martes, 4 de mayo de 2010

Il Fantastico Mago di Oz - Teatro Alfieri, Torino.

TORINO – TEATRO ALFIERI
IL FANTASTICO MAGO DI OZ – Musical di rara piacevolezza

Foto: Teatro Alfieri

Giosetta Guerra

Una scolaresca si aggira nella platea del teatro e sale in palcoscenico, ascoltando l’introduzione de Il Mago di Oz di Lyman Frank Baum, narrata dalla maestra. Così inizia Il fantastico Mago di Oz, ispirato al celebre romanzo di Baum, rivisitato da Germana Erba e Franca Dorato, messo in scena, con musiche di Bruno Coli e allestimento della Fondazione Teatro Nuovo e Torino Spettacoli, al Teatro Alfieri di Torino, in collaborazione col Teatro Stabile di Pubblico Interesse Torino Spettacoli, col patrocinio di AIACE Torino e del Museo Nazionale del Cinema di Torino nell’ambito di Sottodiciotto Film Festival. Di questo gruppo di bambini fa parte Dorothy che esordisce cantando la nota canzone “Rainbow” e per magia, ma soprattutto grazie a fantasiose ambientazioni e a sapienti giochi di luci, entra in un mondo incantato di fate buone e streghe cattive, di pupazzi e animali parlanti, di maghi imbroglioni e temuti, mondo nel quale sono proiettati i desideri nella speranza di realizzarli, ma che invece si possono attuare con la forza della volontà. I protagonisti lo capiscono passando attraverso varie peripezie e illuminati da quell’imbroglione del Mago di Oz diventato improvvisamente buono. Ciò che colpisce in questo allestimento è l’ottimo risultato di un lavoro enorme fatto dai docenti e dagli alunni del Liceo Teatro Nuovo di Torino, una realtà scolastica unica in Italia a tre indirizzi: coreutico, corale e artistico. Magnifico! Qui certamente si riesce ad attuare la tanto agognata “formazione integrale dell’alunno” e lo si fa in un clima di gioia.


Ma torniamo allo spettacolo. Tutto in palcoscenico scorre con scioltezza e con naturalezza. Gli attori/cantanti/danzatori sono veramente molto bravi. La fresca e ingenua ma determinata Dorothy (una ragazzina del Kansas) è interpretata da una frizzante e spigliata Miriam Schiavello, una diciassettenne vestita e acconciata da dodicenne, che canta con voce aggraziata e ben impostata, si muove con scioltezza e balla con ritmo, è sempre in scena perché è la protagonista e muove i fili dell’azione alla ricerca della sua casa e degli affetti familiari. Per la via incontra molti personaggi particolari: uno snodato, molleggiato, esilarante spaventapasseri interpretato da Pietro Mazzarino, un bel ragazzo alto e slanciato, (direi quasi un contorsionista), ben truccato e vestito da uomo di paglia, bravissimo nel realizzare anche in modo comico l’instabilità dinamica e cinetica di un personaggio inanimato senza muscoli e senza cervello, che si unisce a Dorothy per potersi dotare di un cervello; un triste e grigio Uomo di latta in cerca di un cuore che non ha, appannaggio del bravo Mario Acampa, che passa con facilità dai movimenti a scatto propri di un robot al ritmo di fitti passi di danza tipici del tip tap dopo essere stato oliato; il Leone Codardo, che si accoda agli altri per cercare il coraggio, ben rappresentato da Giuseppe Raimondo, che rimbalza e si rotola come un pupo di gommapiuma e canta con bella ed estesa voce baritonale; la celestiale e buona Fata dell’Est, accompagnata da un corpo di ballo tutto bianco, interpretata e ben cantata da Micol Damilano dentro un sontuoso abito bianco, seduta su un trono bianco sopraelevato, con tanto di scettro e corona; la diabolica e inquietante Strega del Nord, tutta nera, attorniata da tre ballerini virtuosi ed elastici, impersonata dalla brava Lucrezia Collimato che canta ballando sulle punte; il goffo Mago di Oz in abiti clowneschi di Ettore Lalli, la Guardia interpretata da Edoardo Cavallo e la compunta maestra, all’inizio e alla fine della storia, che è Giada Conte.


Fanno da sontuoso ed indispensabile contorno il coro di voci bianche (acute e ben impostate) “Nuove Voci Ensemble” del Liceo Teatro Nuovo, le danzatrici bianche della Fata (Pale Nord) e quelle colorate della Strega (Pale Sud) con in mano enormi leccalecca come stendardi, le Passanti Verdi e i Mastichini del Mago, le Scimmie e i Servi di scena, le ragazze del tornado e i piccoli Bambini della fiaba. Tutto si svolge dentro una scenografia fiabesca accurata e coloratissima, arricchita da bellissimi costumi e resa estremamente accattivante da un disegno luci preciso e mirato, che ha favorito anche i cambi di scena a vista, resi invisibili da fari puntati sui personaggi del proscenio. Nulla è lasciato al caso. Il lavoro registico di Franca Donato ha del miracoloso: la recitazione, la gestualità esagerata, l’espressione, i movimenti coreutici, le apparizioni, gli ingressi, le uscite, il balletto dei sipari per i cambi di scena, gli elementi scenografici costruiti dagli alunni sono curati con precisione certosina e con un rigore che non lascia tempi morti, se si pensa che tutta la preparazione è stata fatta in soli tre mesi, ma questo vuol dire che anche gli alunni sono bravi e credono in questo tipo di attività. Complimenti anche al preparatore vocale Paolo Zaltron, un applauso particolare alla regista coreografa Franca Donato. Uno spettacolo da far girare.

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