martes, 15 de marzo de 2011

Rušalka. di Antonín Dvorák - Opera de Bellas Artes, Città del Messico

Foto: INBA
Ramón Jacques

Città del Messico, Opera de Bellas Artes - L’opera Rusalka del compositore ceco Antonín Dvořák,, la variante folclorica dell’antica leggenda della sirena che si innamora di un principe umano, adattata dalla favola di Hans Christian Anderson, La Sirenetta e che fu rappresentata a Praga nel 1901, arriva per la prima volta al Palacio de Bellas Artes di Città del Messico in una co-produzione (Opera de Bellas Artes) con il fmx-Festival del Messico (festival annuale che raduna diverse manifestazioni artistiche) nella sua ventisettesima edizione. Sulla scena risaltava il lavoro molto dettagliato del disegnatore Jorge Ballina che ha ideato delle scene come in un vero racconto magico nel quale incorporava elementi naturali riferiti alla storia come: il bosco con gli alberi, la luna, e il lago in cui abitavano Rusalka, le ninfe e lo Spirito dell’acqua, e la sala del castello (nel secondo atto). Con reti intrecciate che si agitavano, alzandosi e abbassandosi continuamente, ricreava in maniera ingegnosa e visualmente suggestiva l’effetto del costante movimento dell’acqua. Il lavoro scenico veniva perfezionato grazie agli eleganti costumi di Eloise Kazan, ispirati a racconti di principi e sirene; e per il brillante gioco di luci, di tonalità risplendenti e multicolori curate da Víctor Zapatero. La regia di Enrique Singer, con esperienza teatrale ma alla sua prima incursione nel mondo operistico, ha consentito agli interpreti di agire con libertà e gestualità precisa. Il cast vocale è stato dominato dal soprano svedese Elisabet Strid, una espressiva ninfa acquatica, che ha cantato con trasparenza e sfumature con una voce di smalto interessante e varietà d’accento. L’interpretazione commovente della celebre “canzone alla luna” era carica di esuberanza e malinconia. Da parte sua il tenore slovacco Ľudovít Ludha dava presenza scenica al personaggio del Principe, ma nonostante l’esibizione di una timbrica calda e raffinata, l’emissione pareva appesantirsi compromettendo la linea di canto. Il basso Alexander Teliga nel ruolo di Vodník, lo Spirito delle acque, ha mostrato sicurezza nella sua prova, ma ha basato parte della sua interpretazione su un piano muscolare con la sua voce robusta e stentorea. La tonalità scura della voce del mezzosoprano Belem Rodríguez si adattava bene alle esigenze espressive del ruolo di Ježibaba, ruolo attuato con temperamento e carattere. Il soprano Celia Gómez è piaciuta per le sue qualità vocali dando vita alla Principessa straniera. Corretto il resto del cast e il Coro che cantava dai palchi laterali del teatro, il cui livello sembra elevarsi sempre più sotto la guida del direttore titolare catalano Xavier Ribes. Dall’orchestra diretta dal bulgaro Ivan Anguélov fluiva con naturalezza la magia lirica e la sensualità di molte pagine della partitura. La sua lettura è stata sostanzialmente corretta nonostante passaggi troppo suonati troppo forti e qualche sfasatura negli ottini. Ma le composizione di Dvořák sono fatte per perdersi e per sognare.

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