domingo, 10 de julio de 2011

100 ANNI DI ... MAHLER! - Baveno Festival Umberto Giordano - XIV Edizione 2011

Foto: Giovanna Lanza (mezzosoprano), Danilo Formaggia (tenore)

Renzo Bellardone

Venerdì 8 luglio 2011, ore 21.15, Baveno, Chiesa dei SS. Gervaso e Protaso. 100 ANNI DI ... MAHLER! GIOVANNA LANZA mezzosoprano, DANILO FORMAGGIA tenore. BAVENO FESTIVAL ENSEMBLE. MARCELLO PAROLINI direttore. GUSTAV MAHLER (1860-1911) Das Lied von der Erde (Il canto della terra) Versione per orchestra da camera di Arnold Schőnberg (1921) terminata da Riehn (1983) - Das Trinklied von Jammer der Erde (La fugacità delle gioie terrestri) - Der Einsame in Herbst ( La malinconia delle solitudini autunnali) - Von der Jugend (La giovinezza) - Von der Schőnheit (La bellezza) - Der Trunkene in Frǘhling (Le gioie del vino ed i fremiti della primavera) - Der Abschied (La funebre mestizia dei congedi)

L’interno della chiesa dei SS. Gervaso e Protaso è in penombra con la sola luce rossa ad illuminare le due cappelle laterali prossime all’altare avvolto da azzura luminosità. Il Baveno festival ‘Umberto Giordano 2011’, alla sua quattordicesima edizione è ispirato alla terra ed alle sue vibrazioni , quindi la scelta di proporre in apertura ‘Das Lied von der Erde’ appare quanto mai consona ed efficace. Prorompente e dissonante la musica invade la navata e subito s’insinua la voce del tenore Danilo Formaggia che con liricità canta sui tintinnii (le gioie della vita), silenziati dai fiati che prepotentemente rammentano la caducità e fugacità delle gioie terrene. Con sicurezza il tenore sale fieramente all’acuto per abbassarsi poi, con pienezza di emissione, fino ad un bel colore brunito che riproporrà anche nei Lieder successivi con agilità e passione. Tromba, corno, flauto e fagotto esordiscono in un preludio ad annunciare la voce del mezzosoprano Giovanna Lanza, di un bel colore e suono avvolgente che si estende in tutta la cromaticità fino a raggiungere un profondo colore scuro che ipnotizza la platea.
Passionale ed introspettiva dichiara una salda tecnica interpretativa e comunicativa. ‘Von der Jugend’ intrisa di spensieratezza gioiosa, viene raccolta e proposta dal tenore come un’aria d’opera, dove la scenografia inesistente è sostituita dalle immagini e dalle colorazioni evocati dall’orchestra diretta da un attento Marcello Parolini. Gesto ampio e ben calibrato come a disegnare nell’aria le architetture introspettive della partitura, il conductor dirige l’orchestra con tecnica, cura e conoscenza, riuscendo ad estrarre sensazioni forti ed inattese. La bellezza ‘Von der Schőnheit’, è esaltata dalla profonda voce del mezzosoprano che in un ‘prendere e lasciare’interpreta con sensuale vezzosità, che vocalmente e teatralmente lascerà nell’ultimo Lied: l’attesa ed il presagio vengono annunciati dai toni grevi dell’orchestra che solennemente interpreta questa irripetibile pagina. L’orchestra è l’anima e la voce è ‘la voce’ che parla a se stessa ed agli altri e con liricità Pucciniana tratteggia a forti tinte la funebre mestizia del congedo. Il contrabbasso scandisce inesorabile il tempo mentre il flauto traverso è voce dell’orchestra; il ‘continuo’ del violoncello non fa che accentuare l’attesa …ed alla fine la voce umana, che si spegne in una progressiva discesa nel buio. Gli applauditi interpeti, abituati al palcoscenico del teatro d’opera, sanno sapientemente interpretare il ruolo anche negli atteggiamenti e con le espressioni del volto, esterna dichiarazione delle più intime sensibilità. La musica vince sempre.



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