jueves, 22 de octubre de 2009

Salome - San Francisco Opera

Foto: Nadja Michael (Salome)
Crédito: Terrence MacCarthy


Ramón Jacques

La exitosa reposición de Salome, opera de Richard Strauss basada en un drama bíblico y ausente desde hace 12 años de este escenario, fue un triunfo gracias a la irresistible presencia de Nadja Michael y a la segura baqueta de Nicola Luisotti, nuevo director musical de la compañía, al frente de la orquesta.
La soprano alemana demostró un dominio del personaje de la seductora patológica, en lp vocal como en lo escénico. Su canto se adaptó a las exigencias del rol, por momentos enérgico e indolente, y en otros suave y conmovedor. Su voz posee una grata coloración, es pareja en todo el registro, y amplia en su proyección (capaz de atravesar a la orquesta). En escena recreó un personaje convincente y sensual, valiéndose de su escultural figura. Desafortunadamente, su baile de los siete velos disto de ser provocativo (no por culpa de ella sino de la regie), y se convirtió en una monótona coreografía de movimientos circulares, parecida a una rutina gimnástica.
En el foso, Luisotti logró extraer de la orquesta la exuberante y penetrante música de Strauss, concertando con seguridad, y manteniendo el control y la tensión. Luisotti, es ya una celebridad en esta ciudad.
El bajo Greer Grimsley, encarnó un tenebroso y lúgubre Jokanaan, de profunda voz de tono oscuro, y potente emisión.
El tenor ingles Kim Beagley creó un obsesionado y aprensivo Herodes, que inició cantando de manera óptima pero cuyo desempeño se deterioro en el transcurso de la función, perdiendo la entonación y lo audible. Irina Mishura, mezzosoprano rusa, hizo una Herodias de autoritaria presencia con voz homogénea y luminosa. El tenor Garrett Sorensen dio notoriedad al breve papel de Narraboth, y el resto del elenco tuvo un desempeñó aceptable.
Visualmente, la función contó con la rígida escenografía de Bruno Schwengl de un cubo vacío, cuya perspectiva se alargaba hacia el fondo del escenario. A su vez, las ideas carentes de imaginación en la dirección de Seán Curran no enriquecieron la obra, como: delimitar los movimientos de Salome a un circulo de luz blanca en el centro del escenario, combinar vestuarios antiguos con tradicionales, y un uso pobre de la iluminación.

VERSIONE IN ITALIANO
Foto: Nadja Michael (Salome)
Crédito: Terrence MacCarthy
La ripresa di Salome, opera di Richard Strauss basata su un dramma biblico e assente dal teatro californiano da ben 12 anni, è stata un trionfo grazie soprattutto all’irresistibile presenza di Nadja Michael nel ruolo prinicpale e alla sicura bacchetta di Nicola Luisotti, nuovo direttore musicale della compagnia. Questa accoppiata si reincontrerà per mettere in scena lo stesso titolo nel mese di gennaio al Comunale di Bologna.
Il soprano tedesco ha mostrato un dominio del personaggio sia dal punto di vista vocale che scenico acuendone l’aspetto patologico-seduttivo. La sua prestazione vocale si è adattata alle esigenze del ruolo, energica, violenta, ma anche indolente o ancora soave e commovente. Ampiamente proiettata (capace di bucare l’orchestra senza problemi) la sua voce è di bel timbro, omogeneo in ogni registro. In scena la Michael ha saputo creare un personaggio drammaticamente convincente e sensuale avvalendosi anche della sua figura statuaria. Sfortunatamente (non per colpa sua, ma del regista) la sua Danza dei Sette Veli si è trasformata in una monotona e pesante coreografia con movimenti circolari, che faceva parecchio “palestra” .
Luisotti è riuscito ad estrarre dalla sua orchestra esuberanza, entusiasmo, mantenedo sempre un controllo sicurissimo sulla partitura. A San Francisco Nicola Luisotti è ormai una celebrità!
Il basso Greer Grimsley ha interpretato un tenebroso, lugubre Jokanaan con voce scura, profonda e potentissima
Il tenore inglese Kim Begley ha creato un Herodes ossessivo e apprensivo che ha iniziato la sua prestazione mostrando buone qualità vocali le quali si sono poco alla volta deteriorate nel corso della recita, al limite dell’intonazione e dell’udibilità. Irina Mishura, mezzosoprano, ha incarnato un’Erodiade autoritaria, di voce omogenea e luminosa. Il tenore Garrett Sorensen ha dato rilievo ai brevi interventi di Narraboth, ma tutto il cast si è disimpegnato con onore.
Visivamente si segnala la rigida scenografia di Bruno Schwengl, un cubo vuoto la cui prospettiva dava l’impressione di allargarsi nel fondo della scena. A sua volta, le idee prive d’immaginazione nella regia di Seán Curran hanno arricchito di poco il lavoro. Ad esempio il limitare i movimenti di Salome all’interno di un fascio di luce bianca al centro del palcoscenico non è stata un grande trovata, come pure il mescolare indumenti antichi e moderni o l’uso veramente povero delle luci.


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