’altro vi entra, portando il suo cuore al suo amore per sposarsi. ‘Quanti cuori in Orkenise’, ridono le sentinelle. Naturalmente mi ero preparato solidamente e cominciai a suonare l’introduzione in modo molto serio. ‘Fermati!’, urlò Kruysen, ‘non si fa così! Troppo lento! Più veloce! Guarda, Poulenc ha scritto nello stile di una canzone popolare. Suoni troppo seriamente! Ricominciamo.’ Suonai quindi più veloce, più libero, seguendo maggiormente il canto al momento. Kruysen cominciò a muoversi sui 3/4, quasi ballando in modo rude, angoloso. Mi resi conto che gli estremi nella musica di Poulenc erano veramente lontani. Molto più lontani che nella musica di Schumann, per esempio. Nelly Miricioiu l’ho incontrata alla Radio. Lei è una vera star qui in Olanda, già da venticinque anni. Immagina come mi sono sentito quando mi ha chiesto di accompagnarla nei suoi recital in Olanda. Da lei ho imparato a cercare la massima espressione nelle piccole cose, nei dettagli, la differenza fra una parola e l’altra e specialmente leggere che cosa ha scritto il compositore.

In una delle sue master class in Olanda, un soprano cantava l’Addio del passato della Traviata. Era abbastanza rigida, non solo nella voce ma anche nel corpo. Allora la Miricioiu l’ha fatta accomodare su una sedia e da quel posto le ha fatto raccontare la storia cantando, facendola poi alzare e muovere accanto il pianoforte. Risultato: la voce si era liberata del tutto e suonava molto meglio.

Essendo una vera diva, la Miricioiu non ha nessun pudore. Mi ricordo che il mio partner, tenore, durante una lezione con lei, un bel momento si ritrovò davanti allo specchio con la pancia nuda perché la Miricioiu gli stava dimostrando come si devono usare i muscoli addominali...
Lei ha studiato ore e ore ogni giorno, per tutta la sua vita, sempre provando e sperimentando cose nuove. E’ molto brava nel trasmettere la sua conoscenza e non si ferma prima che un allievo capisca quello che lei vuole.
Quando ti è capitato, per la prima volta, che un nome della lirica abbia cercato di te?

Mi ricordo che uno dei professori di canto del conservatorio, molto famoso in Olanda a quel tempo, mi chiese di accompagnarlo in un recital quando avevo ventun anni. Lui ha detto sempre: ‘Hans ha le orecchie che ti seguono in ogni momento”.

La tua attività è non solo quella di accompagnare i cantanti ma anche di prepararli, talvolta. Parlaci di questo lavoro.
E raccontaci anche dell’esperienza delle master classes e dei concorsi di canto più importanti d’Europa, Belvedere, Cardiff, dove sei chiamato spesso come accompagnatore ufficiale.
Lavoro come repertoire coach per i giovani cantanti nell’Opera Studio ad Amsterdam. Per i cantanti è molto importante avere qualcuno che funziona, diciamo, come un secondo paio di orecchie. Lavoriamo tecnicamente, cercando l’emissione della voce nel modo più facile ma curando al massimo la bellezza del suono, e musicalmente, spiego le differenze degli stili, lavoriamo sulle lingue straniere e faccio loro capire cosa succede quando si canta con l’orchestra... e poi lavoriamo sull’interpretazione.
Per essere capace di fare tutto questo secondo me è molto importante capire come funziona una voce (per questo ho preso delle lezioni – che non vuol dire che io sia un cantante! – e ho assistito a tante e tante lezioni di canto di vari professori; ho imparato moltissimo dalle lezioni di Gabriella Ravazzi a Genova), e poi anche capire che cosa il mondo della lirica si aspetta da un cantante. Lavorando come ripetitore alla Radio Olandese, dove arriva il meglio del mondo musicale internazionale, ho imparato moltissimo anche lì e così posso trasmettere tutte queste esperienze agli studenti. Nei concorsi e nelle master classes mi piace essere al servizio dei cantanti e arrivare al massimo risultato possibile in poco tempo.

Oltre ad accompagnare i cantanti, però, esiste anche una tua attività cameristica, da solista, con piano a quattro mani, ensemble strumentali... Quanto è importante quest’attività nella tua vita di musicista?
È molto importante, infatti, perché è un’occasione in cui devo prepararmi molto più accuratamente, come ho già detto prima per la Liederistica. La verità però è che non ho tanto tempo di suonare musica da camera e neanche i miei colleghi, purtroppo. Tre o quattro volte l’anno suono a quattro mani con il mio vicino di casa, che è un pianista molto bravo, e scegliamo essenzialmente della musica che ci piace.
Tu sei anche un arrangiatore e le tue revisioni di opere rare di Donizetti, Mayr, Mercadante, sono state eseguite alla Radio Olandese nei Zaterdag Matinee, all’Opera Rara di Londra e l’edizione critica di Maometto II di Rossini sarà edita da Bärenreiter. Caterina Cornaro, di Donizetti, avrà invece la sua prima ad Asolo la prossima estate, dove sarai anche il coach del cast. Raccontaci un po’ di tutte queste tue revisioni e di che posto occupano nella tua molteplice attività.
Nel mio lavoro come ripetitore alla Zaterdag Matinee ogni tanto succede che debba suonare musica di cui non esiste una riduzione per pianoforte e allora ho cominciato a fare io stesso le riduzioni con un programma al computer.
Allo stesso tempo ho iniziato a raccogliere le registrazioni della casa discografica inglese Opera Rara perché il repertorio m’interessava molto, ovviamente, e leggendo il booklet ho visto che loro realizzavano le edizioni per conto proprio. Mi sono messo in contatto, ho mostrato loro il lavoro che avevo fatto e mi hanno offerto il mio primo contratto per l’edizione integrale della Virginia di Mercadante.
Sono tante le cose avvenute da quel momento in poi: Parisina di Donizetti, sempre per Opera Rara (che avrà un’edizione critica pubblicata per l’Edizione Donizetti di Bergamo), Lodoiska di Mayr per la Radio Bavarese, e adesso sto cominciando un’edizione critica di Maometto II di Rossini edito da Bärenreiter, che probabilmente avrà la sua prima assoluta al Festival di Santa Fé nel 2012.
Ho realizzato Caterina Cornaro di Donizetti per la Radio Olandese, dove l’hanno montata esclusivamente per Nelly Miricioiu nel marzo del 2010. Questa edizione avrà la sua prima italiana la prossima estate ad Asolo, il luogo dove il personaggio storico Caterina Cornaro è morto esattamente cinquecento anni fa, nel 1510.
Decifrare un autografo di Donizetti non è una cosa facile. Prima di tutto è difficile leggerlo con le tante cancellazioni ed adattamenti che vi si ritrovano e per questa ragione ogni tanto è davvero impossibile stabilire le sue intenzioni.
Altri problemi sorgono da come indicare che un passaggio deve essere eseguito legato, in maniera di aggiungere in ciascuna parte una serie di brevi ma differenti legature; e poi l’impossibilità di distinguere tra i segni usati per fp e fz; poi ancora che l’autore ogni tanto, nelle parti di strumenti trasposti (clarinetti, corni, trombe, timpani,) dimentica di mettere la chiave giusta. Risolvere questi problemi richiede una gran conoscenza musicale qualora altre fonti (per esempio uno spartito stampato) non siano presenti.
Donizetti non è stato presente alla prima rappresentazione della sua Caterina Cornaro nel Teatro San Carlo a Napoli 1844. Esiste una lettera in cui Donizetti chiedeva a Mercadante di prendere il suo posto e di adattare la partitura dove fosse stato necessario e, infatti, si vedono nell’autografo alcuni interventi di un’altra mano, probabilmente proprio quella di Mercadante. In diversi momenti è stata aggiunta qualche battuta al fine di poter abbassare la tonalità della sezione seguente. Altre battute contengono delle fioriture.
Benché tutto ciò fosse stato fatto con il consenso di Donizetti, ho deciso di eliminare tutti gli interventi apocrifi e ristabilire le sue intenzioni originali.

E’ per questo che le rappresentazioni della Caterina Cornaro ad Asolo (30 luglio e 1 agosto 2010) saranno un evento raro e importante: sarà la prima volta che l’opera verrà rappresentata in Italia come Donizetti l’ha scritta.
La mia vita professionale è quindi divisa in tre parti: pianista, ripetitore/coach e score editor. Tento di dividermi ugualmente in questi tre ruoli ma ogni tanto è impossibile. In pratica quando ne faccio uno devo lasciare l’altro per qualche settimana. Però per me sono tutti importanti, non potrei smettere di fare una cosa per dedicarmi esclusivamente all’altra.
Un sogno, un progetto.
Dare più bellezza alla vita.
Grazie, Hans, di questa conversazione molto interessante e rara e del tempo che ci hai dedicato. Verremo ad ascoltare, appena possibile, la tua Caterina Cornaro in Italia e i tuoi recital.

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