jueves, 22 de septiembre de 2011

Chen Reiss a Vienna.

Foto: Liasons / ONYX - Chen Reiss (soprano)

Massimo Crispi

Il nuovo CD “Liaisons” edito per ONYX ci offre una bella scelta di arie per soprano degli autori più importanti della Vienna imperiale alla fine del Settecento, con delle “liaisons”, appunto, tra loro, almeno nelle intenzioni: Mozart, Haydn, Cimarosa e Salieri. L’opera italiana era il piatto principale dei menù musicali di Vienna e tutti i compositori che vi volessero risiedere dovevano cimentarsi, prima o poi, col genere. È chiaro che i risultati fossero alterni e che su una struttura a pezzi chiusi e con libretti spesso conformisti ben poco si potesse fare di innovativo. Spesso erano commedie degli equivoci, autoreferenti, oppure drammoni storici, per lo più di storia classica, oppure ispirazioni ai poemi cavallereschi italiani, come Orlando Furioso e Gerusalemme Liberata, che già nei secoli passati avevano fornito libretti a Händel, Steffani, Broschi, Lulli, Vivaldi e a un’infinita schiera di compositori. E qui, infatti, tra questi quattro autori che a Vienna operarono in un momento di massima fertilità e stimolo per la composizione, Wolfgang Amadeus Mozart si staglia su tutti per le sue scelte coraggiose e soprattutto per delle soluzioni che rompono letteralmente col passato: pur all’interno di forme chiuse, rigorose e formalmente rispettate, Mozart infonde una libertà compositiva e una profondità psicologica dei personaggi che fino ad allora non si era raggiunta, indicando una strada per i suoi successori che poi avrebbero tratto grandi insegnamenti dal suo testamento artistico. Il CD mette in evidenza, non so se volontariamente o casualmente, l’enorme gap, pur coll’ottimo Haydn, considerato come il padre artistico di tutti i compositori, che non regge il confronto col genio mozartiano. Non c’è nulla che possa competere colla freschezza e i vortici emotivi delle “Nozze di Figaro” o di “Così fan tutte” per non parlare di “Don Giovanni”; le arie degli altri, per quanto piacevoli possano essere, scompaiono al confronto, basta un clarinetto o un flauto in dialogo colla voce a creare un’atmosfera, a creare un pathos, una coloratura usata espressivamente e non fine a sé stessa, una pausa, un cambio di tempo inaspettato… Mozart è lì, “dall’alto soglio”, che guarda tutti laggiù, con un occhio benevolo ma consapevole.

Chen Reiss ha ben accentuato questa differenza stilistica e le sue letture di Susanna e Despina (“Deh, vieni non tardar”, “Un moto di gioia”, “Una donna a quindici anni”), nonché delle arie da concerto o scritte per opere di altri autori, come “Ah, se in ciel benigne stelle” “Voi avete un cor fedele” e “Chi sa, chi sa, qual sia”, si immerge pienamente nel canto mozartiano sfruttandone a suo agio le possibilità interpretative, padroneggiando una coloratura limpida e sicura e rendendola espressiva, facendoci sognare di vederla in scena. Peraltro Chen Reiss, oltre ad avere un timbro vocale bello e attraente, perfettamente intonato, è una donna molto affascinante e in scena catalizza l’attenzione. Ricordo di averla vista ed ascoltata a Firenze in “Entführung” come Blonde e di essere rimasto impressionato. Mozart è il vestito che più le sta bene, quello che le rende piena giustizia dei già pregevoli mezzi vocali, perché le dà la chance di inventare qualcosa, di esprimere la femminilità prorompente che è in lei. Mozart è l’autore che, come la Reiss spiega molto intelligentemente nelle note del libretto del CD, psicologicamente proietta i suoi personaggi anni luce avanti agli altri e li rende attuali, duecento anni dopo.  Pertanto, al confronto, le altre arie di Haydn, Salieri, Cimarosa, sono, sì, gradevoli, ma non aggiungono niente, pur se ben cantate ed eseguite. Se un difetto questo CD ha, è quello di presentare un menù in cui ci sono delle cose squisite e delle cose più ordinarie, pur se cucinate come si deve. Non c’è nulla da fare, la Sachertorte del Café Sacher è molto più gustosa di una crostata di more, per quanto buona quest’ultima possa essere. Per esempio, la scrittura di “Perdonate, signor mio”, falsamente ingenua e disingannata dichiarazione di Carolina al Conte, nel “Matrimonio segreto”, pur nella piacevolezza olimpica del canto napoletano di Cimarosa, è molto più difficile da rendere interessante, perché non ha trovate musicali che diano la possibilità all’esecutrice di mostrare nuove vie interpretative che non siano già state esplorate. E qui Chen Reiss è una delle tante Caroline, senza emergere particolarmente ma cantando l’aria come va cantata, con bella voce e buona pronuncia. L’orchestra di strumenti storici “L’arte del mondo”, diretta da Werner Ehrhardt, ha fornito una gradevole prova di leggerezza e di scoperte timbriche, con una bella lettura dei brani strumentali, le sinfonie dalle opere “Il matrimonio segreto” di Cimarosa e “La scuola de’ gelosi” di Salieri, e un sontuoso accompagnamento al brillante canto della Reiss.





 

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