sábado, 19 de junio de 2010

Richard Galliano & Gonzalo Rubalcaba - Setimana Musicali di Stresa e del Lago Maggiore

Foto: Richard Galliano- (Michel Vonlanthen), Gonzalo Rubalcaba

Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore. Stresa Festival 2010

Stresa - Sala Tiffany – Hotel Regina Palace. Sabato 8 maggio 2010

LOVE DAY – RICHARD GALLIANO & GONZALO RUBALCABA
Renzo Bellardone
Un dialogo insolito tra due strumenti che si incontrano sulla pedana della sala Tiffany e da subito si parlano coinvolgendo il pubblico presente in un racconto dei tempi andati e del tempo attuale.
La mano quasi appoggiata come sulle corde di un’arpa, l’attesissimo Richard Galliano da il via al racconto con la leggerezza saggia di chi ricorda con precisione ed insieme al racconto vuol far rivivere le sensazioni vissute in chi ora ascolta. Sofferente o appassionato, sognante o euforico riesce a disorientare il pubblico silenzioso ed attento con vistuoisistica, raffinata espressività, tanto da evocare, materializzandolo, il silenzio intorno al suono.

Con l’omaggio a Bach rivela la profonda conoscenza musicale. Gonzalo Rubalcaba -poco conosciuto in Italia -non a caso vanta otto nominations al Grammy (oltre agli innumerevoli riconoscimenti) e sabato si è capito perché. Se le note della fisarmonica sono delicate, quelle del pianoforte sono nette, precise, staccate e contribuiscono a creare un indiscutibile ed efficacemente percepito interplay. Che eseguano “Chanson pour Claude” o “Sogno a fior di Senna” riescono a riportare l’esatta atmosfera ispiratrice. Si intravedono due persone al tavolino di un bistrot parigino da dove esce il profumo della brioche appena sfornata e del caffè caldo, si sente la bruma au borde de la Seine che penetra le ossa in un freddo mattino d’autunno, il profumo dell’oceano, ed i dolci effluvi provenzali, il salmastro dell’oceano.
Si odono le danze , i valzer, i tanghi e si intravedono anche le balere del bal musette; ricchi inglesi paseggiano sulla Promenade des Anglais e sulla Croisette……forse anche una czarda… Con un leitmotiv fatto di due note che salgono di tono per poi spegnersi in un sussurro, il pianista riporta l’anima che vaga senza tempo e senza spazio, mentre respiri senza suono della fisarmonica chiudono il brano con delicata raffinatezza. “Les feuilles mortes” costituisce il bis che chiude un concerto che ha registrato un’armoniosa alternanza di brani con sola fisarmonica, con solo Stainway gran coda o l’insieme dei due affiatati strumenti elegantemente suonati da raffinati interpreti. La nota spiritosa del “naso che prude “ di Galliano che “non può provvedere” per non “perdere il tempo” e la suggestione della prossima nota umanizza ancor più questo grande interprete che risulta giustamente simpatico al grande pubblico. In sala non solo appassionati di Jazz, ma applausi calorosi alla fine di ogni brano e naturalmente in chiusura. Affabili e cordiali i due artisti hanno salutato tutti coloro che hanno avuto piacere di avvicinarli e conoscere.

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