miércoles, 16 de junio de 2010

Stefano Ranzani: una bacchetta italiana apprezzata in Argentina

Foto: Stefano Ranzani

Ramón Jacques

Una settimana e mezzo dopo la riapertura del Teatro Colón di Buenos Aires è iniziato un ciclo di cinque concerti straordinari che saranno offerti al pubblico nell’arco della stagione dall’Orchestra Stabile del Teatro Colón, in aggiunta rispetto ai compiti abituali dell’orchestra ad accompagnare opere e balletti. Il concerto è iniziato con una interpretazione piacevole e suggestiva della maestosa Sinfonia n. 9 in do maggiore “La Grande” di Franz Schubert (1797-1928). Sotto la direzione musicale, sicura e convincente, di Stefano Ranzani l’esecuzione è iniziata con la serenità dell’intensa melodia dell’Introduzione del primo movimento (Andante allegro ma non troppo), in crescita di intensità ritmica per mezzo di una ricca sezione di ottoni, per sfociare poi, con oboi e fagotti, in un tema di marcato carattere popolare. Durante tutta l’esecuzione non ci si stancava di ascoltare l’accento di una melodia, la cantabilità e il carattere romantico che Schubert sa infondere nella sua opera, una sorta di Lied strumentale in più sezioni. Gli archi dell’orchestra hanno mostrato unità e coesione accarezzando dolcemente le note più soavi della partitura, e si è percepita la forte influenza di Beethoven nella danza vivace e rustica che accompagnava il terzo movimento.

La lussureggiante orchestra wagneriana era presente nella seconda parte del concerto. Sotto la direzione appassionata ed esaltata di Ranzani è stata eseguita l’Ouverture dall’opera “Tannhäuser”, una delle più conosciute pagine dell’autore, interpretata con grande slancio e intensità e con un ricco sfoggio di ottoni. Dal “Tristano e Isotta” si è poi eseguito il Liebestod, la fine del dramma, in una versione puramente orchestrale di rara bellezza ed espressività. Il soprano era Carla Filipcic Holm, che ha cantato l’aria di Elsa “In trube einsam Tagen” dal primo atto di “Lohengrin” con una voce robusta, emissione opulento e bel timbro, e “Dich, teure Halle”, l’aria di Elisabetta dal secondo atto di “Tannhäuser”, toccante per lirismo e chiara nella dizione Il concerto si è conclusoin modo emozionante con la consegna di un omaggio al maestro Stefano Ranzani da parte dell’ orchestra per essere stato chiamato a dirigere in occasione della riapertura del teatro e per la professionalità esibita nello svolgimento del proprio lavoro.

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