sábado, 18 de septiembre de 2010

Intervista a Dario Moreno -pianista jazz, clavicembalista e direttore della Orquesta Barroca de Granada

Foto: Dario Moreno, Orquesta Barroca de Granada.
Massimo Crispi
Darío Moreno. Un musicista poliedrico, impossibile da etichettare perché l’etichetta che gli si vorrebbe attaccare cambia continuamente la propria identità in qualcos’altro... Da pianista jazz a clavicembalista e direttore dell’emergente Orquesta Barroca de Granada, uno degli ensemble barocchi spagnoli che va affermandosi sempre più in campo nazionale, Moreno è un instancabile musicista e ricercatore, che trasmette un entusiasmo estremamente coinvolgente e che punta al teatro. O forse dovremmo dire che immette il teatro nella musica che esegue. Ma non solo. Scopriamo, attraverso questo simpatico e amabile incontro che il maestro ci ha gentilmente concesso, le aspirazioni, le passioni, gli approfondimenti e i progetti di questo giovane e interessante artista già avviato verso l’Empireo... E scopriamo anche cosa succede in Spagna, dove, nonostante una crisi pesante, i nuovi fermenti, forse più che in Italia, riescono a trovare degli spazi che ormai da noi sono assolutamente negati in nome del nulla berlusconiano o dell’isolatissimo e anacronistico snobismo culturale della sedicente “sinistra”.

La tua maniera di essere artista, da ciò che si ascolta quando suoni, è caratterizzata dalla libertà. La musica per te non ha frontiere né segreti e Lully, Thelonious Monk, Händel, Chick Corea, Debussy o Pat Metheny sembrano convivere in un Eden dove tutto è permesso. Ci puoi parlare della tua maniera di comunicare attraverso la musica? Esistono delle difficoltà a proporre cose tanto diverse alle società di concerti, che magari hanno un concetto della musica un po’ cristallizzato nel tempo? Hai mai eseguito programmi misti di barocco e jazz, antico e moderno e lo vedi come qualcosa di realizzabile nelle stagioni ufficiali in Spagna?

Sono sempre stato molto eclettico musicalmente parlando. Per me la musica è stata sempre un “tutto”, una lingua molto ampia con una moltitudine di tendenze ed estetiche. Ho iniziato la mia formazione al Conservatorio però ho sempre cercato, nella mia carriera, di avvicinarmi ad altre musiche che mi interessavano gradualmente per i motivi più diversi. Non ho mai voluto specializzarmi in un campo musicale perché ciò supporrebbe la perdita di tante altre cose che mi interessano e mi piacciono. Io credo che si possa imparare da tutti i linguaggi musicali e che questi ultimi si possano intrecciare. Secondo me è questo l’arricchimento per un artista, bere da molte sorgenti, sempre con approfondimento, serietà, umiltà e rispetto per ciò che si fa.

Per ciò che riguarda la seconda parte della domanda, non ho mai realizzato un concerto misto perché, in genere, se mi concentro in un concerto di musica antica, per esempio, è perché voglio sconnettermi dal mondo del jazz e viceversa. La fusion mi piace più sperimentarla nel campo del jazz. Qui mi sento più a mio agio nel mescolare formule, ritmi e armonie della musica popolare, non solo del mio paese ma anche di luoghi come il Marocco, il Brasile, Cuba con stili come il funk, il rock, lo swing e il flamenco, connettendo tutti gli elementi attraverso il linguaggio dell’improvvisazione. Per quanto concerne la realizzazione di un programma misto di jazz e barocco ci sono molti antecedenti: per esempio il pianista francese Jacques Loussier, che da cinquant’anni interpreta Bach in versione jazz. E non è invano che Bach continua a essere il gran punto di riferimento, non solo per i musicisti di formazione classica ma anche per i jazzmen, che ne ammirano il contrappunto, l’armonia, il ritmo e la grande destrezza tecnica che richiede una sua interpretazione. Ancora non ho sentito l’esigenza di un programma misto di questo tipo per le ragioni che ho spiegato prima e perché penso che sarebbe qualcosa da fare molto bene per non fabbricare alla fine un prodotto ortopedico. Forse più avanti mi ci avventurerò, con più consapevolezza.

La formazione è qualcosa di molto importante per un musicista in generale e nel tuo caso in particolare. Le nostre scuole sono preparate o insufficienti per formare artisti moderni, con una vasta scelta di interessi? Tu cosa faresti per modificarle o potenziarle?

Credo che, nel caso particolare dei Conservatori, almeno in Spagna, siamo in un periodo di transizione dove c’è un tentativo di adattamento a una domanda sociale reale, in accordo col tempo in cui viviamo, però resta ancora molta strada da fare. Siamo ancora lontani dal momento in cui questa domanda di nuovi incarichi e specializzazioni possa essere soddisfatta dai nostri centri visto l’insufficiente investimento delle istituzioni pubbliche in materia di cultura, c’è tanta strada da fare perché si realizzino gli apporti economici sufficienti per avere dei conservatori moderni con installazioni, strumenti, così come anche disporre di una classe insegnante formata e preparata per soddisfare le nuove specializzazioni. Nel caso delle scuole private è diverso, avendo proprio queste ultime coperto in parte il vuoto che i conservatori non hanno saputo occupare però con la contropartita che ci sono pochi posti di accesso agli studenti e che in molti casi questi posti hanno un costo economico tale fuori della portata di molti giovani. È questa la ragione per cui molti musicisti della mia generazione, me compreso, sono stati obbligati ad andarsene per poter studiare ciò che volevano.
La musica barocca è il tuo lavoro e la tua passione. Come ti ci sei avvicinato e come si è accesa questa passione? Puoi parlarci, per favore, dei tuoi progetti attuali con l’Orquesta Barroca de Granada (e altri gruppi). Che formazioni prevede, dove produce concerti? Chi finanzia e segue questo progetto e che importanza ha nel territorio, come si sta sviluppando, soprattutto in un momento particolare e difficile come l’attuale?

La musica barocca mi si è avvicinata molto presto, quando a quattordici anni mio padre mi regalò un disco del Messia di Händel. Ricordo che non finivo mai di ascoltare quella musica... rimasi affascinato da quello strumento che si ascoltava in sottofondo e che poi scoprii essere un clavicembalo. Non ricordo che versione fosse né l’orchestra né il direttore, di certo non era un’orchestra barocca né un’interpretazione stilisticamente storica, ma per un ragazzo di quell’età non era importante che la magia della musica. Già da quel momento mi vedevo suonare in un’orchestra come quella e sognavo questo strumento a me misterioso. Dovettero passare vari anni, dopo aver terminato i miei studi superiori di pianoforte al Conservatorio Superior de Madrid, quando iniziai a pensare seriamente di comprare un clavicembalo e cominciare a studiarlo. Il mio primo strumento fu una copia di un Giusti costruito dal liutaio granadino Francisco Hervás, che conservo ancora e col quale feci i primi passi con alcuni amici che a Granada suonavano strumenti d’epoca. Il mio primo gruppo è stato un trio, “Traversiere” insieme al flautista Jesús Moreno e al fagottista Joaquín Osca, due grandi amici con cui continuo a lavorare. Avevamo molte aspettative e dividevamo dei momenti bellissimi, in cui abbiamo appreso molte cose. Successivamente ho iniziato ad approfondire sempre di più il mondo della musica antica, finché conobbi il mio maestro, il clavicembalista madrileno Toni Millán, col quale ho studiato l’interpretazione del repertorio e il basso continuo, prima privatamente e poi al Conservatorio di Madrid. In seguito ho fatto parte, anche a Granada, di diverse formazioni cameristiche con strumenti storici: “Capilla Musical Los Extravagantes”, “Taller Barroco Hemiolia”, “Academya Galante”, mentre continuavo i miei studi di cembalo. È stato anche un periodo di formazione, in cui ho seguito molti corsi di specializzazione come quelli di Daroca a Saragozza con Christine Wiffen, Jan Willen Jansen, Robert Woolley e con Lars Ulrik Mortensen a Rolduc (Holanda). Nel 2007 aiutato dal violinista Ángel Sampedro, iniziai a concepire il progetto dell’Orquesta Barroca de Granada (OBG) creando prima l’Orquesta Barroca del Conservatorio Superior de Granada, che mi è servita anche per avere un serbatoio di strumentisti ad arco a Granada. Per il Conservatorio ho organizzato vari corsi nei quali i partecipanti ricevevano una formazione specialistica all’interno di un’orchestra barocca e per i quali ho potuto contare su molti insegnanti, soprattutto violinisti-direttori, come il già ricordato Ángel Sampedro, Peter Zajicek, Alfred Cañamero e Peter Biely, realizzando numerosi concerti dove mettere in pratica il lavoro fatto durante i corsi. Questo è stato un progetto pioniere in Spagna, ma con la vocazione della continuità, e ciò ha permesso la creazione dell’Orquesta Barroca de Granada, in cui i migliori studenti del Conservatorio dividevano il leggio con professionisti della musica antica di riconosciuto prestigio internazionale.

Attualmente, l’Orquesta Barroca de Granada è già una realtà nel panorama barocco spagnolo, con la realizzazione di moltissimi concerti dal momento della sua creazione, in vari festival specializzati e con un funzionamento pienamente professionale. Con l’OBG si stanno avviando vari progetti, concerti strumentali, concerti vocali, opere e, tra essi, il recupero del patrimonio musicale barocco andaluso, con ricerca, interpretazione e diffusione delle opere che giacciono negli archivi delle nostre cappelle e cattedrali. Sto lavorando in questa direzione, recuperando l’opera di Antonio Cavallero (1728 -1822), ultimo maestro della Real Capilla de Granada e d’altri autori che furono maestri di cappella in Andalusia al principio del XVIII secolo e che vedrà la luce alla fine di quest’anno sotto forma di registrazione discografica. È una produzione molto ambiziosa e coinvolge molta gente: strumentisti, cantanti, musicologi, istituzioni come l’Università di Granada, il Centro de Documentación Musical de Andalucía e alcune istituzioni private granadine. Sarà il nostro primo lavoro nel campo discografico della musica antica e ci ho messo dentro tutte le mie speranze ed energie. Di certo viviamo in un’epoca di incertezze che sta contagiando molto gravemente anche il finanziamento di questo tipo di progetti artistici, ma confido nel fatto che l’importanza culturale che si suppone che abbia il patrimonio artistico della nostra città di Granada, così come pure del resto dell’Andalusia, potremo contare dell’appoggio necessario per portarlo fino in fondo.

Il barocco musicale è, per la maggior parte, vocale. Come comunichi coi cantanti che lavorano con te, che suggerimenti dai e quali ti danno loro?

Bene... le mie relazioni coi cantanti arrivano da molto lontano, da quando studiavo pianoforte al Conservatorio de Granada, cuando lavoravo come accompagnatore di repertorio nelle classi di canto private dei singoli insegnanti. In quegli anni suonai moltissimo repertorio: opere, lieder, zarzuela, oratorii, messe, romanze da concerto e ho appreso moltissimo come esecutore. È stata un’esperienza che mi ha molto arricchito. Anni dopo, dopo aver finito gli studi superiori di piano a Madrid, iniziai a lavorare come pianista accompagnatore al Conservatorio Superior de Granada e precisamente i miei primi anni furono da repertorista. La mia attitudine attuale coi cantanti che lavorano con la OBG è sempre di rispetto, di apprendimento e condivisione delle mie idee sulle opere che approfondisco insieme a loro, cercando che essi non perdano mai la propria personalità artistica. Cerco di fare in modo che si sentano comodi e liberi di esprimersi come musicisti. Allo stesso tempo mi piace che abbiano abbastanza personalità per trasmettermi buone idee interpretative, di fraseggio, dinamiche, respirazione e tempi, in modo che la mia concezione musicale, davanti a un’opera, sia sempre aperta ed elastica.

Come vedi la diffusione della musica attualmente in Spagna e come vorresti che fosse per il futuro? Come potrebbero i musicisti spagnoli incrementare la diffusione della musica e renderla più produttiva? Esistono altri modi di finanziamento, secondo te, che non derivino unicamente dalle istituzioni pubbliche? La televisione e il mondo mediatico più in generale aiutano a questa diffusione o si fa poco fino ad oggi?

È davvero poca. La diffusione della musica “colta” in Spagna sta passando momenti molto brutti, non solo a livello discografico, e la recessione industriale si estende anche a tutti gli ambiti musicali, anche a concerti programmati, stagioni e festival. Fortunatamente artisti con talento ce ne saranno sempre, con o senza crisi, con o senza industrie discografiche, ma la cosa certa è che i finanziamenti destinati alla cultura hanno subito fortissimi tagli che hanno provocato la scomparsa e addirittura l’estinzione di festival specialistici, alcuni dei quali sopravvivono in agonia con un quarto dei finanziamenti che avevano anche solo tre anni fa. Questo rende la programmazione dei concerti e di stagioni estremamente difficile anche dove si potrebbe raggiungere un maggior pubblico interessato. Creare un pubblico esigente, colto, che dia origine a una richiesta crescente di concerti di qualità significa un appoggio economico a concerti, rassegne e grandi festival. Se questo non si fa si genererà un pubblico ignorante, senza alcuna referenza.

Il musicista e il gruppo musicale che vivono di questi concerti sono i primi ad essere danneggiati. Molte formazioni, le più umili, finanziariamente parlando, sono scomparse attualmente per mancanza di domanda. In questa situazione potrebbe essere di grande aiuto la televisione, però è un mezzo assolutamente trascurato dalle grandi reti per quanto riguarda la musica “colta”, assolutamente adombrata dalla musica commerciale di consumo che apporta maggiori benefici economici. Alcuni di questi canali dedicati alla diffusione culturale, come Mezzo o Arte, sono privati, a pagamento, destinati a un’élite di cultori della musica e senza possibilità di raggiungere un qualsiasi semplice appassionato senza mezzi economici. Sinceramente penso che la televisione sia già un mezzo, per altri versi, già superato. Nel presente e ancor più nel futuro immediato si imporrà la tv “alla carta”, o, semplicemente internet. Io attualmente utilizzo moltissimo youtube piuttosto che la tv, che guardo appena perché non mi interessa e credo che ciò che succede a me succeda anche a una sempre maggiore quantità di persone. La radio, fortunatamente, fa una maggiore diffusione della sua sorella maggiore, la tv, trasmettendo in diretta molti concerti interessanti che senza questa possibilità non potrebbero raggiungere buona parte del pubblico. E credo che si potrebbe fare ancora di più.

La maniera migliore che noi musicisti abbiamo a disposizione, in questo momento, per farci conoscere e per offrire il nostro lavoro è internet. Senz’ombra di dubbio reti sociali come myspace, youtube o facebook hanno contribuito a ciò che dicevo prima e hanno aiutato molti musicisti di luoghi lontanissimi tra loro a conoscersi, condividere il lavoro ed ascoltarsi reciprocamente. Oggi non si può più fare a meno di un website, personale o del gruppo musicale, dove poter ascoltare e vedere in azione gli artisti. Questa formula, insieme a una buona registrazione audio e video è il migliore biglietto da visita per artisti che stanno lontani dal controllo della distribuzione che anche la migliore casa discografica possa realizzare e che sarà sempre più limitato di quanto possa offrire internet. Non ci sono limiti a raggiungere qualsiasi parte del mondo attraverso internet se non quelli che il mondo sappia che tu esisti nella rete.

Per il futuro mi piacerebbe che esistesse un pubblico sufficientemente informato, colto e allenato ad assistere a concerti dal vivo, che esigesse una programmazione di concerti di qualità, che appoggiasse la cultura non solo isolatamente col prezzo del biglietto, ma anche organizzandosi in associazioni private con quote mensili e con tanti soci, in modo che alla fine non fosse necessario l’aiuto di istituzioni pubbliche o solo con una partecipazione in una bassa percentuale nell’organizzazione di concerti nelle nostre città. Alla fine diventerebbe un copiare dei modelli europei che funzionano così da anni e che sopravvivono più facilmente a periodi come la crisi attuale, dove i governi sono talmente indebitati di per sé che la cultura diventa l’ultima delle sue priorità.

Com’è la tua doppia funzione di docente e di esecutore? O forse tripla, considerando quella del compositore. Quanto tempo dedichi a ognuna delle tue attività e quanto tempo ti resta per la tua vita extraprofessionale.

Attualmente la doppia funzione di docente e interprete in Spagna è abbastanza complicata nei Conservatori pubblici, giacché le leggi che li regolano sono le stesse delle scuole superiori e non delle Università. Per questa ragione dobbiamo osservare degli orari di permanenza obbligata nei nostri centri di lavoro, che riduce molto la possibilità di uscire e suonare fuori. Per fare dei concerti dobbiamo chiedere dei giorni di permesso senza retribuzione. Questo pregiudica notevolmente i nostri salari e a volte non conviene economicamente assentarsi dalle nostre classi per fare dei concerti. Sembra quasi una condotta da condannare essere un insegnante che fa concerti, anche se, paradossalmente, avere molta esperienza come interprete esecutore per le nostre amministrazioni accresce il punteggio in concorsi di trasferimento e commisioni di servizio. Non si capisce perché ma è così... Disgraziatamente abbiamo perso un’opportunità unica per i conservatori spagnoli, quella di essere integrati nelle università col famoso “Plan Bolonia” dell’insegnamento superiore...

Ad ogni buon conto, i miei colleghi attivi sia come docenti che come interpreti, così come me, pensano che sia fondamentale avere una buona formazione “scenica” per poterla trasmettere ai nostri allievi, i futuri professionisti della musica. E questo non solo dovrebbe essere appoggiato dalle nostre amministrazioni dell’istruzione, ma si dovrebbero anche dare tutte le possibilità a insegnanti che, come interpreti, abbiano un valore e un prestigio per il conservatorio per il quale producono.

Parliamo di incisioni. È senz’altro importante registrare e lasciare una traccia del proprio lavoro ma sembra che oggi il mercato discografico sia al tramonto. Come si potrebbe, secondo te, difendere quest’opera di documentazione e renderla concreta per il pubblico e per i musicisti?

Certamente, come spiegavo prima, il mercato discografico sta passando la peggiore crisi della sua storia e, se vorrà sopravvivere, dovrà adottare nuove formule che si incastrino meglio in questa nuova era dell’informatica. Alcuni stanno già facendo dei grandi affari con la vendita di musica online a prezzi ragionevoli, come il “Music Store” di Apple, solo per fare un esempio. Oggi qualsiasi musicista può mettere in rete la sua musica, non solo lì ma anche in siti che si occupano della distribuzione e della vendita di musica online, colla garazia che tutti i benefici saranno solo per i musicisti responsabili della registrazione, senza intermediari, senza cedere nulla a nessuna casa discografica. Tutto ciò è attraente per i musicisti di oggi, perché in questo modo si può gestire tutto da sé stessi e distribuire le proprie incisioni grazie alle nuove tecnologie. Queste registrazioni stanno attraversando un grande successo, soprattutto per i nuovi mezzi di produzione, molto più accessibili per lo stesso musicista che si trasforma anche nel produttore del suo lavoro. Chiaro che una buona registrazione discografica servirà e continuerà ad essere sempre il miglior biglietto da visita per un artista o una formazione, collateralmente all’attività concertistica, dove egli potrà mostrare il suo lavoro dal vivo.

La vita di un artista lo costringe ad avere sempre una valigia pronta. Come vivi questo aspetto e come lo vive la tua famiglia?

Ecco, questa è una domanda molto interessante... Di certo la nostra professione rende difficile conciliare vita professionale e vita familiare. Questo è, in ogni caso, complicato in qualsiasi professione se non ci sono un rispetto e una comprensione reciproci tra i componenti della coppia. Nel mio caso ho la fortuna di avere una famiglia che mi appoggia costantemente da quando ero bambino e ho una moglie, musicista come me, che capisce perfettamente questo tipo di vita, dal momento che lei è una grande interprete e vive ciò che vivo anch’io. Coll’arrivo di una figlia nelle nostre vite due anni e due mesi fa, confermare una data nelle nostre agende passa necessariamente attraverso di lei e col fatto che dobbiamo coordinarci molto di più. Personalmente adoro gioire della mia famiglia e adatto sempre la mia agenda per passare più tempo possibile con i miei cari. È questa una fase della mia vita molto felice e che mi sta arricchendo parecchio e la voglio vivere al massimo.

Un sogno, un ricordo, un progetto (o più di uno)?


Un sogno: vedere sempre felici le persone che amo. Un ricordo: Montréal. Un progetto: Trasmettere a mia figlia l’amore per l’arte, godere al massimo della mia famiglia (e della mia orchestra...)

Sei libero di aggiungere quello che vuoi, da ricette di cucina a viaggi che ti piacerebbe fare, libri da leggere o film da vedere...

Bene... viaggiare è una delle mie passioni, insieme alla fotografia (una combinazione di entrambe le cose è perfetta). Adoro il gazpacho andaluso (anche mia figlia lo adora). Libri da leggere? Un’infinità, e tra questi anche libri di “continuo”... Film da vedere... Il cinema mi affascina ma è tanto tempo che non vedo un film, per cui i film da vedere sono... moltissimi!

http://dariomoreno.net/
http://www.orquestabarrocadegranada.com/
http://www.myspace.com/barrocagranada

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