sábado, 11 de septiembre de 2010

La Cenerentola - Rossini Opera Festival, Pesaro

Foto: Rossini Opera Festival
Pesaro - Adriatic Arena
La Cenerentola, un’opera fresca e scattante da ascoltare senza respirare

Giosetta Guerra
La Cenerentola dovrebbe essere l’opera ufficiale del ROF, nel senso che dovrebbe stare in cartellone ogni anno come Verona fa con Aida. L’edizione di quest’anno, che riprendeva l’allestimento di Ronconi di dodici anni fa, ha pienamente soddisfatto il pubblico per una serie di motivi. In primis la bellezza assoluta della musica che nella lettura del bravissimo Yves Abel (direttore principale alla Deutsche Oper Berlin e affermato interprete rossiniano), alla direzione della formidabile Orchestra e dell’ottimo Coro (preparato da Paolo Vero) del Teatro Comunale di Bologna, si è intrisa di scintillante freschezza, si è dipanata in un ritmo così serrato e leggero che avresti voluto non respirare per non perdere nulla di quel dinamismo incalzante e trascinante. In perfetta sintonia con il palcoscenico, il direttore ha sostenuto la bravura degli artisti che sono entrati con naturalezza nel gioco scenico e nel vortice sonoro, restituendo il carattere dei personaggi, esaltato dai caratteristici costumi di Carlo Drappi. Le scene, con cambiamenti a vista grazie a moduli architettonici girevoli e/o sollevati con le corde, erano quelle di Margherita Palli con tutti i mobili affiancati a casaccio o ammassati l’uno sopra l’altro, sui quali il regista Luca Ronconi faceva camminare e agire i personaggi, con la serie di camini di varie dimensioni nella sala delle feste del principe, che Ronconi popola di un fantasioso coro (munito d’ombrello durante il temporale), con una limousine anni ’30 che entra in palcoscenico, con il volo della cicogna che trasporta Cenerentola vestita di rosso al palazzo reale, l’immobilità estatica, assolutamente necessaria in Rossini, di certe scene d’insieme (“Nodo avviluppato”): scene e regia che a suo tempo ci avevano lasciati un po’ perplessi e che oggi invece apprezziamo in tutta la loro originalità e funzionalità. Regista collaboratore Ugo Tessitore. Progetto luci Guido Levi.

Le peculiarità vocali e l’intelligenza interpretativa dei protagonisti, permeata d’ironia che non scade mai nel burlesco, hanno avuto un ruolo importante nel restituire il grande vitalismo dell’invenzione rossiniana. Marianna Pizzolato (Cenerentola) ha una grazia particolare nel porgere una voce calda, luminosa e seducente, grazie alla fluidità d’emissione, sa mantenere una linea di canto morbida, ma sa dare anche belle zampate acute (Rondò finale “Nacqui all’affanno”) e aderire con estrema bravura al canto di sbalzo (Non più mesta) e agli abbellimenti della coloratura rossiniana. Lawrence Brownlee (Don Ramiro) nei panni militari di Dandini sa essere dolcissimo, ha pronuncia chiara, voce morbida, gravi pieni e naturali, acuti scintillanti.

Il duetto con Cenerentola è un insieme di florilegi. La voce del tenore è chiara ma di spessore e ben pesata nei vari registri, il sillabato stretto e fitto è ben eseguito, i fiati lunghissimi lo conducono in orbite sovrumane e la duttilità del mezzo vocale lo rende valido esecutore dell’alto virtuosismo rossiniano. Nicola Alaimo (Dandini) nelle vesti di un principe biondo e corpulento sembrava la caricatura di Memmo Carotenuto, è un bravo caratterista e un bravo belcantista, a suo agio nei sillabati, poderoso nei concertati grazie ad una vocalità duttile e imponente. Paolo Bordogna (Don Magnifico simile al gatto di Pinocchio), ha ottime qualità attoriali e vocali, canta bene ma la voce è un po’ chiara per il ruolo e a volte non esce dall’orchestra, fisicamente è troppo magro e minuto, lo avrei visto meglio nel ruolo di Dandini e Alaimo sarebbe stato invece un perfetto Don Magnifico, penso anche vocalmente. Alex Esposito (Alidoro fisicamente agile calato dal camino), ha il carisma del mago con quella magnifica voce di nobile basso cantante, vibrante, sonora, estesa, abile nel canto ribattuto. Scenicamente espressive, ma vocalmente carenti le due sorellastre: Manon Strass Evrard (Clorinda) e Cristina Faus (Tisbe). Almeno per certi ruoli minori si potrebbe attingere dal nostro territorio, che ha tanti bravi cantanti in attesa di ingaggi.

Uno spettacolo che avrei rivisto subito, tanto mi ha entusiasmato.

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