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Tuesday, September 3, 2013

STRESA FESTIVAL 2013 - Gstaad Festival Orchestra

Foto: StresaFestival 2013
 
Renzo Bellardone
 
STRESA FESTIVAL 2013 Stresa - Palazzo dei Congressi, 24 agosto Fazil Say, pianoforte. Gstaad Festival Orchestra. Neeme Järvi, direttore. B. Smetana, La Moldava, F. Say, Water , B. Britten, da Peter Grimes: Four Sea Interludes, C. Debussy, La Mer
Uno dei festival italiani più importanti  della cosiddetta ’musica colta’ è sicuramente lo Stresa Festival proposto dall’Associazione Settimane Musicali di Stresa e del lago Maggiore. Come tutte le iniziative culturali anche questa soffre della carenza di sostegni finanziari, ma con l’attenta programmazione del  direttore artistico  Gianandrea Noseda , l’impegno di tutto il Consiglio presieduto da Giovanni Medeot e la dedizione dello staff anche il 2013 vede una programmazione ricca qualitativamente e qui racconto della serata inaugurale del 24 agosto.
LA SORPRESA…CHE SORPRENDE !!!!
 

 Ebbene si, la maggior parte del pubblico è stata sorpresa dall’interpretazione del programma in cartellone per la serata inaugurale dello Stresa Festival 2013. I giovani musicisti dell’orchestra diretti con garbo ed eleganza da Neeme Järvi hanno offerto una ottima prestazione, risultato dell’esperienza del direttore addizionata all’entusiasmo giovanile degli orchestrali. Con i delicati flauti ed il pizzicato dei violini si apre con La Moldava di Smetana che senza trionfalità e ridondanza rimanda agli inni con grande liricità. Il filo conduttore della serata è l’acqua che con Fazil Say si sente e percepisce ora saltellante, ora a cascata ed ora impetuosa attraverso sonorità particolari ottenute con le corde del pianoforte trattenute, tra voci ed echi lontani: la civetta, i gabbiani, lo sciabordio del mare in un clima di forte attesa; Fazil Say quale compositore ha fatto ricordare i menestrelli di un tempo, con racconti scritti con la struttura musicale contemporanea ed interpretati poi con eclettiche improvvisazioni e bravure quali un bellissimo trillo al melodico. Con Britten la tragedia aleggia nell’aria e l’orchestra ben sa creare l’atmosfera cupa e tragica della narrazione, tra flutti impetuosi e risacche impietose. Con Debussy ancora una volta si assapora il moderno che incalza, tavolta tormentato senza la promessa dell’estasi. La musica vince sempre.

Saturday, February 26, 2011

Concierto de la Orquesta Sinfónica de Lucerna en Turín presentado por la asociación Lingotto Musica.

Foto: Pasquale Juzzolino- Lingotto Musica

Massimo Viazzo

El motivo de mayor interés de este concierto en Turín fue indudablemente el escuchar tocar juntos a dos artistas del calibre de Martha Argerich y Mischa Maisky. La ejecución (en estreno absoluto para Italia) del Doble concierto “Romantic Offering” de Rodion Shchedrin, una obra densamente ecléctica que recuerda el estilo de ejecución bartókiano (piano) cubierta de una sufrida y mas autóctona cantabilidad (violonchelo) evidenció los muy precisos movimientos de dedos y dinámica de la pianista argentina, así como la calida y visceral comunicación del violonchelista letón. Sin embargo, un algo de rapsódico, casi extemporáneo, vició la ejecución de la Sonata en la mayor de César Franck. La obra maestra de cámara que en su adaptación para violonchelo y piano (que pareció ser una mas que otra cosa, una “apropiación indebida” porque resultó indudablemente desequilibrada hacia el registro grave respecto a la versión original para violín y piano), careció de una elegancia de línea, de una búsqueda timbrica, y de la desbordante inspiración de arcadas expresivas que le esta tan peculiar. En vez de ello, los dos solistas apuntaron hacia una decidida fragmentación del dictado musical (demasiado rubati!) que solo por episodios dio vida a momentos de mayor seducción. Además, durante toda la velada, Maisky batalló con una entonación no del todo inmaculada, mientras que al encendido piano de Argerich le faltó una atención mas meditada a cada respiro. Con altibajos fue también la prueba de la Luzerner Sinfonieorchester dirigida por Neeme Järvi, descompuesta y fastidiosa en el Scherzo capriccioso de Antonin Dvořák, y más a sus anchas tanto del punto de vista técnico como en el interpretativo en la Novena Sinfonía de Shostakovich, de la cual ofreció una ejecución, esencial, cortante y sarcástica. Un concierto interlocutorio en espera de la gran velada de Bach del 22 de marzo en la cual la Accademia Bizantina dirigida por Octavio Dantone interpretará completos los conciertos de Brandenburgo.

Wednesday, February 23, 2011

Luzerner Sinfonieorchester diretta da Neeme Järvi - Lingotto, Torino

Foto: Lingotto Musica - Pasquale Juzzolino

Massimo Viazzo
Il motivo di maggior interesse del concerto torinese era indubbiamente quello di poter ascoltare insieme due solisti del calibro di Martha Argerich e Mischa Maisky. L’esecuzione (première italiana) del Doppio concerto “Romantic Offering” di Rodion Shchedrin, un lavoro densamente eclettico con richiami allo stile toccatistico bartókiano (pianoforte) e intriso di una sofferta cantabilità più autoctona (violoncello) ha evidenziato la digitalità precisissima e scattante della pianista argentina e la calda e viscerale comunicativa del violoncellista lettone. Un che di rapsodico, quasi estemporaneo, viziava, invece, la resa della Sonata in la maggiore di César Franck. Il capolavoro cameristico, qui nell’adattamento per violoncello e pianoforte (che, a parere personale, sembra essere più una “appropriazione indebita” che altro, in quanto risulta indubbiamente squilibrato verso il registro grave rispetto all’originale per violino e pianoforte), mancava di quell’eleganza di linea, di quella ricercatezza timbrica, di quell’afflato sgorgante da grandi arcate espressive, così ad esso peculiari. I due solisti puntavano, invece, su una decisa frammentazione del dettato musicale (troppi rubati!) che solo episodicamente dava vita a momenti più seducenti. Maisky, inoltre, per tutta la sera lottava con un’intonazione non proprio immacolata, mentre nel pianismo infuocato della Argerich latitava una più meditata attenzione ai respiri. Alterna anche la prova della Luzerner Sinfonieorchester diretta da Neeme Järvi, scomposta ed impacciata nello Scherzo capriccioso di Antonin Dvořák, più a suo agio, sia tecnicamente che dal punto di vista interpretativo, nella Nona Sinfonia di Šostakovič, di cui dava un’esecuzione essenziale, tagliente, sarcastica. Un concerto tutto sommato interlocutorio in attesa della grande serata bachiana del 22 marzo nella quale l’Accademia Bizantina diretta da Ottavio Dantone eseguirà l’attesa integrale dei Concerti Brandeburghesi.