martes, 20 de septiembre de 2011

Leggenda di Alessandro Solbiati - Teatro Carignano Torino, MITO Settembre Musica

Foto: Ramella & Giannese - Fondazione Teatro Regio di Torino

Renzo Bellardone

TEATRO CARIGNANO TORINO Prova generale – domenica 18 settembre 2011- ore 15,oo Prima esecuzione assoluta, nuova commissione del Teatro Regio di Torino. In collaborazione con MITO SettembreMusica. ‘LEGGENDA’da ‘I fratelli Karamazov’ di Fëdor Dostoevskij. Libretto e Musica di Alessandro Solbiati. Orchestra e Coro del Teatro Regio di Torino. Ivan Karamazov Mark Milhofer. Alëša Karamazov Alda Caiello. Il Grande Inquisitore Urban Malmberg. Spirito del Non Essere Gianluca Buratto  Una madre Laura Catrani. Gesù Cristo Tomaso Santinon. Sestetto vocale Pierina Trivero, Daniela Valdenassi, Roberta Garelli,. Sabino Gaita,Marco Sportelli, Enrico Bava. Mimi Andrea Baldassarri, Stefano Botti,Nicoletta Cabassi,.Michele Liuzzi,Sax Nicosia. Direttore d'orchestra Gianandrea Noseda. Regia, scene, costumi, Stefano Poda. luci e coreografia. Assistente Paolo Giani Cei. Maestro del coro Claudio Fenoglio

QUANDO IL POTERE PREVARICATORE RESTA SOPRAFFATTO DALLA VERITA’

La musica sale dall’immaginario golfo mistico, come l’acqua scende dalle pareti della scenografia, armonizzandosi con la polifonia del coro che non si vede, ma che da uno squarcio di loggione illuminato invade e pervade il sensibile ascolto. Assistere ad un’opera come questa è vivere un’esperienza di vita immaginata, reale, vibrata, sofferta, rifiutata, stupita, accorata, intensa, subita, predestinata, ….insomma un’esperienza!!!!! Quello che appare oggi è il risultato di una ricerca minuziosamente perfezionista a partire dalla composizione del Maestro Alessandro Solbiati, che nulla lascia al caso: flauti, tamburi, gong, fisarmonica e campane in un intersecarsi di prendere e lasciare con sonorità che diventano famigliari, forse per i ricordi di certi canti popolari, forse per lo sferzante inchiodamento alla realtà, forse solo perché è bella musica contemporanea diretta dalla magistrale bacchetta di Gianadrea Noseda che incide gli animi attraverso gli stupefacenti effetti onomatopeici di una complessa partitura! Disposti a semicerchio violini, violoncelli e lateralmente altri violoncelli e contrabbassi in discontinuità indispensabile rispetto alla disposizione di Kleiber, il M° Noseda ‘tiene l’orchestra’ in febbrile pulsione emotiva; con gesto ampio e ben misurato ‘vive l’opera’ dalla prima all’ultima battuta che va a spegnersi con il buio totale cui seguirà la liberazione dell’applauso! La vicenda è scarna, in fondo è solo il racconto di un sogno, da cui ci si risveglia bruscamente quando tutto viene ribaltato! Giuda baciò due volte Cristo per tradirlo ed in ‘Leggenda’ il ‘presunto’ Cristo bacia una sola volta e con evidente trasporto il Grande Inquisitore, ma per perdonarlo! Nero, rosso sangue, impalpabili nebbie e luci color ghiaccio contornano gli scarnificati , a mezzo busto od in parti già amputate sulle pareti scure della scenografia o dentro il palco allagato che accoglie uomini ed una donna nudi; questi lentamente ne occupano la parte centrale ai cui lati su due tavole sospese, quali altalenanti piattaforme di vedetta, stanno ad osservare tutta la vicenda i due fratelli Karamazov: a sinistra Ivan interpretato dal tenore Mark Milhofer, implacabile e tecnicamente interessante in un canto impervio; a sinistra il fratello Alëša cui da voce una stupefacente Alda Caiello, ottima interprete che pur cavalcando i toni acuti si avvale di tutti i registri per esaltare questo spartito contemporaneo . I ‘nudi’ vestiranno la loro nudità con il sangue che colerà sui loro corpi fino a tingere implacabilmente di rosso anche l’acqua entro cui si snoderà tutta la vicenda evocando la fonte battesimale del Giordano che qui torna rosseggiante, per assurgere a fluida piattaforma, protagonista in un dualismo tra bene e male confusi tra materico e spirituale.

L’uomo nasce nudo, muore nudo e nudo finisce sul tavolo dell’esame autoptico, che proprio a Torino si sviluppò e pervenne a sconvolgenti scoperte come quelle di Cesare Lombroso. Le sacrificali scarnificazioni delle menti sono l’ineluttabile risultato delle inquisizioni, delle occulte persuasioni di anestetizzate masse gestite sul palcoscenico di ‘Leggenda’ dal geniale e coraggioso Stefano Poda che a Torino lo si ricorda fortemente per ‘Thais’ già con Gianadrea Noseda. Ancora una volta regista, scenografo, costumista, disegno luci e coreografo ha utilizzato il nero ed il bianco, il buio e le luci tagliate non per stupire, ma per coinvolgere fino allo spasimo e far tendere tutte le corde dell’essere, insieme ai protagonisti della vicenda. Ha diretto in perfezione stilistica anche i mimi: veramente abili e di efficace incisività sia negli scatti provocati da immaginarie lame taglienti, che nei movimenti fatti di lentezza o nella statuaria staticità. Una fisarmonica lontana, il rintocco di campane o la tromba che intona una danza popolare si intromettono in musicalità liturgiche ad effetto che accompagnano il lento scorrere di un tapis roulant che trasporta i corpi vestiti dei benestanti e benpensanti o i corpi ignudi che saranno squartati dalle paure dell‘Inquisitore – Urban Malberg che in ‘Leggenda’ ha il ruolo maschile più impervio e temporalmente dilatato ma che affronta e supera con vocalità incisiva sia nei colori scuri che nei toni più alti, addirittura inconsueti per un baritono. La purezza e la tentazione sono le due polarità oltre la gabbia sospesa che, metallica ragnatela, incarcera insieme la purezza e la tentazione cui da voce Gianluca Buratto che interpreta lo ‘Spirito del non Essere’ : cattivo ed incalzante propone voce scura, cupa e tentatrice cui però non cede il silenzioso Cristo, il mimo Tomaso Santinon che con lentezza non misurabile si muove in un’estasi che non può eludere, ma solo perseguire con spirito di accoglienza e perdono fino a baciare il proprio accusatore. Una madre –la convincente soprano Laura Catrani- invoca la resurrezione della figlia; un corpo nudo ed insanguinato a terra cerca un contatto con l’appeso che a sua volta tende la mano nella ricerca spasmodica di allontanamento dalla implorante solitudine evocata delle mani protese ai lati della scena. Echi di voci lontane provengono dalle rocce desertiche!  Ineludibili questioni e domande che non ci si vorrebbe porre, erompono in una visione dantesca, che sciolta ed inafferrabile si impadronisce di chi, agghiacciato, guarda ed ascolta! Il Coro diretto da Claudio Fenoglio è vocalmente superbo ed inquietante, soprattutto quando fuori scena, in loggione o nelle barcacce, canta il diniego al demonio tentatore. Sestetto vocale di significativa bravura, coro ed orchestra all’altezza della situazione e direzione vitale ed incisiva si fondono con la costruzione scenica complessa concettualmente e tecnicamente; questa si realizza anche grazie alla collaborazione di Paolo Giani Cei, di cui si è avvalso l’eclettico Stefano Poda che ancora una volta costruendo non solo sulla vicenda, ma sulla musica, abbina ogni movimento scenico al suono, e questo è il segreto del ‘colpo emotivo’ che trafigge il cuore smascherando le più comode certezze anche dello spettatore più refrattario alla realtà.…..  La Musica vince sempre.


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