domingo, 2 de mayo de 2010

Intervista Massimiliano Gagliardo (baritono)

Foto: Massimiliano Gagliardo; Elisir d´Amore, Catania, 2009; Romeo et Juliette, Verona, 2010.

Ramón Jacques

Massimiliano Gagliardo è nato a Savona ed ha debuttato giovanissimo all'Opera di Spalato nel ruolo di Enrico in Lucia di Lammermoor. Da allora ha iniziato una brillante carriera che l’ha portato ad esibirsi rapidamente al Regio di Parma, alla Scala di Milano, al Carlo Felice di Genova, al Comunale di Firenze, al Comunale di Bologna, all'Opera di Roma, al Massimo Bellini di Catania, al Teatro La Maestranza di Siviglia, al Théâtre des Champs Elysèes di Parigi, L'Opèra di Montecarlo, al Teatro Municipal di Santiago del Cile, al Bunka Kaikan e alla NHK di Tokyo, la Greek National Opera di Atene, Teatro Verdi di Trieste, il Teatro Pergolesi di Jesi ecc. È stato inoltre ospite di importanti festival e di prestigiose sale da concerto come quali il Rossini Opera Festival di Pesaro, il Wexford Festival Opera, l’Accademia di Santa Cecilia, la Konzerthaus di Vienna, il Koncertgebouw di Amsterdam, la Fondazione Gulbenkian di Lisbona, le Settimane musicali di Stresa ed il Lingotto di Torino.
Ha cantato con importanti maestri tra cui: Bonynge, Chailly, Chung, Gatti, Gelmetti, Muti, Noseda, Savall, Scimone, ed è stato diretto da importanti registi quali Pizzi, Strehler e Zeffirelli.
Il suo vasto repertorio comprende inoltre i ruoli: Figaro in Il Barbiere di Siviglia, Michonnet in Adriana Lecouvreur, Leporello in Don Giovanni, Silvio in I pagliacci, Papageno in Die Zauberflöte, Marcello ne La Bohème, Boniface in Le jongleur de Notre Dame di Massenet, Dandini nella Cenerentola, Sharpless in Madama Butterfly, De Siriex in Fedora, Belcore nell’Elisir d'amore, Bruschino Padre nel Signor Bruschino, Kyoto in Iris di Mascagni, Arlecchino in Ariadne auf Naxo, Guglielmo in Così fan tutte, Dom Sebastien di Donizetti, il title-role nel puccianiano Gianni Schicchi, ecc.
In questo colloquio, Massimiliano ci racconta alcune cose relative alla sua splendida carriera.


Ci parli dei tuoi studi iniziali e del tuo debutto

Ho iniziato da piccolo lo studio del pianoforte per poi passare al canto inizialmente sotto la guida di Rosetta Noli a Genova e poi Leone Magiera a Bologna e Alessandro Verducci. Ho debuttato molto presto, a 18 anni, al Teatro dell’Opera di Spalato come Enrico Ashton nella Lucia di Lammermoor di Donizetti diretto dal M° Anton Guadagno.

Di quanti ruoli è formato il tuo repertorio? I tuoi ruoili preferiti?


Se non erro, con gli ultimi debutti di Roméo et Juliette come Mercutio a Trieste e Verona, Pelléas et Mélisande come Pelléas a Roma ed il futuro Enrico nel Campanello di Donizetti a Liège in Belgio, di essere arrivato ad 89 ruoli debuttati. Sicuramente il ruolo a cui sono più legato perché ho avuto modo di interpretare più volte e su alcuni dei più prestigiosi palcoscenici europei è quello di Figaro de Il barbiere di Siviglia di Rossini. Quello a cui sono più legato per passione è invece il ruolo di Michonnet dell’Adriana Lecouvreur di Cilea che ho avuto modo di interpretare tra le altre produzioni alla Scala, al Bolshoi, e a Santiago del Cile con colleghi quali Elena Obratzova, Luciana d’Intino, Renata Scotto, Katia Ricciarelli, Daniela Dessì, Olga Borodina insomma un’opera che mi ha portato molta fortuna.

Qual e´il teatro preferito di Massimiliano Gagliardo?
Indubbiamente per acustica, bellezza architettonica e legame sentimentale con la città e perché è stato il palcoscenico dei miei primi debutti importanti in Italia, il Teatro Comunale di Bologna.
A chi non ti ha mai sentito cantare che cosa segnaleresti per prima cosa della tua voce?
Come qualità indubbiamente l’estensione perché da sempre insieme alla dizione e al colore vocale riconoscibile sono state le caratteristiche della mia voce maggiormente rilevate da chi mi ha ascoltato tra gli addetti ai lavori in questi anni e fin dai primi debutti. Come ruolo invece probabilmente uno dei più congeniali alla mia voce è proprio il Figaro del Barbiere di Siviglia rossiniano o in generale i ruoli da baritono cantabile e acuto come il baritono francese (Mercutio nel Roméo et Juliette di Gounod, Boniface ne Le jongleur de Notre Dame di Massenet…), o baritono Martin (Pelléas nel Pelléas et Mélisande di Debussy, Abayaldos nel Dom Sebastien di Donizetti…), quelli nei quali posso sfruttare la naturale propensione della mia voce a svettare nella regione acuta.
A te è mai capitato di cantare con una regia inusuale?
Si certo può capitare e a volte se supportata da una preparazione drammaturgica adeguata da parte del regista non è assolutamente un male. Come ad esempio l’ultimo allestimento che ho cantato di Roméo et Juliette di Gounod a Trieste e Verona con la regia di Damiano Michieletto, ambientato ai giorni nostri, totalmente stravolgendo l’apparato didascalico della rappresentazione temporale ma totalmente fedele allo spirito drammaturgico del pezzo teatrale che in questo caso ne esce rinforzato e rinvigorito anche agli occhi di un pubblico attento. Mentre a volte, è proprio nella regia più tradizionale e didascalica, stanca e vuota che può annidarsi il germe della morte dell’arte! Paradossalmente…

Perché consideri importante nella tua carriera l'insegnamento del canto?


Perché in questo modo ho la possibilità di trasmettere ciò che ho imparato stando in piedi sulle tavole dei vari palcoscenici a chi non ha ancora avuto la possibilità di metterci piede o a chi sta già muovendo i primi passi in questo lavoro. Nel canto avere un “orecchio” di riferimento che aiuta a rimettere a posto i mattoncini di Lego di cui è composto il nostro organo vocale è fondamentale. Ho scoperto di avere questo talento e devo dire che vedere un allievo che migliora dei difetti o supera delle difficoltà è soddisfacente quasi più che farlo sul proprio organo vocale.
Quindi, che consiglio daresti ad un giovane cantante che vorrebbe fare del suo sogno una realtà?
Di non avere fretta anche se ormai è diventato un luogo comune il dirlo e poi fare l’esatto contrario. Questo lavoro presenta il conto in tempi successivi quindi generalmente gli errori di oggi si pagano domani così come le scelte corrette oggi (che possono essere anche dei “no”) porteranno i loro frutti nel futuro. Purtroppo non è sempre facile scegliere e avere il consiglio e l’equilibrio artistico e personale per farlo. Ma l’amministrazione del proprio organo vocale è più importante del talento vocale stesso.

Quali sono le paure piú frequenti de un artista lirico?
La classica paura di rimanere senza voce a causa di un malanno di stagione magari proprio quando iniziano le recite del tuo spettacolo. Ma è una malattia professionale a cui non ci si può sottrarre, purtroppo! Per il resto bisogna cercare di essere il meno timorosi e il più concreti possibile. L’emozione prima di mettere piede sul palcoscenico la sera della recita è normale che ci sia.
Quale repertorio sarebbe per te una sfida?
Pelléas è stata una sfida vinta perché è un ruolo al limite della tessitura baritonale ed estremamente difficile musicalmente perché Debussy mette a dura prova l’orecchio del cantante che deve assolutamente essere anche musicista per riuscire a spuntarla. Sicuramente una sfida grande è lo spostamento su un repertorio più drammatico che per il momento sarebbe fuori luogo sia per maturazione vocale che per colore. La sfida quotidiana è quella di cercare di essere soddisfatto di ciò che si è fatto nel momento in cui lo si fa! Sarebbe già una grande vittoria!

I ricordi più importanti sul palcoscenico?
Tantissimi, difficile dirlo. Dal debutto alla Scala, nel maggio 1999, al debutto a Parigi con il Barbiere rossiniano, al Natale ad Amsterdam con Gianni Schicchi, Chailly e i complessi del Conzertgebouw, dal debutto al Bolshoi, un tempio più che un teatro, al festeggiamento del mio 30esimo compleanno sul palcoscenico con tutta la compagnia alla fine dell’ultima recita de La bohème con la storica regia di Zeffirelli all’opera di Roma.
E la tua carriera futura?
Grazie a Dio è fatta di nuovi impegni, di nuovi teatri da conoscere e vecchi teatri in cui ritornare, di vecchi ruoli da affrontare nuovamente e nuove sfide. Ora sto cantando le ultime recite di Mercutio al Teatro Filarmonico di Verona nel Roméo et Juliette di Gounod, e sono in partenza per Liegi dove canterò fino a metà maggio il ruolo di Enrico ne Il campanello di Donizetti per il Teatro de l’Opera Royal de Wallonie diretto dal M° Claudio Scimone.




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