martes, 29 de junio de 2010

CONCORSO LIRICO “ILLICA” OPERA STAGE LANCIATO PER LUGLIO DALLA PRO LOCO DI CASTELL’ARQUATO e il COMUNE DI CASTELL’ARQUATO - Piacenza


CONCORSO LIRICO “ILLICA” OPERA STAGE LANCIATO PER LUGLIO DALLA PRO LOCO DI CASTELL’ARQUATO e il COMUNE DI CASTELL’ARQUATO.
LANCIATA LA PAGINA WEB



Il 9 maggio, compleanno di Luigi Illica, è stato l’occasione celebrativa per riunirsi e mettere a fuoco un progetto per una grande nuova manifestazione lirica che arricchirà le tradizionali celebrazioni illicane di Castell’Arquato.

Sulla scia del successo del XXVI Premio Internazionale “Luigi Illica” 2009, nasce il 1° CONCORSO LIRICO ILLICA OPERA STAGE che si terrà dal 24 al 31 luglio 2010 nella bellissima borgata medievale che ha dato i natali all’illustre librettista e drammaturgo piacentino.
Così, se l’accento in passato è stato sui grandi nomi e l’ultima edizione che ha visto prestigiose presenze come Rolando Panerai, Roberto Aronica, Cristina Gallardo Domas, Donato Renzetti, Maurizio Scaparro, Marco Iannelli, Nicolaos Vellissiotis e Prof. Pier Marco De Santi, l’evento di quest’anno mira a valorizzare i nuovi talenti.

In questi mesi la Pro Loco di Castell’Arquato e l’Assessore alla Cultura Bernardo Baccanti hanno lavorato intensamente con la Direttrice Artistica del Premio Illica, regista Vivien Hewitt, per mettere a punto un progetto innovativo teso a proiettare il nome di Illica nel mondo e, allo stesso tempo, favorire il cammino dei giovani nel mondo altamente competitivo dell’opera.
“Il progetto è stato accolto con entusiasmo dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza” commenta l’Assessore alla Cultura Bernardo Baccanti. “D’altronde le celebrazioni del nostro concittadino devono assumere una regolare cadenza annuale e appare vincente una formula nuova che alterna le aspiranti star del futuro con gli artisti di fama consolidata, specialmente se l’esperienza dei grandi insigniti del Premio Illica si trasmette ai giovani attraverso uno stage.”
“La lirica è un forte veicolo di promozione per l’Italia nel mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India che stanno vivendo un’espansione esponenziale del melodramma. Attraverso il Concorso Lirico, Castell’Arquato si farà sicuramente conoscere alle generazioni emergenti di cantanti nazionali ed internazionali, oltre ai fans che li seguono” aggiunge la presidentessa del Pro Loco Tiziana Inzani.

Elemento distintivo del 1° Concorso Illica Opera Stage è che i Finalisti avranno l’opportunità di partecipare gratuitamente a cinque giorni di Stage intensivo con docenti di grande levatura, prima di affrontare il Concerto finale con orchestra che si terrà nella Piazza Monumentale sabato 31 Luglio.

Le Fasi eliminatorie e Semi Finali si svolgeranno sabato 24 e domenica 25 Luglio presso il Palazzo del Podestà, mentre lo stage si svolgerà tra il Palazzo, Casa Illica, che accoglierà anche i docenti dello stage e i membri della Giuria, e la Piazza Monumentale dove si svolgeranno le prove serali aperte al pubblico.

Durante lo stage i giovani saranno aiutati a perfezionare l’interpretazione musicale e scenica da docenti quali “Illica d’Oro” 2009 Rolando Panerai, il “Premio Illica” 2003 Ines Salazar e il Maestro Valerio Galli, un giovane direttore d’orchestra che ha già approdato al Festival Pucciniano, al Comunale di Bologna, in teatri quali Pisa, Novara, Mantova, Livorno, Rovigo, Trento e all’estero in Spagna e in Corea del Sud. I concorrenti sono incoraggiati a presentare non solo arie ma anche, dove possibile, duetti o scene d’opere che danno la possibilità di mettere bene a fuoco musica, tecnica vocale e recitazione.

La Direttrice artistica Vivien Hewitt commenta: “Ritengo fondamentale il contributo di Panerai, che farà anche padrino all’evento come Presidente del Concorso: oltre ad essere un grande cantante-attore, ha curato molte regie di successo, soprattutto pucciniane, e sono convinta che i giovani rimarranno affascinati dal travolgente entusiasmo che porta col suo lavoro e dalla valenza ed espressività drammatica che è capace di conferire ad ogni parola ed ogni gesto.
Ines Salazar è un grande soprano dalla carriera internazionale, molto conosciuta per la sua interpretazione delle partiture illicane, e sicuramente il suo contributo sulla tecnica vocale e sullo stile verista sarà di grande pregio.

Lavorare con Valerio Galli, un preparatore e direttore d’orchestra esperto ed esigente, sarà un’esperienza significativa per i giovani che devono affrontare una carriera dove la perfezione musicale è un elemento sempre più importante. Anch’io lavorerò con i ragazzi su qualche aria o scena e, con questo tipo di preparazione a monte, la Giuria avrà modo di giudicare la prestazione globale degli artisti che raggiungeranno la Finale, e non solo la loro capacità di affrontare un’aria staccata.”

Il concorso, oltre ai premi in denaro del valore di oltre Euri 6.500, offre concerti premio ed anche dei ruoli in un’opera lirica grazie a collaborazioni con altri istituzioni come l’Associazione OMEGA di Prato, l’Associazione Lucchesi nel Mondo e lo statunitense Radiology International Congress.

Per ulteriori informazioni contattare: Tel: 393 6601039 o vihewitt@tin.it


Concorso Lirico "ILLICA" - Opera Stage 24-31 Luglio 2010

Castell'Arquato

CONCORSO LIRICO “ILLICA” OPERA STAGE LANCIATO PER LUGLIO DALLA PRO LOCO DI CASTELL’ARQUATO e il COMUNE DI CASTELL’ARQUATO.
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Il 9 maggio, compleanno di Luigi Illica, è stato l’occasione celebrativa per riunirsi e mettere a fuoco un progetto per una grande nuova manifestazione lirica che arricchirà le tradizionali celebrazioni illicane di Castell’Arquato.


Sulla scia del successo del XXVI Premio Internazionale “Luigi Illica” 2009, nasce il 1° CONCORSO LIRICO ILLICA OPERA STAGE che si terrà dal 24 al 31 luglio 2010 nella bellissima borgata medievale che ha dato i natali all’illustre librettista e drammaturgo piacentino.


Così, se l’accento in passato è stato sui grandi nomi e l’ultima edizione che ha visto prestigiose presenze come Rolando Panerai, Roberto Aronica, Cristina Gallardo Domas, Donato Renzetti, Maurizio Scaparro, Marco Iannelli, Nicolaos Vellissiotis e Prof. Pier Marco De Santi, l’evento di quest’anno mira a valorizzare i nuovi talenti.
In questi mesi la Pro Loco di Castell’Arquato e l’Assessore alla Cultura Bernardo Baccanti hanno lavorato intensamente con la Direttrice Artistica del Premio Illica, regista Vivien Hewitt, per mettere a punto un progetto innovativo teso a proiettare il nome di Illica nel mondo e, allo stesso tempo, favorire il cammino dei giovani nel mondo altamente competitivo dell’opera.
“Il progetto è stato accolto con entusiasmo dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano e dall’Amministrazione Provinciale di Piacenza” commenta l’Assessore alla Cultura Bernardo Baccanti. “D’altronde le celebrazioni del nostro concittadino devono assumere una regolare cadenza annuale e appare vincente una formula nuova che alterna le aspiranti star del futuro con gli artisti di fama consolidata, specialmente se l’esperienza dei grandi insigniti del Premio Illica si trasmette ai giovani attraverso uno stage.”


“La lirica è un forte veicolo di promozione per l’Italia nel mondo, specialmente nei paesi in via di sviluppo come la Cina e l’India che stanno vivendo un’espansione esponenziale del melodramma. Attraverso il Concorso Lirico, Castell’Arquato si farà sicuramente conoscere alle generazioni emergenti di cantanti nazionali ed internazionali, oltre ai fans che li seguono” aggiunge la presidentessa del Pro Loco Tiziana Inzani.


Elemento distintivo del 1° Concorso Illica Opera Stage è che i Finalisti avranno l’opportunità di partecipare gratuitamente a cinque giorni di Stage intensivo con docenti di grande levatura, prima di affrontare il Concerto finale con orchestra che si terrà nella Piazza Monumentale sabato 31 Luglio.


Le Fasi eliminatorie e Semi Finali si svolgeranno sabato 24 e domenica 25 Luglio presso il Palazzo del Podestà, mentre lo stage si svolgerà tra il Palazzo, Casa Illica, che accoglierà anche i docenti dello stage e i membri della Giuria, e la Piazza Monumentale dove si svolgeranno le prove serali aperte al pubblico.


Durante lo stage i giovani saranno aiutati a perfezionare l’interpretazione musicale e scenica da docenti quali “Illica d’Oro” 2009 Rolando Panerai, il “Premio Illica” 2003 Ines Salazar e il Maestro Valerio Galli, un giovane direttore d’orchestra che ha già approdato al Festival Pucciniano, al Comunale di Bologna, in teatri quali Pisa, Novara, Mantova, Livorno, Rovigo, Trento e all’estero in Spagna e in Corea del Sud. I concorrenti sono incoraggiati a presentare non solo arie ma anche, dove possibile, duetti o scene d’opere che danno la possibilità di mettere bene a fuoco musica, tecnica vocale e recitazione.


La Direttrice artistica Vivien Hewitt commenta: “Ritengo fondamentale il contributo di Panerai, che farà anche padrino all’evento come Presidente del Concorso: oltre ad essere un grande cantante-attore, ha curato molte regie di successo, soprattutto pucciniane, e sono convinta che i giovani rimarranno affascinati dal travolgente entusiasmo che porta col suo lavoro e dalla valenza ed espressività drammatica che è capace di conferire ad ogni parola ed ogni gesto.
Ines Salazar è un grande soprano dalla carriera internazionale, molto conosciuta per la sua interpretazione delle partiture illicane, e sicuramente il suo contributo sulla tecnica vocale e sullo stile verista sarà di grande pregio.


Lavorare con Valerio Galli, un preparatore e direttore d’orchestra esperto ed esigente, sarà un’esperienza significativa per i giovani che devono affrontare una carriera dove la perfezione musicale è un elemento sempre più importante. Anch’io lavorerò con i ragazzi su qualche aria o scena e, con questo tipo di preparazione a monte, la Giuria avrà modo di giudicare la prestazione globale degli artisti che raggiungeranno la Finale, e non solo la loro capacità di affrontare un’aria staccata.”


Il concorso, oltre ai premi in denaro del valore di oltre Euri 6.500, offre concerti premio ed anche dei ruoli in un’opera lirica grazie a collaborazioni con altri istituzioni come l’Associazione OMEGA di Prato, l’Associazione Lucchesi nel Mondo e lo statunitense Radiology International Congress.

Per ulteriori informazioni contattare: Tel: 393 6601039 o vihewitt@tin.it

24–31 Luglio 2010

24 Luglio, Fase eliminatoria
25 Luglio, Fase Semi-Finale

26-30 Luglio Opera Stage
con docenti
Rolando Panerai, baritono e regista
Ines Salazar, soprano
Valerio Galli, Direttore d’Orchestra
Vivien Hewitt, regista

Piazza Monumentale
26-29 Luglio Prove Aperte dalle ore 20.00

31 Luglio, Ore 21,00
CONCERTO FINALE
CON ORCHESTRA
DIRETTORE VALERIO GALLI

http://www.luigiillica.it
/
info@luigillica.it
Iscrizioni tel. 393.6601039 Biglietteria 0523.804181

domingo, 27 de junio de 2010

El barroco hispanoamericano de Capilla del Sol - Buenos Aires, Argentina

Fotos e imagen cortesía: Capilla del Sol
Ramón Jacques

El vestíbulo central del Museo de Arte Hispanoamericano Isaac Fernández Blanco de la Ciudad de Buenos Aires, rodeado de su amplia colección de piezas de arte virreinal iberoamericano creó un ambiente verdaderamente evocador para la realización del concierto del ensamble Capilla del Sol, evento que a la vez sirvió como presentación de su reciente material discográfico titulado “Como pudieran en cualquier catedral”: Una misa en las Reducciones Jesuíticas del oriente boliviano, ca 1750.

Este conjunto argentino de música antigua, que fue creado en el 2004 y tiene su residencia precisamente en el museo, se especializa en la interpretación de obras del extenso patrimonio iberoamericano de música barroca con instrumentos originales y técnicas de ejecución similares a las de aquella época. Desde su creación, el grupo se ha presentado en diversas sedes en Buenos Aires y en la Argentina, así como en las ediciones 2004, 2006 y 2008 del Festival de Música Renacentista y Barroca de Misiones de Chiquitos, Bolivia, en la edición 2006 del Tropical Baroque Music Festival of Coral Gables, Florida, EEUU y en el Festival Internacional de Música Sacra de Quito, Ecuador entre otras presentaciones. En el 2010 sobresalen sus presentaciones: en el National Museum of American Indian del Instituto Smithsoniano y en el Kennedy Center for the Performing Arts de la ciudad de Washington EUA, y en el mes de octubre tiene previsto realizar una gira por México, que incluirá su debut en el importante Festival Internacional Cervantino de Guanajuato.

En el programa que nos ocupa, se ejecutó la musica de una misa tal y como hubiese ocurrido en las misiones de Bolivia alrededor del año de 1750. La reconstrucción de dicha misa nació como fruto de extensos viajes, exhaustivas investigaciones y consultas realizadas por Ramiro Albino, director de la agrupación, particularmente en los archivos musicales de Moxos y Chiquitos Bolivia, que contienen un significativo acervo de partituras musicales de diversos estilos e influencias.

Históricamente, estas tierras recibieron durante mucho tiempo misioneros de tierras tan alejadas y diversas como: Alemania, Argentina, Bolivia, Republica Checa, Chile, España, Francia, Hungría, Italia, Paraguay, Perú, Polonia y Suiza, y debido a la intensa actividad litúrgica, y por lo tanto musical que ahí existía, se fue creando a lo largo de dos siglos un amplio archivo musical que se nutrió de las partituras que fueron traídas por los misioneros en sus viajes, o creadas in situ por diversos compositores. Como no existía un orden profesional o una actualización en el repertorio, lamentablemente se desconocen los nombres de muchos de los autores de las piezas, y cuando era necesario elegir música para alguna celebración, simplemente se seleccionaban partituras del archivo de acuerdo a los textos, y así eran interpretadas.
El anterior fue el criterio utilizado por Capilla del Sol para crear esta misa, utilizando todas las partes que la componen, y cuya elección incluyó una conmovedora: Misa de octavo tono a tres voces -o la Misa de Pariache- de Tomas y Torreón y Velasco, una obra cargada de gran espiritualidad y de la que además se extrajeron: Kyrie, Gloria, Credo y el Sanctus; que junto a otros pasajes, y las profusas partes vocales y corales, como tambíen un Agnus Dei, fueron entrelazadas por partes musicales como: un fragmento de la Toccata en re menor, otro del Verso II, y de la Retirada del emperador de los dominicos de SS, acompañadas al órgano, de Domenico Zipoli, así como por una serie en tres partes de la Partida de los metales: Peltre, Plomo y Hierro, de cargado acento musical renacentista, y quizás de tintes monteverdianos.

En conjunto la Capilla del Sol exhibió un sonido compacto y homogéneo, cuantioso en el dinamismo y la musicalidad, con la que se logró emocionar y tocar fibras profundas del público presente en el concierto, bajo la segura y diestra dirección de Ramiro Albino. El componente instrumental incluyó: dos violines, cello, órgano, vihuela y guitarra, arpa, fagot, y flauta, y sin renunciar al carácter y sello latinoamericano inherente a las obras que se ejecutaron, exuberantes percusiones, que fueron notablemente plasmadas en el pasaje musical Manzana (el fragmento de la Partida de las Frutas) con la que concluyó la velada.





jueves, 24 de junio de 2010

MAESTRO EUGENIO SACCHETTI SENIOR “Una vita per la musica” (Santhià, Piemonte)

CAVAGLIA’, Venerdì 18 giugno 2010
Chiesa Parrocchiale San Michele Arcangelo

Foto: Associazione Culturale "La Voce"

Renzo Bellardone

A trent’anni dalla scomparsa è stato ricordato il Maestro Eugenio Sacchetti Senior, musicista, docente musicale, organista, per 47 anni Maestro di Cappella di Santhià, direttore della banda cittadina e di diverse formazioni orchestrali, compositore. L’ouverture della manifestazione è stato un illuminato concerto d’organo, organizzato dall’Accademia Internazionale di Musica G. Carisio di Santhià in collaborazione con l’Associazione Culturale “La Voce”, ed eseguito dal nipote diciottenne Eugenio Sacchetti junior. Il primo spontaneo desiderio che questa offerta musicale fa sorgere è sulla fantasiosa e fantastica possibilità di avere un organo nei teatri e di poter abitualmente utilizzare le chiese per i concerti spirituali!

La musica è forse il tramite più immediato ed efficace per elevare lo spirito dell’uomo ed in questa occasione lo scorrere agile e puntuale di mani e piedi del giovanissimo organista - su organo storico ‘Fratelli Serassi di Bergamo 1820, opus 181’-ha creato suggestioni e visioni del tutto inattese. Decisamente sicuro ed all’altezza di concertisti ben più conosciuti ed acclamati ha iniziato il concerto con dolcezza suadente ed evocativa con la sonata 1° di Giovanni Morandi, ma subito ha sgombrato il campo poetico e con un imponente attacco da il via a “Le sanguinose giornate di Marzo ossia ‘La rivoluzione di Milano’ ” di Padre Davide da Bergamo. Dalle primissime note imperiose si ricava la visione della battaglia, delle contrapposte fazioni che si affrontano ed il ritmo cadenzato evoca l’avanzare delle truppe da terra in battaglia, la marcia, la parata, gli stendardi e le armi fino allo scontro fragoroso e nefasto, fino al silenzio che inevitabile segue. Il sangue ed i corpi a terra sono le immagini che questa musica teatrale, quasi da film riesce epidermicamente a portare all’ascoltatore ed Eugenio Sacchetti junior con piglio da sicuro concertista non lesina le emozioni…..Seppur giovane si può ben dire che da buon esecutore qual’era, ora si sta affermando come valido interprete, sicuro, deciso fin nei più arditi virtuosismi!
Nel successivo “Tempo di Sonata” di P. Fumagalli i veloci passaggi di registri creano l’atmosfera della grande orchestra, la cui assenza nessuno dei presenti ha rimpianto: da solo l’organo ha riempito le menti ed i cuori fino alle partiture di Vincenzo A. Petrali con l’”Adagio” e la “Sonata per organo istromentato e con eco”: quest’ultimo brano ha rivelato una scrittura maestosa che in qualche passaggio quasi Wagneriano ha ricordato il Lohengrin (lo sposalizio) per poi sfociare all’improvviso in un tempo di valzer che cede il passo alla spensieratezza ed all’allegria per aprirsi alle musiche promesse dalla modernità del nuovo secolo : il “900”.

L’introduzione al concerto, proposta dal Maestro Arturo Sacchetti, ricca di dotti riferimenti al teatro musicale ed alla Musica in Chiesa è risultata perfettamente pertinente e validamente anticipatrice di quanto si è andati poi ad ascoltare. Può risultare antipatico a dirsi, ma certa musica “leggera” di oggi , che va per la maggiore non è certamente solo frutto dell’ispirazione, ma anche fruizione delle precedenti scritture, modernamente rivisitate ed adattate dagli autori……e le partiture illuminate abilmente proposte in questo concerto, non hanno che confermato questa consapevolezza. L’ovazione finale –indiscutibile metro di valutazione- al giovane Eugenio Sacchetti, ha sottolineato quanto il pubblico abbia apprezzato la spontaneità e la freschezza della proposta.



La Cenerentola - Opera de Bellas Artes, México.

Fotos: INBA - Noé Colín (Don Magnifico), Guadalupe Paz (Angelina), Hans Ever Mogollón (Don Ramiro)

Ramón Jacques

El barroco y el belcanto han sido dos géneros habitualmente olvidados y relegados de las temporadas de la Opera de Bellas Artes, prueba de ello es que La Cenerentola de Rossini fue representada por esta compañía hace mas de diez años, y el Barbero de Sevilla, una de las operas mas populares de su compositor y una de las mas conocidas de todo el repertorio operístico ha sido escenificada en una sola ocasión durante ese mismo periodo de tiempo. Dicho lo anterior, sería imposible cuantificar, tanto en tiempo como en titulos, la deuda que la que la compañía ha adquirido con el público operístico de México por haberlo privado de conocer y escuchar en vivo tantas joyas operísticas.

Con el reciente anunció que el Teatro de Bellas Artes no reabrirá sus puertas, como se tenía previsto en el mes de septiembre, la temporada 2010 continua realizándose en sedes alternas, como esta producción que se llevo a cabo en el Teatro de las Artes (del Centro Nacional de las Artes), un moderno recinto que por sus dimensiones de espacio y atmosfera pareció ser adecuado para este repertorio.

Los aspectos artísticos-escénicos como el diseño de la escenografía, la iluminación y la dirección escénica fueron encomendadas a Juliana Faesler, que tan memorable labor realizó montando Jenůfa de Leoš Janáček hace un par de años en el teatro de Bellas Artes, y que en esta ocasión optó por contar la historia como un colorido cuento o comic con el que intentó captar y conservar el colorido y la diversión que emanan de la historia: en un austero salón, en un jardín repleto de animales y en un barco en alta mar. Como sucede frecuentemente cuando se representan estas operas, se sobrecargo la actuación – de solistas y coro- con superflua comicidad, innecesaria si se considera que la trama y la música ya contienen un candor y una jocosidad propia. La escena contó además con la presencia de cuatro ratones en continuo movimiento que acompañaban en todo momento a Angelina, y que tal y cómo sucedió en la producción escénica del Liceu de Barcelona del grupo catalán Els Comediants que inspiró este recurso, no se aporto mas que distracción y desconcierto.

Musicalmente la velada resultó ser ampliamente satisfactoria gracias al dinamismo y entusiasmo que el francés Sébastian Rouland le imprimió a su lectura, logrando extraer de la Orquesta de Bellas Artes una amplia gama de tonalidades orquestales presentes en la música de Rossini: con convicción, uniformidad y balance entre todas las fuerzas artísticas. Un reconocimiento merece el bien trabajado y homogéneo coro de Bellas Artes que bajo la guía del italiano Maurizio Baldin, se convirtió en un protagonista mas de la función.

El papel de Angelina fue interpretado por la debutante mezzosoprano Guadalupe Paz, quien actuó con pasividad y poca convicción, y cantó con un timbre de tonalidad oscura pero sonido áspero en la emisión y poca agilidad vocal en sus intervenciones. Por su parte, el tenor colombiano Hans Ever Mogollón mostró experiencia y solvencia interpretando al personaje de Don Ramiro, a quien prestó una voz clara en la emisión, muy flexible, y elegante en el fraseo.

Destacadas fueron las prestaciones: del experimentado bajo bufo mexicano Noé Colín, quien actuó con gracia y la arrogancia necesarias a Don Magnifico, y plasmo en su cantó y en sus arias, vigor, vivacidad, y una agradable línea de canto; y del barítono Josué Cerón quien dio vida a un simpático Dandini impetuoso en su canto con voz segura y homogénea. Dignas y convincentes fueron las aportaciones del bajo-barítono Luis Rodarte como Alidoro; de la soprano Zaira Soria como Clorinda; y de la mezzosoprano Gabriela Thierry como Tisbe.

miércoles, 23 de junio de 2010

Turina, Schumann y Rachmaninov interpretados por la OFUNAM, México D.F.

Fotos: Josep Caballé-Domenech / Jorge Federico Osorio. Musica UNAM

Ramón Jacques

El compositor Joaquín Turina se hizo presente en este concierto de la OFUNAM con la interpretación de sus Danzas Fantásticas, la obra mas conocida del celebre compositor español, para la cual se inspiró en la novela La orgía de José Mas, autor de relatos de ambiente sevillano al que siempre se mantuvo próximo Turina y el cual supo plasmar en sus obras. En el movimiento exaltación, se percibieron los cargados y tradicionales tintes de musicalidad y alegría de la jota o incluso los pasos dobles; en ensueño, el más lento de los tres movimientos resaltó por la profusa sección de alientos de la orquesta, y en el tercer y último movimiento Orgia, el más intenso y espectacular de los tres, y con una orquesta a toda fuerza emanó la brillante farruca andaluza de giros melódicos evocadores del cante flamenco. En su entusiasta y segura lectura, el director catalán Josep Caballé-Domenech mostró seguridad y afinidad con este repertorio, y de su lectura extrajo interesantes coloraciones y tonalidades. El carácter romántico y sentimental de Robert Schumann se escuchó en la satisfactoria interpretación de su Concierto para piano y orquesta en la menor, op 54, con la presencia del pianista mexicano Jorge Federico Osorio, de escasa presencia en el país en los últimos tiempos, y que ofreció una placentera interpretación de esta pieza comenzando con el habilidoso primer movimiento Allegro afectuoso, pasando por el sigiloso y por momentos vertiginoso Intermezzo: Andantino grazioso, para convertirse en una constante e inagotable fuente de habilidosa armonía y sonoridad en el resto de la pieza. La orquesta, particularmente en su sección de cuerdas creó un adecuado marco de acompañamiento bajo la enardecida guía orquestal. Como bis, Osorio intepretó el Intermezzo, opus 119 de Johanes Brahms. En la segunda parte del concierto se escuchó la Sinfonía no. 3 en la mejor, op 44 Sergei Rachmaninov cargada de abundantes intervenciones solistas, como las luminosas y expresivas intervenciones de Sebastian Kwapisz concertino de la orquesta, en el tono con la carácter triste y lúgubre del Dies Irae, o misa de muertos, que envuelve la partitura. Algunos pasajes muy alargados y por momentos aletargadas que imprimió a esta pieza el director Caballé-Domenech, particularmente al final de la obra, restaron emotividad a una interpretación que pareció al final quedar irresuelta.

martes, 22 de junio de 2010

Aria di Alessandro il Grande: Vil trofeo d'un'alma imbelle de la opera "Poro, Rè dell'Indie" de G.F. Händel

Massimo Crispi, tenor

Europa Galante

Director Fabio Biondi

Grabación en vivo en la Opéra de Lyon, Francia. 1996

Quanto magis generosa: Juditha Triumphans- Vivaldi



Juditha - Manuela Custer, mezzosoprano

Venice Baroque Orchestra

Director: Andrea Marcon

Concertgebouw Amsterdam

30 May 2009

Gustavo Dudamel y la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar - The Proms, Londres



Danzón No. 2 de Arturo Márquez


Huapango (1941) de José Pablo Moncayo

lunes, 21 de junio de 2010

La Gran Magia de Eduardo de Filippo

Fotos: Gustavo Garzón ( Calogero) y Victor Laplace (Otto Marvuglia)- Crédito: Carlos Flynn
Ramón Jacques

Dentro de la temporada 2010 del Complejo Teatral de Buenos Aires se presentó en el Teatro Presidente Alvear de la famosa calle Corrientes: La Gran Magia, del actor, director y comediógrafo napolitano Eduardo de Filippo (1900-1984). La obra que desde su estreno en la posguerra había sido injustamente olvidada con el paso del tiempo, fue repuesta en 1984, el mismo año del fallecimiento de su autor, en el Piccolo Teatro de Milán bajo la dirección escénica Giorgio Strehler. Posteriormente, la Comédie-Française la escenificó en el 2009, en un hecho sin precedentes ya que este teatro no solía ofrecer piezas de teatro italiano, y en el 2010 se estrenó finalmente en Buenos Aires, con la traducción y puesta escénica del director Daniel Suárez Marzal, los vestuarios de Renata Schussheim (ambos de amplia y reconocida trayectoria en el montaje de operas) y con las coloridas y elegantes escenografías de Jorge Ferrari, situadas en un club de playa (del Hotel Metropol) y en el salón de dos casas de los años 20s.

La concepción escénica de Suárez Marzal trazó de manera: directa, accesible y humorística, tanto en el lenguaje hablado como en la actuación, el problema planteado en su momento también por Pirandello sobre el tenue límite que puede existir entre la ficción y la realidad, y que nos hace pensar e imaginarnos si la ilusión: ¿es lo que no es? o ¿es una mentira que se puede convertir en realidad? o acaso ¿Son las ilusiones pequeños engaños que uno necesita para construir su vida? En definitiva: lo que parece que de Filippo y Suárez Marzal quieren decirnos es que la ilusión es aquello que nos ayuda a mirar hacia adelante y nos ayuda a dejar atrás lastres: como le sucede al celoso Calogero Di Spetta (interpretado por el actor Gustavo Garzón) quien termina liberándose de la vida gobernada por las costumbres, los modales, la familia etc. cuando en sus vacaciones en un balneario de la costa italiana, el mago y charlatán prestidigitador Otto Marvuglia (interpretado por un seguro y astuto Víctor La Place) hace desaparecer con sus trucos a Marta, mujer de Calogero (interpretada por Sandra Ballesteros), quien decide aprovechar el truco para fugarse con su amante. A partir de ese momento comienza una nueva “realidad” para Calogero, que es construida por el mago, quien cuestionando su confianza y fe en Marta lo incita a abrir o no abrir una caja. Para no reconocer la infidelidad de su esposa, Calogero prefiere vivir atrapado en un mundo de ilusión, que termina por convertirse en su más absoluta verdad. La gran magia es también la incredulidad del publico que mira el espectáculo y que forma parte de el al ser el mar que contemplan y al que se dirigen constantemente los personajes.

domingo, 20 de junio de 2010

Entrevista al barítono argentino Omar Carrión

Fotos: Schaunard en La Boheme, Arnaldo Colombaroli - Teatro Colón; El Barbero de Sevilla; Attila - Buenos Aires Lírica; El Barbero de Sevilla - Teatro Solís de Montevideo.

Ramón Jacques

Argentina ha sido siempre un país de gran tradición operística si se considera que en Buenos Aires, su capital, se encuentra el famoso y legendario Teatro Colón. También porque ha sido una inagotable cantera de voces de gran calidad, muchas de ellas surgidas del propio Instituto Superior de Arte del Teatro Colón. Esta gran generación de cantantes argentinos, al lado de tantas figuras que pisaron el máximo escenario bonaerense, han ayudado a construir y a enriquecer la historia de este teatro. Una de las figuras más representativas de esa generación, y al que se le considera una de las mejores voces de su cuerda en ese país es, sin lugar a dudas, el barítono Omar Carrión.

Con un extenso currículo, Omar goza de reconocimiento internacional que comenzó participando en importantes concursos de canto como el Concurso Pavarotti de Filadelfia, y el prestigioso Cardiff Singer of the World en Gales, así como por su interpretación cantando papeles como: Lescaut en Manon y Manon Lescaut, Sharpless en Madame Butterfly, Ping en Turandot, Rigoletto, Don Carlo en Ernani, el Conde Luna en Il Trovatore, Germont en La Traviata, el Marques de Posa en Don Carlo, Lord Enrico en Lucia di Lammermoor, Alfonso IX en La Favorita, Lord Notthingham en Roberto Devereux y Fígaro en El Barbero de Sevilla, entre otros; y se ha presentado en diversos teatros de Sudamérica como el Solís de Montevideo, Municipal de Santiago y Temuco en Chile, Medellín y Cali en Colombia, Porto Alegre en Brasil, además en Hanover en Alemania, Atenas en Grecia, Cardiff en Gales, y en el Auditorio Nacional de México, además de su presentaciones en los teatros Argentino de la Plata y Avenida de su ciudad, sin olvidar su continua participación en las Temporadas del Teatro Colón de su ciudad natal donde alternó con cantantes como Placido Domingo, Mirella Freni, Neil Shicoff, Alain Fondary, Leona Mitchell, Jennifer Larmore, Leo Nucci, Marcelo Álvarez, y Sherill Milnes

En esta entrevista, Omar Carrión nos habla de su carrera y sus puntos de vista sobre su carrera y su visión de la ópera en la Argentina.

¿Fue el ambiente musical que existía en casa lo que despertó tu interés por convertirte en cantante de ópera?
¡Increíblemente no! Mi padre fue un gran tenor lirico spinto llamado Antonio Carrion y mi madre Hilda Angelici, una exquisita soprano. Ambos dejaron de cantar cuando yo nací, y durante mi niñez crecí escuchando vocalizar a los alumnos de mi padre, cosa que no me incentivó para nada hacia la ópera. Yo era y sigo siendo fanático de Los Beatles. Sin embargo, la genética pudo más y en la adolescencia todo se disparó naturalmente. Fui a ver una Tosca al Teatro Colón con Carlo Bergonzi y cuando comenzaron las primeros acordes de la ópera y mientras él cantaba ‘Recondita Armonia’, algo sentí dentro de mí. Al año siguiente vi Rigoletto con Sherrill Milnes y allí decidí que quería cantar. Estaba cursando el secundario y vivía escuchando y viendo ópera. En esa época jamás me hubiera imaginado que iba a estudiar y cantar con el propio Milnes.

¿Cuándo ocurrió tu debut?

Considero que mi verdadero debut profesional fue en 1990, con el rol de Guglielmo de Cosi Fan Tutte en el Teatro Colón. Irónicamente antes del cierre del teatro, mi ultimo trabajo importante fue también en Cosi Fan tutte pero como Don Alfonso. De ese Guglilemo ya han pasado diecinueve años.¿Qué significó para ti representar a tu país en los concursos de canto ‘Pavarotti de Filadelfia’ y ‘Cardiff Singer of the World’ en Gales?Los concursos son experiencias interesantes que te hacen subir un escalón. También fui Ganador del Concurso Rossini en 1992 en Argentina. Más allá de eso, he visto a estupendos cantantes de concursos que jamás han cantado nada y otros que nunca ganaron un concurso y son grandes divos. Creo que el secreto está en no dejarse amedrentar por los avatares de la carrera, y seguir siempre estudiando y perfeccionándose hasta el final de la misma. Acabo de hacer una producción de Traviata nuevamente: he cantado muchas funciones de esta ópera, y sin embargo durante dos meses sólo se podía ver en mi mesa de luz la partitura, y La Dama de las Camelias de Dumas, los libros de Kurt Pahlen refiriéndose a la obra, el vídeo de la película Camille con Greta Garbo y Robert Taylor, otro libro de cantantes que opinan sobre el abordaje de los personajes etc. Con lo anterior quiero decir que la ópera es mucho más que cantar bien solamente.

Si tuvieras que describir tu voz ¿Qué características dirás que esta posee?

Me considero un barítono lírico agudo.

Para alguien que nunca ha escuchado cantarte en directo ¿Qué seria aquello que te gustaría que te escuchara cantar primero?


Sin duda el belcanto, y cuando hablo de belcanto, por supuesto que incluyo a Verdi que como dijera alguna vez Placido Domingo es el belcanto con la B mayúscula.


¿Cuál es tu repertorio mas apto en este momento, y con que papeles consideras ampliarlo?


Básicamente el repertorio belcantista. En teatros grandes busco no salirme del bel canto, y en los teatros medianos o más chicos, canto óperas un poco más fuertes, pero siempre con mi voz. Por lo tanto, mi repertorio mas común comprende papeles como Fígaro, Germont, Alfonso IX, Lord Enrico, Notthingham, Don Carlo, Malatesta, Valentín, Guglielmo, Don Alfonso, Belcore, Sharpless, Ping, y para teatros más chicos Conde de Luna, Rigoletto, Marques de Posa.

Una experiencia significativa en tu carrera fue la gira que realizaste con la Orquesta Nacional de España. ¿Qué recuerdas de esa experiencia?

Cantamos las Ausencias de Dulcinea de Joaquín Rodrigo, una cantata para barítono y cuatro sopranos dirigidos por el gran maestro Rafael Frühbeck de Burgos Se presento en Hannover, Alemania, y en Atenas, en el increíble Anfiteatro Herodes Atticus, al pie del Partenón. Esa noche, alumbrado por la luz de la luna, me sentí agradecido de ser cantante y poder esta allí, con Atenas a nuestros pies y pisando el escenario en donde había estado María Callas.

Te formaste profesionalmente en el Teatro Colon de Buenos Aires y te tocaron vivir las épocas legendarias de este mítico recinto ¿Que recuerdos sobresalen en tu memoria de esa época?

Recuerdo que al entrar a la sala principal se sentía como si fuera a un templo. También llegar a los ensayos o las funciones me trae a la memoria que lo hacia pensando que debía estar a la altura de las circunstancias, cosa nada fácil. Recuperar la parte edilicia será más fácil que recuperar la mística del templo.

¿Cómo fue para ti trabajar y alternar con figuras tan importantes que pasaron por el Colón?
Siempre que he cantado con los grandes divos, mis sentidos se agudizan de tal manera que trataba de ver y oír todos los detalles. Cantando al lado de los grandes se aprende más que en otras situaciones. Por otro lado, siempre trate de acercarme a ellos con el respeto hacia aquel que ha marcado un camino y del cual se puede aprender.
¿Existe alguno en particular que haya tenido una influencia positiva sobre tu carrera?

Sin duda el haber cantado y tomado clases con Sherill Milnes, ya que siempre fue un referente para mi, y el poder trabajar con el me hizo evolucionar enormemente.
Precisamente el destino quiso que formaras parte de la gala de reinauguración del Teatro Colón el 24 de mayo del 2010, y que fueras elegido para cantar en la primera producción, que fue La Boheme, en su reapertura. ¿Podrías describirnos esta experiencia?
Si, el mismo elenco que en la gala de reapertura del teatro cantó el segundo acto de La Boheme, fue el que después abrió la temporada 2010, con el mismo titulo. Para mi fue muy emocionante y un honor estar en el escenario del Colón esa noche, ya que no hay que olvidar que muchos artistas, melómanos y demás amantes de la opera pensamos en algún momento que tardaría mucho tiempo mas para que el Colón comenzara a funcionar.
Otro evento sobresaliente en tu carrera fue el haber participado en la primera gira del Colón al extranjero y que fue a México en el 2007 con la producción de Oswald y Lápiz de Turandot de Puccini. ¿Qué recuerdos tienes de aquellas funciones?
Esa gira fue simplemente inolvidable porque fue la primera vez que una producción completa del Colón, incluidos los elencos, orquesta, coro, técnicos, escenografías y demás, viajaron a otro país. Como mi esposa es soprano del coro estable del teatro, viajamos con nuestro hijo, que en ese momento tenia doce años. Los tres en un país que no conocíamos, con una cultura histórica impresionante, paisajes bellísimos, además de que fuimos tratados por los mexicanos con una amabilidad y respeto invaluables. En ese marco canté en esa magnifica producción del Colón, la cual fue muy bien recibida. Siempre pienso ¿Qué más podríamos pedir? Fue un premio de dios.

Viene un desafío importante que es el de interpretar el papel principal en Belisario, una opera desconocida de Donizetti. ¿Qué nos puedes decir respecto al personaje y las dificultades que supone su interpretación, considerando que existen pocas referencias discográficas o de puestas escénicas de esta obra?

Belisario es una opera de Donizetti muy poco transitada, de hecho en el Colón se hizo una sola vez en 1982 con el maestro Renato Bruson. Me he preparado de toda la biografía posible de este general romano, honorable, valiente, honesto, religiosamente ortodoxo, que en la opera, bajo el libreto de Cammarano es denunciado por su esposa Antonina entre otras cosas por haber mandado asesinar a su propio hijo. Es desterrado, pero antes lo dejan ciego sacándole los ojos. Como veras, es un interesante papel de composición que irónicamente no tiene ninguna aria. Al igual que Simon Boccanegra, Belisario tiene un aria que comienza cuando entra al escenario y termina cuando muere herido en una batalla. En todo esto estamos trabajando en estos momentos con el regista Marcelo Perusso.
¿A que atribuyes el hecho que exista tanta tradición y oferta de opera en la Argentina?

Es que Argentina tiene cantantes muy buenos, con bellas voces latinas. Talentosos y preparados .Al igual que directores de orquesta y de escena, es un país de gran tradición operística. Gracias a Dios hace casi dos décadas, que se ha multiplicado la ópera en todo el país, con mini temporadas en las provincias, mas el entrañable Teatro Argentino de la Plata, pasando un momento magnifico, con una infraestructura de producción de gran teatro y las nuevas compañías privadas de excelente nivel como Juventus Lírica, Buenos Aires Lírica, Fundamus o la Casa de la Ópera en Buenos Aires. Así, el público puede saciar su sed de ópera y los cantantes algo más que su necesidad artística.
¿Qué otros compromisos y proyectos tienes para el futuro?
Lo dicho, ahora estoy ensayando Belisario para Buenos Aires Lirica, después viajaré para cantar otro gran papel protagónico en el Teatro Municipal de Santiago de Chile, pero este si es muy conocido: Rigoletto. Posteriormente cantaré tres conciertos, uno con soprano y los otros dos con tenores. En realidad los grandes aliados musicales de los barítonos, son las sopranos y los tenores, aunque en la trama son quienes siempre nos desprecian, nos odian o nos matan. Es nuestro karma, así que creo que el barítono es un ser solitario.

sábado, 19 de junio de 2010

Webern, Prokofiev y Beethoven en el concierto de la OFUNAM, México

Foto: Ronald Zollman (Musica UNAM)

Ramón Jacques
El director belga Ronald Zollman, quien fuera durante diez años director musical la OFUNAM (Orquesta Filarmónica de la UNAM), volvió para dirigir a esta agrupación musicial en un programa compuesto por obras de diversos estilos musicales, comenzando por la Passacaglia, op 1, breve obra del compositor vienés Anton Weber. El estilo de la composición de esta obra es netamente contemporáneo pero posee tintes e inflencias de compositores como: Brahms, Strauss y Wagner, y su tranquilo tema inicial se repite continuamente hasta aumentar en vigor y energía al sonido explosivo de las cuerdas y los metales de la orquesta, en una obra afín al ímpetu musical que Zollman le imprime a este repertorio que conoce tan bien. De Sergei Prokofiev se ejecutó su Concierto para violón y orquesta no. 1 en re mayor, op 19, obra con tonalidades alusivas a la música popular de su país, y un carácter triste particularmente al inicio, influenciada por el periodo de inestabilidad política que atravesaba Rusia al momento de ser compuesta. Destacó la continua y penetrante ejecución del violinista francés Raphaël Oleg, quien mostró dinámica y ligereza con su instrumento al inicio de la obra, y la incandescencia y el fulgor requeridos en los movimientos siguientes, muy acordes al efusivo tema orquestal. Finalmente, se escuchó una satisfactoria interpretación de la majestuosa Sinfonía no. 7 en la mayor, op 92 de Beethoven, obra muy musical por sus ritmos bailables y alegres, de excesiva lentitud en el segundo movimiento, Allegrettto, que contrasta con el alegre tercero en el que se escuchó una sólida sección de cuerdas, y su cierre con una orquesta completa en fortissimo como si se tratara de la furia del dios Baco o la furia musical de la segura e incisiva batuta de Zollman.

Richard Galliano & Gonzalo Rubalcaba - Setimana Musicali di Stresa e del Lago Maggiore

Foto: Richard Galliano- (Michel Vonlanthen), Gonzalo Rubalcaba

Settimane Musicali di Stresa e del Lago Maggiore. Stresa Festival 2010

Stresa - Sala Tiffany – Hotel Regina Palace. Sabato 8 maggio 2010

LOVE DAY – RICHARD GALLIANO & GONZALO RUBALCABA
Renzo Bellardone
Un dialogo insolito tra due strumenti che si incontrano sulla pedana della sala Tiffany e da subito si parlano coinvolgendo il pubblico presente in un racconto dei tempi andati e del tempo attuale.
La mano quasi appoggiata come sulle corde di un’arpa, l’attesissimo Richard Galliano da il via al racconto con la leggerezza saggia di chi ricorda con precisione ed insieme al racconto vuol far rivivere le sensazioni vissute in chi ora ascolta. Sofferente o appassionato, sognante o euforico riesce a disorientare il pubblico silenzioso ed attento con vistuoisistica, raffinata espressività, tanto da evocare, materializzandolo, il silenzio intorno al suono.

Con l’omaggio a Bach rivela la profonda conoscenza musicale. Gonzalo Rubalcaba -poco conosciuto in Italia -non a caso vanta otto nominations al Grammy (oltre agli innumerevoli riconoscimenti) e sabato si è capito perché. Se le note della fisarmonica sono delicate, quelle del pianoforte sono nette, precise, staccate e contribuiscono a creare un indiscutibile ed efficacemente percepito interplay. Che eseguano “Chanson pour Claude” o “Sogno a fior di Senna” riescono a riportare l’esatta atmosfera ispiratrice. Si intravedono due persone al tavolino di un bistrot parigino da dove esce il profumo della brioche appena sfornata e del caffè caldo, si sente la bruma au borde de la Seine che penetra le ossa in un freddo mattino d’autunno, il profumo dell’oceano, ed i dolci effluvi provenzali, il salmastro dell’oceano.
Si odono le danze , i valzer, i tanghi e si intravedono anche le balere del bal musette; ricchi inglesi paseggiano sulla Promenade des Anglais e sulla Croisette……forse anche una czarda… Con un leitmotiv fatto di due note che salgono di tono per poi spegnersi in un sussurro, il pianista riporta l’anima che vaga senza tempo e senza spazio, mentre respiri senza suono della fisarmonica chiudono il brano con delicata raffinatezza. “Les feuilles mortes” costituisce il bis che chiude un concerto che ha registrato un’armoniosa alternanza di brani con sola fisarmonica, con solo Stainway gran coda o l’insieme dei due affiatati strumenti elegantemente suonati da raffinati interpreti. La nota spiritosa del “naso che prude “ di Galliano che “non può provvedere” per non “perdere il tempo” e la suggestione della prossima nota umanizza ancor più questo grande interprete che risulta giustamente simpatico al grande pubblico. In sala non solo appassionati di Jazz, ma applausi calorosi alla fine di ogni brano e naturalmente in chiusura. Affabili e cordiali i due artisti hanno salutato tutti coloro che hanno avuto piacere di avvicinarli e conoscere.

Un Tchaikovsky con sello venezolano sedujo a Moscú

Foto: Fesnojiv

Prensa Fesnojiv

En 1978 la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, convertida en la cumbre del Sistema de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela, se estrenó con la Sinfonía nº 4 de Tchaikovsky. En ese momento se trazó un sueño que anoche se hizo realidad: la orquesta venezolana, dirigida por Gustavo Dudamel, llegó por primera vez a Moscú, Rusia, para tocar esa misma obra, nada más y nada menos que en el Tchaikovsky Concert Hall. El público ruso constituía todo un desafío, por estar muy acostumbrado a escuchar esta pieza, interpretada por las mejores orquestas y directores del mundo y, a ver en este escenario a los mejores intérpretes. Los venezolanos hicieron lo que saben hacer: tocaron la obra haciéndola suya, con rigurosidad técnica y a su vez con una pasión indescriptible que sedujo a las casi 1.200 asistentes que ovacionaron de pie a los 150 músicos en escena. Cuentan los historiadores de la música, que la Sinfonía nº 4 fue escrita por el compositor Tchaikovsky para dedicarla a una mujer a quién amaba profundamente, pero con quien sólo pudo tener un amor epistolar. Anoche, lo que los venezolanos hicieron fue leer esas cartas que le fueron legadas al mundo a través de la música. La Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar interpretó también en ese escenario Margariteña (Variaciones Sinfónicas) de Inocente Carreño, quizá el mejor homenaje que pueden hacer los jóvenes venezolanos a un compositor que en diciembre pasado cumplió 90 años de edad y cuya obra no se cansan de elogiar. Los venezolanos también tocaron Danzas del ballet La Estancia del argentino Ginastera.

La Orquesta Simón Bolívar en el Teatro Mariinsky de San Petersburgo

Foto: Fesnojiv

Prensa Fesnojiv
San Petersburgo.- En 1994, durante un seminario hecho en una escuela de Maracay, los niños de la Sinfónica Nacional Infantil de Venezuela, que hoy integran la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, leían por primera vez en colectivo la Sinfonía nº 4 de Tchaikovsky. Ahora, los músicos venezolanos que conforman la agrupación cumbre del Sistema de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela, se consagraban con la interpretación de esta obra en uno de los teatros más legendarios para la historia del arte: el Teatro Mariinsky, en el que se estrenaron obras capitales de la música universal.
Los venezolanos rompieron con cualquier reserva que el público ruso podía tener. Después de la interpretación de la representativa obra del compositor ruso, la petición del doble bis, un ejercicio rítmico insistente, y luego de conseguir que la orquesta se sentara a tocar nuevamente. El reconocido director Valery Gergiev, director artístico del Teatro Mariinsky y de la orquesta de este teatro -constante invitado a dirigir a las mejores orquestas del mundo-, señaló que fue un buen Tchaikovsky. Minutos después del final, cuando se acercó al camerino de Gustavo Dudamel para felicitarlo, señaló irá a Caracas a trabajar con esta orquesta y que la Orquesta del Teatro Mariinsky será dirigida en un futuro por Gustavo Dudamel.

Venezuela ha demostrado que tiene muchos recursos para el futuro de la música. Desde hace 15 años nosotros conocíamos la existencia de El Sistema, pero, como decimos los rusos, es mejor ver una vez que escuchar cien veces y nosotros queríamos tenerlos aquí. Esta orquesta es particular, despliega un brillo de colores. Los jóvenes tocan de manera apasionada", dijo y luego confesó que quería tenerlos en San Petersburgo otra vez.

Vista la respuesta del público en San Petersburgo, ciudad de grandes tradiciones musicales, el éxito de la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar en Moscú está casi anunciado. Esta es una consagración gloriosa, luminosa, de la orquesta. Los frutos del arte se recogen en la madurez, la profundidad y la paciencia y ellos han respondido con profundidad, paciencia, tenacidad y con una fe indeclinable. Han mantenido su pasión por la música a los largo de todos estos años”, señaló el maestro José Antonio Abreu, quien recibió varias peticiones para traer el modelo de El Sistema a Rusia.

La Sínfonica Simón Bolívar de Venezuela en Estocolmo Suecía

Foto: Fesnojiv

Prensa Fenojiv
En el concierto que ofreció la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar en Estocolmo, Suecia, se repitió la escena vivida apenas un día antes en Oslo, Noruega. A casa llena, el público de las dos capitales del Premio Nobel se levantó de súbito, antes de que empezara el concierto, para aplaudir al maestro José Antonio Abreu. Las razones sobran: Suecia ha entregado dos de sus premios más importantes a Abreu por la creación del Sistema de Orquestas y Coros Juveniles e Infantiles de Venezuela. La primera vez fue en 2001 con el Nobel Alternativo y la segunda ocasión fue el año pasado cuando recibió el Premio Polar.
La expectativa del último concierto de los venezolanos, dirigidos por Gustavo Dudamel, en Suecia era enorme. Las 1758 plazas disponibles en el Konserthuset de Estocolmo se vendieron en su totalidad. “Nosotros estábamos ansiosos porque estuvieran aquí. Queríamos escuchar y ver esta orquesta desde hace mucho tiempo. Por fin es una realidad”, señaló Stephan Forsberg, director artístico del teatro, cuando presentó formalmente a los músicos ante la audiencia, que suscribió con aplausos. Minutos más tarde, Gustavo Dudamel entró y el público confirmó lo que, en Gotemburgo, algunos habían advertido días atrás: el director venezolano es amado en toda Suecia y no sólo en Gotemburgo donde dirige como titular.

Cuando el director venezolano tomó la batuta, sonaron las siete primeras notas interpretadas por un corno solo y desde ese momento Estocolmo fue por unos minutos suelo venezolano. La Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar interpretó Margariteña (Variaciones Sinfónica) del compositor venezolano Inocente Carreño, que celebró en diciembre 90 años de edad. La obra, inspirada en la canción Margarita es una lágrima generosa en poesía capaz de traducir por instantes el oleaje del mar y los matices del crepúsculo oriental venezolano, dejando en un estado casi meditativo al público sueco, que recibió la pieza con entusiasmo, que aumentó con la interpretación de Las Danzas del Ballet La Estancia del argentino Alberto Ginastera.
Luego del intermedio, Dudamel dirigió una de las obras ícono de las vanguardias artísticas del siglo pasado: La Consagración de la Primavera de Igor Stravinsky, logrando que el público pidiera un bis y luego otro, hasta quedarse con el deseo de un tercero. “Estos jóvenes están cambiando el panorama de la música clásica. El mundo tiene mucho que aprender de este sistema venezolano”, declaró el representante del Ministerio de Cultura de Suecia, Leif Pagrotsky.

Concierto de la Sínfonica Simón Bolívar de Venezuela en el Konserthaus de Oslo Noruega

Foto: Fesjoniv

Prensa Fenojiv

La Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar, dirigida por Gustavo Dudamel, se presentó en Noruega por primera vez, para ofrecer un único concierto en el Konserthus de Oslo que quedará escrito en la historia. Las emociones comenzaron antes de que sonara la primera nota: cuando el maestro José Antonio Abreu entró en la sala, el público, encabezado por reconocidas personalidades de la música en el país nórdico, lo recibió de pie y no dejó de aplaudirlo hasta que se sentó. La parada en Oslo culminó con más aplausos. Esta vez para Gustavo Dudamel y la Orquesta Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar que tocó en el Konserthus de Oslo, un programa conformado por Margariteña (Variaciones Sinfónicas) del venezolano Inocente Carreño, las Danzas del Ballet La Estancia del argentino Alberto Ginastera y la Sinfonía nº 4 de Tchaikovsky que arrancó de súbito, los aplausos del público que palmeó por más de 10 minutos. Los venezolanos vistieron la chaqueta con el tricolor de la bandera de Venezuela, convirtiéndose, como los calificó Abreu horas antes, en embajadores de la nación. Se despidieron con el “Mambo” de Bernstein que volvió a generar furor y emoción entre los espectadores.

La Orquesta Simón Bolívar de Venezuela en Gotemburgo Suecía

Fotos: Gustavo Dudamel en Gotemburgo. Fesnojiv

Prensa Fesnojiv

Dos orquestas, dos maneras de tocar, un director, un concierto y la palabra juntos, escrita en mayúscula. Gustavo Dudamel unió a la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar y a la Sinfónica de Gotemburgo Suecía. No era la primera vez que la sinfónica venezolana tocaba con otra orquesta: el año pasado lo hizo junto con la Orquesta de Radio Francia, pero sí fue la primera vez que Dudamel hermanó dos de las orquestas de las cuales es director titular y, las primeras que le abrieron sus puertas. La presentación en Gotemburgo fue la primera parada de la Gira europea de la Sinfónica de la Juventud Venezolana Simón Bolívar de Venezuela. Gustavo Dudamel dirigió, en la primera parte del concierto, a la Sinfónica de Gotemburgo con una pieza que roza de cerca la palabra picardía. Se trató de Midsommarvaka (Vigilia de mitad de verano) del compositor sueco Hugo Alfven. Más tarde, la música hizo que los colores de la Isla Margarita se dibujaran bajo el recio techo de madera del Gothenburg Concert Hall, cuando la obra Margariteña del maestro venezolano Inocente Carreño arrancó largos minutos de aplausos. Latinoamérica sonaría mucho más en esa sala. Cuando el cese de los aplausos lo permitió, la Simón Bolívar interpretó las Danzas del Ballet La Estancia del argentino Alberto Ginastera, cuyo final, el Malambo, hizo que los suecos se levantaran de sus sillas sin pensarlo mucho.

Después del intermedio sucedió lo esperado: músicos venezolanos y suecos se sentaron juntos e interpretaron La Consagración de la Primavera de Stravinsky. Después de un solo ensayo conjunto, la orquesta, en ese momento sueco-venezolana, interpretó una obra cuya complejidad rítmica constituye todo un desafío de engranaje entre los músicos. La obra sedujo a toda la audiencia, en un episodio totalmente opuesto a lo vivido a su estreno en París hace casi 100 años, cuando los instrumentistas tuvieron que defenderse de las agresiones físicas y verbales del público. Los integrantes de la orquesta sueca, cual magos de sombrero hondo, sacaron de sus bolsillos más de 145 bandas con la bandera de Suecia para colocarlas en los torsos de los músicos venezolanos, que, sin quedarse atrás, les pusieron a los miembros de la Sinfónica de Gotemburgo la medalla con el tricolor venezolano y el lema de El Sistema que, desde hace 35 años reza: “Tocar y luchar”.
Los 1246 espectadores del Gothenburg Concert Hall aplaudieron durante más de 10 minutos a la orquesta combinada. El objetivo era claro, querían más y lo consiguieron. Los asistentes, animados por ser parte de la orquesta, tocaron lo que podían tocar desde las butacas: palmearon y movieron ligeramente los hombros al ritmo de Tico Tico, una pieza de Zequinha de Abreu que contagia con su música hasta aquel que no se anima ni a mover los dedos. Luego, 10 minutos más de aplausos sellaron el recuerdo de la primera vez que la orquesta venezolana se presentaba en territorio sueco.

Operas del Festival de Spoleto en Charleston, EUA

Foto: Andriana Chuchman (Flora); Heather Buck (Proserpina); La Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli Crédito: William Struhs

Paula Citron

Entre las múltiples obras que se representan anualmente en el Festival de Spoleto EUA, la opera siempre es considera como la joya. Durante 33 años se han hecho producciones únicas en Charleston como en esta ocasión lo fueron Flora, an Opera que fue compuesta en 1735, y Prosepina que tuvo su estreno mundial hace apenas un año en Alemania. Adicionalmente se representó Philemon y Baucis en la versión de marionetas ofrecida por la compañía Carlo Colla e hijos, proveniente de Italia. Desafortunadamente, tanto Flora como Proserpina resultaron obras difíciles de representar y la de las marionetas fue un deleite.

"Flora, An Opera"

Flora fue la primera opera representada en las trece colonias estadounidenses. Mucho éxito tuvieron sus representaciones en 1735 en el Teatro Dock Theatre de Charleston - el primer teatro en la colonias inglesas que fue construido para albergar obras de opera y teatro (donde por cierto se realizó esta reposición de Flora). Fue una gran coincidencia que la primera representación en el nuevo y restaurado Teatro Dock Street haya sido Flora.
Flora es una opera-balada, lo que significa que la música fue agregada a la obra reescribiendo la letra de conocidas canciones. Ya que la partitura de Flora se extravió pero aun permanecían las canciones, para la reposición se le encargó al compositor / director de orquesta Neely Bruce componer la música para unir dichas canciones. Bruce logró transmitir autenticidad a la obra de hermosos escenarios barrocos, a las arias y a los ensambles con musicales y evocativos interludios musicales.
La historia versa sobre Sir Thomas Testy el tío malvado (interpretado por el barítono Timothy Nolen), quien mantiene a su sobrina y heredera Flora encerrada (interpretada por la soprano Andriana Chuchman), mientras ella tiene el deseo de casarse con Tom Friendly (papel encarnado por el barítono Tyler Duncan). Hay además algunos otros personajes que participan como el del tenor Robert McPherson. Tanto Chuchman como Duncan ofrecieron adecuadas presentaciones, tanto en términos de canto como de actuación. Sus voces fueron brillantes, ricas y coloridas.
Las escenografias estuvieron muy cargadas y las situaciones de humor demasiada elaboradas. El director ingles John Pascoe quien tuvo extrañas elecciones en su dirección, como situar a Hob y a sus padres en el foso orquestal, diseñó también los vestuarios e iluminación que tuvieron algún grado de elegancia. Las tres paredes de piedra que entran y salían todo además de ser una distracción, limitaron el espacio de actuación. La opera se cantó en ingles, pero la dicción de los cantantes fue deplorable, y quizás unos sobre títulos hubieran ayudado a entender mejor las letras. En suma, los cantantes estuvieron bien, pero el problema que fue aburrida, ya que se requería del siglo 18 y en lugar se dio pueril y simple humor.
"Proserpina" de Wolfgang Rihm

El texto de esta nueva opera esta basada en un monodrama de Goethe, y es una metáfora sobre la hermana del poeta y su fallido matrimonio. Proserpina (o Persephone) representa los tormentos internos de la hija de Júpiter y Ceres quienes fueron secuestrados y llevados al bajo mundo por Plutón.
En términos musicales, Rhim es descendiente de Richard Strauss, y en su música se pueden escuchar metales y alientos en su rico color orquestal. Rhim cita pasajes de Gluck y Mozart directamente. El coro femenino que se escucho fuera del escenario representando el destino fue hermoso y misterioso. La líneas vocales sonaron airosas, y la música modernista. La producción tuvo un intrigante tratamiento moderno de parte del director Ken Rus Schmoll. Su puesta escénica consistió en un dilapidado cuarto con dos puertas. Plutón y su silenciosa presencia, fue actuado por el sexy actor Jason Buffy quien entraba y salía de la escena todo el tiempo. La soprano Heather Buck ofreció una sobresaliente prestación de la tortuosa partitura de Rhim, que fue conducida con sentido dramático por John Kennedy. La imagen visual comenzó a desarrollarse cuando Schmoll hizo entrar al destino en escena jalando un enorme árbol. Las mujeres en todas los tamaños y formas representaron los siglos y a todo el género femenino. Aunque lo que se vio no fue óptimo, y una mejor idea hubiera sido haber dejado al coro fuera del escenario, y en su lugar utilizar bailarines para representar la destino. Sin embargo, el gran problema fue el texto de Goethe. No hubo demasiadas emociones dentro de la poca interesante poesía y sus ostentosas y oscuras imágenes. En otras palabras el tedioso libreto en si mismo no estuvo a la altura de la música o de la maravillosa ejecución de Buck.
Filemone e Bauci de Franz Joseph Haydn

Esta adorable producción provino de Milán Italia por cortesía de La Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli, que tiene 250 años de existencia.
Lo sorprendente es que Filemone y Bauci se presentó como una verdadera opera, ya que por ejemplo, durante las arias las marionetas movían sus brazos y cabezas como auténticos cantantes de opera para transmitir la emoción del momento. El espectáculo se realizó con un director oficial, Carlo Colla, y doce personas que manejaban las marionetas.
Los vestuarios de época creados por Eugenio Monti Colla eran hermosos, mientras que Franco Citterio fue el responsable de los elaborados escenarios e iluminación. Toda esta producción fue bien concebida. Los verdaderos cantantes se ubicaron en el foso de la orquesta, bajo la dirección de Danilo Lorenzini, el director musical de la compañía Colla. Spoleto conformó un buen elenco de cantantes con voces líricas y ligeras voces que fueron adecuadas para el repertorio. Filemone y Bauci son una pareja de viejos, cuyo hijo Aret y su esposa Narcissa mueren por un rayo de Júpiter. Después de que Júpiter les hace una visita en un disfraz y queda sorprendido por su bondad, hace que Aret y Narcissa vuelvan a la vida. La dulzura es inolvidable porque la producción es siempre visualmente atractiva.













Intervista a Hans Schellevis il pianista accompagnatore più celebre d’Olanda

Foto: Prova radio, Hans - Giuliano Carella, Masterclass Hans - Nelly Miricioiu

Massimo Crispi

Hans Schellevis è il pianista accompagnatore più celebre d’Olanda e attualmente è il coach per i cantanti alla Radio Olandese e all’Opera Studio di Amsterdam. Ma la sua attività è molteplice. Infatti è anche un apprezzato arrangiatore e le sue revisioni di opere di Rossini, Donizetti, Mercadante, e di operette sono eseguite ovunque. La figura del pianista accompagnatore è spesso, ingiustamente, trascurata. Ma è lui spesso l’artefice del completo successo di un recital di canto, perché è il pianista che forma il tappeto sonoro su cui passeggerà il cantante, è lui che suggerisce le atmosfere dove il cantante esprimerà i testi dei Lieder, delle arie, delle romanze, lui a suggerire il tempo giusto, lui a emergere o a supportare la voce e, quando necessario, a tirarsi indietro.

Hans, quando hai iniziato ad accompagnare i cantanti?

Ho cominciato ad accompagnare quando avevo quattordici anni. All’inizio ho accompagnato solo degli strumenti: un violino, una tromba, un violoncello. E nessun cantante. Poi, un amico della scuola, che dirigeva una società amatoriale, mi ha chiesto di suonare per quello che sarebbe stato il mio primo concerto ufficiale. In quella occasione c’erano tre cantanti solisti tra i quali un tenore abbastanza famoso. Fu proprio lui che mi disse che avevo un certo talento per accompagnare le voci e, tra l’altro, mi era piaciuto enormemente suonare quel repertorio per me nuovo.

Ti andrebbe di raccontare ai nostri lettori come si svolge il tuo lavoro, in teatro, alla radio, nei concerti?
Tutto questo non viene mai spiegato e trovo interessante che un artista come te possa raccontarcelo, aprendo le porte delle sale prova, generalmente chiuse al pubblico, che vede solamente il prodotto finito. Alla radio, in ogni stagione, facciamo sei opere in forma di concerto che sono trasmesse in diretta dal Concertgebouw di Amsterdam. Una settimana prima del concerto c’è la prima prova al pianoforte coi cantanti e il direttore. Nel caso di un’opera lunga come, ad esempio, Guillaume Tell di Rossini, questa prova può durare molte ore. I giorni successivi si prova con l’orchestra ed io sono sempre presente per controllare se il lavoro fatto in precedenza sia stato assimilato dai cantanti e per correggere eventuali errori. Alla fine c’è sempre una prova di sala per stabilire l’equilibrio tra le voci e l’orchestra. In teatro è diverso. Dopo le prove musicali con pianoforte, dove si mettono a posto le note e l’interpretazione, come si fa alla Radio, c’è sempre un periodo di regia, almeno 4 settimane, in cui si monta tutta la parte scenica. Sarebbe impossibile fare questo lavoro con un’orchestra… Prepararmi per un concerto di Lieder vuol dire che devo studiare tutta la parte pianistica in maniera molto più precisa e questo mi dà una grande soddisfazione come musicista. Suonando una riduzione per canto e pianoforte di un’opera o di una sinfonia ogni tanto si può fare più o meno com’è scritto, si può semplificare, proprio perché è una specie di riassunto di ciò che fa l’orchestra. Nel caso della Liederistica la parte che suono non è una riduzione ma è specificamente scritta per il pianoforte, cioè si ha la stessa importanza musicale e artistica del cantante.
Tu hai accompagnato anche grandi artisti come Cristina Deutekom, Nelly Miricioiu, Bernard Kruysen e molti altri. Raccontaci di queste esperienze uniche, di come le hai affrontate e cosa ti hanno lasciato.
Cristina Deutekom e Bernard Kruysen sono due dei cantanti più famosi in Olanda. La Deutekom aveva un’intensissima attività come insegnante e mi chiese di venire ad accompagnare le sue lezioni. Nel periodo in cui sono stato il suo accompagnatore (1996-2000), in Olanda si sapeva che la voce della Deutekom, a 65 anni di età, c’era ancora. Mi ricordo che lei, insegnando, sapeva sempre dimostrare agli studenti come cantare ruoli quali Lucia, Norma, Regina della Notte, Odabella, Elvira (Puritani)... lo faceva in un modo incredibile. La voce aveva sempre quell’agilità drammatica ma era diventata più scura e con una totale tenuta in tutta la tessitura. Era la prima volta nella mia vita che sentivo una voce come quella accanto a me, ed è stata una grande esperienza. Un giorno, colla sua voce acuta, coll’accento di Amsterdam che la caratterizzava, Cristina mi disse che le avevano chiesto di cantare in un concerto di beneficenza. “Lo faccio solo se Hans mi accompagna...” aveva risposto.
Figurarsi come mi sentivo: io, semplice e giovane pianista, chiamato ad accompagnare il più famoso soprano olandese del dopoguerra. Cantare di nuovo in pubblico ovviamente le faceva piacere e questo, per noi, è stato l’inizio di molti recital. Nel gennaio 1997, a ben 66 anni, ha fatto la sua ultima registrazione: le scene finali di Maria Stuarda, Anna Bolena e Roberto Devereux di Donizetti. Abbiamo preparato tutto insieme. Naturalmente era insicura perché non aveva cantato in pubblico dal 1985, ma quando sono cominciate le prove (prima con pianoforte e poi coll’orchestra) e successivamente, nelle registrazioni, Cristina si è trasformata davvero in una prima donna assoluta, in una artista con piena autorità. Insomma: in una Regina. Quest’enorme artista mi ha senz’altro lasciato in eredità l’amore per il repertorio Italiano e la coscienza di quanto sia importante suonare il pianoforte come se fosse un’orchestra. Qualche anno fa ho lavorato con Bernard Kruysen ma purtroppo ho fatto con lui solo un concerto, prima della sua scomparsa.
In programma c’erano Banalités di Poulenc e Dichterliebe di Schumann. Cominciammo la prova con il ciclo di Poulenc, col quale Kruysen aveva lavorato molto in Francia dopo la morte di Bernac. La prima mélodie del ciclo, Chanson d’Orkenise, parla di due uomini. Uno parte attraversando la porta d’Orkenise, lasciando indietro il suo amore; l’altro vi entra, portando il suo cuore al suo amore per sposarsi. ‘Quanti cuori in Orkenise’, ridono le sentinelle. Naturalmente mi ero preparato solidamente e cominciai a suonare l’introduzione in modo molto serio. ‘Fermati!’, urlò Kruysen, ‘non si fa così! Troppo lento! Più veloce! Guarda, Poulenc ha scritto nello stile di una canzone popolare. Suoni troppo seriamente! Ricominciamo.’ Suonai quindi più veloce, più libero, seguendo maggiormente il canto al momento. Kruysen cominciò a muoversi sui 3/4, quasi ballando in modo rude, angoloso. Mi resi conto che gli estremi nella musica di Poulenc erano veramente lontani. Molto più lontani che nella musica di Schumann, per esempio. Nelly Miricioiu l’ho incontrata alla Radio. Lei è una vera star qui in Olanda, già da venticinque anni. Immagina come mi sono sentito quando mi ha chiesto di accompagnarla nei suoi recital in Olanda. Da lei ho imparato a cercare la massima espressione nelle piccole cose, nei dettagli, la differenza fra una parola e l’altra e specialmente leggere che cosa ha scritto il compositore.

In una delle sue master class in Olanda, un soprano cantava l’Addio del passato della Traviata. Era abbastanza rigida, non solo nella voce ma anche nel corpo. Allora la Miricioiu l’ha fatta accomodare su una sedia e da quel posto le ha fatto raccontare la storia cantando, facendola poi alzare e muovere accanto il pianoforte. Risultato: la voce si era liberata del tutto e suonava molto meglio.

Essendo una vera diva, la Miricioiu non ha nessun pudore. Mi ricordo che il mio partner, tenore, durante una lezione con lei, un bel momento si ritrovò davanti allo specchio con la pancia nuda perché la Miricioiu gli stava dimostrando come si devono usare i muscoli addominali...
Lei ha studiato ore e ore ogni giorno, per tutta la sua vita, sempre provando e sperimentando cose nuove. E’ molto brava nel trasmettere la sua conoscenza e non si ferma prima che un allievo capisca quello che lei vuole.
Quando ti è capitato, per la prima volta, che un nome della lirica abbia cercato di te?

Mi ricordo che uno dei professori di canto del conservatorio, molto famoso in Olanda a quel tempo, mi chiese di accompagnarlo in un recital quando avevo ventun anni. Lui ha detto sempre: ‘Hans ha le orecchie che ti seguono in ogni momento”.

La tua attività è non solo quella di accompagnare i cantanti ma anche di prepararli, talvolta. Parlaci di questo lavoro.
E raccontaci anche dell’esperienza delle master classes e dei concorsi di canto più importanti d’Europa, Belvedere, Cardiff, dove sei chiamato spesso come accompagnatore ufficiale.
Lavoro come repertoire coach per i giovani cantanti nell’Opera Studio ad Amsterdam. Per i cantanti è molto importante avere qualcuno che funziona, diciamo, come un secondo paio di orecchie. Lavoriamo tecnicamente, cercando l’emissione della voce nel modo più facile ma curando al massimo la bellezza del suono, e musicalmente, spiego le differenze degli stili, lavoriamo sulle lingue straniere e faccio loro capire cosa succede quando si canta con l’orchestra... e poi lavoriamo sull’interpretazione.
Per essere capace di fare tutto questo secondo me è molto importante capire come funziona una voce (per questo ho preso delle lezioni – che non vuol dire che io sia un cantante! – e ho assistito a tante e tante lezioni di canto di vari professori; ho imparato moltissimo dalle lezioni di Gabriella Ravazzi a Genova), e poi anche capire che cosa il mondo della lirica si aspetta da un cantante. Lavorando come ripetitore alla Radio Olandese, dove arriva il meglio del mondo musicale internazionale, ho imparato moltissimo anche lì e così posso trasmettere tutte queste esperienze agli studenti. Nei concorsi e nelle master classes mi piace essere al servizio dei cantanti e arrivare al massimo risultato possibile in poco tempo.

Oltre ad accompagnare i cantanti, però, esiste anche una tua attività cameristica, da solista, con piano a quattro mani, ensemble strumentali... Quanto è importante quest’attività nella tua vita di musicista?
È molto importante, infatti, perché è un’occasione in cui devo prepararmi molto più accuratamente, come ho già detto prima per la Liederistica. La verità però è che non ho tanto tempo di suonare musica da camera e neanche i miei colleghi, purtroppo. Tre o quattro volte l’anno suono a quattro mani con il mio vicino di casa, che è un pianista molto bravo, e scegliamo essenzialmente della musica che ci piace.
Tu sei anche un arrangiatore e le tue revisioni di opere rare di Donizetti, Mayr, Mercadante, sono state eseguite alla Radio Olandese nei Zaterdag Matinee, all’Opera Rara di Londra e l’edizione critica di Maometto II di Rossini sarà edita da Bärenreiter. Caterina Cornaro, di Donizetti, avrà invece la sua prima ad Asolo la prossima estate, dove sarai anche il coach del cast. Raccontaci un po’ di tutte queste tue revisioni e di che posto occupano nella tua molteplice attività.
Nel mio lavoro come ripetitore alla Zaterdag Matinee ogni tanto succede che debba suonare musica di cui non esiste una riduzione per pianoforte e allora ho cominciato a fare io stesso le riduzioni con un programma al computer.
Allo stesso tempo ho iniziato a raccogliere le registrazioni della casa discografica inglese Opera Rara perché il repertorio m’interessava molto, ovviamente, e leggendo il booklet ho visto che loro realizzavano le edizioni per conto proprio. Mi sono messo in contatto, ho mostrato loro il lavoro che avevo fatto e mi hanno offerto il mio primo contratto per l’edizione integrale della Virginia di Mercadante.
Sono tante le cose avvenute da quel momento in poi: Parisina di Donizetti, sempre per Opera Rara (che avrà un’edizione critica pubblicata per l’Edizione Donizetti di Bergamo), Lodoiska di Mayr per la Radio Bavarese, e adesso sto cominciando un’edizione critica di Maometto II di Rossini edito da Bärenreiter, che probabilmente avrà la sua prima assoluta al Festival di Santa Fé nel 2012.
Ho realizzato Caterina Cornaro di Donizetti per la Radio Olandese, dove l’hanno montata esclusivamente per Nelly Miricioiu nel marzo del 2010. Questa edizione avrà la sua prima italiana la prossima estate ad Asolo, il luogo dove il personaggio storico Caterina Cornaro è morto esattamente cinquecento anni fa, nel 1510.
Decifrare un autografo di Donizetti non è una cosa facile. Prima di tutto è difficile leggerlo con le tante cancellazioni ed adattamenti che vi si ritrovano e per questa ragione ogni tanto è davvero impossibile stabilire le sue intenzioni.
Altri problemi sorgono da come indicare che un passaggio deve essere eseguito legato, in maniera di aggiungere in ciascuna parte una serie di brevi ma differenti legature; e poi l’impossibilità di distinguere tra i segni usati per fp e fz; poi ancora che l’autore ogni tanto, nelle parti di strumenti trasposti (clarinetti, corni, trombe, timpani,) dimentica di mettere la chiave giusta. Risolvere questi problemi richiede una gran conoscenza musicale qualora altre fonti (per esempio uno spartito stampato) non siano presenti.
Donizetti non è stato presente alla prima rappresentazione della sua Caterina Cornaro nel Teatro San Carlo a Napoli 1844. Esiste una lettera in cui Donizetti chiedeva a Mercadante di prendere il suo posto e di adattare la partitura dove fosse stato necessario e, infatti, si vedono nell’autografo alcuni interventi di un’altra mano, probabilmente proprio quella di Mercadante. In diversi momenti è stata aggiunta qualche battuta al fine di poter abbassare la tonalità della sezione seguente. Altre battute contengono delle fioriture.
Benché tutto ciò fosse stato fatto con il consenso di Donizetti, ho deciso di eliminare tutti gli interventi apocrifi e ristabilire le sue intenzioni originali.

E’ per questo che le rappresentazioni della Caterina Cornaro ad Asolo (30 luglio e 1 agosto 2010) saranno un evento raro e importante: sarà la prima volta che l’opera verrà rappresentata in Italia come Donizetti l’ha scritta.
La mia vita professionale è quindi divisa in tre parti: pianista, ripetitore/coach e score editor. Tento di dividermi ugualmente in questi tre ruoli ma ogni tanto è impossibile. In pratica quando ne faccio uno devo lasciare l’altro per qualche settimana. Però per me sono tutti importanti, non potrei smettere di fare una cosa per dedicarmi esclusivamente all’altra.
Un sogno, un progetto.
Dare più bellezza alla vita.
Grazie, Hans, di questa conversazione molto interessante e rara e del tempo che ci hai dedicato. Verremo ad ascoltare, appena possibile, la tua Caterina Cornaro in Italia e i tuoi recital.