miércoles, 20 de octubre de 2010

Concerto - Orquesta Sinfónica Nacional de México, Messico

Foto: Fernando Cruz / INBA

Ramón Jacques

L’Orquesta Sinfónica Nacional de México, sotto la direzione del direttore spagnolo José Luís Castillo ha eseguito un interessante concerto con un programma misto. Fedele al suo principio di diffondere e interpretare opere di compositori messicani, l’orchestra ha esguito due brevi pezzi di Silvestre Revueltas (1899-1940), prolifico compositore morto a 41 anni del quale Castillo si considera uno studioso e un diffusore della sua musica inedita. Abbiamo ascoltato così Itinerarios un intenso brano orchestrale dal carattere drammatico, dove si alternavano delle corpose pagine di ottoni, agitati passaggi di archi, una contemplativa elegia quasi magica, dov’era un dialogo tra il sassofono e l’arpa, per concludere con un poderoso finale di trombe. La seconda opera era Un canto de guerra de los frentes leales, un inno marziale eseguito dagli ottoni e dal piano, scritto nel 1938 in solidarietà colla causa repubblicana, ispirato da un viaggio in Spagna nel periodo della guerra civile. Il maestro valenciano ha diretto i due brani con convinzione, mettendo in risalto l’inconfondibile modernità dell’orchestrazione del compositore. Il giovane violoncellista russo Dmitry Volkov ha interpretato due brani di Ciaikovsky, il gradevole e romantico Pezzo capriccioso per violoncello e orchestra, Op 62, e le Variazioni su un tema rococò, Op. 33. In quest’ultimo brano la direzione sicura di Castillo ha permesso libertà di espressione e effetti coloristici all’orchestra, creando così una cornice adeguata alla suggestiva interpretazione del solista. Da parte sua il violoncellista emanava dal suo strumento l’espressività e la destrezza necessarie, scambiandosi di continuo con l’orchestra i temi di carattere, quelli elegiaci, quelli cortesi. Nella Sinfonía no.1 in mi minore, Op 39 di Jean Sibelius abbiamo apprezzato l’equilibrio tra momenti contrastanti di esaltazione e pace, le influenze russe, il carattere malinconico, in un lavoro di cesello dell’orchestra e del direttore, che ha concluso con una sottigliezza di particolari ammirevole il Finale quasi una fantasia, assai lontano dai finali tradizionali.



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