domingo, 6 de marzo de 2011

Lionel Bringuier ha diretto con convinzione la Los Angeles Philharmonic

Foto: Lionel Bringuier Crédito: Wally Skalij
Ramón Jacques
Per la sua energia, l’entusiasmo, l’incursione in nuovi repertori e soprattutto per la sua iniezione di gioventù, dopo l’arrivo nel 2009 del suo nuovo direttore musicale GD, così come per la percentuale di rinnovamento all’interno delle sezioni orchestrali, la Los Angels Philarmonic è attualmente la meno americana delle orchestra principali del paese. Invece di aspirare a raggiungere la perfezione musicale, che a volte può essere meccanica e di routine da queste parti, questi musicisti sembrano apprezzare la libertà e la semplice soddisfazione di fare musica. La sua popolarità negli Stati Uniti è in aumento, soprattutto grazie alla presenza carismatica e mediatica di Dudamel, ma anche perché dallo scorso gennaio è diventata la prima orchestra americana per la trasmissione di concerti dal vivo nelle sale cinematografiche di tutto il paese, come si fa ormai da qualche tempo anche al Metropolitan di New York. Nella sua prima performance dopo la sua recente e lunga tournee europea l’;orchestra ha confezionato un programma interessante di connotazione e accento boemo che iniziava con Ma Vlast di Bedrich Smetana in una interpretazione caratterizzata dal suono bronzeo degli ottoni, ma anche fluida e, a volte chiara e trasparente come lo stesso corso del fiume Moldava che il compositore ha cercato di descrivere nel pezzo. Sul podio c’era il giovane francese Lionel Bringuier, che a 25 anni e nel suo quarto anno come direttore associato della Orchestra, ha diretto con convinzione e risolutezza. L’audacia e la foga giovanile era presente nel Concerto per violoncello op.129 di Robert Schumann, che ha messo in mostra come solista il violoncellista francese Gautier Capuçon, il quale con il suo strumento ha trasmesso un appassionato lirismo morbido e delicato, più nostalgico che tragico . Da parte sua Bringuier ha saputo preservare il tessuto orchestrale e mantenere l’unità in un brano i cui tre movimenti presentano personalità e tematismo differenti. Il meglio della serata è stato regalato alla fine, con una esecuzione di Sinfonia n. 5. Antonín Dvořák Op. 76, con suono rilassante e luminoso, con le sue influenze boeme, e il suo accento quasi beethoveniano che Bringuier è riuscito a comunicare con eleganza e sicurezza, esaltando gli archi, i flauti e i vivaci colori delle figurazioni dei clarinetti, che si sono sentite spesso durante i vari movimenti del lavoro.

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