martes, 16 de agosto de 2011

Budapest ricorda i 100 anni dalla composizione de Il Castello di Barbablù di Béla Bartók con il primo 3D Live!!‏

Foto: Ildiko Komlosi (copyright Clive Barda)

A pochi giorni dalla conferenza stampa,che annuncerà al mondo  l’imminente inaugurazione della prossima stagione lirica a Budapest (2011/2012), che ricorderà i 100 anni dalla composizione de Il Castello di Barbablù di Béla Bartók -opera nazionale ungherese- il celebre mezzosoprano Ildikó Komlósi così spiega come è nato il vero 3D, e come è destinato a cambiare il mondo dell’opera.

10 domande all’autrice...

3D Livelive: cosa significa?

„Molti me lo chiedono, provo a spiegarlo, ma anche i colleghi e gli addetti ai lavori fanno fatica a capirlo;, è normale, anche noi ce lo siamo chiesti per due anni senza trovare risposte convincenti, alla fine le abbiamo: eccole.”

Lo spettacolo dal vivo presuppone artisti in scena, cantanti, musicisti, attori, ballerini, non importa, comunque soggetti tridimensionali per definizione. Allora che c’entra una cosa 3D quando lo spettacolo live è già per definizione in 3D ?

„Verissimo. Noi però parliamo di scenografia ciò che sta sul palcoscenico e caratterizza l’ambientazione dello spettacolo.Gli artisti si muovono su un palcoscenico senza scene ’costruite’, o con a disposizione elementi minimi, tutto il resto è virtuale, cioè proiettato come nelle normali proiezioni, già molto usate nello spettacolo dal vivo: c’è uno schermo che prende tutto il palcoscenico come un fondale, dei proiettori, due o quattro, posizionati normalmente dietro lo schermo, quando c’è spazio –retroproiezione- oppure davanti, nel caso di spazi senza profondità di palco.”

Dove è allora la novità?

„La novità è che la nostra proiezione in 3D è stereoscopica, cioè secondo quella modalità, che si gode al cinema, con gli occhialini, quella dove c’è una visione con grande profondità nello schermo con effetti, o parte di scenografia virtuale che esce dallo schermo, venendo verso la sala. Questa è la vera novità del nostro progetto, fin ad ora mai realizzata.”

Ma se indosso gli occhiali riesco a vedere gli artisti?

„Certo che sì, perché sono illuminati comunque da un sistema tradizionale di illuminazione di palcoscenico, inoltre le nostre lenti polarizzate permettono un’ottima visione dell’artista che agisce sul palco.”

Che tipo di scenografia è possibile realizzare in 3D e quali sono i problemi?

„Idealmente non ci sono limiti alla fantasia, in pratica, appena metti le mani su una scena 3D live, trovi tanti problemi che ti penti di averla pensata. Il primo problema sta nelle proporzioni tra la figura umana e qualunque cosa si proietti su uno schermo. Provate a pensare: un primo piano al cinema di due persone, su uno schermo di 15 metri, lo stesso che noi utilizziamo. Immaginate di misurare la larghezza delle spalle di due attori. Volere saperlo? Misurano 6 metri l’una, due giganti. L’effetto ottico della proiezione non lo fa notare, ma è così. Allora via ogni tipo di filmato, o ripresa televisiva. Tutto va ricreato in computer grafica, con la stessa tecnica dei cartoni animati, o delle progettazioni urbanistiche.”

Cosa vuole dire real-time?

„In un film ci sono ore ed ore di montaggio per le varie scene, poi le musiche sincronizzate, i doppiaggi etc. In uno spettacolo dal vivo tutto ciò è impossibile, perché va prevista la possibilità di modificare anche in maniera sensibile la scena durante le prove. Per ovviare a questo, che forse era il problema principale, si è dovuto creare un sistema software molto sofisticato, che permetta di modificare ed adattare tutta la scenografia durante le prove.”

Ma gli occhiali non disturbano?

„No, perché utilizziamo occhiali no-stress, quelli leggeri, e poi anche una versione speciale che ha in dotazione una clip, per chi normalmente porta occhiali da vista.”

Quanto costa?

„Come ogni start-up di un progetto tecnologico ha un costo molto elevato di sperimentazione, per tutto il lavoro che sta a monte della soluzione definitiva, un po’ come il prototipo in ogni oggetto che poi va in produzione su larga scala, questo è molto costoso, poi vi sono i costi delle modifiche, e gli adattamenti dei vari software, quindi la parte scenografica vera e propria. Togliendo il costo base, si può dire che una scenografia in 3D costa come una scenografia tradizionale di valore medio-alto. Però ci sono enormi risparmi nei tempi di montaggio e smontaggio, di trasporto, di magazzino. Questa tecnologia permette a qualunque teatro di proporre vari titoli in sequenza, cioè ogni sera un titolo diverso. Permette di produrre molto di più abbassando i costi.”

Avrà uno sviluppo ?

„Nella danza senz’altro, nell’opera credo di sì, non per tutti i titoli, ma per molti progetti, pùò essere una grande soluzione, anche perché la tecnologia avanza, quindi nei prossimi anni si potrà fare a meno degli occhiali, i software saranno più sofisticati, penso che uno sviluppo lo sì avrà sicuramente.”

Ma perché un artista si mette a produrre tecnologia applicata?

„Dopo 28 anni di carriera la voglia di cantare rimane intatta, fino a che la voce regge, non mi tiro indietro, però non sarà in eterno, anche i giovani hanno diritto di farsi avanti, così, visto che questo è un mondo che conosco bene, ho pensato di trovarmi un lavoro interessante ed anche divertente. Ovvio che il mio è un ruolo di indirizzo generale, poi vi sono aziende e professionisti di grade preparazione che portano avanti il tutto.”

Una vision molto tecnica, c’è qualcosa di “artistico” in tutto questo?

„Certo che sì. La tecnologia per me deve essere solo un supporto all’arte, per trasmettere meglio quelle emozioni che il pubblico aspetta da noi. Ho preferito all’inizio offrire una spiegazione il più possibile chiara, perché si parla molto di 3D, anche in progetti che non sono realmente tali. Come dicevo questa tecnologia permetterà a registi e scenografi di dare sfogo alla propria fantasia, quindi senza dubbio, un aiuto consistente al futuro dell’opera. Immaginare di essere al centro di una scena, che si estende anche in gran parte della sala è un’emozione del tutto nuova, senza dubbio un modo diverso che contaminerà anche l’interpretazione. Una sfida non facile, dove però ho trovato grande entusiasmo ed una conferma ulteriore, che viviamo in un mondo globale. All’interno del mio gruppo lavorano infatti Australiani, Candesi, Italiani, Israeliani, Ungheresi, Iraniani, Statunitensi e Spagnoli ed anche questo è molto bello.”

Ildikó Komlósi

SAVE THE DATE! 7 settembre 2011, ore 19.00! Repliche 9 e 10 settembre, sempre alle 19.00!
Budapest Staatsoper, 1061 Budapest, Andrássy út 22, Ungheria
Biglietteria
 Per ulteriori informazioni

Ufficio Stampa
Elizabeth Hardens

Creazione di
ILDIKÓ KOMLÓSI
Produttore
FRANCESCO STOCHINO WEISS
Regia
CATERINA VIANELLO
RENZO CERBO
3D Effetti speciali
ANDREW QUINN
Light Designer
ALESSANDRO CHIODO

Scene di
GIAN MARCO CAMPANINO
MARCELLA GALLOTTA
MASSIMO CHECCHETTO

Costumi di
CARLOS TIEPPO

Cast
Il Castello di Barbablù di Béla Bartók
Bluebeard ISTVÁN KOVÁCS
Judith ILDIKÓ KOMLÓSI

Bolero di Maurice Ravel
Balletto spagnolo
Coreografia di
LOLA GRECO

Étoile
LOLA GRECO

Primi ballerini
FRANCISCO VELASCO e PENELOPE SANCHEZ

Orchestra dell’Opera di Stato Ungherese
Direttore d’Orchestra
GYÖRGY GYÖRIVANYI RATH

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