Saturday, May 22, 2010

I due Figaro di Michele. Carafa - Rossini Festival in Wildbad 2006, DVD

Michele. Carafa
I due Figaro
Trucco, Kim, Monaco, Bailey, Rizzone, Prato
Direttore Brad Cohen
Regia Stefano Vizioli
Bad Wildbad, Festival Rossini in Wildbad 2006
DVD Bongiovanni AB 20015, 2009


Roberta Pedrotti

I personaggi della trilogia di Figaro entrano nel ristretto novero di figure letterarie che hanno saputo svincolarsi dal testo originale e assumere una vita propria e autonoma rispetto alle volontà dell’autore. Così, se anche Beaumarchais ha previsto con La mère coupable un seguito e una conclusione per le vicende del barbiere e dei conti d’Almaviva, Cherubino è tornato protagonista dell’avventura giovanile, e apocrifa, dello Chérubin di Massenet, ma anche, nel 1820, del fantasioso I due Figaro di Michele Carafa, compositore noto oggi più che per i suoi lavori, per il sodalizio con Rossini, che gli aveva affidato in prima istanza il completamento dello Stabat Mater e del quale aveva approvato la rielaborazione di Semiramide per le scene francesi. Ed è sicuramente all’opera del pesarese che Carafa guarda, con il suo librettista Felice Romani, benché il modello sia più drammaturgico che musicale e coinvolga, oltre che la Pietra del paragone, anche Il turco in Italia, su versi dello stesso Romani. Figaro appare, infatti, ben diverso da quello che siamo abituati a conoscere: è astuto, sì, ma maligno e traditore e le sue macchinazioni sono destinate al fallimento. Tenta infatti di combinare le nozze di Inez, figlia dei conti d’Almaviva, con un suo complice spacciato per nobile signore; in realtà i due mirano alla spartizione della dote, grazie alla quale il factotum lascerà il palazzo abbandonando Susanna. Cherubino, però, ama Inez e torna dal fronte dotato di vigorosa voce baritonale, nonché dello spirito sufficiente a farsi passare per fratello di Figaro (da cui il titolo) e mandarne a monte i piani. Provvidenziale a tal scopo sarà anche la figura del poeta parassita Plagio, che dall’incauto Figaro ha avuto l’idea per il soggetto di una nuova commedia: un padre testardo viene truffato da due impostori che mirano al suo patrimonio grazie alle nozze della figlia con uno di loro. Benché, dunque, figure familiari ci appaiano in luce pressoché inedita (e questa volta è il matrimonio del barbiere a essere in crisi, tanto che perfino Susanna non si fa scrupoli a lusingare l’antica passione del Conte e forse intrecciare una nuova tresca), nulla di nuovo nei meccanismi della commedia in musica. L’abilità di uno dei più grandi librettisti del nostro melodramma permette però ad archetipi e stereotipi di intrecciarsi con giusto ritmo e svilupparsi con logica consequenzialità. E se non è più la lotta di classe il motore dell’azione, il rapporto fra i sessi e l’energia femminile vengono esaltati al massimo grado, tanto che mentre Cherubino sembra ripetere le gesta del Conte nel Barbiere di Siviglia (giovane aristocratico sotto mentite spoglie per sottrarre la sue bella a un matrimonio d’interesse fra mille peripezie), questa spregiudicata Susanna rileva il ruolo positivo del marito. Il teatro di Wildbad è di dimensioni oltremodo ridotte e la filosofia del Festival si basa su titoli rari allestiti con artisti giovani e mezzi contenuti, pertanto Stefano Vizioli gioca su una contemporaneità vagamente pop (i ritratti di Figaro in serigrafia stile Andy Warhol) senza immagini particolarmente incisive e intriganti ma, d’altro canto, con più d’una sensazione di déjà vu. L’azione è sempre viva, chiara e ben coordinata, per quanto talvolta troppo esplicita nelle allusioni sessuali, che nel sottinteso avrebbero forse maggiore efficacia, soprattutto per il duetto di seduzione fra Susanna (in minigonna quasi inguinale) e il Conte. La musica di Carafa è di solido livello professionale, per quanto priva del colpo d’ala che ne distingua la personalità. Segue, insomma, fedelmente un modello prestabilito, ma, per esempio, là dove nel rondò della prima donna si vorrebbe un’idea melodica se non indimenticabile almeno ispirata, ripropone uno stanco cliché senza alcuna spinta propulsiva. Eunshil Kim, Inez, la risolve peraltro con virtuosismo pertinente anche se non abbagliante; del resto la resa complessiva del cast non si spinge molto al di sopra della sufficienza. La voce più interessante sembra esser quella del baritono Simon Bailey (Cherubino), che però deve sistemare il registro acuto e le colorature. Giorgio Trucco si disimpegna come Conte d’Almaviva e Cinzia Rizzone come Susanna. Carmine Monaco è Figaro, Rossella Bevacqua la Contessa Rosina, Vittorio Prato, certo il più disinvolto, il poeta Plagio. Giuseppe Fedeli interpreta il truffatore Torribio e Alessio D’Aniello il Notaro. Una nota di merito per il coro del Conservatorio di S. Pietro a Macella di Napoli, composto da giovanissimi cantanti perfettamente padroni della scene e delle controscene. Sul podio dell’orchestra di Wuettemburg, il giovane Brad Cohen conduce la partitura con coerenza. Approfondite, esaurienti ed appassionate le note di Michael Wittmann, pubblicate in italiano inglese e tedesco. Ci permettiamo solo di esprimere un dubbio sul fatto che I due Figaro non avrebbe “alcun motivo per temere” l’accostamento con le opere di Mozart e Rossini. Piuttosto lo ascoltiamo con piacere come esempio del teatro musicale meno noto del nostro Ottocento e come documento della straordinaria fortuna delle vicende di Figaro e dei conti d’Almaviva.

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