viernes, 29 de julio de 2011

Il Capello di Paglia di Firenze di Nino Rota - Teatro del Maggio Musicale, Firenze

Foto: Maggio Musicale Fiorentino

Massimo Crispi

Ci sono poche occasioni, nella produzione operistica nel secondo Novecento, che un’opera abbia un tale successo da diventare, come si dice, di repertorio. Certo, magari non sarà rappresentata tante volte quanto la Tosca o il Barbiere di Siviglia ma ha comunque una sua dignità riconosciuta e, almeno in Italia, ha vantato una serie di riprese storiche, perfino una registrazione televisiva e discografica, in un’epoca in cui la nostra tv di stato produceva, cosa che suona incredibile e anacronistica oggi, opere intere, così in video come in disco! Quest’opera è “Il cappello di paglia di Firenze” di Nino Rota, compositore nostrano spesso snobbato perché “melodico”, troppo facile all’ascolto, e messo in ombra dai vari compositoroidi intellettualoidi che nel nome del melodicidio e della non comunicazione agitavano alto il vessillo della musica “impegnata”… Altri tempi, per fortuna. La Storia, alla fine, presenta il conto e dà ragione a Rota e al suo delizioso mondo “disimpegnato”, rendendogli il successo che merita sulle scene sacre dei teatri d’opera mentre un’eclisse totale oscura quasi tutte le altre opere dei coevi compositoroidi. Non si deve dimenticare, infatti, che Rota il successo lo aveva ottenuto pienamente prima e dopo “Il cappello di paglia”, colle sue colonne sonore dal carattere tipicamente italiano, grottesco, circense, nostalgico, dei film di Fellini e Visconti, Castellani e Zampa, Soldati e Monicelli, Wertmüller e Zeffirelli, Coppola e molti altri ancora, autentica star della celluloide, una delle poche nel campo musicale autoctono. Ebbe anche un Oscar per la musica da film, nel 1975. Ovviamente, in un mondo bigotto e provinciale come quello italiano, la musica da film era come una sorellastra minore, spuria, e per questo un compositore come Rota rimase a lungo snobbato dal mondo della classica. Compose anche undici opere, Rota, delle quali, però, non resta quasi traccia in ciò che viene chiamato, come si diceva all’inizio di quest’articolo, repertorio.
Unica eccezione: “Il cappello di paglia di Firenze”. Io sono convinto che, prima o poi, la Storia consacrerà alla ripresa sulle scene diverse altre sue opere, anche se questa è, obiettivamente, quella più travolgente. D’altro canto, se oggi si rimette in scena una quantità inverosimile di opere barocche che al loro tempo furono eseguite una sola volta e poi basta, ci sono speranze anche per Rota, in un futuro remoto! La cifra che ha contribuito al successo di quest’autentico gioiello del teatro musicale del secolo scorso è una virtù che pochissimi hanno e che Rota possedeva in gran copia: la levità. Già la scelta del soggetto, amabilmente anacronistico, della commedia borghese degli equivoci di Eugène Labiche e Marc Michel è indicativa del mondo estetico e nostalgico di Rota, che ne ha curato il libretto insieme alla madre Ernesta. E la lingua scelta per questo libretto, dove le frequenti rime baciate hanno un effetto esilarante, quasi cabarettistico pur strizzando l’occhio a Guido Gozzano, altro grande poeta della leggerezza, è un idioma forbito, denso, pieno di rimandi, scorrevole, musicale: tutto ciò che occorre a un libretto d’opera, per l’appunto, dove già il verso è musica e ritmo. E il percorso comico di quest’opera lascia senza fiato pubblico e artisti, i quali si rincorrono continuamente in situazioni che entrano una dentro l’altra, nella tradizione dell’operetta francese e viennese, mentre la musica rimanda, di tanto in tanto e affettuosamente, alle strette rossiniane e donizettiane della nostra tradizione, quasi fosse una strizzatina d’occhio al temps perdu… Insomma: auguriamo a quest’opera ancora una lunga vita e fortuna, come merita. L’allestimento del Teatro del Maggio Fiorentino era una nuova messa in scena che prevedeva la presenza di giovani artisti perfezionatisi alle scuole delle Maggio Fiorentino Formazione e Scuola dell’Opera Italiana del Comunale di Bologna, e di scenografi, costumisti, illuminotecnici provenienti da altri corsi formativi del teatro, con dei risultati alterni ma comunque gradevoli.Tutto si svolgeva su una gigantesca cartolina postale incorniciata e inclinata (scene di Lorenzo Cutùli, che ha firmato anche i costumi) che rappresentava Parigi nel 1850, il luogo dell’azione, in realtà spostato quasi un secolo dopo a giudicare dai costumi e dagli affiche che formavano una scenografia fissa, troppo, che limitava enormemente l’azione dei personaggi e non definiva gli spazi dei vari quadri. Inoltre, i costumi, carini e colorati, erano oppressi da un eccesso di colore delle scenografie verticali, ossia proprio i suddetti manifesti, sfondo costante di ogni azione. Le stanze, gli spazi erano intuiti al di là di botole, in un continuo aprire e chiudere, dalle quali ogni tanto emergevano o si rintanavano i personaggi, e, se può essere carino solo per un atto, per tutta l’opera risulta assai greve. Soprattutto, avendo a disposizione un palcoscenico immenso come quello fiorentino, risultava incomprensibile, se non addirittura controproducente, porsi dei limiti così ristretti per far agire un esercito di cantanti, coristi, figuranti che, peraltro tutti molto bravi nel delineare i loro caratteri, alla fine restavano come intrappolati negli angusti confini dello spazio loro assegnato. Anche l’illuminazione, pur con qualche trovata carina, come illuminare di volta in volta gli invadenti affiche dei film, dei prodotti pubblicitari, degli spettacoli parigini, con un diretto riferimento alla situazioni in scena, quasi come una didascalia, soffriva della mancanza di definizione degli spazi e alla fine tutto risultava come una gabbia fastidiosa, dove, anziché espandersi, tutto veniva concentrato quasi per paura che potesse debordare e scappar via. La scena del negozio della modista, dove Fadinard corre per cercare il cappello di paglia per salvare l’onore di una signora un po’ allegra, era, per esempio, poco risolta, colle sartine sedute sulla cornice inclinata della felliniana cartolina: mancava totalmente quel sapore di negozio-alcova alla “Hello, Dolly”, per intenderci, luogo evocante fantasmi di femminilità da rivista fine Ottocento. Le masse, soprattutto quelle degli invitati al matrimonio di Fadinard e Elena, ma anche degli altri invitati, quelli del ricevimento della baronessa di Champigny, e che in quest’opera hanno un ruolo fondamentale, vagavano in spazi assolutamente senza barriere, depauperando in tal modo il valore dell’entrare e uscire da un luogo, topos fondamentale negli inseguimenti di quel tipo di teatro alla Feydeau, e si ammassavano dove potevano per non inciampare nei piani inclinati o invasi da suppellettili.  Lodiamo, senza riserve, il tenore Filippo Adami, infaticabile e atletico Fadinard, sempre di corsa, sempre ironico e con dei tempi comici assolutamente da grande esperto della scena, che interagiva sempre con proprietà ora con questo ora con quella, in un vortice di situazioni sempre più incalzanti e buffe. Eccellenti la baronessa di Champigny, animata dalla convincente voce di mezzosoprano di Romina Tomasoni, capace di piegarla a sfumature da commedia musicale e di ironici atteggiamenti da superdiva del muto, con risultati assai apprezzabili, e Beaupertuis, il cornuto e beffato marito della nipote della baronessa, delineato dall’ottimo e sonoro Mauro Bonfanti, un cantattore perfetto per questo ruolo. Anaide, sua moglie, era la notevole Anna Maria Sarra, dalla pregevole voce vellutata. Salvatore Salvaggio ha reso il rustico personaggio di Nonancourt con una voce altrettanto rustica, scevra da qualsiasi finezza, ben sottolineando ogni gaffe e malinteso, mentre la figlia Elena, la sposina di Fadinard, era discretamente cantata da una infantile e argentina Lavinia Bini. All’altezza le altre parti di contorno e ottimo il coro di Piero Monti. La concertazione e le trovate timbriche dell’orchestra hanno funzionato benissimo con un continuo scambio di piani e di battute tra orchestra e palcoscenico grazie all’ottimo lavoro di Sergio Alapont.

Maria Padilla de Donizetti en Boston

Foto: Clive Grainger / Opera Boston

Lloyd Schwarz

La compañía Opera Boston presentó una producción de Maria Padilla de Donizetti, rara opera belcantista basada en personajes históricos verdaderos.  Por motivos políticos, Maria Padilla fue la esposa secreta de Pedro el Cruel (Rey de Castilla y León e hijo de Alfonso XI a quien sucedió en 1350), pero para el resto de la gente (exceptuando al padre de Maria) era reconocida como su supuesta amante.  Como algo poco habitual en la opera,  en esta opera el papel de Pedro, el amante,  es cantado por un barítono, y la escena de locura no corresponde al personaje de Maria si no al de su padre, que aquí es cantado por un tenor.  La trama de esta opera, a pesar de los supertítulos y las notas del programa, es obscura y difícil de seguir. Donizetti mismo cambió el final, ya que en el estreno de la opera Maria moría de dolor, y en una versión posterior de alegría. En la producción de Opera Boston,  simplemente no murió. Pero nada de esto es satisfactorio, pero gran parte de la música si lo es, y aquí hubo un gran cuarteto al inicio del ultimo acto con Maria, su padre, su amante y su hermana. El director musical Gil Rose condujo con un una línea de fluido legato, y los cuatro cantantes – la soprano Barbara Quintiliani (quien tuvo gran éxito en este papel en el festival de Wexford), la mezzosoprano de voz amplia Laura Vlasek Nolen, el tenor Adriano Graziani y el barítono Dong Won Kim- estuvieron a la altura de la situación.  Quintiliani no tuvo mucha ayuda de los espaciosos y amorfos escenografias diseñadas por Alexander Lisiyansky ni de la dirección de Julia Pevzner, quien había hecho obras mas detallas para esta compañía en el pasado, pero la soprano, a pesar de su manera primitiva de actuar, sus brillantes tonos vocales florecieron como los de una verdadera diva.

miércoles, 27 de julio de 2011

Per la prima volta la tecnologia 3D prende vita in palcoscenico! 7 Settembre 2011 - Opera di Stato di Budapest! - Il Castello di Barbablù di Béla Bartók e Bolero di Maurice Ravel‏

Foto: Backstage, Ildiko Komlosi
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Budapest. Per la prima volta la tecnologia 3D prende vita in palcoscenico, in uno spettacolo dal vivo, mai realizzato prima d’ora!

Il 7 settembre 2011 all’Opera di Stato di Budapest, avrà luogo la prima mondiale di uno spettacolo in 3D, secondo un concept destinato a stravolgere il modo di concepire e fruire un’opera lirica o uno spettacolo in generale. Si tratta di una co-produzione fra l’Opera di Stato Ungherese, 3DLive Live e il Festival Musicale di Pechino (BMF). Finalmente la tecnologia 3D viene utilizzata in palcoscenico, per una fruizione dal vivo, impiegata in una produzione che ha messo insieme uno balletto ispirato alle celebri musiche del Bolero di Maurice Ravel (con la partecipazione straordinaria di Lola Greco), seguito dal capolavoro ungherese Il castello di Barbablù di Béla Bartók (interpretato da una celebre Judith, Ildikó Komlósi e da István Kovács nel ruolo principale). Un balletto ed un’opera non sono mai stati così coinvolgenti ed intriganti, non solo per la fama degli interpreti, ma per la messa in scena assolutamente unica. Ma cos’ha di speciale questo spettacolo, di diverso da molti altri, già annunciati da altri importanti teatri, come 3D? Innanzitutto le animazioni 3D non sono proiezioni o sequenze già realizzate, ma vere e proprie scene tridimensionali, che prendono vita in tempo reale, oggetti e effetti speciali che possono essere modificati in qualsiasi momento e, per questo, essere sempre diversi e garantire la magia di uno spettacolo dal vivo, emozionante e assolutamente irripetibile. Se uno spettacolo dal vivo è per definizione di per sé unico ed irripetibile, questa tecnica 3D dal vivo offrirà agli spettatori la medesima emozione, poiché diversa da ogni altro evento registrato, pre-montato e post-prodotto (film e proiezioni ad esempio). Infatti, non è necessaria alcuna post-produzione poiché si tratta di una produzione che avviene in tempo reale, dal vivo appunto. Questo procedimento lascia molta libertà al regista di decidere, organizzare, cambiare, migliorare o modificare la scena in ogni momento, di sera in sera. Questo concetto di 3D non solo è pionieristico e all’avanguardia, ma per la prima volta rende estremamente facile cambiare scene e ambientazioni, ed allestire un numero infinito di titoli o spettacoli senza i tradizionali ed onerosi costi di produzione. Libertà ed innovazione fanno la rivoluzione!
Si tratta di una vera e propria rivoluzione, non solo per il pubblico, che è in grado di interagire simultaneamente con quanto accade sulla scena, e ben al di là di questa – infatti l’azione si estende all’intera sala, a prescindere che lo spettatore sieda in platea, in galleria o in palco -, ma, cosa ancora più importante, per i produttori e per i teatri, che possono programmare diversi titoli, con preventivi e budget di gran lunga inferiori rispetto al passato, mitigando così il rischio legato al gradimento del pubblico. Finalmente sarà possibile ampliare il repertorio e abbattere i costi delle produzioni tradizionali (legati al materiale, alla mano d’opera, ai processi di montaggio, di magazzino, di conservazione e riparazione, di trasporto e della logistica in generale), senza però compromettere il colpo d’occhio di una scenografia magnifica e sontuosa. Lo spazio e la dimensione della sala teatrale non costituiranno più un problema: le scene e le ambientazioni possono essere ridotte o ingrandite senza alcuno sforzo o limitazione. Il produttore, Francesco Stochino Weiss, si è avvalso di un cast di fama internazionale e del genio di Andrew Quinn (graphic designer per gli effetti speciali di Tomb Raider e Matrix) e dell’occhio di Alessandro Chiodo per garantire una qualità ad un prodotto tecnologico che non è mai stato testato in palcoscenico e per la prima volta viene applicato al mondo della musica classica. Il futuro è dunque arrivato per fondersi con la tradizione, e traghettare e riproporre alle nuove generazioni quattro secoli di musica, di titoli d’opera, di concerti, di balletti, di pièces teatrali e molto di più! 

SAVE THE DATE, 7 settembre 2011, ore 19.00!

Repliche 9 e 10 settembre, sempre alle 19.00!

Budapest Staatsoper, 1061 Budapest, Andrássy út 22, Ungheria
Biglietteria

Per ulteriori informazioni






martes, 26 de julio de 2011

The 19th Edition of Operalia ended Sunday, 24thJuly - OPERALIA 2011 – Winners

Foto: Operalia, René Barbera, Olga Busuioc, Pretty Yende

The enthusiasm of the Russian public, the exceptional level of all the singers, the commitment of the judges, together with the value of the prizes, made this edition very special, indeed unique in the global scenario. In the beautiful hall of the Stanislavsky Theatre in Moscow, Pretty Yende and René Barbera, amongst all the others, whose names will be inscribed in the history of the competition (Javier Arrey, Khachatur Badalyan, Olga Busuioc, Haeran Hong, Jaesig Lee, Adam Palka, Jongmin Park, Sergey Polyakov, Olga Pudova, Fernando Javier Rado, Konstantin Shushakov), have been welcomed and acclaimed by a great and enthusiastic audience, in a sold out theatre. A part from the jury members, many others general managers, artistic directors and international celebrities, from the classical music environment, attended the evening, such us the famous Russian conductor Valery Gergiev.

These were the results:

• Two First Prizes* US$30,000, Pretty Yende and René Barbera
• Two Second Prizes* US$20,000, Olga Busuioc and Konstantin Shushakov
• Two Third Prizes* US$10,000, Olga Pudova and Jaesig Lee
• Two Birgit Nilsson Prizes (Wagner-Strauss repertoire)* US$15,000, Jongmin Park
• The Pepita Embil Domingo Zarzuela Prize US$10,000, ex equo Pretty Yende and Olga Busuioc
• The Don Plácido Domingo, Sr., Zarzuela Prize US$10,000, René Barbera
• Two Audience Prizes* Watches offered by Rolex, Pretty Yende and René Barbera
• The Culturarte Prize US$10,000, Javier Arrey

Never before, in the history of Operalia, a singer has been awarded three prizes, including the first prize, as it happened for the two main winners of this edition: Pretty Yende and René Barbera. The audience and the judges agreed, by confirming each other’s vote, and the two Audience Prizes have been, as usual, two splendid watches offered by the main sponsor Rolex. Pretty Yende sang O mie fedeli... Ah, la pena in lor piombò from Beatrice di Tenda by Vincenzo Bellini and René Barbera Ah mes amis… Pour mon âme, from La Fille du Régiment by Gaetano Donizetti. Although there were no Europeans or Mexicans represented, Pretty Yende was competing representing Italy: she is in fact finishing her studies at the Accademia del Teatro alla Scala and she lives in Milan; René Barbera is a US citizen and has Mexican origins. Their success could be seen as a victory of two important traditions and schools in the world: Italy and Mexico, who gave birth to many important musicians and opera singers (such as for instance Rolando Villazón who won Operalia in 1999), as well as Olga Pudova and Konstantin Shushakov, both Russians, and Jaesig Lee and Jongmin Park both from South Korea. The Gala Concert, conducted by Plácido Domingo himself, with the Stanislavsky and Nemirovich-Danchenko Moscow Music Theatre Orchestra, was broadcasted live on the TV Russian channel KULTURA and by streaming on Medici TV. Once more Operalia has confirmed to be ‘THE’ world opera competition for young singers.

LIST OF THE FINALISTS

Surname First Name Voice Age Country

ARREY Javier baritone 29 Chile
BADALYAN Khachatur tenor 29 Russia
BARBERA René tenor 27 USA
BUSUIOC Olga soprano 24 Moldova
HONG Haeran soprano 29 South Korea
LEE Jaesig tenor 30 South Korea
PALKA Adam bass 27 Poland
PARK Jongmin bass 24 South Korea
POLYAKOV Sergey tenor 27 Russia
PUDOVA Olga soprano 29 Russia
RADO Fernando Javier bass 25 Argentina
SHUSHAKOV Konstantin baritone 27 Russia
YENDE Pretty soprano 26 South Africa
PROGRAM PERFORMED
OPERALIA 2011 - THE FINAL ROUND - July 24, 2011

Khachatur Badalyan, tenor, Russia
Massenet Werther Pourquoi me réveiller

Adam Palka, bass, Poland
Verdi Ernani Infelice! E tuo credevi

Haeran Hong, soprano, South Korea
Bellini La Sonnambula Care compagne...Sovra il sen la man mi posa

Sergey Polyakov, tenor, Russia
Halévy La Juive Rachel, quand du Seigneur

Javier Arrey, baritone, Chile
Rossini Il Barbiere di Seviglia Largo al factotum

Olga Busuioc, soprano, Moldova
Puccini Suor Angelica Senza mamma

Fernando Javier Radó, bass, Argentina
Mozart Don Giovanni Madamina

Jaesig Lee, tenor, South Korea
Puccini La Bohème Che gelida manina

Pretty Yende, soprano, South Africa
Bellini Beatrice di Tenda O mie fedeli... Ah, la pena in lor piombò

Jongmin Park, bass, South Korea
Ponchielli La Gioconda Ombre di mia prosapia

Konstantin Shushakov, baritone, Russia
Tchaikovsky Pikovaya Dama Vy tak pechalny…Ya vas liubliu

Olga Pudova, soprano, Russia
Mozart Die Zauberflöte Der Hölle Rache

René Barbera, tenor, USA
Donizetti La Fille du Régiment Ah mes amis… Pour mon âme

Zarzuela Finalists

Javier Arrey, baritone, Chile
Moreno Torroba Luisa Fernanda Luche la fe por el triunfo

Olga Busuioc, soprano, Moldova
Moreno Torroba La marchenera Tres horas antes del día

René Barbera, tenor, USA
Sorozábal La tabernera del puerto No puede ser

Pretty Yende, soprano, South Africa
Nieto y Giménez El barbero de Sevilla Me llaman la primorosa

Operalia Hymn, All singers
Placido Domingo Jr.










La creazione impaziente di Pier Luigi Pizzi innova il teatro musicale - Sferisterio Opera Festival 2011, Macerata

Foto: Sferisterio Opera Festival 2011
Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011.Teatro Lauro Rossi 24 luglio - ore 21.00. Così fan tutte. Musica di Wolfgang Amadeus Mozart. Libretto di Lorenzo da Ponte. Direttore: Riccardo Frizza. Regia, Scene e Costumi: Pier Luigi Pizzi. Disegno luci Vincenzo Raponi. Complesso di palcoscenico: Banda "Salvadei" Orchestra: Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. Coro: Coro Lirico Marchigiano "V. Bellini" Maestro del Coro: David Crescenzi. Fiordiligi: Carmela Remigio. Dorabella: Ketevan Kemoklidze. Guglielmo: Andreas Wolf. Ferrando: Juan Francisco Gatell. Despina Giacinta Nicotra. Don Alfonso: Andrea Concetti.

LA CREAZIONE IMPAZIENTE DI PIER LUIGI PIZZI INNOVA IL TEATRO MUSICALE

Ultimato nel 1772 il Teatro Lauro Rossi di Macerata – vero cofanetto prezioso- ospita questa sera un gioiello dell’opera mondiale, la quasi coetanea ‘Così fan tutte’ mozartiana., in uno dei suoi più belli, ma certamente il più movimentato e raffinato allestimento. Virili e camerateschi o femminili e complici, scherzi, frizzi lazzi prendono vita in uno spazio luminoso: una bella dimora sul mare sopra agli scogli e un pattino a remi arenato sulla sabbia. L’amato ‘bianco’ di Pizzi risalta sui muri della casa, sulle persiane, sulle tende raffinate, sulla scaletta che porta alla spiaggia, sul giardino pensile ed è interrotto solo dalla macchia verde delle piante di limoni e dal giallo dei pochi frutti: unico elemento di definizione l’essenziale ringhiera in ferro micato Se l’elemento scenografico è la luminosità, quello registico è indubbiamente il movimento: corse rocambolesche per le scale, flessioni a dorso nudo, capitomboli e gestualità da teatro di prosa, al limite dell’acrobatico. I soggetti coinvolti nella messa in scena dimostrano tutti bravura non comune, ma sopra tutti aleggia la sensibilità da ricercatore di Pizzi, che nel tempo trova ulteriori chiavi di lettura. Con questa regia dona una svolta al teatro di tradizione innovandolo, non con una rivisitazione forzata come talvolta capita di incontrare, ma con la semplicità dell’essenziale e dell’attorialità. Il sipario, un impalpabile e morbidamente trasparente telo bianco, viene teatralmente tirato giù da Andrea Concetti che rivestiti i panni di Don Alfonso, appare all’angolo sinistro del palco già all’ouverture e quasi come in una novella commedia dell’arte, inizia a dialogare mimicamente con l’orchestra e con il pubblico.
Il basso sa essere ammiccante e scanzonato e per nulla parruccone; con voce allenata al ruolo, timbro pulito e profondo e chiarissimo fraseggio dona al personaggio una chiave di lettura insolita che si conclama nel ‘…cosi fan tutte..’ Il tocco registico dell’ombrello rosso portato da Concetti, coadiuva ad entrare nello spirito burlesco di un Don Alfonso più scanzonato che diabolico. Le luci disegnate da Vincenzo Raponi passano dalle trasparenze del bianco brillante od ovattato all’azzurro luminoso od offuscato che coinvolge anche la platea in un tutt’uno con il palcoscenico. La luce è protagonista anche nelle voci: Dorabella , ovvero la frizzante Ketevan Kemoklidze ha timbro pieno ed arrotondato, ma sempre civettuolo e non delude neppure nella parte più alta del rigo; convince sia quando è amante fedele che quando velocemente muta l’oggetto dei suoi più intimi desideri ‘Smanie implacabili..’ e quando con voce morbidamente spiritosa ‘..E’ amore un ladroncello..’ Il ruolo di Fiordiligi è affidato ad una indiscussa Carmela Remigio : presenza scenica, timbro cristallino, liricità vivace, diverte ed appassiona dipingendo nell’aria con colori definiti e brillanti i vari momenti di eclettica espressività. Risulta fin troppo facile parlare di brillantezza cristallina e di arcobaleni acquerellati tra un sorriso ed un capriccio….. Alternativamente in casto bianco ‘purezza e amore’, o in rigido nero ‘gramaglie e disperazione’ e con giochi vocali di alti e bassi le due interpreti regalano bei momenti di ascolto non disdegnando sospiri, stupori e gioiosi divertissements. L’orchestra regionale delle Marche è diretta da Riccardo Frizza che con passo equilibrato pone attenzione alla buca da cui sa ricavare tutta la briosità della partitura facendo risaltare l’italianità del libretto attraverso la cura del palcoscenico; la non corposità numerica della formazione trova momenti di tutta bellezza anche nei concertati e nei recitativi accompagnati da clavicembalo e violoncello. Il coro, preparato da David Crescenzi, è posto in fondo alla platea concretizzando l’ascolto delle ‘voci fuori campo’. ‘Bella vita militar…’. I due ruoli degli amanti sono affidati ai giovani ed atletici Andreas Wolf, il baritono che da voce a Guglielmo ed il tenore Juan Francisco Gatell che interpreta Ferrando. Anche per loro –come per gli altri ruoli- il canto mozartiano è più impervio di quanto possa apparire ad un superficiale ascolto.
Oltretutto entrambi vengono impegnati a cantare dopo un buon numero di flessioni a terra, piuttosto che dopo atletici balzi tra gli scogli. Gatell è definito a buon diritto uno dei migliori nel panorama dei giovani tenori: preciso e limpido emette con aggraziata agilità. Wolf ha doti vocali da basso profondo che gli permettono di aspirare a ruoli ben più di forza e tenebrosa passione; nondimeno sa modulare in prossimità di vocalità baritonale leggera, come realizzato in questa parte. Entrambi accattivanti e molto ben affiatati giocano con i corpi e con le voci in una gara in cui entrambi risultano paritari e vincenti. Naturalezza e spontaneità, sinergie attive e serio lavoro di costruzione sono le caratteristiche degli interpreti. Cultura teatrale e gusto raffinato sono il distinguo dell’allestimento di Pizzi che continua nella ricerca del bello, percepito con sensibilità e, senza ombre, raggiunto anche con la geniale e pura architettura d’insieme di questo ‘Cosi fan tutte’ che ….inevitabile….resterà nelle menti..  La Musica vince sempre.













Massimo Gasparon ed il "Pubblico e Privato' di Rigoletto - Sferisterio Opera Festival 2011

Foto: Giovanni Meoni - Dèsirée Rancatore- Sferisterio Opera Festival 2011

Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011. Sferisterio di Macderata 23 luglio 2011 ore 21,00. RIGOLETTO, Musica di Giuseppe Verdi. Libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma ‘Le Roi s’amuse’ di Victor Hugo. Direttore Andrea Battistoni. Regia, scene costumi Massimo Gasparon. Disegno luci Sergio Rossi. Fondazione Orchestra Regionale delle Marche. Coro Lirico Marchigiani V. Bellini Maestro del Coro David Crescenzi. Complesso di Palcoscenico Banda ‘Salvadei’. Movimenti coreografici Roberto Maria Pizzuto. Il duca di mantova Ismael Jordi. Rigoletto Giovanni Meoni. Gilda Dèsirée Rancatore. Sparafucile Alberto Rota. Maddalena Tiziana Carraro. Giovanna Annunziata Vestri. Il Conte di Monterone Alberto Rota. Marullo Lucio Mauti. Matteo Borsa Enrico Cossutta. Il Conte di Ceprano William Corrò. La Contessa di Ceprano Tiziana Carraro. Un usciere di corte Antonio Barbagallo. Un paggio della duchessa Silvia Giannetti

MASSIMO GASPARON ED IL ‘PUBBLICO E PRIVATO’ DI RIGOLETTO

Il grande rischio delle produzioni all’aperto è il maltempo che anche allo Sferisterio ha prepotentemente obbligato la Prima di Rigoletto ad una sospensione di quasi due ore. Appena dopo l’inizio, forti scrosci di pioggia hanno costretto ad un fuggi fuggi generale che consentirà però, alla ripresa, di riascoltare il duetto ‘Quel vecchio maledivami..’ Fin dall’attacco si percepisce e si confermerà nel prosieguo che l’Orchestra Regionale delle Marche, darà il meglio di sé; sapientemente tenuta sommessa a creare effetti di attesa o sottolineatura, per sbottare d’imperio a marcare la tragedia o ad elevarsi sinfonicamente a creare poesia; la direzione sicura e decisa palesa con furore tutto il passionale vigore giovanile del talentuoso direttore Andrea Battistoni . Orchestra e Coro, diretto da David Crescenzi, si amalgamano quasi in una tenebrosa fusione che con il saggio espediente della dislocazione delle voci e l’attento utilizzo degli archi (sublime momento di violoncello con pizzicato di violino) creano un’atmosfera rivissuta con il gusto del ‘non ancora udito’, insomma del nuovo.  Il ruolo del titolo è affidato al bravo Giovanni Meoni : voce calda e melodiosa rimanda tutte le sensazioni di affetto, gelosia, ira, punizione e sofferenza che il personaggio vuole; entra in scena non abbigliato da buffone, ma da pulcinella con la mezza maschera nera e la casacca bianca che si staglierà in mezzo ai variegati colori delle masse di cortigiani; il baritono modula opportunamente la voce e senza manie di protagonismo si impone per grazie e continuità sia nelle arie che nelle cabalette con fraseggio chiaro. I dubbi, le gelosie, la vendetta e la ritorsione vengono tratteggiati con cura e dettaglio.
Maschere da commedia dell’arte, lussuria serpeggiante, giocolieri, colori brillanti e ambientazione classica ma non scontata o banale, con scene fisse rotanti su perno centrale sono alcuni degli ingredienti con cui Massimo Gasparon ha costruito il suo calamitante Rigoletto allo Sferisterio. L’evidente affiatamento tra i vari ruoli d’impianto contribuisce al sapiente utilizzo del grande spazio all’aperto: ad esempio nel finale l’aver nascosto il coro fuori dal palcoscenico ha creato un effetto acustico di grande effetto surreale; stesso ottimale risultato il far cantare i cantanti in uscita da posizioni marcatamente distanziate rispetto al nucleo centrale creando l’efficace percezione uditiva della distanza. Le luci di Sergio Rossi puntano sul bianco e sul blu ravvivando elegantemente od ottenebrando minacciosamente il lungo palco scuro; i movimenti coreografici della Banda Salvadei, diretta da Roberto Maria Pizzuto non risultano mai invasivi, ma ben calibrati e rispettosi del risultato d’insieme. Alla profonda voce di Alberto Rota vengono affidati il breve ruolo da baritono molto scuro di Monterone e quello ben più impegnativo di basso in Sparafucile, interpretato con tecnica e convinzione ..‘E’ la il vostr’uomo’.  Il duca di Mantova è Ismael Jordi che, acquistata sicurezza diviene accorato con ‘Ella mi fu rapita..’ fino allo spregiudicato ‘Bella figlia dell’amore..’ dove si conferma decisamente nel ruolo. Con emissione definita e chiara fa arrivare non solo la voce, ma anche il sentimento intrinseco, seppur senza intemperante spregiudicatezza. Il tenore non si abbandona a plateali atteggiamenti, ma con sobria cura, punta ad una offerta vocale gradevole.  Il personaggio di Gilda è affidata alla voce calda e rotonda di Dèsirée Rancatore che con virtuosismo basato su salda tecnica, domina le colorature, le agilità ed i sovracuti; ponendosi con semplicità entra nel personaggio e lo esterna con veridicità e presenza scenica drammatica. Con naturale limpidezza sfumata da colori che scaldano, infonde maturità ed al tempo stesso conserva l’innocente freschezza di Gilda; non si risparmia e riesce nella ricerca dell’emozionare emozionandosi, con una voce che nel tempo è naturalmente diventata più calda e colorata. Lucio Mauti è un buon Marullo, Enrico Cossutta un convinto Matteo Borsa, Antonio Barbagallo dona buona voce ad un usciere di corte ed il giovane William Corrò ad un credibilissimo Conte di Ceprano;  I ruoli femminili, ad esclusione della protagonista, Giuseppe Verdi li ha assegnati a mezzosoprani a ben rimarcare la scurezza della vicenda: una paggio è la piacevole Silvia Giannetti ; anche vocalmente provocante è Tiziana Carraro in Maddalena, mentre è più sobria nel ruolo della contessa; Annunziata Vestri ben caratterizza un’ambigua Giovanna. 
‘Rigoletto’ negli ultimi tempi è stato un titolo messo in cartellone da diversi teatri italiani e per certi versi potrebbe apparire ‘abusato e fin troppo di repertorio’; Gasparon allo Sferisterio 2011 lo ha presentato in una concezione classica, ma innovativa trasformando i limiti dello spazio aperto, dell’impossibilità di complicate macchine da scena e di accorgimenti acustici da sala teatrale, in opportunità dell’ingegno positivo.  Luci ed ombre, colori e trasparenze, movimento delle masse ed azione dei singoli personaggi rispettano il libretto esaltando le linee dell’inevitabile destino in una spasmodica ricerca di libertà.  La Musica vince sempre.


Con "Ballo in Maschera", Pizzi reinventa Pizzi - Sferisterio Opera Festival, Macerata 2011

Foto: Sferisterio Opera Festival, Macerata 2011

Renzo Bellardone

SFERISTERIO OPERA FESTIVAL 2011. Sferisterio di Macerata 22 luglio 2011 ore 21,oo. UN BALLO IN MASCHERA. Libretto di Antonio Somma. Musica di Giuseppe Verdi. Direttore Daniele CallegariRegia, scene, costumi Pier Luigi Pizzi. Disegno luci Sergio Rossi. Maestro del coro Davide Crescenzi. Movimenti coreografici Roberto Maria Pizzuto. Riccardo Stefano Secco, Renato Marco di Felice, Amelia Viktoria Chenska, Ulrica Elisabetta Fiorillo, Oscar Gladys Rossi,, Silvano Alessandro Battiato, Samuel Antonio Barbagallo, Tom Dario Russo, Un giudice Raoul d’Eramo, Un servo di Amelia Enrico Cossutta

CON ‘BALLO IN MASCHERA’, PIZZI REIVENTA PIZZI

Pier Luigi Pizzi approdato a Macerata per ‘Destino’ e da sempre ricercatore della ‘Libertà’, alla sua sesta direzione artistica si ripropone con una realizzazione che si discosta dalle architetture cui ha abituato, ma mantenendo la costante dell’eleganza raffinata, stupisce senza sconvolgere, con un titolo di repertorio.. Il titolo della stagione ‘Libertà e Destino’ spiega e motiva sia i titoli in cartellone che le scelte dell’allestimento, almeno per quanto riguarda la prima proposta ‘Ballo in Maschera’ Nulla di stereotipato e nessuna autocitazione, ma da attento ricercatore, Pizzi mette gli strumenti del nostro quotidiano a disposizione delle storie di sempre; sul palco fisso, un pedana con arredi moderni che variano di scena in scena; sul celebre muro viene proiettato il testo, oltre che, in tenue seppia, la scena del palco: tre proiezioni di cui quella centrale propone i ‘primi piani’, mentre lateralmente altre due identiche proiezioni in cui si sovrappongono le scene d’insieme sovrastate dal dettaglio riproposto. Le riprese sono eseguite da tre telecamere di cui due sul palco che, con gli operatori, diventano parte integrante della scena. Il prediletto colore bianco dell’eclettico Pizzi lascia il posto a vivaci colori come per i costumi del coro femminile in attesa delle predizioni di Ulrica, in fucsia sgargiante, interpretata dall’applaudita Elisabetta Fiorillo che risulta credibile nei toni alti e molto scura e minacciosamente inquietante in quelli profondi. Il Conte Riccardo arriva sulla scena e l’abbandonerà ‘se ne va alle tre..’ in piedi su una cadillac rossa; il ruolo è affidato a Stefano Secco, che senza effetti speciali sa essere costante e convincente con calda emissione nelle professioni d’amore od ostentata baldanza nelle intemperanze . Il coro lirico marchigiano ‘ V.Bellini’ diretto da Davide Crescenzi che opportunamente (nella scena del cimitero) sceglie di posizionare i bassi e baritoni opposti ai tenori è incisivo dall’iniziale ‘Su profetessa monta il treppiè’ al finale ‘Dunque vedermi vuoi’ e ben interagisce con la Banda Salvadei difretta da Roberto Maria Pizzuto. L’orchestra Regionale della Marche è condotta da Daniele Callegari che esegue una lettura ovattata e di registro tenue, ma che diventa molto lirica quando il violino introduce il duetto che precede il ballo, o negli assolo di violoncello e d’arpa. Chiamata all’ultima ora per scelta artistica, Viktoria Chenska supera l’impegnativa prova con qualche difficoltà giustificabile e comprensibile; riesce comunque a convincere come nella romanza drammatica nel terzo atto ‘Morrò, ma prima in grazia..’. Valida attrice anche quando avvolta dalle nebbie della città si aggira con il volto coperto tra pompe di benzina in disuso, copertoni d’auto abbandonati, tra uomini che cercano uomini e donne che cercano donne, taniche arrugginite e drogati che convulsi si iniettano droga. Sia in questa che nelle altre scene hanno suggestivo taglio le luci disegnate da Sergio Rossi.
Il baritono Marco di Felice è l’amico/nemico Renato; ruolo impervio che viene ‘affrontato’ con piglio virile e decisione; seppur con qualche discontinuità sta nella parte dell’uomo che si immagina tradito dalla moglie e dall’amico. Silvano il marinaio, è il bravo baritono Alessandro Battiato :voce ferma e di un bel colore è presenza rilevante. Antonio Barbagallo –Samuel-, Dario Russo –Tom-, Raoul d’Eramo –un giudice- ed Enrico Cossutta – un servo di Amelia-, risultano contestuali e bene allocati nel ruolo.Il personaggio di Oscar il paggio, come tutta la vicenda nell’ardita contemporaneizzazione di Pizzi che prevede divise militari, arredi post moderni, mantelli lucidi, fari, torce e motociclette è rivisitato con la creazione di una fidata collaboratrice in avvolgente abito costantemente rosso  cui presta la voce una superba Gladys Rossi ; fin dalla canzone del primo atto ‘’Volta la terrea..’ per proseguire nella cabaletta ‘Di che fulgor, che musiche..’ ed in tutti i momenti successivi è decisamente nel ruolo e convincente con voce limpida e ben modulata che sa attingere dalla tavolozza dei colori solo quelli più limpidi…Dopo 36 anni di assenza dallo Sferisterio, il titolo verdiano è ritornato nell’anno celebrativo dei 150 anni dell’Unità d’Italia, per onorare Giuseppe Verdi compositore e uomo risorgimentale oltre che per coerente fedeltà al messaggio che al destino non si sfugge, ma la libertà va sempre ricercata. La Musica vince sempre.











lunes, 25 de julio de 2011

El Carnaval de los Animales en el Colón de Buenos Aires

Fotografías: Gentileza Teatro Colón


Gustavo Gabriel Otero

No podría ser mejor la conjunción: la sala del Teatro Colón, la coreografía de Oscar Araiz, los textos escritos por María Elena Walsh, la música de Camille Saint-Säens, el vestuario de Renata Schussheim y la gratuidad de las entradas.

Pero aún había más: el espectáculo pensado para niños, su perfecta duración (menos de 50 minutos), la calidez del relato y las presentaciones, la buena iluminación, la prestación de los bailarines y la posibilidad de obtener hasta cuatro localidades gratuitas para cada familia (en una Temporada en la cual los precios del Colón son exagerados y prohibitivos).

Naturalmente un público mayoritario de niños colmó hasta la última localidad del Teatro Colón -la gran mayoría ingresando por primera vez a la mítica sala- para presenciar este Ballet que incluye mucha ironía tanto en su música como es su coreografía y que es particularmente apto para iniciarse en las lides de la música académica y de la coreografía.

El coreógrafo Oscar Araiz había montado la obra para el Ballet del Gran Teatro de Ginebra en la década de 1980 y en 1991 la puso en Buenos Aires para el Ballet Contemporáneo del Teatro San Martín. En esta oportunidad la repone con el Ballet del Colón en un espectáculo pensado para la familia dentro de las propuestas culturales de la ciudad de Buenos Aires para las vacaciones de invierno.

Evidentemente la obra no fue creada originalmente por Araiz para un público infantil pero luce adecuada a estos propósitos. Quizás la abstracción del vestuario diseñado por Renata Schussheim cause alguna zozobra: no hay máscaras de animales sino hermosos mamelucos de colores pastel. En lugar de lo obvio se apela a la imaginación. Algo siempre bienvenido en esta época.

La coreografía luce rica en matices y bien ajustados los movimientos del cuerpo de baile. Con la ironía justa los textos de María Elena Walsh con un guiño hacia esta ‘animalidad humana’ que propone Aráiz en su propuesta.; que son expuestos con calidez por la presentadora Karina K.

En suma: una verdadera fiesta para la familia.

TENOR RENÉ BARBERA SWEEPS OPERALIA COMPETITION

Foto: René Barbera

TENOR RENÉ BARBERA SWEEPS OPERALIA COMPETITION --  3RD-YEAR ENSEMBLE MEMBER WITH  LYRIC OPERA OF CHICAGO’S RYAN OPERA CENTER  TRIUMPHS IN MOSCOW American tenor René Barbera, a 3rd-year ensemble member of Lyric Opera of Chicago’s Patrick G. and Shirley W. Ryan Opera Center, swept top honors at Plácido Domingo’s OPERALIA 2011 competition in Moscow on Sunday, July 24. The international competition is one of the most prestigious in the world.  Barbera, 27, won men’s first prize for opera ($30,000), men’s prize for Zarzuela ($10,000), and men’s audience-favorite prize (a Rolex watch).  Barbera, a Texas native, sang “Ah mes amis” from Donizetti’s The Daughter of the Regiment, in which he triumphed with Opera Theatre of Saint Louis just before departing for the Moscow competition. (The Chicago Tribune called Barbera “endearing as the ardent Tonio in Donizetti’s bel canto comedy; his plangent tenor nailed the nine high Cs of his aria effortlessly.”) At the Operalia competition Barbera also performed a Zarzuela song made popular by Domingo in the “Three Tenors” concerts, “No puede ser.”  This season at Lyric Barbera will portray Arturo in Lucia di Lammermoor and Brighella in Ariadne auf Naxos. He will also make company debuts with Vancouver Opera as Count Almaviva in The Barber of Seville and with Canadian Opera Company as Rinuccio in Gianni Schicchi. Last season he appeared in Lyric Opera productions of Carmen, A Masked Ball, Girl of the Golden West, and Lohengrin.  For the third time, Barbera will be a featured artist in the annual “Stars of Lyric Opera at Millennium Park” free concert on Sept. 10. He is scheduled to return to Chicago this week to rehearse for the Ryan Opera Center concerts with the Grant Park Orchestra at the Harris Theater for Music and Dance (Aug. 5-6). Barbera won the 2008 Metropolitan Opera National Council Auditions.




domingo, 24 de julio de 2011

Un Barbero de Sevilla alternativo y puesto al dia triunfa en el Teatro Auditorio de San Lorenzo de El Escorial

Foto: Manuela Custer / Teatro Auditorio de San Lorenzo de El Escorial

Alicia Perris

Il barbiere di Siviglia de Gioachino Rossini. Ópera buffa en dos actos. Libreto de C. Sterbini basado en la comedia homónima de Beaumarchais. Estrenado en el Teatro di Torre Argentina de Roma el 20 de febrero de 1816. Producción original Freiburg Theater. Nueva producción del Festival de Verano de San Lorenzo de El Escorial y la Quincena Musical de San Sebastián. Sábado 23 de julio de 2011. 20 horas. Conde Almaviva: José Manuel Zapata. Fígaro: Pietro Spagnoli. Rosina: Manuela Custer. Basilio: Lorenzo Regazzo. Bartolo: Andrew Shore. Fiorello: Tomeu Bibiloni. Berta: Marta Ubieta. Un oficial: Alfonso Baruque. Director de Escena: Joan Anton Rechi, Director Musical: Víctor Pablo Pérez. Orquesta y Coro de la Comunidad de Madrid. Director del coro: Jordi Casas.

En sus Notas al programa Joan Anton Rechi escribe: “Federico Fellini dijo: “La televisión es el espejo donde se refleja la derrota de todo nuestro sistema cultural”. Y yo, siempre que escuchaba “El Barbero de Sevilla”, pensaba en que la trama argumental parecía sacada de un culebrón televisivo latinoamericano…Un juego de realidad en el que nadie es quien aparenta ser. Un mundo que me remite inevitablemente al de la ficción televisiva. Hoy en día vivimos tan fascinados por el poder de una imagen y por la verdad que ello conlleva, que nos creemos todo lo que aparece en televisión”. Con gran éxito de asistencia y público, sigue su derrotero veraniego el Teatro Auditorio de El Escorial, esta vez en una renovada versión del Barbero, que intenta recrear el mundo de las telenovelas y de los programas de concursos al uso, ésos que nos hacen derramar nuestro tiempo delante de las pantallas del televisor. Para los más ortodoxos, no hay explicación para que el montaje se transforme en un plató de televisión, haya en todo momento personajes ocupando el espacio escénico con soltura y eficacia, en apariencia desconectados de la trama central. Para el espectador más clásico, Rossini se basta solo y su música, chispeante, febril, revitalizadora, enarbola las banderas del optimismo, independientemente del enfoque teatral, el vestuario y la magia escénica que los personajes puedan inyectarle a la obra. Sin embargo, esta no es la primera vez que este escenario escurialense ofrece una ópera contextualizada en otros esquemas artísticos, muy distintos de los originales. No hay más que recordar hace unos veranos, la versión de la Carmen de Bieito, denostada por muchos y aplaudida por otros tantos. Este Barbero pone el acento en una actualización del héroe, que no es el único que se aviene a cantar entre pelucones, disfraces y compañeros de reparto que amplifican o empequeñecen la escena, según se mire. La publicidad de dos hermosas chicas con ropa muy de hoy echándose Laca Nelly sin parar, no tiene nada que envidiar al final de la ópera, donde un Audi blanco maravilloso, un traje de novia que podría haber llevado Lady Gaga y una tarta de varios pisos al uso, cierran el compromiso matrimonial de los tortolitos, que atraviesan varias peripecias hasta ver consumado su amor, su compromiso o, en fin, haber ganado el concurso televisivo. El momento final de la ópera, el clímax, llega de la mano de todo el elenco cantando Rossini pero bailando con los movimientos de la Macarena de los del Río, que dio en su día la vuelta al mundo y encandiló a ricos, pobres o mandatarios de fuste. El público se ríe mucho con las ocurrencias, que rozan el vodevil, la as tracanada o el esperpento teatral, todo depende de los criterios, pero la música tan bella del compositor de Pesaro no pierde ni un ápice de su capacidad de deslumbrarnos. A la orquesta le falta algo de volumen y el tenor Zapata se esforzó en lo vocal y lo teatral, afianzándose con rapidez mientras evolucionaba por el escenario con gracia y desparpajo. El Fígaro de Pietro Spagnoli es plástico y versátil en lo gestual y tiene una hermosa voz con una excelente técnica. Guapa y llena de recursos la Rosina de Manuela Custer, con un gran aplomo y seguridad, hace girar buena parte de la trama alrededor de su performance, alocada y desenfadada, como lo pide esta puesta. Bien Lorenzo Ragazzo en Basilio y Andrew Shore en Bartolo, a pesar de su fuerte acento anglosajón. Fiorello y Berta muy correctos. Los actores cantaron, bailaron, recorrieron la sala subiendo y bajando del escenario, una pantalla indicaba cuándo se debía aplaudir y cuánto, como en las grabaciones televisivas con público. Fue la ilusión de una ópera dentro de otra, que encandiló a los presentes. En su mayoría entregados y disfrutones pudieron, minoritariamente, tener la opción de quedarse a cenar después de la función, en unas mesas dispuestas con mimo, a la entrada del Teatro. Una velada redonda.



Semana de Música de Cámara del Festival de Segovia 2011

Alicia Perris

Desde el lunes próximo, comienza la Semana de Música de Cámara del Festival de Segovia con exquisitas joyas del Barroco y del Renacimiento menos conocido. El Festival de Segovia llega el lunes casi a la mitad de su trayecto en esta edición con una de esas pequeñas joyas que hacen honor a su origen y que fundamentan el ciclo de Música de Cámara: el Oficio de Difuntos de Tomás Luis de Victoria, en el 400 aniversario de su muerte, a cargo de un grupo de cámara vocal de renombre y consolidada trayectoria como Musica Reservata de Barcelona, que cumple 20 años de dedicación a la polifonía renacentista y barroca española, con un especial interés por la música de carácter religioso.  Musica Reservata, que se ha consagrado a un repertorio difícil, pero no exento de satisfacciones y de un éxito rotundo, a juzgar por sus giras internacionales y su presencia en los mejores festivales, presentará este concierto a las 22.30h. en San Juan de los Caballeros.  La ausencia de un director fijo ha permitido a esta peculiar formación trabajar con diversos maestros y especialistas en música antigua, como Jean-Marc Andrieu, Bart Vandewege, Peter Phillips, Andrew Carwood, Bruno Turner, Josep Vila y Mireia Barrera, y tiene en su haber cinco CDs, uno de los cuales es un concierto en directo ofrecido en Granada el año 1999, bajo la dirección de Peter Phillips. Precisamente con este director británico grabaron el pasado año un nuevo disco bajo el título “Los compositores imperiales de Carlos V y Felipe II”. A pesar de su dedicación casi exclusiva a la música renacentista, su interés por el repertorio contemporáneo les ha llevado también a interpretar Stimmung, de Stockhausen en Granada, Altea y Cuenca. Los compositores Albert Guinovart y Alfredo Aracil le han dedicado varias obras en conmemoración de su décimo aniversario. A pesar de dedicarse a la música antigua, su interés por el repertorio contemporáneo les ha llevado a interpretar Stimmung, de Stockhausen, en Granada, Altea y Cuenca. Los compositores Albert Guinovart y Alfredo Aracil les han dedicado varias obras. Asimismo, dentro del Festival Joven, y a las 20h. el ganador de Intercentros Melómano, ofrecerá un concierto de fagot gratuito en el Patio del Museo de Segovia. Valenciano de Alzira, Ignacio Soler ofrecerá dentro del marco del Festival Joven, que muestra el talento de las jóvenes promesas en una serie de conciertos gratuitos a lo largo del Festival –en esta ocasión el Premio Intercentros Melómano– actuará en el Patio del Museo de Segovia en un concierto de fagot.  Soler ha sido miembro de diferentes orquestas jóvenes: JOGV (Joven Orquestra de la Generalitat Valenciana), TWO (The World Orchestra), JONDE (Joven Orquesta Nacional de España), miembro de la lista reserva de la Gustav Mahler Jugendorchester, de la Schleswig-Holstein Musik Festival Orchester, con la que ha realizado giras por Alemania y Estados Unidos, en auditorios tan prestigiosos como la Konzerthaus de Berlín, el Semperoper de Dresden o el Carnegie Hall de Nueva York. Ha obtenido premios en varios concursos nacionales. En Segovia interpretará la Suite para fagot y piano de Alexandre Tansman, la Sonata para fagot y piano Op. 168 de Saint-Säens, Sarabande et cortège para fagot y piano de Henri Dutilleux e Interférences I para fagot y piano de Roger Boutry. Este fagotista estará acompañado al piano por José Manuel Sánchez Ramírez, un pianista en cuya actividad artística cabe destacar su dedicación al acompañamiento de música vocal, con más de 80 conciertos realizados. Sánchez Ramírez es profesor pianista acompañante en el Conservatorio Profesional de Música Adolfo Salazar, en Madrid y en el Centro superior de Música del País Vasco, Musikene. Se trata de un verdadero esfuerzo para brindar calidad y buen hacer en esta propuesta que, permite además, cambiar los escenarios habituales donde acudimos a conciertos, como las grandes capitales de siempre, Madrid o Barcelona. Música para residentes, viajeros curiosos y melómanos en general.

Fondazione Teatro Massimo: sesto bilancio consecutivo in attivo e ulteriore aumento della produzione

Foto: Teatro Massimo di Palermo - Bernhard J. Scheuvens

Il Consiglio di Amministrazione del Teatro Massimo di Palermo ha approvato il bilancio consuntivo 2010 che si chiude con un utile di 1.217.707 euro a fronte di un valore della produzione di 36.155.000 euro. Per il sesto anno consecutivo il bilancio è quindi ancora una volta in attivo: un risultato che ha suscitato gli apprezzamenti dei membri del consiglio stesso, fra cui il rappresentante del socio privato UniCredit, espressi nei confronti del sovrintendente e di tutto il management gestionale e artistico del Teatro. Questi risultati economici pongono chiaramente il Teatro Massimo all'apice di positività fra le Fondazioni liriche italiane. Come già più volte puntualizzato, i risultati sono il frutto della riorganizzazione del lavoro e della scrupolosa analisi e ottimizzazione delle spese, a fronte di un crescente aumento della produttività individuata nelle serate di spettacolo valide ai fini dell’assegnazione della quota FUS (Fondo Unico per lo Spettacolo). Infatti, in questi anni, il Teatro Massimo avendo ottimizzato la produzione secondo i parametri fissati dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, è fra quelli che hanno più aumentato il punteggio relativo alla produzione. In una visione di sintesi, il 2010 del Teatro Massimo si rispecchia nelle seguenti cifre: 109 serate di spettacoli (cui si aggiungo i concerti sinfonico corali), per oltre 125.000 spettatori, un risultato di esercizio di 1.217.707 euro e l'aumento costante del patrimonio netto disponibile (circa 8 milioni di euro) dati che consolidano ulteriormente l'ottima salute della Fondazione. Purtroppo il Teatro deve registrare ancora una volta una drastica riduzione dei contributi pubblici – ben 5 milioni in meno rispetto al 2009 (4 milioni di euro in meno dal FUS, 620 mila euro in meno dalla Regione, 150 mila euro in meno dal Comune). Inoltre la gestione produrrebbe risultati ancora migliori se non ci fosse da saldare il debito verso le banche ereditato dalle passate gestioni ma che in questi anni è stato sensibilmente ridotto: dai 26 milioni di euro iniziali ai circa 17 di oggi. In merito al perdurare di una politica economica fatta di tagli al settore, è evidente che la condotta del Teatro Massimo rappresenta un modello sostenibile (tanto più se correlato al panorama locale avaro di investimenti privati) ma che qualsiasi condotta virtuosa non potrà da sola sopportare ulteriori diminuzioni o suddivisioni non premiali se non a discapito della produzione e a forte rischio per la stabilità occupazionale.

«I più recenti traguardi pongono indiscutibilmente il Massimo come esempio gestionale per tutti i Teatri italiani – sottolinea il sovrintendente Antonio Cognata –, e ci spingono a continuare anche sulla medesima linea programmatica artistica che ha già portato risultati di rilievo, grazie al connubio fra titoli di repertorio e rarità. Pur in una non facile congiuntura, è entusiasmante registrare la crescita delle prenotazioni dall'estero e il favore della critica di settore che riconosce l'alto livello delle nostre produzioni, senza contare l'aumento di contatti con i maggiori teatri internazionali, per portare a Palermo spettacoli di primo piano del panorama teatrale e per esportarli da Palermo verso altre platee. Gli sforzi compiuti in questi anni stanno ricevendo sempre maggiori consensi, da quelli più spontanei dei bambini, che numerosissimi affollano gli spettacoli loro dedicati, a quelli maggiormente ponderati della critica musicale. Abbiamo anche accolto con orgoglio il secondo premio Abbiati consecutivo (mai assegnato al Massimo negli anni passati), conferito a Graham Vick per la regia dell'opera “Die Gezeichneten” andata in scena nel 2010. Il Teatro Massimo crede che questi risultati possano essere un vanto per l'intera città, e dalla città si aspetta un segnale forte di partecipazione non solo sotto forma di presenze in sala ma anche di adesione e sostegno a un progetto culturale moderno e alieno da qualsiasi faziosità». Già la Stagione in corso, quella 2011, porta evidenti segnali di successo e prosecuzione di questo percorso: il primo semestre si è chiuso con dati rilevanti sulle presenze di pubblico e con lo straordinario successo di opere come “The Greek Passion” (per la quale il Teatro ha ricevuto le lodi della stampa internazionale) alla “Lucia di Lammermoor”, o ancora i prossimi appuntamenti autunnali con “Tosca”, “Il trovatore” e “Carmen”, senza tralasciare l'attesissimo “Bianco Rosso e Verdi”, momento conclusivo delle celebrazioni per il 150° anniversario dell'Unità d'Italia.

Per ulteriori informazioni rivolgersi al seguente indirizzo email: stampa@teatromassimo.it oppure tel. 0916053206 (Floriana Tessitore +39 3387339981).













sábado, 23 de julio de 2011

Directora norteamericana JoAnn Falletta, ganadora de dos Premios Grammy, se luce al frente de la Orquesta Sinfónica de Chile

Foto: JoAnn Faletta

Johnny Teperman
La premiada y reconocida directora de orquesta norteamericana JoAnn Falletta debutó en Chile al frente de la Orquesta Sinfómica de Chile, con obras de Beethoven y Tchaikovsky, además del estreno de “Cántico al Sol” del compositor estadounidense Kenneth Fuchs. Reconocida como “una de las más excelentes directoras de su generación”, por The New York Times y como “una figura efervescente y exuberante en el podio” por el The Washington Post, la artista estadounidense cumplió una excelente actuación, en el Teatro de la Universidad de Chile, luciendo serenidad, dominio técnico y autoridad en la conducción de una de las más importantes agrupaciones musicales de este país. Su visita sin duda constituyó un hito en el medio musical chileno y sudamericano, por ser una de las más destacadas mujeres norteamericanas que se han dedicado a la dirección orquestal con enorme éxito. Durante 20 años ha sido directora de la Orquesta Sinfónica de Virginia y desde 1999 es Directora Musical de la Orquesta Filarmónica de Buffalo. Además, en mayo de este año fue nombrada Directora Principal de The Ulster Orchestra de Belfast, Irlanda y se ha convertido en la primera mujer estadounidense que dige esta agrupación.  JoAnn Falletta hizo su estreno en Chile con un repertorio que le permitió lucir los atributos que la han llevado a ganar importantes premios como el Toscanini y el Ditson y Bruno Walter Awards for conducting, entre otros. Su programa con la Sinfónica incluyó la Obertura Egmont de Ludwig van Beethoven; el estreno del concierto “Cántico al Sol” para corno y orquesta del compositor norteamericano Kenneth Fuchs, con la participación del solista polaco Jacek Muzyk y la Quinta Sinfonía de Piotor Ilich Tchaikovsky. Su dirección fue a plena satisfacción de más de mil aficionados, que la ovacionaron repetidamente. Fue, sin duda, una de las revelaciones de la presente temporada de la Orquesta Sinfónica de Chile, y sería injusto decirlo, que ello sería por su condición femenina, nada más alejado, JoAnn Falletta posee todos los atributos, de una excelente directora, razón por la que está realizando una exitosa carrera, en el difícil camino de la dirección orquestal.  Las ovaciones al final de su presentación, fueron el reconocimiento a un trabajo impecable en lo musical, traducido en un gran rendimiento de la sinfónica, que al igual que el público la aplaudió sin reservas.  La Obertura”Egmont”, de Ludwig van Beethoven, con que abrió su presentación, se caracterizó por ser todo lo clásica que se quiera, pero a la vez está llena de sentimientos románticos, como misterio, nostalgia, ira, triunfo y alegría, para concluir en el júbilo del final, con la llamada “sinfonía de la victoria”. La jornada musical contó también con la presencia del, músico polaco Jacek Muzy", quien se lució junto a la Sinfónica de Chile como solista del Concierto para corno y orquesta "Cántico al Sol", de Kenneth Fuchs. El concierto llegó a su punto máximo con la ejecución de la Quinta Sinfonía de Piotr Ilich Tchaikowsky, en que la directora estadounidense, mostró una técnica de gran nivel y una dirección impecable con una respuesta impresionante de los músicos de la Sinfónica. “Estoy complacida por la maravillosa invitación del maestro Michal Nesterowicz (director titular de la Sinfónica), para dirigir a la Sinfónica de Chile y de contar con la participación del solista en corno de mi orquesta en Buffalo, Jacek Muzyk en el estreno de “Cántico del sol”, obra del compositor norteamericano Kenneth Fuchs, quien fue compañero mío en los tiempos de la Juilliard School”, señaló a los periodistas JoAnn Falletta, quien alabó el programa que le correspondió conducir en su debut sudamericano. Afirmó que “Cántico al sol” es una obra cálida que explota lo maravilloso del sonido, la brillantez técnica y la cantabile calidad del corno. La definió como una obra tonal, extensa y llena de colores que fue interpretada junto a obras de Beethoven y Tchaikovsky.
 
“Por ser un estreno quise rodearla de dos piezas románticas, ambas muy profundas e importantes de Beethoven y Tchaikovsky y muy queridas por el público”, manifestó.  “Me siento muy afortunada de ser capaz de trabajar como directora de orquesta, hacer música con mi propia orquesta y con una agrupación magnífica, como la Orquesta Sinfónica de Chile. Estoy muy agradecida de mis maestros en el Mannes College of Music y en la Juilliard que me permitieron estudiar dirección de orquesta en un nivel muy alto, especialmente a los Maestros Sixten Ehrling y Jorge Mester”. Finalizó destacando la importancia de la grabación para un director orquestal, pies nos hace buscar la excelencia y estar concentrados y atentos a cada detalle. Hemos hecho muchos CDs y tenemos un proyecto para continuar con la grabación de un próximo CD con música de Gliere, Bartok, Novak, Gershwin y Ellington”.  “Por último, estimo que el estado actual de las orquestas en los Estados Unidos,. es muy interesante. En el plano artístico, las orquestas están tocando extraordinariamente bien. El desempeño global de los músicos está en el nivel más alto”. Después de dirigir en Chile, JoAnn Falletta viajó a Inglaterra para una grabación con la Orquesta Sinfónica de Londres en Abbey Road y luego proyectaba ir a Seúl y Pekín para los conciertos con las orquestas de esos lugares.