sábado, 16 de julio de 2011

Invervista al soprano Cinzia Forte

Foto: Cinzia Forte; La Traviata / Opéra Royal de Wallonie - Jacky Croisier; Idomeneo - Rigoletto / Teatro Real de Madrid - Javier del Real.

RJ

Riconosciuta interprete del repertorio lirico e di coloraura Cinzia Forte ha intrapreso una carriera che l’ha portata a cantare nei principali teatri italiani (La Scala, San Carlo, La Fenice, Comunale di Bologna, Rossini Opera festival, Arena di Verona...) e all’estero (Londra, Amsterdam, Zurigo, Tokio, Parigi, Berlino, Madrid, Cleveland, Barcellona...). I compositori graditi, quelli che le hanno dato più soddisfazioni sono Mozart, Rossini, Bellini, Donizetti, repertorio francese e barocco. In questa intervista la versatile e simpatica interprete ci ha svelato qualche segreto della sua carriera.

Ci parli dei tuoi studi iniziali e del tuo debutto

Ho debuttato al Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto con diversi ruoli, da Musetta ne “La Boheme a Violetta ne “La Traviata” Successivamente sono stata chiamata al Teatro Massimo di Palermo e alla Fenice di Venezia dove, in seguito al successo ottenuto nella Lucia di Lammermoor, sono stata invitata a inaugurare la stagione successiva con “La Gazza Ladra” di Rossini. Da allora ho lavorato in molti importanti teatri, in Italia e all’estero.

Soprano lirica specializzata nel belcanto. Vocalmente ti definiresti soprano lirica?

Ho iniziato come lirico leggero di coloratura e con il tempo ho assecondato il naturale sviluppo e ampliamento della voce verso un repertorio più lirico, mantenendo estensione e agilità. Quindi oggi direi Lirico di agilità. Mi sento a mio agio con gli autori del Bel Canto italiano, da Bellini a Donizetti,. Verdi per alcune opere, ma anche Mozart e alcuni autori del repertorio francese, da Gounod a Massenet .

Di quanti ruoli è formato il tuo repertorio?

Ho debuttato circa 80 ruoli. Probablilmente, lo studio per il diploma di pianoforte mi ha facilitato nella velocità di leggere e memorizzare lo spartito.

I tuoi ruoili preferiti sono Lucia e Violetta?

Lucia di Lammermoor che ho da poco cantato alla Nederlandse Opera di Amsterdam, e La Traviata sono opere che mi hanno dato molte soddisfazioni e ho avuto occasione di cantarle spesso. Però ce ne sono anche altre a cui sono legata e tra queste ci sono sicuramente La Sonnambula, La Fille du Regiment, Il Rigoletto e Le Nozze di Figaro.

Come nasce il tuo interesse verso il barocco?

Istintivamente sono sempre stata attratta dalla musica di questo periodo, all’inizio come strumentista e poi come cantante. Le possibilità di espressione che offre questo genere sono enormi e credo sia importante per un cantante conoscerlo e praticarlo, essendo una base su cui si fonda la musica dei secoli successivi. Un’esperienza che ricordo con piacere tra le altre, è stata la Calisto di Cavalli diretta da Renè Jacobs nella famosa edizone di Wernicke, un vero capolavoro e una grande occasione per crescere in questo repertorio.

Ci sono similitudini tra il canto barocco e il belcanto?

Canto barocco e bel canto sono due tipi di comunicazione differente pur possedendo elementi di continuità. La letteratura barocca tende a sottolineare di più il senso della parola mentre il bel canto è basato sulla linea lunga della frase musicale e sul concetto classico di “bel suono”. Dal punto di vista tecnico, quando passo dal belcanto al barocco, viene istintivo adeguare l’emissione vocale allo stile. Mi viene naturale contenere il vibrato della voce per dare maggior rilievo alla parola e al testo.

C’è un cantante, un regista o un direttore che ha influenzato positivamente la tua carriera?

Ho avuto la fortuna di lavorare con grandi maestri e tra questi ve ne sono alcuni che hanno segnato una tappa importante nella mia carriera. Il M° Claudio Abbado nel 2004, mi scelse per il ruolo di Despina nel “Così fan tutte“ di Mozart. Ricordo con emozione il giorno dell’audizione quando il maestro salì sul palcoscenico a comunicarmi che aveva scelto me. Fu una cosa che mi riempì di gioia. Ma anche l’incontro con Jeffry Tate, Riccardo Chailly, Bruno Campanella, e altri dello stessa levatura artistica, sono stati importanti. Tra i registi ve ne sono alcuni il cui lavoro continuo a far vivere nei personaggi che interpreto: Graham VIck per Lucia di Lammermoor, Mario Martone e Emilio Sagi per Le Nozze di Figaro, Pierluigi Pizzi i cui spettacoli sono sempre un evento al quale è un privilegio partecipare. Non ultimo Dario Fo, con il quale ho un rapporto di amicizia e stima reciproca nato durante la lavorazione al ROF di Pesaro nella Gazzetta di Rossini. Ci sono stati anche grandi cantanti come Pavarotti, la Freni, la Kabaivanska e la Scotto che mi hanno dato consigli preziosi e con i quali ho lavorato per perfezionarmi su alcuni ruoli.

Come descriveresti la situazione attuale dell’opera in Italia?

E’ un periodo non facile per la musica in Italia. Le programmazioni sono fatte all’ultimo momento e per questo motivo molti artisti in carriera vengono chiamati quando ormai sono impegnati altrove.

Pensi che sia difficile trovare nuovi talenti?

Credo che le buone voci non manchino e molti sono i giovani che iniziano questa carriera con ottime doti. Il problema è la gestione del materiale che nel giro di poco tempo si esaurisce. Il sogno del successo immediato e la sopravvalutazione è un pericolo per tutti i giovani. Questo alimenta il sistema consumistico, affamato di fenomeni da usare e gettare. Non è difficile essere notati quando si è giovani, anche se non si è completamente a posto tecnicamente. Secondo me, invece, è fondamentale procedere a piccoli passi per fare le scelte giuste e per crescere artisticamente, arrivando al successo quando l’esperienza e la conspevolezza dei propri mezzi aiutano a evitare molti errori.

Come studi un nuovo ruolo?

Prima di affrontare un ruolo dal punto di vista musicale, cerco di lavorare sul personaggio, sul suo carattere, sul rapporto con gli altri personaggi. E’ importante comprendere il contesto storico nel quale si muove. A volte è sufficiente il libretto, in altri casi ho bisogno di documentarmi attraverso libri o romanzi che hanno ispirato il racconto. Poi affronto la lettura dello spartito musicale. Mi metto al pianoforte e a volte leggo anche la partitura per avere una maggiore consapevolezza di ciò che avviene in orchestra.. Dopo questo lavoro, dare la voce al personaggio diventa più semplice, anche dal punto di vista tecnico.Poi cerco di viverlo emotivamente, con il mio modo di sentire, trasferendo anche le mie esperienze.

Quanto tempo un cantante deve dedicare all’apprendimento della parte vocale e di quella attoriale?

Sono entrambi importanti anche se l’aspetto musicale e tecnico sono primari per il cantante. Ma, come ho detto prima, non esiste una buona esecuzione musicale se dietro una voce non c’è un lavoro sul senso della parola e sul personaggio.

I ricordi più importanti?

Ce ne sono molti in quindici anni di carriera ma quelli che più mi hanno emozionato sono quelli in cui il pubblico e gli appassionati mi hanno dimostrato il loro affetto. Tra questi ci sono sicuramente anche il Viaggio a Reims a La Coruña in Spagna, e la Lucia di Lammermoor a Venezia.

E la tua carriera futura e ci sono possibili new entry?

Con il passare del tempo, l’esperienza scenica e la maturità vocale mi stanno offrendo maggiori possibilità interpretative. Accanto ai ruoli già interpretati ne sto aggiungendo altri appartenenti a un repertorio più lirico. Mi piacerebbe in futuro interpretare le Regine Donizettiane ma anche alcuni ruoli più “lirici” come quello della Contessa delle Nozze di Figaro,già in programma per il 2011 (Opéra Royal de Wallonie).

http://www.cinziaforte.it/
 





































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